Notti di Stelle (Il sogno)

Serie: L'Impero della Stele


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Rea sembrava sognare... oppure il suo spirito vagava altrove?

Sognava di trovarsi al centro di un tranquillo lago, con i piedi immersi nell’acqua fresca e cristallina. Non toccava il fondale, eppure era come se stesse in piedi, sospeso in quel vasto specchio d’acqua. Guardava perplesso verso il basso, cercando di scorgere qualcosa sotto la superficie. Ma tutto ciò che vedeva era il suo riflesso, accompagnato dalla figura argentea della Luna e dalle innumerevoli stelle che brillavano sopra di lui, nel cielo terso.

D’un tratto, un bagliore rosso e un calore rovente irrompevano sulla riva del lago e sulla sua testa. Sorpreso, alzava di scatto lo sguardo e vedeva una palla di fuoco scendere dal cielo, avvolta in un’aura di fiamme incandescenti. La luce riflessa nei suoi occhi sembrava essere tutta intorno a lui, finché la palla di fuoco si abbassava sempre più, immergendosi dentro i suoi occhi sempre più in basso. Rea chiuse gli occhi, come per accettare il destino che si stava compiendo. Li riaprì lentamente, solo per ritrovarsi di nuovo davanti al falò, con il professore immerso nei suoi libri.

Un peso sulla spalla sinistra lo fece scuotere dal torpore del sogno. Era Ylina, appoggiata a lui, addormentata. Rea alzò lo sguardo al cielo, come se cercasse di scorgere qualcosa tra le stelle, un segno, un motivo per cui si sentiva ancora in attesa. “Ancora…” mormorò, con un filo di voce, come se sperasse che qualcosa potesse rivelarsi in quella notte profonda.

Sospirando, si chinava e spostava delicatamente la testa di Ylina, che, borbottando infastidita, si lasciò cadere di lato sulla coperta stesa in terra, ancora immersa nel sonno. Si alzò poi lentamente, adocchiando il professore come se stesse aspettando un cenno da parte sua. Ma il professor Railo era troppo preso dalla lettura dei suoi libri per accorgersi che uno dei suoi studenti si era alzato e che si stava allontanando dal falò.

Rea si stava dirigendo verso le tende, superandole con passo silenzioso, verso la radura che si estendeva davanti a lui, dove il boschetto si apriva in un piccolo varco naturale che segnava il perimetro del villaggio poco distante. Il terreno era irregolare, e camminava con attenzione, schivando i fossi naturali che si trovavano sparsi tra l’erba alta, il loro profilo appena visibile sotto la luce tenue della luna. Superato il piccolo boschetto, si ritrovò davanti alla rupe di Jonah, una scogliera che si affacciava a picco sul mare sottostante. Da lì, la vista si apriva sulla città di Anjoha, sull’altro lato della costa, distante ma imponente, con le sue torri che sembravano toccare il cielo stesso.

Anjoha, una delle città più grandi dell’Impero, sede un tempo dell’omonimo regno di Anjoha, ora era un simbolo del passato, della storia cancellata dall’unificazione. I regni erano stati destituiti, ridotti a nomi privi di potere sotto l’egida dell’Impero. Eppure, nonostante la fine di quei regni, molti continuavano a fare appello a quei nomi antichi, a ricordare le loro terre e le loro storie. Per molti, l’unificazione non era stata una scelta, ma un atto subito, una rimozione forzata delle identità che per secoli avevano definito il loro mondo.

Rea si sedette sul punto più alto della rupe, il vento fresco della notte gli sferzava il volto, ma la sua mente era altrove. Sotto di lui, le scogliere si gettavano a picco sul mare, le onde si scagliavano contro di esse con violenza, creando un rumore incessante che, stranamente, lo rilassava. Era un suono che sembrava risuonare nelle sue ossa, una melodia naturale che lo avvolgeva e lo faceva immergere sempre più nei suoi pensieri. Si sfregava le mani per cercare di scaldarsi, ma l’aria notturna era troppo fresca e il poco vento che c’era non faceva altro che accentuare la sensazione di freddo sulla sua pelle.

Fu allora che una coperta lo avvolse, calda e accogliente. Colto di sorpresa, Rea si girò di scatto, trovandosi davanti il professor Ràilo, che gli sorrise con un’espressione che tradiva un affetto paterno, e alzò una mano in un gesto di saluto. “Pensavi di svignartela tenendo per te questo bel panorama?” esclamò con la sua voce profonda, che sembrava adattarsi perfettamente alla solitudine della notte.

“Ah! E non preoccuparti per i ragazzi, ho svegliato la professoressa Malìa. È ora di lasciar spazio a voi giovani, giusto?” concluse ridendo, sedendosi accanto a Rea con la leggerezza di chi non aveva bisogno di parole per comunicare.

Il professor Ràilo era un uomo dall’aspetto di circa settant’anni, ma la sua energia, la sua parlata vivace e il suo spirito curioso lo facevano sembrare molto più giovane di quanto non fosse in realtà. Alto circa un metro e ottanta, con un fisico magro ma agile, portava i suoi anni con un’energia che raramente si vede nei più giovani. La sua presenza era rassicurante, eppure, sotto quella sua apparenza di saggezza, c’era una leggerezza che gli permetteva di entrare in sintonia con i suoi studenti, di condividere con loro non solo le lezioni, ma anche la vita.

“Professore, lei non ha mai provato quella sensazione di sentirsi stretto in un luogo? Come se la sua vita potesse continuare altrove, come se ci fosse qualcosa di più grande da scoprire?” domandò Rea, senza distogliere lo sguardo dalla città in lontananza. Le piccole luci tremolanti delle lanterne per le strade di Anjoha disegnavano un quadro di vita frenetica, eppure Rea sembrava osservarla con uno sguardo distante, quasi estraneo.

Il professore, ancora seduto accanto a lui, sorrideva lentamente. “Quando si arriva alla mia età, giovane Rea, vuoi solo essere spettatore esterno della vita, per poter entrare ed uscire dalle situazioni senza esserne mai veramente coinvolto. Ad esempio…” Il professore alzò una mano, indicando la città dall’altro lato della rupe. “Vedi Anjoha laggiù? Sempre affollata, sempre chiassosa, giorno e notte, sembra che non si fermi mai. Eppure, guardandola da qui, da questo punto alto, posso decidere quanto farne parte. Posso osservare quella frenesia senza esserne coinvolto. Mi basta girare la testa e ritornare nella quiete dei boschi, dove il rumore delle città svanisce, e posso tornare qui, quando voglio, senza che nulla mi trattenga.”

Serie: L'Impero della Stele


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. La visione del sogno è impressionante👌 è descritta in poche parole ma ci sono tutti i riferimenti per immaginare la scena con chiarezza. Confermo, mi piace molto il tuo stile.

  2. “La sua presenza era rassicurante, eppure, sotto quella sua apparenza di saggezza, c’era una leggerezza che gli permetteva di entrare in sintonia con i suoi studenti, di condividere con loro non solo le lezioni, ma anche la vita.”
    Una figura esemplare di insegnante. Mi piace.

  3. Confermo la sensazione iniziale: anche in questo episodio traspare l’ anima di un poeta e di un buon narratore di storie fantasy. I due personaggi già messi in primo piano: Rea, il giovane sognante/ sognatore e il professore, esprimono caratteristiche positive che rendono piacevole e distensiva la lettura. I particolari nelle descrizioni rendono visibile, distintamente, anche il quadro della città di Anjoha, con le sue luci che brillano nell’ oscurità della notte.