
Morte
Serie: Il fiore della Morte
Lì per lì la Morte non comprese subito, sapeva per sentito dire che alcuni esseri viventi avevano questo particolare dono che li portava a vedere cose che andavano al di là della loro comprensione, cose che avrebbero dovute essere invisibili ai loro occhi ma che, per qualche strano motivo, non lo erano.
La Morte, però, non aveva mai avuto occasione di incontrare un essere umano vivo con questo dono, qualche gatto o qualche cane sì, ma era più comune di quanto si potesse pensare perché molti animali sulla Terra avevano sempre avuto la capacità di intravedere il velo che separava i vivi dai morti.
Ma esseri umani con quel tipo di capacità innata? Quelli di certo no, erano perlopiù introvabili, quasi quanto dei fiori rari.
Chrysanthea, però, si rivelò essere l’eccezione a conferma della regola.
«Sei venuta per mia madre?» Una voce calda e risoluta destò la Morte dai suoi dubbi.
Guardò la ragazza, la scrutò attentamente, cosa aveva lei di diverso dagli altri umani? Come faceva a vederla e perché dal suo tono di voce non traspariva alcuna forma di paura o confusione?
La Morte odiava non riuscire a trovare delle risposte alle sue domande ma sapeva di dover accettare il fatto che persino di fronte a lei alcuni misteri dovevano rimanere tali.
E mentre pensava e cercava inutilmente delle risposte, la figura della giovane continuava a rapirla ogni secondo che passava in sua presenza, così dopo poco provò a ricomporsi in fretta e finalmente si decise a rispondere alla domanda che le era appena stata posta:
«Sì, sono qui per accompagnare nell’Aldilà la Regina di questo Regno.»
La principessa, ormai rassegnata, abbassò lo sguardo sulla madre e in quell’esatto istante una sostanza luminosa e indefinita si staccò dal corpo senza vita della donna per poi ricomporsi in una parvenza di sembianza umana al fianco della Morte.
Chrysanthea rimase senza fiato a quella visione e un’ultima lacrima traditrice le solcò silenziosa la guancia destra per poi scomparire nell’incavo del collo.
«Posso salutarla un’ultima volta?» chiese la ragazza.
La Morte vacillò per un breve istante, le avrebbe voluto dire che quello spirito non era più sua madre, né una Regina, che ormai era solo uno strascico di ciò che rimaneva della sua anima.
Perché in quel momento esatto era vuota, era il Niente, anche se forse di lì a breve sarebbe diventata parte del Tutto e allora sì che l’avrebbe potuta salutare ancora perché sarebbe stata accanto a lei, sempre e dovunque, nella polvere, nell’aria, come buio e come luce.
Ma non disse nulla di tutto ciò.
Anche se una parte di lei lo avrebbe voluto, sapeva di non poterlo fare perché agli umani non era dato sapere prima del tempo.
Così si limitò ad annuire in segno di assenso, nel rispetto del dolore e della sofferenza di quella giovane ragazza.
Allora Chrysanthea si avvicinò a ciò che rimaneva di sua madre, a quell’anima che presto non avrebbe mai più rivisto; le sussurrò delle parole all’orecchio, fece un profondo inchino, poi le mandò un bacio con un gesto della mano.
Una volta finito si rivolse direttamente alla Morte:
«Tornerai?» chiese guardandola dritta negli occhi.
«Quando sarà il momento.»
«Il mio momento?»
La Morte rimase in silenzio, lo sguardo le cadde per un istante sulle labbra rosee e sottili della giovane principessa.
No avrebbe voluto dirle.
Sarebbe troppo tardi, no.
Ma non sapeva se avrebbe potuto, ancora una volta non riusciva a trovare una risposta, così rimase in silenzio a guardarla.
La ragazza, inspiegabilmente, sembrò accorgersi dei suoi timori e prese nuovamente la parola:
«Anche le altre persone riescono a vederti?»
«No. Tu sei il primo essere umano che incontro in grado di vedermi.»
«E hai idea del perché?»
