Mutazioni?

Serie: La carezza della cometa - Parte 2


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Piccoli dubbi preoccupano Stefano

Stefano era perplesso: c’erano delle cose a cui non riusciva a dare una spiegazione logica e questo, considerando che la razionalità era un dogma indiscutibile del suo esistere, lo rendeva irrequieto e preoccupato. Il tarlo picchiettava nella sua mente da quando, con sorpresa, si era accorto che quel disturbo di cui soffriva da anni e che leniva con l’assunzione giornaliera di un farmaco si era dapprima affievolito per poi sparire del tutto. Più di tanto non ci aveva ragionato ma spesso la sera, prima di prendere sonno, si riprometteva che la mattina seguente avrebbe cercato, nei testi di medicina in suo possesso, spiegazioni per quella impossibile guarigione: mai gli era capitato di assistere a un caso di remissione spontanea di una iperplasia prostatica, anche se benigna, e neanche mai ne aveva sentito parlare dai colleghi. Perso nelle attività giornaliere poi se ne dimenticava e solo quando Sara gli riferì che quel dolore alla cervicale che la tormentava era scomparso il trillo di allarme nel suo cervello lo esortò ad affrontare con decisione la faccenda. Sara attribuiva il merito di quell’insperato benessere alla rete a doghe su cui ora dormiva o alla meravigliosa acqua termale che la valle elargiva con generosità, Stefano sapeva che non poteva essere né l’una né l’altra cosa ma non le disse nulla. Con il pretesto di creare una scheda con il percorso medico di ogni suo “paziente” li convocò uno ad uno per una chiacchierata generica. Il gruppo, a parte lui, Sara e Sergio, era formato da persone giovani e alla domanda se si sentissero meglio o peggio rispetto a “prima” risposero tutti di sentirsi fisicamente bene. Qualcuno affermò di sentirsi più tonico e lo imputava al mutato stile di vita, meno stressante e più attivo. Sergio gli confessò che spesso si scordava i farmaci per il cuore ma che non aveva avuto alcun problema di aritmie e che questo non accadeva fin dai tempi in cui era un giovane studente, anche lui era convinto che il tipo di vita attuale lo aiutasse molto. Solo Livia ravvivò il suo interesse con un’osservazione chiara e dimostrabile. Era sempre stata una fanatica nella cura delle sue unghie: “prima” le teneva lunghe e le decorava con smalti color fluo, ora non ne sentiva più la necessità estetica ma le era rimasta l’abitudine di tenerle curate e aveva notato che crescevano pochissimo: praticamente le aveva tagliate una sola volta negli ultimi otto mesi e non le sembrava per niente normale. Si era convinta che l’uso degli smalti le avesse danneggiate e temeva di perderle. Stefano la rassicurò e lei se ne andò sollevata lasciando lui con qualche pensiero in più.

“Mi sto rimbambendo! Come ho fatto a non accorgermi di cose che ho avuto sotto gli occhi tutti i giorni?”

Ripensò agli ultimi dieci mesi e, come nel risolvere il gioco enigmistico “trova le differenze”, altri particolari andarono ad aggiungersi al quadro che si stava componendo nella sua mente. Chiuse stizzito il quaderno nel quale annotava le sue riflessioni e uscì veloce dallo studio in cerca di conferme. Arrivò alla casa di Ornella in pochi minuti e lei appena lo vide superare il cancelletto preparò la moka e la mise sulla stufa:

«Avevo proprio voglia di un caffè ma non mi decidevo a farlo perché berlo da sola mi mette malinconia. Marius ha portato i ragazzi sulle tracce dei cervi e tornerà solo a pranzo. Quindi Doc sono felice di condividerlo con te!»

Stefano si sedette al tavolo e la osservò attentamente mentre si muoveva in cucina: se possibile si era fatta ancora più bella e la lievissima rotondità che iniziava a manifestarsi le conferiva una dolcezza particolare. Lei notò il suo sguardo scrutatore e sorrise divertita:

«Mi stai visitando Doc?»

«No, no scusami!» Rispose con un po’ d’imbarazzo. «Sono stupito dalle tue unghie, come riesci a tenerle così curate con tutti i lavori che fai?»

