
Miss monella
Serie: La Fame
- Episodio 1: Sandra
- Episodio 2: Corri topolino, corri.
- Episodio 3: Miss monella
STAGIONE 1
Miss Monella si ergeva appena fuori dal paese, alla stregua dei cimiteri, ma nonostante la posizione periferica, l’insegna neon non lasciava spazio a dubbi e tanto bastava per urtare il pudore e la sensibilità locale.
In ogni caso, il locale non aveva mai sofferto la mancanza di avventori, esattamente come i cimiteri.
Carlo scese dalla macchina e sbatté la portiera, strofinò le vecchie Adidas sulla ghiaia e si diresse verso il vecchio monolite di cemento. Fin dalla prima sega, rinchiuso nella sua cameretta, aveva fantasticato sul quel posto e ora poteva ritenersi un suo fedele cliente.
Varcò la porta del locale e subito la luce rosa lo avvolse , insieme all’odore di tabacco freddo lasciato a decantare nei fondi di birra scadente. Si guardò intorno, il posto era ancora quasi vuoto.
Improvvisamente ebbe una fitta alla tempia. Quel dolore lo tormentava da… bè da oggi. Era stata una giornata di merda, ogni punto del suo corpo doleva e la tempia continuava a pulsare.
Si fece strada tra i tavolini bassi in resina, arrivò al bancone e ordinò una birra al puttanone che stava al bar.
Lei sorrise, aveva del rossetto sui denti e lui le guardò le tette.
Neanche questo bastò a risollevare il suo umore, si sentiva confuso e spaesato e questa era una sensazione nuova per lui, ma era stata veramente una giornata di merda.
Vagò tra le ragazze e gli altri avventori del locale fino a trovare un posto dove sedersi. Il divano in pelle rosa, come le luci che gli ballavano intorno, era già appiccicoso nonostante fosse ancora presto. Prese il primo sorso dal bicchiere opaco sospirando di sollievo, anche il dolore alla tempia sembrò attenuarsi e abbassò le palpebre godendo di quel momento di pace.
Poco dopo riaprì gli occhi e notò che le luci erano cambiate, viravano al blu e un silenzio d’attesa era sceso tra le persone (c’era così tanta gente un attimo fa?): lo spettacolo era cominciato. Una ragazzetta dai capelli biondi lunghissimi e le gambe affusolate si muoveva tra i tavoli con un vestitino striminzito e un po’ usurato. Non si può dire che ballasse, giocava con quello che lo spazio attorno a lei le offriva e scuoteva la chioma, in accordo con le braccia.
Le luci si riflettevano sui grossi orecchini che le accarezzavano le spalle e mandavano bagliori nella direzione di Carlo.
“È con me che vuoi giocare gioia?” pensò Carlo.
La ragazza si voltò, come se l’avesse sentito e cominciò ad ancheggiare nella sua direzione.
Carlo sorrise e pensò che forse avrebbe avuto il suo happy ending dopotutto.
Il ritmo della bionda si fece più veloce, ondeggiò verso Carlo, socchiudendo gli occhi famelici fino a ritrovarsi a pochi centimetri da lui.
Con un movimento fluido delle lunghe gambe gli salì a cavalcioni, intrecciando le braccia dietro al suo collo.
– Amore non ho soldi per te stasera.
La bionda sorrise e si avvicinò ancora di più al collo di Carlo, aprì la bocca e l’uomo avvertì un caldo respiro sulla pelle che sapeva di muffa e rancido.
– Amore, io non voglio soldi, io ho FAME.
Carlo allontanò la testa e la guardò confuso.
La pulsazione alla tempia si fece più intensa che mai.
Il sorriso della bionda si allargò e si allargò ancora in maniera innaturale fino a mostrare i molari e l’interno delle guance.
Tutta la sua bocca sembrava allargarsi e gonfiarsi, come se il suo palato non fosse abbastanza ampio per contenere la chiostra di denti spessi e gialli che spingevano tra le labbra. Carlo non poteva che osservare paralizzato.
Le labbra della donna si fecero violacee e quasi esplosero, disegnarono una linea rossa fino alla giuntura della mandibola e infine il cranio si spaccò a metà in un grottesco casquè, aprendo la porta a un incubo. Sangue, saliva e liquido cerebrale colavano come chiara d’uovo ma la stretta sul collo dell’uomo era più forte che mai e il corpo si fece incredibilmente pesante. Quello che restava della donna si lacerò in un sonoro crack. Carlo si riscosse e spinse via la qualunque cosa fosse che restava come un peso morto sulle sue gambe.
Si alzò e guardò la massa di carne e liquido per terra di fronte a lui prendere nuovamente vita, in un parto infernale. Una gamba, un’altra, il busto, un ventre pallido e gonfio, dei seni cadenti e infine la testa. La cicciona lo guardava accovacciata ai suoi piedi, ricoperta di sangue e carne. Il mostro, il corpo, la donna cominciarono a ridere e la voce acuta graffiò ogni particella di Carlo, era attorno e a lui e nella sua testa. Il dolore alla tempia aumentò e lui gridò di dolore e stupore e il dolore crebbe fino ad accecarlo e renderlo privo di sensi.
Riaprì gli occhi solo ore, giorni o anni dopo.
Provò a girarsi su un lato ma una fitta di dolore alla testa lo rese nuovamente cieco per qualche istante.
All’improvviso nel suo cervello rimbalzarono delle immagini: il mostro, la cicciona, il night e il buio.
Ma era ancora vivo.
Si girò per vomitare poi restò per qualche secondo a fissare gli avanzi di spezzatino che galleggiavano nella sua bile.
Alzò lo sguardo e riconobbe il luogo in cui si trovava: la cella frigorifera.
– Puttana. – biascicò.
L’handicappata aveva sclerato e aveva cercato di ucciderlo a lavoro.
Non si era mai mosso da lì.
Doveva uscire, doveva chiamare la polizia, doveva avvisare gli altri.
Non sapeva quanto tempo fosse passato dall’aggressione, ma doveva agire.
Fece leva sulla mano sinistra per alzarsi e ancora una volta il dolore lo assalì, prima di svenire di nuovo però, ebbe il tempo di domandarsi perché alla sua mano mancasse un dito.
Serie: La Fame
- Episodio 1: Sandra
- Episodio 2: Corri topolino, corri.
- Episodio 3: Miss monella
Bravissima Eleonora e bentornata. Mi sono andata a rileggere gli episodi precedenti e ancora ribadisco che, non solo mi piace il genere, sia in letteratura che al cinema, ma che tu lo padroneggi molto bene. Il linguaggio utilizzato prende sotto braccio le immagini descritte, o anche viceversa. Di questo episodio in particolare, una sorta di ‘Dal tramonto all’alba’, mi è piaciuto proprio tutto. Che razza di scena quella dell”esplosione’. Complimenti.
Ciao Cristiana:) Grazie mille, sono contenta di essere di nuovo qua! La scena dell’esplosione è la mia preferita 😂
Ciao Eleonora, non sono un fan accanito del genere ma è doveroso farti i complimenti per il tuo stile di scrittura, pulito, diretto e consono.
Ciao Roberto, grazie mille per il tuo commento:)