Mosca, Red Light District – Parte I

Serie: Dònna s. f. [lat. dŏmĭna «signora, padrona», lat. volg. dŏmna].


Lui non sapeva che se ogni venti minuti la donna non fosse stata in grado di visualizzare ed inviare messaggi dal suo cellulare, loro sarebbero intervenute.

Ormai si occupavano di queste cose già da svariati anni, e insieme avevano tirato su davvero tanti soldi.

Era la loro macchina perfetta, costruita su solide fondamenta e si sa. Quando diverse donne hanno un obiettivo comune, sono amiche da una vita e tutte single, beh… dubito ci sia qualcosa che possa fermarle.

Ma torniamo all’appartamento, nel quale uno sventurato uomo sulla quarantina iniziò a credere che la fortuna stesse girando dalla sua parte. Fu con un secco gancio, destro, sulla base del naso, che la tramortì.

Almeno, per il tempo che bastasse a legarla in una sedia, come piaceva a lui.

Con la sua stessa maglietta che si strappò di dosso, dopo averla bagnata nel lavandino della lussuosa cucina asciugò il sangue che le colava dalle narici. Quasi, tutto. 


«Questa volta non ti benderò la bocca, sai? Di solito lo preferisco, tu invece oltre ad essere più bella di tutte loro e avere quelle labbra stupende, sembri una tosta. Qualcosa mi dice che non urlerai a squarciagola per chiedere aiuto, o imprecare verso chissà quale santo. Perciò credo proprio che ci potremo divertire così, chissà, magari quella bocca te la faccio anche usare…» disse l’uomo, slacciandosi il cinto e buttandolo sopra il divano, qualche metro più in là.


«Tu, t-tu…non sai, n-no…non lo sai, c-che cosa h…cosa hai…» ci provava, ma la botta improvvisa oltre a farle un male cane, la mandò sotto shock. Parlare le venne troppo difficile, in quel momento.

«Oh, ti sbagli, Monique, o come cavolo ti chiami! So bene. quello che ho fatto e… quello che ti farò…!

Non ti sarai mica illusa di essere la prima, spero. Sono solo un po’ arrugginito, è passato tanto dall’ultima volta, sai, in prigione non è che si possano prenotare molti appuntamenti galanti con signorine d’alto borgo come te.

Avere le conoscenze giuste serve anche a questo, no? E da quando sono fuori, tu sei la prima che mi sia capitata.

“Se vuoi il meglio devi pagarmi, e profumatamente” mi ha detto Nikolai. Perciò tra te e le tue amichette quella prescelta sei stata proprio tu, credimi. Ci ho impiegato un po’ a prendere questa decisione e lui lo sapeva, che.

solitamente a me piacciono più giovani. Si, perché sono ancor più deboli, indifese e si spezzano subito.

Mentre la vostra agenzia a quanto pare tratta solo età di un certo… ehm… chiamiamolo, spessore?!

Comunque, lui in fin dei conti aveva ragione. Ogni tanto un eccezione si può fare, specie per una come te» concluse, appena seduto sul divano iniziando a sfilarsi le scarpe. «Dovrai renderle tu, le cose, meno difficili.

Altrimenti diventerà tutto più pesante, non vedrai l’ora che finisca e soffrirai, oh si, se soffrirai!

Ti consiglio invece, di provare a godertela. Tanto vale che ci sei, perché rinunciare ad un po’ di piacere gratuito?» aggiunse una volta in piedi, praticamente nudo. Si diede una sistemata al pene, come riflesso involontario, e dalla tasca nei pantaloni estrasse un rotolo di corda in canapa da quattro trefoli lungo circa due metri.

Una volta slegata dalla sedia e srotolato, lo utilizzò per immobilizzare la donna in una nuova posizione, a quattro zampe, con braccia distese verso il basso ed i polsi dunque vicini alle caviglie serrandoli tra loro.

Giunse finalmente per lui il momento, in cui poté sereno ammirare attraverso quel perizoma nero in pizzo semi trasparente, la rigonfia ed ormai compromessa scioglievole intimità della vittima.

