Nonna Madge

Serie: La madre del drago


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: "Ho preparato mio figlio ad essere re di questa Inghilterra. Non mi è venuto in mente niente di meglio per salvargli la vita. " (Margareth Beaufort)

(1503)


Del mio amore, non si parla.

Neanche sapevo, di averne una tale riserva.

È stata una sorpresa, quasi un miracolo, scoprire che i figli di Henry, i miei nipoti, erano davvero felici di passare del tempo con me.

Arthur, il più grande, ha quasi quindici anni, adesso. Schivo, abbastanza da essere un buon poeta; ma l’erede al trono di un paese in crescita come questo?

Suo padre ha combinato il suo matrimonio con la figlia di Isabella e Ferdinando.

Una Trastàmara! Figurarsi! Quelli sono tutti matti!

Henry dice che sugli York giravano voci anche peggiori, all’epoca in cui combinai il suo matrimonio con Elisabeth.

Un affarone! Non ho ancora finito di sistemarle tutti i fratelli, a quella!

Però sono tutti bravi ragazzi, grandi lavoratori. E, quel che più conta, di questi tempi: gente fidatissima.

Somiglia a mio padre, Arthur: è dolce, delicato, quasi femmineo. Ama le lingue, e sogna la Crociata. Henry vorrebbe che fosse più forte, che chiacchierasse meno, che si emozionasse nell’agitare una spada. Ma Arthur sospira spesso, e ama tutto ciò che è fragile, e bello, e precario.

Da piccolo, poteva piangere per un fiocco di neve che si scioglieva al calore della sua mano. Tratta i cuccioli di cane come fossero neonati.

Quella Trastàmara gli mangerà il cuore, gli prosciugherà le forze.

Henry vorrebbe che Arthur fosse più forte, e Margareth lo fosse un po’ meno.

Di Henry, invece, non riesco a capire cosa pensi.

Sono felice di avere avuto solo un figlio. Non avrei saputo confrontarmi con questo segreto, che si annida nello spazio dell’amore tra un figlio e un altro.

Si crede sempre che sia la loro natura a richiedere un diverso modo di amarli. Diciamo a noi stessi che agiamo per proteggerli dal mondo che li aspetta; invece, è proprio il mondo che temiamo, quello che le nostre azioni finiscono per creare.

Almeno, questo è ciò che è accaduto a me.

“Nonna Madge!”

“Dimmi, Henry.”

Henry è il mio preferito.

Ormai ha quasi dodici anni. È alto, per la sua età. Somiglia a sua madre, non a me. È astuto, svelto, ostinato. Sarebbe forse un re migliore di Arthur, perché sa prendere decisioni impopolari. Ma se si intestardisce è capace di mandare a fuoco il mondo, con tutti noialtri dentro.

“Nonna, è vero che mio padre è re per merito tuo?”

“Questa dove l’hai sentita, scimmietta?”

In piedi accanto al tavolo, accavalla le gambe. Una posa da adulto, per la quale le sue ossa non sono ancora adatte. Sembra una cavalletta pensierosa.

“Eh… Tuo padre era l’uomo giusto al momento giusto…”

Sorride. Piccola canaglia. Non si rassegnerà fino a quando non avrà avuto una risposta.

“E chi aveva reso giusto il momento?”

Scoppio a ridere.

Si stira, sorridendo soddisfatto.

Non gli serve molto, per farsi un quadro della situazione.

È svelto, l’ho detto.

“Andiamo a vedere i cavalli?”

“Milady, Milady!”

“Che succede, Peter?”

“Margareth si è infilata di nuovo nel recinto!”

“Santo cielo, Peter! Com’è possibile che riesca sempre a fartela sotto il naso?”

“È troppo furba, Milady…”

“Almeno i cavalli la riconoscono! Con tutto il tempo che passa tra loro, mi sorprende che non tentino di montarla…”

“Milady!”

“Ma che fai, ti scandalizzi! Bada a tirarla fuori da lì, prima che la vedano!”

Henry mi sgroppa via di lato, in soccorso alla sorellina, con una risata che pare un nitrito di gioia.

Se solo avessi potuto vedere suo padre, quando aveva l’età giusta per divertirsi con l’istinto di un bambino.

“Nonna Madge! Nonna Madge!”

“Su, bambina, da brava: fermati un istante, se vuoi parlare con me…”

“Nonna, che significa essere morto?”

“Mia cara, chi ti dice queste cose?”

“Henry. Dice che tutti muoiono. Ma quando gli chiedo cosa significa, non vuole dirmelo.”

“Forse non sa come spiegartelo.”

“Allora perché mi disturba con queste cose?”

“Non saprei dirti, mia cara.”

Margareth è indomita, frenetica, una guerriera. Sta sempre correndo, saltando, schizzando fango su qualcuno, rovesciando insulti su qualcun altro…

Non so proprio come faremo, quando verrà il momento di darla in moglie a qualcuno. Quel poveretto si romperà la testa nel ferro in cui è forgiata.

Non ero d’accordo quando hanno voluto darle il mio nome. Temevo tutta la forza che, rimasta

inespressa nel mio corpo, avrebbe potuto rovesciarsi nel suo, per le vie misteriose del sangue, che il nome porta a destinazione.

A quanto pare, avevo ragione.

So che non sarò qui per sempre.

Non potrò proteggere Arthur dalla moglie che sceglieranno per lui, né dalla sua fragilità. Sarà un re terribile, questo è certo.

Margareth ha una natura focosa, troppo, per una donna. Forse verranno tempi migliori, per le donne come lei. Ma ne dubito. La forza genera paura, e nessuno può amare davvero ciò di cui ha paura.

Henry… Non so dire nulla di lui. Lo amo troppo.

Una volta Elisabeth Woodville mi disse che avrebbe voluto essere un mostro come me, per poter salvare quelli che amava.

Capisco cosa intendeva dire. Ero fiera della mia mostruosità, che li teneva al sicuro, in un mondo di mostri.

Ho preparato mio figlio per essere re di questa Inghilterra. Non mi è venuto in mente niente di meglio, per salvargli la vita.

La mia peggiore nefandezza è proprio quest’amore, pe

rché m’impedisce la lucidità, privandoli della mia saggezza.

Ora sono vecchia, e li amo, tutti.

Infinitamente, li amo.

Di più, non posso fare.

Serie: La madre del drago


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Discussioni

  1. Ho notato due diverse situazioni all’interno dell’episodio: la staticità quando la donna guarda l’uomo e la dinamicità quando la donna guarda l’altra donna, la sua pari. Leggere la prima metà è come ammirare un quadro. Una madre e nonna quasi accovacciata con questi maschietti che le girano attorno e nei pensieri e lei che ha un unico scopo nella vita che è quello di proteggerli dalla morte, dalle donne e dalla vita stessa. Leggere la seconda metà del brano è invece come risvegliarsi da un lungo torpore. Come se scoppiasse la vita. Una sola bambina che irrompe e sposta l’attenzione su di sé. Devo dire un’ottima costruzione, una piacevole lettura. Tu, sempre bravissima.