Mnemoria

Una sfera liquida che sembrava una vera e propria grande bolla di sapone, mi avvolse completamente.

Sono seduto al suo interno, pur non avendo fatto nulla per ritrovarmici.

Qualcosa mi ha tirato fuori dal letto e messo qui dentro, ma non so, cosa. O chi.

Comunque, tale sfera inizia a salire verso l’alto.

Mi trascina con una forza magnetica alla quale trovo impossibile oppormi, non ho alcun potere sui miei movimenti.

Inizio a vedere la mia casa farsi sempre più piccola, così come tutte le altre case intorno.

Osservo le cose da una prospettiva impossibile nella vita reale, man mano che salgo sempre di più.

Ora i palazzi sono dei puntini, i parchi divenuti macchie verdi e le strade principali amorfe venature grigie, scomposte.

Non sento nessun suono, nessuna temperatura, sono come protetto da qualsiasi influenza sensoriale.

Inizio a vedere ciò che sembra proprio l’Italia, un grosso e lungo stivale.

Mentre la salita procede imperterrita nella sua meravigliosa marcia, mi rendo presto conto che il pianeta è di un blu indescrivibile, così come il nero che lo avvolge.

Quell’oscuro colore, padrone del luogo in cui io stesso mi trovo.

Inizio ad avvertire una forte presenza dietro di me, che provo a cercare, a guardare, ma appena giro la testa… niente! Come se un preimpostato input abbia temporaneamente bloccato la mia capacità di movimento, e ciò che avverto nell’animo è una sorta di cieca obbedienza a tale calcolo: io, non posso girarmi.

Non è importante e tanto meno mi è consentito.

Un essere umano che cerca di guardare chi proviene dall’Altrove? Impossibile!

Smetto di provarci, contento della mia decisione, e qualcosa mi tocca.

O meglio qualcuno, visto che ne sento la mano sulle spalle e stavolta, per la prima volta da quando la bolla mi ha portato via dal prezioso letto della mia camera, il calore mi investe.

Per un attimo, durato secoli, quella temperatura mi attraversa completamente rilasciando in me un puro senso di totale quiete. E proprio mentre mi rendo conto, godendo, di questa perfetta stasi, dal pianeta ormai minuscolo iniziano a levarsi dei rettangoli luminosi ed a dirigersi verso di me.

Aguzzo meglio la vista, e noto che non solo sono legati alla gravità della Terra e dunque vi roteano attorno come i miliardi di frammenti rocciosi e ghiaccio che formano l’anello di Saturno, ma che appaiono lucidi, riflettenti.

Quasi fossero schermi. E non credo di sbagliarmi affatto.

Di punto in bianco il pianeta sottostante sparisce, in rapida dissolvenza, mentre quei rettangoli smettono di roteare mantenendo ora una posizione dalla conformazione lineare.

Inizio ad intravedere delle immagini al loro interno, abbastanza sfuocate, finché… qualcosa, o anzi… come detto prima, qualcuno, inizia a far scorrere questi schermi nello stesso modo in cui si fanno scorrere le cose in un touchscreen.

Percepisco tutto lucidamente, in alcuni istanti un preciso schermo diventa parzialmente più luminoso degli altri per poi tornare uguale, oppure schizzano velocemente verso destra oppure verso sinistra.

Come fosse una vera e propria mano a guidarli, lo sento, benissimo.

Quel magico dito finalmente ne seleziona uno, che comincia a diventare enorme.

Aprendosi, rivela i suoni delle scene che vi si svolgono all’interno.

Ora inizio davvero a capire: sono parte integrante della scena che scorre dentro di esso, una scena che conosco bene, sì.

Sono i miei stessi ricordi del passato, posso osservarli in terza persona.

Sì, perché all’interno di questo evento osservo anche me stesso, lì, a pochi metri, ma non posso parlare e né niente. Qualsiasi interazione mi è totalmente negata, comprendo dunque che è uno spettacolo solo da osservare.

Basta un attimo, e mi ritrovo nuovamente nella liquida ed ovattata bolla dove gli schermi ancora scorrono davanti.

E di nuovo, un altro si apre, investendomi totalmente e introducendomi così in un altro ricordo: siamo a casa sua, in salotto. Sua madre seduta nel tavolo, che parla. Lui in piedi, sorride e scherza con lei mentre il me di allora poco vicino al tavolo, ascolta. Il tempo di realizzare con me stesso il preciso ricordo in cui mi trovo, che ancora una volta vengo portato via. Nuovamente, proiettato velocemente in un altro schermo.

