
Nel cuore della notte
Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno
- Episodio 1: L’arrivo e le altezze
- Episodio 2: Il coltello e i ricordi
- Episodio 3: Nel cuore della notte
- Episodio 4: Ombre rosse
- Episodio 5: Le parole nel buio
- Episodio 6: Il temporale
- Episodio 7: La visione
- Episodio 8: La rivista di poesia ermetica
- Episodio 9: La finestra dell’albergo
- Episodio 10: La prima accoglienza
- Episodio 1: Il solletico dell’assassino
- Episodio 2: Ingresso in camera
- Episodio 3: Prima di cena
- Episodio 4: Inizio della cena
- Episodio 5: L’arrivo a Praga
- Episodio 6: Vita con Edo
- Episodio 7: Delle carte utili e inutili
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Gustav si ritirò a casa intorno alle nove. Era distrutto. Lara lo accolse in pigiama, con un lungo bacio. Voleva che raccontasse, ma lui non aveva le forze. I due si misero a tavola, a occhi socchiusi.
«E a te» le disse «come è andata al lavoro?»
«Ho battuto a macchina, come sempre.»
«Le dita non ti fanno più male? Le dita, per favore. Vorrei vederle.»
«Lo sai che sono abituata. Perché ti preoccupi per le mie dita? Non mi fanno più male da un pezzo, ormai» e se le ritirò, nascondendosi parte della mano nella manica del golfino.
«Ha chiamato Ariele. Erano passate le sei. Dice di aver incontrato un vostro compagno del Cendrars, un tale… Stain Lopez, il quale non lo ha nemmeno riconosciuto, pensa. Ariele non poteva crederci. Era molto deluso e scoraggiato dall’incontro. Voleva parlartene per un parere, a quanto ho capito.»
«Che strano. Ariele e Stain erano inseparabili. L’ultimo anno li ricordo allo stesso banco, il secondo. Al primo c’erano Lara e Margot. Mi sembra di vederle.»
«Una compagna di classe col mio stesso nome? Perché non me lo hai mai detto?»
«Non c’è stato mai modo di parlartene» le fece Gustav, con disagio.
«E Margot? Un po’ ti piaceva, prima che sparisse? Dimmi la verità.»
«Non me lo ricordo, ma credo proprio di no. Non era il mio tipo, mi sa.»
«E allora chi ti piaceva? La sua compagna di banco, quella certa Lara, forse?»
«Il suo nome, ma soltanto perché è il tuo, non per altro. La chiamavano Laretta, come ogni tanto chiamo te, quando sono più in vena, di solito il sabato mattina.»
«Ma se non esistevo nella tua vita, come potevi conoscere il mio nome? Mi stai raccontando una bugia!»
«Il tuo nome mi piaceva perché ti apparteneva, anche se non ti conoscevo. Rimaneva il tuo, ed è lui che mi avrà portato a te. Ne sono certo.»
Lara gli sorrise, poi abbassò il viso, con una leggera tristezza.
«E Lara te la ricordi? Saresti in grado di descrivermela?»
«Un tipetto carino, niente di che.»
«Più di me?»
«Ho detto niente di che, ma che cosa ti prende, stasera?»
«Niente di cosa? E perché non cerchi di essere un po’ più preciso? Che cosa ti costa? Sei imbarazzato. Stai arrossendo, dovresti vederti.»
«Era meno alta di te e di me. Un bel tipetto, però. Nessun imbarazzo, è stanchezza.»
«Era un tipetto, intendi piccolina, ancora più streghina e adorabile, vero?»
«Forse, ma vicino a lei diventavo più alto e meno basso di come sarei apparso senza, ecco. È la verità.»
«Oh, rieccoci con le tue misurazioni. Non ti stanchi mai?» gli disse Lara, estraendo un piatto con un dolce rosa dal frigo, sul cui fondo staccava la brinatura dello zucchero a velo. Al primo affondo di cucchiaino suonarono al telefono. Gustav rimase fermo dov’era. Lei lasciò la cucina e andò a rispondere.
