Monika

Serie: Erasmus


«Karo era una stronza egocentrica viziata, e allora?» disse Monika appoggiandosi sullo schienale. Si guardò veloce attorno al piccolo camerino del teatro universitario nervosamente.

La detective Helli Marin alzò appena un sopracciglio. Rivalità tra donne se le aspettava, anche lei era stata oggetto di invidia da parte delle sue compagne di scuola o delle sue colleghe, ma Monika provava proprio rabbia verso la vittima.

«Parole dure dette da un’amica.»

«Parole sincere» ribattè Monika.

«Solo perché è morta non farò finta che sia stata una specie di santa come vogliono far passare tutti quei giornalisti per impietosire la gente. Karo era una stronza che si atteggiava a Miss Principessa Disney, era odiata da metà campus e il sogno erotico dell’altra metà» sfogò tutto il suo risentimento. «E non solo tra gli uomini, anche qualche ragazza le filava dietro» continuò.

Helli ascoltò attentamente quelle parole e guardò meglio quella ragazza particolare dalla lingua velenosa. Cosa nascondeva? Tutti nascondevano qualcosa, il suo compito era trovarlo.

«Testimoni hanno segnalato una violenta lite tra voi due, qualche settimana fa, cosa è successo?»

Monika rise, senza rispondere.

Helli sospirò e provò un nuovo approccio.

«Come si è conosciuta con la vittima, signorina Paulauskiené?»

Monika fece una smorfia.

«L’ho già spiegato, eravamo coinquiline.»

«Non ha risposto alla domanda.»

La ragazza scivolò sulla sedia e si mise le mani dentro le tasche della grande felpa.

«Vediamo…» disse ripensando al primo giorno in città…

Monika era appena arrivata dopo un lungo viaggio in macchina. Aveva parcheggiato la sua Volvo scassata ed entusiasta si era diretta nel suo appartamento con una parte del suo carico. Il primo ostacolo si presentò alla porta. Non riusciva ad aprirla. Che problemi avevano i finlandesi con le serrature? Provò e riprovò ma niente. I ragazzi le passavano oltre, ridevano e sogghignavano e lei, imbarazzata, più si ostinava più perdeva la calma. E la porta restava chiusa. Ad un certo punto un gruppetto di ragazzi tirò fuori i cellulari e iniziò a riprenderla commentando tra le risate. Monika era sull’orlo di una crisi isterica quando arrivò una bellissima ragazza bionda con accento polacco: Karolina.

La nuova ragazza si presentò, erano coinquiline. Provò ad aprire anche lei la porta ma inutilmente. Guardò i ragazzi, che nel frattempo avevano abbassato i cellulari per ammirare meglio quella Venere polacca, e sorrise loro con finta rassegnazione.

I ragazzi fecero a gara per aprirle la porta e si offrirono di portarle le valige.

Monika capì la potente arma del fascino e della bellezza di quella ragazza. E Karo sapeva usare le armi a sua disposizione, come le spiegò dentro casa mentre si preparavano per uscire per la serata di benvenuto.

Non era una ragazzina ingenua, era molto sveglia e astuta.

Quella sera, dopo un primo noioso approccio con uno sfigato, si unirono ad un gruppo molto promettente. I ragazzi, ovviamente, furono attratti subito da Karo, che monopolizzò le loro attenzioni, in particolare di quello che sembrava il capo gruppo.

Monika chiacchierò con le altre due ragazze, una tedesca e una danese, ma con la coda dell’occhio studiò le mosse di Karo, il modo con cui civettava, si toccava i capelli in modo sensuale, accarezzava con discrezione la mano di quel ragazzo grosso e imponente.

Quando si alzò, a braccetto con Pavel, le strizzò l’occhio e all’orecchio le sussurrò di rientrare il più tardi possibile. Seguì la coppia e lo notò per la prima volta…

«Chi?» chiese Helli prendendo un sorso di caffè.

Monika la guardò titubante.

«Abdul.»

Helli poggiò la tazza e si mise a sedere davanti a Monika.

«Abdul non è uno studente Erasmus, ma c’era anche lui quella sera. Guardò Karo con occhi…non so mi fece paura il modo con cui la guardò.»

«Quindi la vittima conosceva il signor Mahmoud fin dall’inizio?»

Monika scosse la testa, sorridendo.

«Non esattamente…»

Dopo quella sera, Karo e Pavel divennero la prima coppia ufficiale del campus. Era inevitabile: lei la bella bambolina bionda, lui il possente energumeno tutto muscoli e niente cervello. Erano lo stereotipo della coppia perfetta.

Ma gli altri ragazzi non smisero di apprezzare Karo, e questo fece ingelosire Pavel oltre ogni modo. Era diventato possessivo e non tollerava che Karo parlasse anche solo con un ragazzo. Nacquero le prime liti, solo verbali, poi Karo si chiuse sempre di più e divenne terribilmente infelice. Monika, all’epoca, era una sua sincera amica…

«Cosa cambiò tutto?» chiese Helli con un tono di voce piatto.

Monika si strinse nella larga felpa, ne annusò il profumo che ancora aveva di lui.

«Karo era diventata molto misteriosa. Né io né Arja, l’altra coinquilina, riuscimmo a farla parlare. Arja è sempre stata molto fredda con noi, e a ottobre era tutta presa dalla sua storia d’amore con quel ragazzo noioso…maledizione non ricordo il nome…l’italiano insomma. Ma io ero sempre stata la confidente di Karo qui al campus, c’ero rimasta male» disse Monika.

