Niente e tutto

Serie: Ali-morte


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Vivian muore. Investita da una frana di detriti scagliati da chi avrebbe dovuto garantire la loro integrità. Mellea si ritrova senza più ragioni per continuare a sperare. Ma il tanto odiato essere umano le dimostra che un modo si trova sempre, un sentiero nascosto da rovi affilati.

Un corpo perfetto, solo qualche graffio che può essere curato con del nettare scadente e annacquato, la piccola fata allunga una mano come a tentare di coprire con l’effetto della prospettiva quella dolorosa assenza, ma il lago dorato non lascia dubbi.
Mel viene colpita da un attacco di singulti incontrollabili, le sue mani sono finite in bocca, sembra volersi strappare la mandibola e dagli occhi spalancati non scendono lacrime.
In mezzo ai singhiozzi si avverte un suono acuto, un’unica nota costante.
Sotto delle foglie macchiate dalla linfa della fata decapitata brilla debolmente qualcosa color oro.

L’uomo si fa nuovamente piccolo, Mellea si lascia cadere dalla radice strappata, non riesce a vedere nient’altro che la mancanza di qualcosa di tanto importante come la testa della sua amata.
Il collo tranciato mostra impunemente i muscoli recisi, un pezzetto d’osso della colonna vertebrale sporge volgarmente. L’urlo nella mente di Melli diviene reale, l’uomo piumato non trova niente di meglio da fare che abbracciare quella fata urlante.
Ripete come una nenia qualcosa, lo spirito rende comprensibili quelle parole, ma solo una volta: «Perdonaci. È tutta colpa nostra.»
L’ululato di Mel perde lentamente forza. Le mani afferrano il braccio sul petto e stringono per ferire, per sfogare la rabbia di quella perdita, di quelle perdite.
Lo spirito dell’aria si stacca dalla schiena dell’umano e solleva le foglie macchiate di preziosa linfa.
«La piccola è debole, ma ancora vitale.» lo sussurra alla fata disperata.
«Dì all’uomo di salvare la piccola!» il suo è un ordine perentorio.
Mellea avanza decisa, solleva il cranio del suo unico amore e senza versare una singola lacrima la bacia e la stringe a sé. Poi delicatamente estrae la debole luce dorata racchiusa in una piccola sfera morbida. Il flebile e tremulo lume viene affidato alle mani di quella odiata creatura piumata.
«Salvala.» comanda posando delicatamente la testa a terra e carezzando i sottili capelli argentati.
L’essere umano guarda la nuvola vorticosa che traduce le parole in grugniti che riesce a capire.
Mellea indica il cielo: «Serve la luce della Luna, con i tuoi poteri potresti donarle l’energia necessaria a nascere e vivere.»
Quando finisce la traduzione, lo stregone guarda la fata negli occhi, sposta poi lo sguardo su di un cielo nero, oscuro e senza stelle. Nelle sue mani la pallina si stava raffreddando e spegnendo. .
Si rivolge al silfo pronunciando due suoni rauchi, ma decisi e scompare provocando una folata di vento. La fata cade in ginocchio ed inizia un pianto silenzioso dove ingoia ogni singhiozzo, cela ogni singulto.
«Ha detto che torna subito.» lo spirito fatto di nuvola si muove in una danza leggiadra di spirali vaporose.
«Siamo mortificati. Non ci aspettavamo una simile reazione. Le marionette di solito vengono utilizzate in caso di guerra, di invasione. Noi volevamo solo un colloquio amichevole con un vostro rappresentante. Ci sentiamo responsabili della vostra perdita»
Il silfo dava l’impressione di prostrarsi umilmente.
«Lo siete.» Il verdetto spietato non sorprende il silfo, ma il rancore non è per l’intruso umano o lo spirito elementale, Mellea ha nelle orecchie ancora quella risata poco principesca e assolutamente noncurante delle sorti di due inutili operaie non specializzate.
Lo spostamento d’aria è diventato un segno distintivo dell’andirivieni di quello strano uomo. I capelli vengono scompigliati con una certa violenza, la testa si sposta opponendosi alla corrente d’aria e Mellea chiude gli occhi, perché è sicura di aver perso ogni cosa, evita persino di respirare.
Parole sconosciute concitate, alle orecchie della fata suonano tremolanti, forse commosse.
Si copre il volto, le lacrime iniziano a scendere: non ha più nulla, ha perso ogni cosa per un capriccio, uno stupido desiderio improvviso e insensato.
Scusascusascusascusa.
Un vagito acuto seguito da un colpo di tosse in miniatura o forse era uno starnuto. .
La fata manda un baluginio emozionale dall’intero corpo, si gira di scatto aspirando l’aria rumorosamente, le lacrime raddoppiano sia in frequenza che in dimensioni.
L’uomo piumato tiene in braccio un esserino scuro.

Lo spirito lo raggiunge, vorticando velocemente attorno alla nuova vita. Sussurra parole che Melli non comprende, ma lei anela di sentire il peso di quel frutto prematuro e sfortunato, allunga le mani e piange forte, fregandosene di apparire sciocca e debole.

«Nella mia lunga vita, non ho mai visto niente del genere mio splendido spirito della natura Mellea: in una simile nottata i nascituri si dissolvono, tornano nel mondo dei sogni e delle idee, ma con questo stregone ho imparato a non stupirmi più di nulla. Non so dirti se una creatura tanto speciale possa essere accettata dagli altri spiriti, ma se le insegnerai a valorizzare i buoni sentimenti, potresti ritrovarti con qualcosa di unico.»
Il silfo solleva la piccola creatura porgendola alla fata singhiozzante con la delicatezza di una brezza primaverile.
«Vieni qui. Vieni qui da me piccola Ninì, è così che ti voleva chiamare la tua mamma e il tuo nome completo sarà Nimue» Mel stringe delicatamente quella creatura: ha notato la folta chioma morbida, strana e nera e l’assenza di ali, ma sono particolari poco importanti, assolutamente trascurabili. La piccola fata, nata durante una Luna atroce e nera, settimane prima della normale schiusa di ogni idea gioiosa e per di più orfana di chi aveva reso reale quel sogno, emette il suo primo sorriso, un suono tanto bello ed emozionante che Mellea s’accende di una luce arancione tramonto.
L’essere umano, autore di orribili tragedie e di stupefacenti miracoli, si rivolge allo spirito nuvola, pur essendo versi primitivi, la sua voce assume un connotato nuovo, quasi familiare e rassicurante per Mel.
Lo spirito parla: « Spostiamoci su una pietra del cerchio, lo stregone aprirà il passaggio riportandovi a casa. Qui non è sicuro per voi.»
Mellea fa un cenno affermativo con la testa, poi inizia a gesticolare con la mano libera, indicando il corpo della sua Vivian e portandola alla bocca. Ripete meccanicamente quel gesto, punta l’essere umano piumato, poi sposta il dito sul cadavere del suo amore e infine indica la bocca.
«Ti prego, prima che sia troppo tardi, digli che prenda con sé la mia Vivi, che ne custodisca l’essenza… altrimenti l’avrò perduta per sempre.» Mel si rivolge alla nuvola antropomorfa.

Continua...

Serie: Ali-morte


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

    1. @LauraLaStella Questo è un racconto delle origini…
      Il protagonista della storia non sarà lo stregone o la fatina rimasta, tutto ruoterà attorno alla figura della piccola e mi occorreva un evento particolare che sottolineasse una nascita fuori dal comune. Ma sono contento di averti fatto girare la testa verso questo mondo fatato e crudele. ❤️Grazie mille Laura!