
Mutaforma
Serie: Aracnofobia
- Episodio 1: Mutaforma
- Episodio 2: Verso la Madre
- Episodio 3: Macta
- Episodio 4: Mesot
- Episodio 5: Il selvaggio Hahni
STAGIONE 1
La maggior parte degli uomini che Hahni aveva incontrato non si rendeva conto di chi aveva di fronte. Nella giungla capitava spesso che gli offrissero degli animali, proprio quelli che lui apprezzava di più. Gli abitanti della foresta avevano riconosciuto in lui un essere superiore e lo adoravano come un dio. Lui si guardava bene dal farsi scorgere nella forma umana che non avrebbe di certo suscitato adorazione. Quando prendeva gli animali offerti assumeva la sua vera forma. Nella sua razza erano tutti mutaforma e potevano assumere le sembianze di qualsiasi cosa volessero ma di solito preferivano farsi vedere nella forma dell’animale più intelligente cioè l’uomo. Dovunque andassero facevano così. La Madre non sarebbe stata d’accordo con ciò che lui faceva. Aveva più volte spiegato che se assumevano la forma umana era per non farsi riconoscere. L’uomo non era pronto a sapere di loro e soprattutto non si doveva interferire con le loro attività per non pregiudicarle. Gli uomini dovevano andare avanti da soli, senza aiuto. Ma la Madre era lontana e ad Hahni piaceva essere venerato. Questo avveniva solo nella giungla i cui abitanti erano a più stretto contatto con la natura e la rispettavano più di ogni altro popolo e ad Hahni questo piaceva molto. Erano più vicini alle sue idee di quanto si aspettasse. Forse avevano imparato da lui.
Verso il tramonto arrivò alla spiaggia. Aveva cavalcato letteralmente ed a una velocità inarrivabile per i più veloci cavalli. Anche il ghepardo si sarebbe ammutolito se l’avesse visto correre. Odiava l’acqua specie se fredda. Era estate e il problema non si poneva ma non avrebbe fatto la traversata di notte, preferiva aspettare il mattino inoltrato e verso mezzogiorno sarebbe stato il momento ideale per nuotare. Aveva mantenuto la sua forma originaria per tutta la traversata del deserto che con le sue otto zampe gli garantiva un’alta velocità ma non poteva rischiare che qualche uomo vedesse un ragno grande quanto lui prendere il sole in riva al mare. Là vicino c’era un insediamento umano, loro la chiamavano città e lui le odiava ma aveva bisogno di mangiare dopo la lunga corsa e avrebbe cercato qualcosa lì, magari un maiale.
Percorse i pochi chilometri che lo separavano dalle abitazioni a velocità ridotta simile a quella umana. Incontrò varie persone che lo guardavano stranamente. Delle femmine gli passarono accanto e subito dopo si misero a ridere: ancora non riusciva a comprendere certi atteggiamenti umani. Evitò fino all’ultimo di parlare con chiunque. Dopo tutto il tempo trascorso da quelle parti conosceva un po’ tutte le lingue che riusciva a imparare molto più in fretta di qualsiasi uomo. Per non destare sospetti decise di alloggiare in una taverna qualsiasi. Si potevano distinguere dal baccano che si udiva da fuori fino a notte inoltrata. Gli uomini passavano il tempo a bere succhi fermentati che Hahni non apprezzava perché riducevano la capacità di giudizio e a lui serviva essere sempre vigile per decidere nel modo migliore. Appena entrò tutti si girarono a fissarlo e calò un silenzio tombale, non capiva perché: forse aveva fatto qualche errore quando si era trasformato? Non lo credeva.
– Cosa vuoi moro? – gli chiese l’oste sembrando irritato.
Moro. Vagamente ricordava questo termine. Poi in un lampo capì tutto. Non era stato abbastanza furbo. Abitare troppo a sud aveva avuto i suoi effetti negativi. Aveva sempre assunto la stessa forma e mai aveva pensato al colore della pelle. Era incredibile ma quegli ubriaconi badavano anche a queste inezie.
– Vorrei una stanza. – rispose imperturbato cercando di non dar peso alle parole dell’oste.
– Avete sentito? Il moro vuole una stanza – tutti scoppiarono a ridere mentre Hahni cominciava a innervosirsi. Avrebbe voluto spezzare il collo a tutti – Purtroppo non ho stanze per te ma se ti va bene puoi alloggiare nella stalla allo stesso prezzo, non ti chiederò di più – si udirono delle risatine.
– Va bene, quanto ti devo? – L’oste rimase stupito dall’atteggiamento di Hahni ma quando questi tirò fuori una moneta d’oro dalla sua sacca quasi gli venne un infarto – Basta per una notte?
– Per una notte? – l’oste non ci pensò due volte ad approfittarne e fissava la moneta che non aveva mai visto.
– Allora dov’è la stalla? – Hahni cominciava a spazientirsi.