Questo succede altre tre o quattro volte, e le memorie si fanno sempre più intense. Sempre più nitide, belle.

Alcune anche abbastanza tristi, data la consapevolezza della loro appartenenza ad un mondo che ormai nella realtà ha cessato di esistere. Ad un certo punto il carosello degli schermi si interrompe e, dalla precedente dissolvenza, il pianeta inizia ad apparire, pian piano, ingrandendosi leggermente.

Finché finalmente ne sento la voce, ma non dalle orecchie. No, quella “voce” invade letteralmente ogni più minuscolo atomo del “luogo” in cui mi trovo, e con i miei battiti già a mille ascolto le sue parole: «Amico mio, non essere triste per la mia Morte. Io sono ancora vivo, ciò che siamo non potrà mai morire così come ciò che ricordi di me vivrà in eterno. Quando sei triste e non sai come trovarmi, vieni qui, dove ti ho portato oggi. Vieni, e sfoglia i nostri ricordi, ti aiuterà. Anche quando io troverò un altro corpo da indossare, tu potrai sempre venire qui e sfogliare le nostre memorie, ricordalo. So, che non dimenticherai».

Come la voce termina, la sfera in cui mi trovo si fa più pesante, o almeno questa è la sensazione che percepisco.

Inizia una sonora discesa, rapida, senza indugi. Il pianeta diventa enorme ed io ci sto entrando dentro in frettissima. Provo una terribile ansia che presto tramuta in paura, il terreno si avvicina a me con una tale velocità che penso di fracassare al suolo. Riesco ad intravedere i tetti di qualche città, qualche albero, finché mi accorgo di star planando verso la mia casa, verso la mia camera, urlo, e… sbam!

Alzo il busto, sollevando metà corpo dal letto mentre ancora urlo.

«Cazzo! Porca troia!»

Alcune lacrime percorrono il mio viso, andando a tuffarsi dolcemente nelle mie labbra ormai serrate.

Il mio migliore amico, morto qualche giorno prima, mi ha fatto visita in sogno. E, che sogno.

«Grazie amico mio, non lo dimenticherò mai» dico, prima di sprofondare in una strana ed indescrivibile sensazione.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Il tema del sogno è molto ricorrente nei tuoi scritti. Il sogno che, in questo caso, si trasforma in ricordo o meglio, aiuta il ricordo a riaffiorare. Molto belle le immagini della sfera e le sensazioni che trasmette.

    1. Aggettivo molto particolare il tuo, signor Nicholas. E pensare che in quel lontano 2013 all’epoca dei fatti ne sapevo a stento il significato. Forse non è momento e/o luogo più adatto per dirlo, visto che spesso come accaduto anche in quel periodo, vengo gratuitamente preso in giro nel condividere cose come questa a chi non sia in grado di comprenderle. Posso però ben dirti che il sogno era così, uguale uguale, anche molto più intenso e a meno di ventiquattr’ore di distanza dalla sua morte. Ho deciso di scriverlo un po’ per rinfrescarmi la memoria così come per vedere fino a che punto riuscivo a render in veglia, giustizia ai fatti avvenuti in onirico.

      1. Credo che sia una grande fortuna avere una vivida attività onirica. Tutto quello che scrivo prende spunto dalla materia del sogno (non mio: purtroppo la mia vita onirica riesce a essere ancora più piatta di quella reale). I miei riferimenti sono il realismo magico e il surrealismo: entrambi stili influenzati soprattutto dal sogno e dall’inconscio. Quindi questi temi sono il mio pane quotidiano😊

        1. E che riferimenti, direi! Comunque ci sono anche svariati esercizi, per aumentare le condizioni adatte ad una buona attività onirica. Certo è in primis una cosa innata, ma ci sono davvero tante tante cose per potersi esercitare. Così come altrettante per influenzare i sogni stimolando l’ambiente in cui si dorme. È un discorso molto lungo, spero avremo modo di parlarne ancora

    1. Ben trovato caro maestrolm (ho appena coniato questo termine con la parola maestro e Maelstrolm🤣), bello vederti qui nei miei vaneggiamenti onirici.
      Ho voluto usare la prima persona e il tempo presente, in modo da stimolare una maggiore impersonalizzazione nel protagonista da parte del lettore, credo che per un mini racconto come questo sia stata la cosa migliore. Tra l’altro credimi che è preso dalla realtà, dall’ahimè migliore amico del periodo, morto circa una decina d’anni fa nella stessa via di casa, dove praticamente a distanza di circa un anno prima ci fu la morte di sua madre