Lei distese le mani e le guardò perplessa:

«Sono mesi che non le tocco…» un lampo inquieto le attraversò la mente «Non sono più cresciute Cristo! Sei venuto a dirmi che ho qualcosa che non va Doc?»

«Va tutto bene Ornella, tranquilla. È una cosa che mi ha fatto notare Livia e che credo, ci accomuni tutti, dovrò verificarlo. Anche barba e capelli secondo me crescono meno ma anche su questo devo sentire gli altri. Tu hai notato altre differenze rispetto a “prima”?»

Ornella era allarmata e confusa dalla notizia appena appresa e rispose di non averci mai fatto caso.

«Sei preoccupato Doc? Dobbiamo temere qualcosa?»

«Preoccupato? Per ora no, piuttosto incuriosito: queste variazioni mi sembrano quasi dei miglioramenti, e dopo aver parlato con tutti i componenti del gruppo, bimbi compresi, ho avuto conferma che godiamo di ottima salute. Ovvio che collegare queste…»

Esitò, poi riprese sicuro:

«Va bene chiamiamole per quello che sono: mutazioni. Collegarle a quanto accaduto viene automatico ma è tutto da verificare. Potrebbe anche essere l’acqua come crede Sara oppure una reazione allo stress di questi ultimi mesi, cercheremo di capire. Ti ho voluto sentire per prima e ti chiedo di tenere per te queste novità, non vorrei suscitare inutili preoccupazioni senza avere io stesso nessuna certezza. Comunque sono passato anche per chiederti di partecipare al corso di medicina che a breve inizierò, ti va?»

Ornella fu lusingata che avesse pensato a lei, ci sperava ma si sentiva esclusa da quella possibilità per mancanza di basi solide e per la prossima maternità.

«Mi piacerebbe un sacco ma…» Doc non la lasciò proseguire.

«Hai già risposto! Con i “se” e i “ma” me la vedo io. Abbiamo molto tempo e quindi non vedo nessun problema. Sappi che oltre a te ed Edo vorrei con noi anche Chiara così voi due potrete studiare assieme gestendovi i pargoli mentre Edo, che è già più avanti, mi affiancherà fin da subito. Dai dimmi di si e fai felice questo povero vecchio!»

Ornella rise serena e la stanza si riempì di luce.

Serie: La carezza della cometa - Parte 2


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi piace molto l’argomento ‘mutazione’ e devo ammettere che quando scelgo un film, punto sempre al post apocalittico corredato da malattie, zombie e mutazioni. Qui, tu ci dici, o meglio Doc ci dice, che i cambiamenti sembrano in meglio, ma…? Cosa ci stai nascondendo? Sarà veramente solo l’acqua? Una piccola nota tecnica: questa seconda serie scorre via dal punto di vista linguistico, che è una meraviglia:)

  2. Come nella nuova stagione di una serie televisiva anche qui spunta l’elemento nuovo. Se ricordo bene i sopravvissuti erano, per un qualche motivo, “immuni” al passaggio della cometa oppure erano “schermati”. Ora sono impaziente di vedere come svilupperai la storia e come la collegherai al disastro.
    Vai, Giuseppe!

  3. La carezza comincia a farsi sentire come tale, finalmente, dopo aver colpito da arma mortale gran parte della popolazione. Quelli che restano saranno ricompensati? Leggiamo e vediamo…
    La scrittura scorre leggera nonostante l’inquietudine che la parola “mutazione” già da sola basta a generare. Hai la capacità, non so se innata o piuttosto attentamente coltivata, di infondere fiducia nel futuro. Grazie, Giuseppe. Ci voleva.

    1. Ero perplesso e molto, molto indeciso ma poi ho dato la sterzata e al motto “se deve essere che sia” ho sbattuto il mostro in prima pagina. Che poi cosa vuoi che siano poche marginali mutazioni quando siamo riusciti a far passare come normale la morte di otto miliardi di persone? Però ora devo motivare, dare un senso all’esistere, giustificare il mio ottimismo. Non siamo qua per fare figure barbine, l’uomo c’è, è un diamante grezzo al quale vanno tolte le impurità. Grazie della tua presenza, mi serve e mi aiuta. Un forte abbraccio!