Una notifica sul cellulare di lei ruppe il silenzio, così come la donna terminò il suo, esclamando «hai sentito, pezzo di stronzo? Quello è il suono della tua condanna a morte» con voce rauca.  «Ti conviene stare zitta, puttana, altrimenti sarò costretto a metterti a tacere personalmente!» controbatté lui, conscio di avere la situazione in pugno.


Peccato che l’uomo non era effettivamente consapevole della realtà in cui fosse incappato e tantomeno a conoscenza del modus operandi della compagnia, la quale strutturò fin dall’inizio dell’attività dei seri protocolli di sicurezza per le proprie ragazze. Le strappò il perizoma con le mani, chinandosi per annusare da vicino la pelle della donna. Un’altra notifica, questa volta dal suono differente. «Vedo che hai molto lavoro ultimamente, eh?

Sembra che ti vadano proprio bene, gli affari. Peccato per loro, non sanno che sei impegnata con un cliente speciale! Oggi sarai tutta mia, niente e nessuno potrà separarci» disse Dusko, poggiando la lama sulla schiena di lei, che girandosi, gli si piazzò davanti. Faccia a faccia, propose lei di scendere a compromessi:

«se ti chiedessi gentilmente, di succhiarmelo, saremo d’accordo?

Oppure dovrai fare la stronza, mordermi o altre cazzate del genere? Te l’ho detto, non ci metto niente, posso imbavagliarti o ficcarti quei boxer nella bocca, a me non cambia nulla. Se invece te ne starai tranquilla, zitta, e mi lascerai fare, magari potrai divertirti anche tu! Potremo divertirci davvero! Allora, che dici…?»

La donna non rispose, teneva gli occhi all’insù puntati verso l’uomo.

Nudo, che se lo masturbava, divenendogli così sempre più duro.

Lo aveva enorme, e in attesa di una sua risposta tornò alle sue spalle.

Divaricò le grandi labbra e sputandoci sopra, iniziò a penetrarla, lentamente.

Prese poi il coltello poggiato lì, gingillandoselo tra le mani mentre muoveva il bacino avanti e indietro a ritmo cadenzato. Lei, silenziosa, mordendosi le labbra cercava di non emettere il minimo rumore finché… la lama le attraversò tutta la schiena, dalla base del collo a giù. Urlò e si mosse, scatenandosi, per qualche secondo.

Il sangue le colò sui fianchi, entrambi, poi di nuovo, un altra strisciata del coltello, questa volta sulle natiche.

Urlò ed imprecava, verso un Dio che mai aveva interpellato nella sua vita.

«T-ti prego, basta… smettila…lascia…l-lasciami andare, non ti ho fatto niente!» supplicò.


«È proprio questo il problema, non vuoi fare niente! Ti ho chiesto se me lo avresti preso in bocca, educatamente, e manco hai risposto! Ti sembra normale?!»


«No, n-no… hai ragione…non… non è normale… scusami» rispose la donna, decisa a collaborare almeno temporaneamente.


«Vuoi le mie scuse, troia? Sai che dovrai meritartele, perciò, dimmi… inizierai a succhiarlo, come una brava puttana, senza fare storie?» disse Dusko, in preda alla sua gioiosa posizione di dominanza.

Lei pur di stare al gioco e accontentarlo, decise di essere accondiscendente verso ogni sua richiesta.


Serie: Dònna s. f. [lat. dŏmĭna «signora, padrona», lat. volg. dŏmna].


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Discussioni

  1. “Dònna s. f. [lat. dŏmĭna «signora, padrona», lat. volg. dŏmna].”
    Grandissima figata il contrasto tra il titolo della serie che sembra molto serioso, da bravo studente liceale secchioncello, e poi quello che leggi nel brano che segue!!! Fortissimo!!! 👏 👏 👏

    1. Confesso che ho scaricato il compito della scelta del titolo direttamente alla Treccani, dicendogli proprio di scegliere lui per la parola in questione. E così è stato, avevo bisogno solo di un copia e incolla enciclopedico proprio per enfatizzare in più modi possibile il contenuto contrastante dei racconti. Questo è il primo, spero mi sia uscito bene e non ti abbia annoiato troppo