«Pronto?» fece lei, dal fondo del corridoio. Dall’altra parte il silenzio.
«Con chi parlo?»
«Sto cercando Gustav, l’avvocato. È in casa?» disse una voce grigia, dall’altra parte.
«Ed io?»
«Sono un suo compagno di classe della scuola Blaise Cendrars. Sezione B. Dica di Stain, per favore. Stain Lopez. Dovrebbe ricordarsi»
«Solo un momento».
Lara si precipitò in cucina, dove trovò Gustav afflitto, con le mani che si tenevano la testa, la bocca sporca di dolce e gli occhi chiusi.
«È Stain Lopez. Che cosa dico?»
«Digli che arrivo. Intrattienilo. Vorrei finire almeno il dolce»
«Non puoi finirlo dopo? E poi… non so come intrattenerlo. Meglio che gli parli tu.»
Quando Gustav raggiunse il ricevitore, dall’altra parte non c’era più nessuno.
Erano le dieci quando squillò nuovamente il telefono. Gustav si precipitò a rispondere. Sua moglie cercò una sigaretta dal pacchetto, l’accendino, la ceneriera.
«Oh, Ariele, finalmente. Dimmi tutto. Mia moglie mi ha accennato qualcosa. Mi ha detto che… a proposito, sei stato tu a dargli il mio numero, vero? Possibile che… insomma, non so come spiegarmelo. Lara mi ha detto che lui avrebbe richiamato qui, poco fa, chiedendo di me, ma quando sono arrivato al telefono non c’era più» e Ariele:
«Sapessi che effetto che mi ha fatto rivederlo dopo tanti anni. Eppure i suoi tratti sono rimasti gli stessi. Mi parlava unicamente di coltelli da sub, il nostro poeta, come un perfetto estraneo. Un cliente che entra per caso, trattandomi come un commerciante tra tanti che si incontra in un luogo di vacanza, o di morte, dove non si ritornerà più. Ma io sono andato giù dritto, con tutti i dettagli possibili. Soprattutto sul suo esame, sulla nostra vecchia classe, ma lui, caparbio com’è, si ostinava a non rispondermi. Gli ho detto di te, della tua professione, ma lui ha finto di non ricordare nulla. A un certo punto mi sono arreso e l’ho trattato come una persona comune.»
«Ma un poeta è una persona comune. Lo hai sempre detto anche tu.»
«Non ricordo di aver mai detto nulla del genere. Sarà che sto andando in confusione. Troppe cose non tornano.»
«Credi che dobbiamo cercarlo? O aspettare una sua prossima mossa?»
«Direi che tocchi a noi fare un passo verso di lui. È possibile che se lo aspetti. Gli ho parlato in diversi momenti di Margot, per studiare una sua reazione, ma lui era interessato solo ai coltelli e a niente altro. Gli ho ricordato che era uno degli ultimi ad averla vista, ma lui ha continuato ad alzare il suo muro, fissando la vetrina.»
«All’epoca era una ragazzina, chissà adesso, sempre se non sarà morta – se morta ragazza è un conto, ma se morta più avanti, chissà dopo quante sofferenze, inflitte da sola o subite da qualcun altro, non possiamo saperlo. Ma in fondo… che cosa cambia il tempo di morte o di vita, se alla fine si ritorna nell’ oblio, in qualsiasi momento tu svanisca, o decida di eclissarti per una volontà oscura, ignota persino a te stesso. Stain potrebbe sapere molte più cose di Margot, e di quel periodo astratto ma insieme bellissimo, che non ha trovato il coraggio di confidare a nessuno, e che insieme a due vecchi compagni di classe appena ritrovati, non so… potrebbe sciogliersi, dirci cose che non ci aspetteremmo mai di sentire da lui, e che non riesce a tenersi dentro, dopo tanti anni, poi. Parlandone con le persone giuste potrebbero cambiare la loro intensità.»
