
Non vedo più
Da piccola gli adulti con gli occhiali mi chiedevano di leggere cartelli lontani e poi si congratulavano con me per la vista eccellente di cui ero dotata. Guardavo lontano. Gli uccelli, gli alberi, le foglie e gli insetti, vedevo tutto. C’era una bambina con cui giocavo, lei non vedeva bene come me ma io la guidavo, le portavo vicino le cose per fargliele osservare meglio. Lei era sempre un po’ pensierosa e a volte già faceva discorsi da adulta, ma io la facevo sempre ridere e divertire. Non mi piaceva studiare e facevo tutto superficialmente, lei passava le ore sui libri, concentrata. “Se leggi così tanto poi ti fanno male gli occhi” le dicevo, “è importante studiare, per il futuro” rispondeva sempre.
Ci separammo per le scuole medie ma ci ritrovammo al liceo, stessa classe, finalmente riunite. Liceo Classico: latino, greco, filosofia. Lei era brava in tutto. A me piaceva la storia, guardare indietro per guardare avanti, i miei occhi funzionavano ancora bene. Lei invece indossava degli occhiali spessi. Con il passare del tempo le ore sui libri e sui dizionari di lingue aumentavano, erano scritti così piccoli, ma per i miei occhi non erano un problema. I risultati delle prime verifiche arrivavano e i miei voti raramente superavano il cinque, i suoi erano perfetti. “Quanto hai preso a latino?” “Quattro e mezzo, mezzo voto in più dell’ultima volta” “andrà meglio vedrai”. Ma il tempo passava e nulla andava veramente meglio. “Com’è andata alla versione?” “Non so, non riesco a leggere bene il voto, è un pò sfocato, che dice?” “Quattro”. Il mondo infatti iniziava a farsi sfocato, mi consigliarono degli occhiali per vedere le cose lontane. La mia amica alternava giorni in cui metteva le lenti a contatto ad altri in cui teneva gli occhiali. Da lontano vedeva meglio di me. Un giorno tutto il mondo rimase un po’ cieco alla notizia di una malattia contagiosa per la quale dovevamo restare in casa per due mesi interi. Due mesi di cecità. Tutto era nero per me, non vedevo nulla, ero spaventata. Le lezioni online andavano avanti e io non le vedevo, non vedevo più i libri, i voti e neanche la mia amica. Ma la vista tornò. Questa volta però avrei dovuto indossare sempre gli occhiali. La maturità era stata più semplice per noi e passò senza lasciare traccia alcuna.
Iniziò l’università, io e la mia amica seppur in contatto avevamo preso due strade diverse. I miei occhiali si facevano più spessi esame dopo esame, fallimento dopo fallimento. Lei invece smise addirittura di usare le lenti, non ne aveva più bisogno diceva, ci vedeva bene. Per lei la laurea era arrivata in orario, giusta e precisa. Io ero in alto mare, ormai vedevo tutto sfocato. Sfocati erano i libri, gli amici, la famiglia, vividi erano i cambiamenti nel mondo, le ansie e le guerre. Lei ora guarda lontano, riesce a osservare i più piccoli dettagli, le sfumature dell’universo, vede il futuro. Io, invece, in piedi al centro del nulla, non vedo più.
Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Cara Valeria, il tuo racconto è un vortice in cui ci si inabissa, mentre al contempo se ne esce. Dà moltissimo cui pensare.
Molto bello. Fa riflettere molto su certe situazioni che la vita ci presenta e il modo in cui possiamo reagire ad esse.
Complimenti!
Una metafora, questa della vista, che racconta di ottimismo che si perde, di certezze che svaniscono, di fiducia in sé stessi che non trova più appigli, e di smarrimento. Conosco queste sensazioni, come le conosciamo un po’ tutti, ma in giovane età vanno combattute e una motivazione va ritrovata. Per forza.
Hai descritto tutto questo davvero bene, un bel racconto. Grazie per averlo condiviso.
Davvero molto bello: un racconto dal significato allegorico profondo, che, inevitabilmente, suscita delle emozioni nel lettore.
Brava!