
NOTTE IN VILLA POLANO-BANCA
Serie: L'EREDITÀ DEI RUFO-MONTE
- Episodio 1: IL CUGINO CALOGERO
- Episodio 2: QUEL TRENO PER SOLANELLA
- Episodio 3: NOTTE IN VILLA POLANO-BANCA
- Episodio 4: SEQUESTRATI
- Episodio 5: L’IMPELLENZA
- Episodio 6: LE INFORMAZIONI
- Episodio 7: VOLO MOVIMENTATO
- Episodio 8: UN VIAGGIO IN ELICOTTERO LEGGERMENTE MOVIMENTATO
- Episodio 9: IL DOCUMENTO
STAGIONE 1
«Grazie per aver inviato il tuo autista fino a casa Stanislao. Non sai quanto ti sono riconoscente.»
«Figurati, non ho fatto nulla di che. Mi dispiace solo che per arrivare a Solanella manchino abbastanza chilometri. Ma in fin dei conti, potevate percorrere una distanza ancor più lunga senza il mio intervento.»
Dopo la surreale giornata vissuta alla stazione, Giovanni e Calogero avevano ricevuto il provvidenziale aiuto di Stanislao Polano-Banca, amico di Giovanni e anch’egli erede di una importante famiglia di Pertossano, città posta ad una ottantina di chilometri dalla città natìa di Giovanni, e a ben duecento chilometri da Solanella. La distanza era incredibile, è vero, ma sempre meglio ottanta chilometri in meno che ottanta chilometri in più da percorrere, alla fin fine.
«Hai ragione. Ancora non mi capacito della scena vissuta da me e mio cugino in stazione. Quell’uomo era ubriaco probabilmente, oppure lo pagavano appositamente per far girare le scatole alle persone.»
«Il bello è che tutte le tratte per Solanella sono bloccate. Non c’è un treno che arrivi lì, neanche a pagarlo milioni» intervenne Calogero puntualizzando come sempre.
«Ora siete qui, e questo è l’importante. Quando ripartirete?» chiese Stanislao.
«Domani mattina presto. Abbiamo ancora molti chilometri a dividerci da Solanella e non possiamo perdere altro tempo» gli rispose Giovanni.
Seduti nel giardino all’italiana della bellissima villa di Stanislao, i tre parlarono per qualche ora del motivo per cui Giovanni aveva chiesto il suo aiuto. Poi, una volta accordatisi per ulteriori brevi soluzioni, passarono ad altri argomenti.
«Dimmi un po’ Giovanni, sei sposato o fidanzato?»
«Nulla. Sono solo…»
«…come un cane» sottolineò il cugino, seduto proprio di fianco a lui su di una comodissima poltroncina bianca in pelle. Giovanni lo guardò storto: «Certo che hai una delicatezza nel dire le cose, Calogero, che il Presidente della Repubblica in confronto mi sembra Myke Tyson.»
«È la verità» replicò imperterrito il cugino.
Percepito il crescente fastidio del suo amico, Stanislao cercò di smorzare i toni e catalizzare verso di sé l’attenzione di Giovanni.
«E come mai sei solo? Non hai trovato la tua anima gemella?»
«Tu credi nell’anima gemella Stanislao?»
«Certo, credo che ci sia una ragazza o un ragazzo per tutti gli esseri umani prese
«Tu sostieni che sulla Terra ci sia un’anima gemella per ognuno di noi quindi. Ho capito bene?»
«Hai capito perfettamente.»
Giovanni sorrise amaramente.
«Allora la mia sta su qualche altro pianeta.»
Calò prepotentemente un silenzio, nell’ambiente, rotto soltanto dal vento che spostava qualche foglia a terra.
La battuta di Giovanni, per quanto divertente potesse essere, non era certamente detta con tono scherzoso ma con amarezza e tristezza. La sua era una sensazione difficile da spiegare e da descrivere.
«Ti fa ancora male il fatto di Giulia?»
Giovanni lo guardò fisso, senza fiatare.
«Sì» gli rispose. «Non sai quanto.»
Abbassò la testa per nascondere gli occhi che iniziarono a lacrimargli. Li sfregò in modo veloce, cercando inutilmente di non far capire nulla a suo cugino ed al suo amico. Poi iniziò a spiegare: «Dopo alcuni giorni dal suo rifiuto, ho scoperto che ci aveva provato con Benedetto. Gli aveva detto che le dispiaceva avermi risposto male, di avermi, forse, offeso con la sua risposta non tanto gentile.»
«Almeno non si è dimostrata insensibile.»
Giovanni sorrise ancora amaramente.
«Del senno di poi son piene le fosse, Stanislao. È inutile preoccuparsi dopo, e con un’altra persona, tra l’altro. Perché io, personalmente, le sue scuse, non le ho ricevute, né tanto meno mi ha chiesto come stessi. Allora a cosa mi è servita questa sua ”sensibilità”? A nulla.»
Si appoggiò allora con la schiena alla poltroncina.
«Considera che quello di Giulia è stato solo la punta dell’iceberg. Prima di lei vi sono stati altri rifiuti.»
