
Nel bel mezzo del nulla
Serie: Il fresco profumo di fieno
- Episodio 1: Nel bel mezzo del nulla
- Episodio 2: Ci sono le maniglie dietro, lo sai?
- Episodio 3: Se tua mamma si fida…
- Episodio 4: Cielo stellato
- Episodio 5: Succo rossastro
- Episodio 6: Il mito delle metà
- Episodio 7: Nitrato di potassio
- Episodio 8: Lenzuolo color porpora
- Episodio 9: Il fresco profumo di fieno
STAGIONE 1
Campi coltivati, nel momento del loro massimo splendore. Estate.
Gli occhi di Davide cercano di cogliere alcuni dettagli di quel paesaggio di campagna, dettagli che scorrono talmente veloci da fondersi tra loro in un’unica sfumatura, continua. Il sole sta tramontando, aldilà di quei finestrini sporchi che nessuno ha intenzione di pulire; il cielo inizia appena a mostrare le sfumature di arancione e giallo, rimanendo indefinito oltre ai limiti della visuale. Il treno doveva arrivare a destinazione molto tempo prima, ma la puntualità, in Italia, non fa parte del servizio per un posto di seconda classe su un regionale.
Il ragazzo appoggia la testa al vetro e socchiude gli occhi, pensieroso. Resta in balia di quel movimento che gli fa sbattere la fronte contro al finestrino più e più volte, come a volergli impedire di ricordare impegni o problemi legati alla vita di città. Sospira, spalancando gli occhi.
Le mani scendono sotto al sedile per andare a cercare il grosso zaino che porta con sé; lo apre e ne estrae un piccolo quaderno. Una scritta con un pennarello indelebile segna la copertina:
“Biologia 1, alias quello stronzo che continua a bocciarmi”.
Abbozza un sorriso, divertito da quella frase. Non l’ha scritta lui, ma una sua cara amica e compagna di corso, Alessia. “Ti porterà fortuna, vedrai” gli aveva promesso, prima di partire per la Grecia dopo aver dato tutti gli esami ed aver conquistato con il sangue una media poco inferiore al trenta. Lui non può permettersi la Grecia, e nemmeno un periodo di pausa. Va in campagna, dai propri zii, solo perché l’università è chiusa ad Agosto.
– Biglietto, prego.
Un uomo barbuto, forse sulla quarantina, appare come un angelo al fianco di Davide. Ha un fascino strano, dell’uomo in carriera, tanto da lasciarlo per qualche secondo disorientato.
– Biglietto, prego. – Ribadisce, con fare scocciato. Tutto il fascino svanisce immediatamente.
– Sì, mi scusi, lo prendo subito. – Afferma Davide.
Tocca la tasca dove tiene solitamente il biglietto. Vuota. Deglutisce ed inizia a toccare tutte le tasche, cercando di ricordare dove ha lasciato quel maledettissimo pezzo di carta.
Il controllore incrocia le braccia. Il suo sguardo gelido e crudele segue i movimenti del giovane, aspettando il momento giusto per commentare: – La solita scenetta che fanno tutti… forza dammi i tuoi dati. Veloce che tra poco si scende.
La pace interiore di Davide, costruita in due ore di viaggio, viene distrutta con una frase.
– Se permette, ho pagato il biglietto per un treno che era pure in ritardo.
Il controllore scuote il capo, deluso dall’ennesimo viaggiatore che ha tentato di scroccare il trasporto gratuito. Accende il tablet, iniziando a preparare la multa.
Il ragazzo si sente gli occhi di tutta la carrozza addosso, tenta di mantenere la calma andando a cercare nello zaino. Apre una tasca laterale.
– Trovato! – Esclama trionfante, sventolando davanti agli occhi dell’uomo il biglietto.
Il controllore inarca le sopracciglia stupito, prendendo il biglietto e andandolo a controllare.
– Benissimo. – Afferma freddo. Davide sospira di sollievo.
– Peccato non sia timbrato. – Aggiunge, sorridendo malignamente. Davide è incredulo, bocca socchiusa.
Stringe i denti, vorrebbe imprecare ma si trattiene, nel tentativo di impietosire l’addetto del treno.
– Stammi a sentire, non ho più voglia di storielle inventate, è tutto il giorno che le sento. Facciamo finta che questo treno non l’hai mai preso e scendi a questa fermata.
Suona come uno strano ricatto, ma se l’alternativa è pagare soldi che non ha, non può far altro che accettare in silenzio. Davide riprende in mano il biglietto non convalidato, mette velocemente via il proprio quaderno di appunti e si alza. Il treno frena bruscamente, provocando un fischio acuto e fastidioso.
Nessuno dei due aggiunge nulla. Le porte si aprono. Davide accelera il passo e, raggiunta l’uscita, non esita un secondo prima di scendere.
– Fantastico, in una stazione sperduta nella campagna toscana. Un sogno diventato realtà proprio. – Non riesce a non ammonirsi per la sua stupidità e sbadataggine. Si ferma, cerca di calmarsi.
Prende una boccata d’aria fresca: è diversa da quella di città, sembra più leggera e pulita, e porta con sé un odore di erba tagliata. Il treno riparte, interrompendo per l’ultima volta i romantici pensieri del ragazzo. Davide guarda quei vagoni allontanarsi, andare avanti per un centinaio di metri e poi sparire dietro ad alcune case.
