Morgana

Serie: Sognando la metro


Fidatevi di me io sono Morgana! La vostra metropolitana! Viaggiate sicuri con me verso il vostro futuro!

Ginevra fu destata da questo jingle, lo conosceva bene, lo sentiva tutti i giorni quando faceva il suo tragitto casa lavoro. Lo sentiva da sempre, da quando bambina lo zio Merl glielo canticchiava la mattina per svegliarla e convincerla ad andare a scuola.

Ginevra aveva sempre associato quel motivetto al risveglio, fin da bambina quanto aveva fantasticato su carrozze, cavalieri, dame, castelli. Ogni giorno quando entrava con lo zio nella metro, lei sognava che la carrozza si trasformasse in un castello fatato dove lei e lo zio vivevano felici.

Ginevra non aveva avuto una vita e un’infanzia felice, quasi neppure ricordava i suoi genitori. Lo zio era un brav’uomo, era stato un padre, una madre, uno zio per lei. Lui era l’unica famiglia che aveva. Lui aveva fatto del suo meglio per farla crescere bambina felice, ma dentro di lei era sempre rimasta una mancanza, una punta di tristezza, di rimpianto per la famiglia mancata.

Mentre la metro stava inesorabilmente terminando il suo tragitto e la musichetta che proveniva dagli altoparlanti cercava di svegliare tutti i viaggiatori ancor mezzi addormentati, Ginevra si trastullava nei suoi pensieri.

Da sempre aveva associato quella musichetta al risveglio, alla fine del sogno, al ritorno alla realtà.

Ginevra aprì gli occhi, il suo mondo fatato si era disintegrato, niente più castelli, dame, draghi, cavalieri, cavalli, niente più alte mura a proteggerla, niente più dorati drappi intorno a sé, niente più vestiti da principessa, niente più draghi a vegliare su di lei.

Era a bordo di Morgana la linea metropolitana della sua città.

Mentre riprendeva coscienza della realtà e usciva dal mondo dei sogni, a Ginevra parve, però, di sentire una voce di donna che ripeteva, quasi una nenia, un’antica cantilena:

Son fatta di ferro, ma ho un cuore d’oro, vivo sotto terra ma sogno cieli stellati, ricordo di un tempo quando ero regina ma oggi sono carrozza.

Ogni giorno trasporto persone, mamme, papà, bambini, lavoratori, imbroglioni, ladri e sognatori. Non m’interessa chi sono e cosa fanno, quando entrano in me, io li scruto, li studio, li osservo, se sono le persone adatte io li faccio sognare e li trasporto verso i loro desideri, le loro aspirazioni e le loro speranze.

Ne ho di storie da raccontare e adesso voglio narrarvi quella di un giovane cavaliere addormentato e della sua donzella.

Su Ginevra, dai smetti di immaginare, non tergiversare, piantala di sognare carrozze, che diventano castelli. Giovanotti che si trasformano in cavalieri, carrozze magiche; è ora di alzarsi e affrontare la realtà, così pensando si sistemò il vestito di chiffon color pesca e sorrise allo zio.

Serie: Sognando la metro


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Lorenza, questo episodio mi è piaciuto particolarmente per il significato intrinseco, perché hai rappresentato la metro come via di transito tra i sogni e la dura realtà. Ma sono convinto che la realtà di Ginevra si tingerà di fiaba! Una serie nata per caso, ma che mi piace sempre di più nel suo essere una favola moderna?!

    1. Grazie Antonino, sempre troppo gentile. ?
      Fiaba moderna mi piace questa definizione, perché forse nell’era attuale abbiamo tutti bisogno di sognare e sperare un pochino di più. ?‍♀️ Nel mio piccolo mi ci provo a dare voglia di futuro!

  2. Ciao Lorenza, che bella Morgana la Metropolitana! Mi è piaciuta un sacco. In questo episodio la storia si apre, incuriosisce, e fa sognare anche chi legge. Sono contenta che da un semplice laboratorio sia nato tutto questo, oramai mi sono affezionata a tutti i tuoi personaggi e agogno (boh, è mattina presto e il termine che mi è venuto alla mente è questo Forse perché sono entrata nel tuo mondo cavalleresco?) conoscere il seguito.