«Per questo motivo non ti ho mai visto con una donna» commentò Calogero guardando il consanguineo.
«Preferisco non provarci nemmeno.»
«Forse ti sbagli, è sempre meglio provarci che non fare nulla» ribatté l’uomo.
«È sempre meglio non avere né delusioni né illusioni, evitando così di rimanerci male ogni volta, Stanislao. L’ho capito grazie a loro, grazie a Giulia. Quando leggo frasi, o vedo scene nei film, oppure ascolto canzoni incentrate sull’amore, mi sembra che siano tutte cose inutili e senza senso, finte.»
«Ti ricordi il testo di ”Ti ho cercata ovunque”?»
«Certo che me la ricordo» rispose Giovanni. Poi, iniziò a declamare i versi del brano:
«Ovunque ti ho cercata
Perché con tutto il cuore ti ho amata
Di notte pensavo al tuo viso intensamente
Eri la mia luna e le mie stelle
Ti ho cercata con tutto me stesso
Ti ho trovata, ma ti ho persa in un sol attimo
Pensavi già ad un altro
Mentre io, inutilmente, pensavo a te»
«Bellissime parole» commentò immediatamente Calogero, divenuto sempre più un tutt’uno con la poltroncina.
«Già, bellissime ma inutili.»
Trascorsero la notte a discutere della famiglia di Stanislao, delle sue proprietà e di tanto altro finché, arrivata la mezzanotte, Giovanni si accorse dell’ora e decise di andare a dormire, seguito dal fedele cugino e dall’amico.
Il giorno dopo, alle 6:30, i tre erano nuovamente in piedi e attivi. I due cugini erano già pronti per ripartire e, dopo tutti i convenevoli, salutarono Stanislao, ringraziandolo di cuore per il prezioso aiuto dato loro.
«Non so come ringraziarti. Mi ha fatto piacere ricevere una mano da te e chiacchierare del più e del meno.»
«Anche a me Giovanni. Cerca di raggiungere il notaio Letame…»
«Ciarpame…» lo corresse immediatamente Calogero.
«Ciarpame giusto, e firma quell’atto. L’eredità è tua e quelle iene dei tuoi parenti non possono sottrartela con l’inganno.»
«Lo so, è per tale ragione che ci muoviamo così in fretta. A proposito, il tuo autista dov’é? Doveva già essere qui per portarci in stazione.»
«Vi aspetta davanti l’entrata della villa.»
«Va bene, allora grazie di nuovo Stanislao. Il tuo aiuto è stato fondamentale per la nostra missione.»
Stringendosi la mano e guardandosi dritti negli occhi, si salutarono. Calogero e Giovanni si diressero verso i cancelli della villa e, giunti lì, salirono a bordo della vettura messa a loro disposizione. Una volta partiti, percorsero alcuni chilometri, ma qualcosa non quadrava.
«Scusi ma, che io sappia, questa non è la strada per la stazione.»
«Stai zitto Giovanni! L’autista conoscerà sicuramente qualche scorciatoia.»
«Una scorciatoia? Ci sta portando indietro se non te ne sei accorto, brutto gorilla che non sei altro.»
«Tuo cugino ha ragione, questa non è la strada per la stazione di Pertossano» affermò l’uomo al volante. Poi, attraverso un brusco e improvviso movimento col freno a mano, bloccò l’auto e chiuse gli sportelli dall’interno pigiando su un pulsante.
«Questa è la strada in cui creperete stamattina.»
Per un attimo i due passeggeri rimasero confusi da quella risposta.
«Calogero scusami ma ho sentito bene? Il signore ci ha appena detto che creperemo qui questa mattina?»
«No, ha detto che ha crepato una ruota.»
«Le ruote non si ”crepano” ma si bucano, idiota! Ma vivi in una giungla per caso?»
«E allora ha bucato una ruota e ha commentato l’imprevisto dicendo che creperemo qui, ma metaforicamente. Dovremo soltanto aspettare che aggiusti la ruota.»
«La ruota te la faccio ingoiare a brandelli, gorilla del Borneo. Forse non avete capito che siete sotto sequestro.»
Detto ciò, l’uomo tirò fuori una pistola e la puntò verso Giovanni che, fiero e senza timore disse:
«Può puntarla verso mio cugino gentilmente? Mi fa una certa impressione vedere un’arma puntata su di me.»
«Va bene, come vuole.»
«Grazie mille, lei è proprio un bravo sequestratore.»
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- Episodio 9: IL DOCUMENTO
Ciao Alfredo! Questo episodio è decisamente più introspettivo rispetto agli altri due, pur mantenendo la sua componente surreal-umoristica. Qui tratteggi un (non) passato sentimentale del protagonista, che è sempre utile per dare più tridimensionalità al personaggio. Bello il cliffhanger finale👏🏻
Ciao Nicholas, grazie mille!!
Hai un umorismo tutto tuo e tutto “english style” che adoro…la scena del sequestro è spassossima, mi veniva da sorridere e quasi scordavo che quei due poveretti rischiano la vita!
I versi, nel centro, sono bellissimi…
Grazie per i tuoi commenti Dea, li apprezzo moltissimo!!