«Con me» gli disse Ariele «è stato un muro.»
«Intanto perché, invece di divagare sul passato, non ci vediamo domani? Per pranzo, dopo il tribunale. Che ne pensi? Passo a prenderti al negozio?»
L’altro non gli rispose, ma il suo silenzio fu eletto come un sì. Succedeva spesso.
Una volta a letto, al buio, Gustav e Lara si parlarono poco, prima di addormentarsi. Avevano molto sonno – forse anche paura. Nel cuore della notte suonò il citofono. Lara sobbalzò. Gustav scattò in piedi, convinto che la citofonata notturna avesse un’attinenza con il soggiorno delle bambine dalla sorella di sua moglie, dove trascorrevano lunghi periodi dell’autunno e dell’inverno, in compagnia di cugine e cugini coetanei, e di tanti compagni della loro nuova scuola.
«Sono Stain Lopez. Mi riconosci?» gli fece una voce metallica, inquietante.
«Che cosa ci fai qui? Lo sai che ore sono?» gli disse Gustav, alquanto risollevato nel trovare il suo vecchio compagno e non un emissario di qualche presunta disgrazia, come a primo impatto aveva temuto.
«Ti ho chiamato stasera, dalla mia camera d’albergo. Ha risposto tua moglie. Poi la linea ha subìto delle interferenze, fino a cadere del tutto. Ho fatto diversi tentativi ma non sono più riuscito a trovare il numero libero. Ecco perché ho deciso di venire sotto casa a parlarti di persona, ma non credevo fosse tardi. L’orologio l’ho dimenticato in camera.»
«Puoi anche salire» mentre Lara gli si avvicinò, con un volto spettrale, allungandogli una mano alla nuca.
«Chi era?»
Lui si girò, pigiando il tasto del citofono.
«Stain Lopez. Ha bisogno di parlarmi. Non mi andava di mandarlo via. Tu vai a dormire; farò presto» le disse lui, con un tono delicato, ma non remissivo.
«Parlarti a quest’ora? A me sembra assurdo, Gustav!»
«Ho risposto per scongiurare che non fosse avvenuto nulla di brutto alle bambine, altrimenti sarei rimasto col dubbio per tutta la notte e non avrei chiuso occhio, e di conseguenza nemmeno tu.»
«Ma come vedi non è successo nulla di grave che le riguardi. Ne ero certa. Non c’entrano proprio nulla le bambine. Mia sorella è sempre molto attenta, e per qualsiasi evenienza avrebbe usato il telefono – la scelta più logica – e non si sarebbe precipitata qui, senza prima avvertirci. Non ha nemmeno la macchina, tra l’altro.»
«Non si manda via un vecchio compagno di classe nel cuore della notte. Non è da me allontanare i vecchi amici, nemmeno quelli che non sento più da anni e poi… ci saranno delle ragioni che lo avranno portato qui, lo capisci?»
«Non dovevi aprire e basta!» gli disse Lara, col viso afflitto.
«Vai a riposare, per favore. È tardissimo.»
Lei lo fissò con grande rabbia, senza aggiungere altro. Il tempo di avvertire i passi sulle scale, che ritornò in camera da letto.
Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno
- Episodio 1: L’arrivo e le altezze
- Episodio 2: Il coltello e i ricordi
- Episodio 3: Nel cuore della notte
- Episodio 4: Ombre rosse
- Episodio 5: Le parole nel buio
- Episodio 6: Il temporale
- Episodio 7: La visione
- Episodio 8: La rivista di poesia ermetica
- Episodio 9: La finestra dell’albergo
- Episodio 10: La prima accoglienza
Lara appare alquanto sconsiderata a tavola, imbastendo un dialogo dettato da immotivata gelosia, come spesso accade a noi donne. Trame che sappiamo ordire dal nulla, senza nemmeno avere il filo giusto per farlo, eppure ne siamo maestre! Poi, sembra riprendersi e, nell’ultima parte del racconto pare essere quella più saggia fra i due, suggerendo l’errore al marito. Non si apre casa a uno ‘sconosciuto’ in piena notte. Apprezzo molto, in questo senso, il fatto che i tuoi personaggi non siano perfettamente uguali a se stessi, quanto piuttosto mutevoli e cangianti. Come gli esseri umani, essi cambiano di opinione e hanno ciascuno, caratteristiche positive e negative. Pregi e difetti.
La mutevolezza che tu hai colto nei personaggi, nelle loro scelte, intenzioni, anche solo nei loro gesti, registri o piani di ascolto, rappresenta la loro voce più autentica, il loro nucleo e personale lineamento. In questo loro dinamismo psichico si regge la vita segreta della storia, ma nello stesso tempo anche la sua morte.
Ti devo un impegno: quello di ‘correre’ e portarmi al pari. Non posso pensare che ai miei dubbi, forse, ci siano già risposte pronte 🙂
Perfetto. Posso dirti che troverai soprattutto domande aperte… Le stesse che mi attanagliano per ogni singolo passo dentro la storia.
Il personaggio di Stain è immerso nel mistero, il che lo rende affascinante e inquietante allo stesso tempo.
La scena finale è molto evocativa, grazie all’atmosfera che hai saputo ricreare. Inevitabile chiedersi il motivo di questa visita nel cuore della notte, oltre a concordare con Lara sul fatto che Gustav non avrebbe dovuto far salire il vecchio amico.
Aspetto il seguito.
In effetti tra le varie ombre che infittiscono gli eventi, si potrebbe pensare all’interesse per Lara, la moglie che il poeta ha adocchiato quando era seduto in gelateria, senza però riconoscere che si accompagnava al vecchio compagno di classe. Il primo snodo, su cui mi sto dibattendo, è se considerare Lara pretesto per Gustav o viceversa o se nessuno dei coniugi rappresenti il vero obiettivo della sua visita. Il suo arrivo con un coltello lascia molti dubbi, che potrebbero restare anche irrisolti, almeno per una buona parte della stagione. Speriamo di uscirne vivi, non solo da quella notte ma dalla storia nel suo insieme. Ancora grato della tua attenzione.
Tipetto strano questo Saint Lopez, sono curiosa da sapere cosa ha da dire. Mi piace il mistero che sei riuscito a creare, l’ho avvertito in diversi passaggi, soprattutto mi ha incuriosita la vecchia Lara, compagna di Gustav, e di nuovo la sua fissa per l’altezza…mi stai davvero incuriosendo!
Posso confidarti di sentirmi esattamente sul tuo stesso piano nei confronti di questi giochi di ombre. Vorrei spingere al massimo questo grado di sospensione, finché possibile, e non definire ancora con esattezza dove sia il luogo rassicurante e dove sia il minaccioso. Non lo so ancora. Ci sarà poi un momento in cui dovrò operare delle scelte. O forse… la minaccia potrebbe essere qualcosa che si pone al di là della storia, e appartenere quindi alla sua modalità di condurla, sentirla e protrarla, al di là di ciò che vi accade. Chissà. Devo pensarci. Preziose e stimolanti le tue suggestioni: te ne sono davvero grato. Alla prossima.
“«Puoi anche salire» mentre Lara gli si avvicinò, con un volto spettrale, allungandogli una mano alla nuca.”
Brividi!
Sai che questo passaggio mi ha dato la tua stessa sensazione? Nelle varie fasi di rilettura e revisione ho avvertito già nel gesto di Lara qualcosa di oscuro, quanto lo è stato l’arrivo inatteso del compagno di classe nel cuore della notte. Vedremo cosa accadrà. Grazie ancora.