La Morte scosse la testa sconsolata:
«No, purtroppo no. Alcune cose non mi è dato saperle.»
«E ti dà fastidio? Che io riesca a vederti?»
La Morte non riuscì a rispondere a parole, qualcosa la bloccò e così si limitò a scuotere nuovamente la testa.
Non aveva mai provato una sensazione tanto forte per un essere vivente prima d’ora.
Avrebbe voluto parlare ancora con quella ragazza, osservarla, magari anche da lontano, senza disturbarla.
Avrebbe voluto sentire ancora la sua voce calda e sicura, o il suo profumo che era arrivato addirittura ad impregnare le sue logore vesti scure e cariche di sofferenza.
Avrebbe tanto voluto stare con lei anche solo qualche istante di più, semplicemente in sua compagnia.
Non desiderava altro in quel momento.
Chrysanthea rimase a sua volta in silenzio per qualche secondo, pensierosa, con lo sguardo perso in qualche punto indefinito della stanza, poi quando lo rialzò per incontrare un’ultima volta quello della Morte, una scintilla di speranza le illuminò il volto.
«Tornerai?»
La Morte non credeva di avere un cuore come gli esseri viventi e forse non ne possedeva effettivamente uno, ma dopo quella domanda sentì indistintamente un peso invisibile scomparire dal petto, proprio dal punto in cui, se l’avesse davvero avuto, ci sarebbe stato il suo cuore.
Così annuì e sul suo volto nacque una strana espressione, che poche volte aveva sperimentato in prima persona: si trattava di un sorriso.
«Tornerò tutte le volte che vorrai vedermi, se e quando lo vorrai» rispose.
Dopodiché, con un movimento fluido del braccio, scostò il manto di oscurità che si portava appresso, il quale a sua volta avvolse lo spirito della Regina, nascondendola per sempre alla vista della figlia.
Poi, così come era arrivata, scomparve nel nulla lasciando la principessa in una stanza fredda e vuota.
Passarono un paio di settimane da quel giorno, che era stato tanto triste e doloroso quanto surreale ed inaspettato per la giovane Chrysanthea che aveva passato i momenti a seguire in lutto insieme alla sua famiglia e all’intero Regno, profondamente addolorato e segnato dalla perdita della sua Regina.
Aveva inoltre pregato per l’anima di sua madre e in cuor suo aveva sperato di rivedere la Morte ancora, prima che anche il suo tempo sulla Terra si fosse consumato definitivamente.
Un giorno, dopo il periodo di lutto, Chrysanthea si ritrovò seduta sul freddo marmo del pavimento della biblioteca del castello, immersa in un mare di vecchi libri e circondata da sconfinati scaffali impolverati, chiuse gli occhi e invocò la Morte come avevano fatto prima di lei antichi poeti con le Muse nei versi delle loro poesie.
Non sapeva se avrebbe funzionato, ormai non era più sicura di niente ma non le interessava, perché da quando aveva incontrato la Morte qualcosa dentro di lei, che sapeva essere sempre stato fuori posto, sembrava invece averne trovato improvvisamente uno.
Allo stesso modo anche a lei, da quei momenti passati in compagnia della Morte, inaspettatamente sembrava aver trovato il suo posto nel mondo.
Serie: Il fiore della Morte
Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Fantasy
Brava! La fluidità con cui fai scorrere il dialogo, intervallato dalle sensate considerazioni della morte, è notevole. Piacevolissimo leggerti, grazie!!!🌹🌹🌹🌹
Mi fa davvero piacere, grazie ancora!
Ispirato e scorrevole. La morte è un tema che affascina ma spaventa, l’attesa logora.
Come quella per il prossimo episodio ;). Brava
Grazie infinitamente 🤍
Bellissimo, non ci sono altre parole per definire questo racconto.
Letto davvero con estremo piacere.
Mi fa davvero piacere, grazie ancora🤍
“Dopodiché, con un movimento fluido del braccio, scostò il manto di oscurità che si portava appresso, il quale a sua volta avvolse lo spirito della Regina, nascondendola per sempre alla vista della figlia.”
👏
Grazie 🤍