Dalla tasca estrae il cellulare, la rete è appena sufficiente per fare una chiamata. Si guarda attorno, alla ricerca di un cartello che gli spieghi dov’è e a che ora passerà il prossimo treno. Trovato ciò che cerca poco più avanti, si ferma un secondo. Prossimo treno: domattina alle 7 e 17. Improvvisamente scoppia in una risata isterica, un po’ per la situazione in cui si trova e un po’ per il nome buffo di quell’insulsa stazione ferroviaria. In qualche modo, riesce a scaricare così la tensione.
Finalmente calmo, cerca in rubrica il contatto dei propri zii; non avendoli avvertiti del ritardo, potrebbero essere in pensiero per lui. Chiama.
Il telefono inizia a squillare. Davide inizia inconsciamente a camminare, dapprima avanti ed indietro, poi verso l’uscita della stazione. Nessuna risposta. Blocca la chiamata e riprova.
Scruta il paesaggio davanti a sé: la strada principale di quel paesino è circondata da piccole casette fatiscenti, una chiesa e una pizzeria ristorante. Le campagne circostanti, colorate a chiazze verdi e color paglia, rendono il tutto estremamente pittoresco. Questo paese potrebbe essere eletto a simbolo dell’Italia, tanto ne è rappresentativo.
– Manca solo la mafia – Commenta, restando in attesa di una risposta. Ad un certo punto si sente una voce:
– Pronto? – È sua zia.
– Ciao zia, sono Davide! Scusami se…
– Pronto? Ma come funziona questo coso?
– Zia? Mi senti?
Un vocione maschile in sottofondo commenta qualcosa di incomprensibile. Poi di nuovo sua zia Patrizia.
– …eh, ha detto: aspettare il segnale acustico. Ha fatto “bip” già!
Davide non riesce a capire. Secondi di silenzio.
– …ah! Sai cosa? È mica la segreteria? Ah!
Il ragazzo non riesce a trattenersi e sbatte il palmo della mano sinistra contro la faccia. In qualche strano esperimento con il telefono, sua zia ha lasciato registrato questo messaggio. Non può far altro che ridere di quelle disgrazie che si porta dietro, una dopo l’altra. Aspetta il segnale acustico e registra un breve messaggio, quindi chiude la chiamata.
– Ci sarà pure qualche taxi qui… – Commenta, forse cercando di farsi compagnia. Tiene il telefono in mano, finché non nota un cartello di cartone, sciupato dalla pioggia, con sopra un numero di una radio taxi. Chiama il numero appena vede un minimo di connessione disponibile.
Una simpatica musichetta parte nell’altoparlante a tutto volume, tentativo quasi riuscito di bucargli un timpano. Inizia ad essere più che irritato, trattenendosi solo perché è colpa sua se si trova lì. Una voce femminile, svogliata, interrompe quel jingle terrificante.
– Radio taxi buonasera, mi dica. – Un forte accento toscano segna ogni parola della donna.
– Buonasera, ho bisogno di un taxi… Sono in via… – Alza la testa, cerca un segnale qualsiasi ad indicare il nome di quella strada. Proprio a lato del ristorante, appena coperto dall’edera, lo trova. – Via Romeo Tommasetti, vicino alla stazione e alla chiesa per intenderci.
– Un momento solo. – Neanche il tempo di parlare e riparte quell’odiosissima musichetta che gli entra nel cervello. Davide stringe i denti e chiude gli occhi.
Passa più di un minuto, ma quel fastidioso mix di campanelli e cori di bambini continua a ripetersi. Chiunque abbia scelto, tra tutte le possibilità, quella canzone, dev’essere uno psicopatico.
Una voce diversa risponde di nuovo: – Siamo spiacenti, non troviamo la sua posizione, grazie e arrivederci.
– Grazie e arrivederci?!? Tutto qui?!? – Davide è sull’orlo di una crisi di nervi.
Poi, come per miracolo divino, una chiamata in arrivo. Numero non salvato in rubrica.
– Pronto? – La voce del ragazzo lascia trasparire una certa stanchezza.
– Pronto? Ciao Davide, scusa se ti disturbo, sono Valentina… la mamma di Nicolò, ti ricordi?
Serie: Il fresco profumo di fieno
- Episodio 1: Nel bel mezzo del nulla
- Episodio 2: Ci sono le maniglie dietro, lo sai?
- Episodio 3: Se tua mamma si fida…
- Episodio 4: Cielo stellato
- Episodio 5: Succo rossastro
- Episodio 6: Il mito delle metà
- Episodio 7: Nitrato di potassio
- Episodio 8: Lenzuolo color porpora
- Episodio 9: Il fresco profumo di fieno
Bell’inizio di serie, continuerò la lettura con piacere. Scrittura fresca, giovane, simpatica e divertente come il protagonista con cui si entra subito in empatia
Questo è il frutto della fine della mia adolescenza. Su questa piattaforma ha trovato casa e, aldilà di piccole correzioni, sto cercando di lasciare lo scritto sostanzialmente inalterato. Grazie per aver iniziato a leggere!
Un nell’inizio. Ho letto anche l’altro episodio che mi è piaciuto altrettanto. Li vedo invertiti. Questo appare come il secondo.
Grazie! Per quanto riguarda l’ordine è un po’ strano, io li vedo giusti (questo il primo), ma proverò a sistemarli
Ciao Gabriele, un bell’inizio, e come al solito scritto davvero bene: scivola via liscio liscio lasciandoci dentro il desiderio di conoscere il resto dell’ avventura.
Grazie per aver iniziato a leggere questa mia nuova serie!
Molto simpatico e divertente, l’atmosfera segue un ritmo musicale che lo fa scorrere come un gin tonic sorseggiato d’estate, very funny and fresh
Che bel commento, grazie!!