«Quindi perché vi siete allontanate? Per colpa di Pavel?»

Monika scosse la testa.

«No Pavel non c’entra niente, almeno non direttamente…»

Monika non era mai stata molto fortunata con i ragazzi, e come amica di Karo ebbe solo delusioni. I ragazzi l’approcciavano solo per arrivare a Karo, che, infelice, in maniera discreta, grazie all’aiuto della stessa Monika, non rifiutava le loro attenzioni. Monika aveva avuto una sola storia, di una notte. Lui era gentile e c’era stata un’intesa unica. Ma la mattina seguente il ragazzo sgattaiolò via, senza darle spiegazioni. Monika ne restò devastata. Pianse come mai prima di allora abbracciata al cuscino e sentì per la prima volta in vita sua, come se il cuore si fosse fermato e il respiro le fosse rimasto bloccato in gola.

Provò a parlarne con Karo, ma le conversazioni con lei erano a senso unico. Era distratta, non la stava ascoltando, impegnata al cellulare e a masticare quel maledetto chewing-gum con la bocca aperta. Di colpo si destò dalla sua apatia, uscì di fretta senza darle spiegazioni, ma chiedendole, anzi ordinandole, di lasciarle libero l’appartamento dopo le lezioni pomeridiane. Era il momento migliore, Pavel era occupato a bere con i suoi amici spacconi e dopo era troppo ubriaco per fare domande.

Monika però era distrutta dalla sua delusione amorosa. Passò l’intera giornata a piangere nascosta in qualche bagno. Non riusciva a concentrarsi nello studio e andò via dalla biblioteca presto. Fuori pioveva e faceva freddo. Guardò l’orologio. Era presto ma Karo probabilmente aveva già finito. Si diresse lentamente verso casa. Sul ponte c’era una coppietta che pomiciava pesantemente e le venne voglia di buttarli di sotto.

Salì le scale fino al suo appartamento, mise la chiave nella serratura e aprì la porta.

Una fitta al cuore le ricordò di avere ancora quell’organo.

Sbattè violentemente la porta e corse via. Karo la seguì dietro, vestita solo con la giacca pesante e gli stivali.

«Perché lui? Tra tutti perché proprio lui?» urlò Monika tra le lacrime.

«Abbassa la voce, cazzo» replicò Karo guardandosi attorno.

Monika smise di piangere e la delusione lasciò il posto alla rabbia.

«È solo questo che ti importa? Non far sapere agli altri delle tue scopate?»

«Zitta, stupida!»

«Tu nemmeno lo ami, vero?»

«È complicato…»

Monika la guardò con disprezzo, e giurò a sé stessa di non innamorarsi mai più. Avrebbe voluto prendere il suo cuore che batteva all’impazzata, strapparlo ancora pulsante di sangue e gettarlo via per sempre.

«Un giorno» disse gelidamente «io mi prenderò quello che hai di più caro al mondo» continuò minacciosa.

«E quanto è vero il mio nome, io lo distruggerò con le mie mani.»

Terminò con una maledizione e sparì tra la pioggia, lasciando Karo spaventata e incredula.

La detective ascoltò quel racconto senza esternare alcuna emozione. Monika le aveva fornito, a sua insaputa, un movente molto comune, ma diversi dettagli continuavano a sfuggirle.

«Chi era il ragazzo?» chiese.

Monika non rispose. Incrociò le braccia, furiosa, segno che non aveva dimenticato quella storia.

Helli si avvicinò, e notò per la prima volta il piccolo nome della città scritto sopra lo stemma universitario inciso sulla felpa.

Bruges.

Sorrise, una tessera del puzzle aveva trovato collocazione.

«Jérémie.»

Serie: Erasmus


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Discussioni

  1. Provo a fare un commento non solo (o non tanto) sul singolo episodio, faccio un passo indietro per guardare più da distante e devo dire che mi piace molto la visione d’insieme. Ovvero, apprezzo il modo in cui stai strutturando la serie: nella prima stagione avevamo avuto un primo episodio ambientato nel “presente”, cioè a fattaccio già compiuto. Poi 8 episodi tutti di flashback, per raccontarci il contesto e farci conoscere i personaggi, senza svelarci nulla. E l’ultimo episodio che tornava al presente, per “svegliare” il lettore.
    Ed ora, in questa stagione, grazie all’investigatrice Helli ci fai interrogare i sospetti, analizzare i moventi.
    Ottimo lavoro di costruzione narrativa!

  2. “Che problemi avevano i finlandesi con le serrature? “
    Ah! Le maledette porte finlandesi 🙂
    Scherzi a parte, trovo che ci stia bene questo siparietto quasi “buffo”, che si ricollega all’episodio dell’arrivo di Andrea, per stemperare il clima all’interno di un capitolo molto “teso”

  3. Grazie ad Halli hai dato modo al lettore di scoprire l’opinione che Monika aveva della vittima, non rimane che attendere i prossimi interrogatori per conoscere quella degli altri. Questo caso si preannuncia come un puzzle formato da tessere completamente diverse, ogni pezzo è indispensabile per ottenere il quadro finale.

  4. Ciao Carlo, ho trovato molto interessante e credibile il modo in cui hai costruito questo episodio sull’ interrogattorio condotto dalla detective. Denota una tua spiccata capacità di osservazione dei comportamenti e di analisi psicologica dei personaggi in questione. La storia non è ancora finita, ma secondo me stai gia` dando prova di buone attitudini come autore esordiente di thriller.