– Fuori subito a sinistra – Rispose senza guardarlo.
Hahni andò subito nella stalla, poggiò la sacca, assunse la sua vera forma e prese posto nell’angolo più buio. Non poteva rimanere sempre trasformato, consumava troppe energie. Comunque non dormiva, non ne aveva bisogno, certe volte anche per mesi.
Nel frattempo l’oste andò al tavolo dov’erano tre malviventi che conosceva bene. Zere, Yera e Xola ascoltarono attentamente ciò che gli veniva detto in gran segreto dall’oste, poi, senza che nessuno badasse a loro, si alzarono e uscirono diretti verso la stalla e armati di pugnale. Zere, che era quello che comandava, intimò loro di fare silenzio, voleva fare un lavoro pulito magari anche senza ammazzare il moro. Aprirono adagio la porta e si guardarono intorno: del moro non c’era traccia. Arrivati in fondo trovarono la sacca che conteneva molte monete e si stupirono.
– Forse è andato al bagno – disse Yera ridendo.
– Non importa, prendiamo la sacca e andiamocene prima che torni – Xola era il più cacasotto.
Avevano già preso la sacca e stavano per andarsene quando udirono un verso mostruoso provenire da sopra le loro teste. Fecero appena in tempo a girarsi e l’ultima cosa che videro fu un grosso ragno nero, più grosso di qualunque altro, grande quanto un uomo se non di più. Il ragno spruzzò la sua saliva in rapida successione sulle facce dei tre malcapitati. Tentarono di urlare ma poterono solo respirare la sostanza appiccicosa che avevano in faccia. Subito caddero a terra come morti.
Hahni aveva dosato il veleno nella saliva in modo da non uccidere i tre uomini. Li avvolse nella ragnatela e li appese alla trave vicino al suo giaciglio. Gli era venuta fame e non gli sarebbe dispiaciuto mangiare uno degli animali che si trovavano là. Scelse il cavallo più giovane che era anche il più agitato. Gli saltò addosso e lo morse al collo. In breve tempo cadde stecchito al suolo. Prima di tutto gli succhiò tutto il sangue e si fece una bella scorpacciata ma non poteva sprecare tutta quella carne e nel corso delle due ore successive continuò a mangiare finché fu interrotto dai passi di qualcuno che si avvicinava.
Era l’oste che andava a controllare cosa fosse accaduto. Entrò circospetto nella stalla e Hahni lo osservava dall’alto. Mise prima gli occhi sulla sacca posata in fondo e solo dopo un po’ si accorse che mancava un cavallo. Gli sembrò molto strano e il primo pensiero fu che glielo avessero rubato ma quando si affacciò per vedere dentro gli scappò un grido: erano rimasti solo qualche osso con un po’ di carne attaccata e la pelle. Questo non lo fece desistere dal suo intento. Con gli occhi sbarrati si addentrò verso il fondo per prendere la sacca. Quando vide che non c’era nessuno si calmò un po’. L’aveva quasi presa quando udì lo stesso verso che avevano udito i suoi tre compari. Fece appena in tempo a voltarsi verso l’alto e fu colpito anche lui dalla saliva mista a veleno. Tentò di pulirsi la faccia in tutti i modi ma il veleno penetrava anche attraverso la pelle e in breve perse i sensi e cadde a terra. Hahni lo chiuse in un bozzo come gli altri e lo appese. Ci sarebbero voluti un paio di giorni prima che la tela si sfaldasse ma sicuramente qualcuno li avrebbe trovati prima solo che ci sarebbe voluta una lama ben affilata per liberarli. Hahni decise che per quel giorno ne aveva abbastanza degli uomini di quella città che erano ben diversi dai selvaggi della giungla, anche se i veri selvaggi erano loro. Si era riposato abbastanza e aveva fatto una bella mangiata. Decise che avrebbe trascorso le ultime ore in riva al mare. Si ritrasformò e andò via.
Serie: Aracnofobia
- Episodio 1: Mutaforma
- Episodio 2: Verso la Madre
- Episodio 3: Macta
- Episodio 4: Mesot
- Episodio 5: Il selvaggio Hahni
A tratti inquietante, ma il genere umano sa fare di peggio. Apprezzato.
Da aracnofobico, di colpo sono passato dal fantasy all’horror! È molto interessante come tema e mi piace molto vedere il mondo con gli occhi di Hahni
A me invece i ragni piacciono molto però so che molte persone ne hanno paura, da lì è partita l’idea: tentare di spiegare questa fobia.
“Cosa vuoi moro?”
Incredibile come una parola, una semplice parola, quattro misere lettere svelino di botto, senza necessità d’aggiunger altro, il motivo delle risatine e degli sguardi strani rivolti ad Hahni. E sottolineino, al contempo, una delle grettezze del genere umano.
Penso che sia un tema attuale. Come c’è l’aracnofobia esiste anche la xenofobia anche se per quest’ultima non ci sono giustificazioni.