Novantanove palloncini III
Serie: Cinquanta Racconti
- Episodio 1: L’idraulico
- Episodio 2: Telefono erotico
- Episodio 3: La risata
- Episodio 4: UNA PASSEGGIATA SUL LATO SBAGLIATO DELLA NOTTE
- Episodio 5: Due solitudini
- Episodio 6: Novantanove palloncini rossi I
- Episodio 7: Novantanove palloncini rossi II
- Episodio 8: Novantanove palloncini rossi IV
- Episodio 9: Vai Valentina
- Episodio 10: Novantanove palloncini III
STAGIONE 1
III
Marta riprese a camminare. La via che portava al suo appartamento era buia; due lampioni su tre non funzionavano da settimane. Il portone aveva una cicatrice di ruggine. Salì le scale con le gambe pesanti. In cucina, un piatto sbeccato sulla mensola, due bicchieri. Lavò il bicchiere di Leo come faceva sempre, senza ragione, poi lo rimise com’era, leggermente a sinistra.
Si sedette sul divano. Il telefono vibrò sul tavolo: un messaggio da un numero sconosciuto.
Scusi, sono la maestra. I bambini oggi hanno scritto un tema: “Cose che desideri”. Uno ha scritto “L’aria, l’abbraccio della mamma e i palloncini di Marta”. Volevo leggerle la frase. È stata una giornata strana. Grazie.
Marta si portò le mani alle tempie e lasciò che il respiro scendesse piano. Poi si alzò.
Andò alla finestra e la aprì. Il cielo era una coperta scura, senza luna. Pensò a Leo con una lucidità nuova, un dolore che non bruciava più la gola ma la pancia. Pensò alle parole che non gli aveva detto.
Sul tavolo aveva lasciato uno degli ultimi palloncini non gonfiati: bianco, con una macchiolina azzurra. Prese una cannuccia e ci soffiò dentro. Il palloncino si distese, si arrotondò, tremò tra le dita. Lo legò e lo mise su una sedia. Non volava. Rimaneva lì, docile, pronto a farsi schiacciare da un gomito.
«Respira.» Lo sussurrò piano, a lui e a se stessa.
Qualcuno bussò. Tre colpi corti. Marta scattò: era tardi. Alla porta c’era Massara, senza cartellina, il colletto sbottonato, il viso stanco.
«Ha bisogno di altri documenti?» Marta non nascose il sarcasmo.
«Non vengo per quello.» Fece un passo nel corridoio, senza essere invitato. Si fermò, come se la soglia lo avesse scottato.
«Volevo dirle che il protocollo è rientrato. Domani le restituiscono le bombole.»
«È venuto a dirmelo di persona? E perché?»
Massara si passò una mano sul volto.
«Perché oggi ho preso una decisione sbagliata in un momento sbagliato. E perché…»
«Perché?»
«Perché ho un figlio che domani compie otto anni. Avevo promesso i palloncini.»
Marta lo fissò. La domanda le si formò in bocca come un sapore sgradevole e onesto. «E allora?»
«Non so come procurarmeli senza sembrare ridicolo.»
«Il ridicolo non è un crimine.» Marta si voltò, prese dalla credenza tre palloncini e un pacchetto di fili. «Non posso gonfiarli con l’elio, ma posso farle vedere come tenerli in piedi con l’aria. Il trucco è mettere un filo lungo e un peso leggero: qualcosa che dia l’illusione. I bambini vedono l’illusione meglio degli adulti.»
Massara entrò davvero, allora. Si sedette sul bordo della sedia. Marta gli mostrò il nodo doppio, il giro del filo sul polso, il punto in cui premere per non far scivolare l’aria. Gli diede un pennarello.
«Ci scriva qualcosa. Niente retorica. Una parola. Le parole in più scappano.»
Massara si piegò sul palloncino e scrisse: torna. La penna affondò un po’ nella gomma.
«Chi deve tornare?»
«Mia moglie.»
Non aggiunse altro.
Marta non disse nulla. Gli porse gli altri due palloncini, già legati, già pronti.
«Non dirà che una commerciante glieli ha dati a nero.»
«Non lo dirò. Domani le restituiscono i documenti.»
«Li tenga. Ha già le mie cifre.»
Massara si alzò. Alla porta esitò.
«Mi scusi per stamattina.»
«Ha fatto il suo lavoro.»
«L’ho fatto male.»
«Domani lo farà meglio.»
Quando la porta si chiuse, il silenzio tornò poroso. Marta riprese il palloncino bianco dalla sedia, lo tenne tra le mani. Uscì in balcone. La città dormiva come sanno dormire le città: con i denti stretti e una luce accesa qua e là.
Fece un nodo al filo, niente di complesso, uno dei nodi che sapeva fare Leo. Poi, con un gesto quasi infantile, lasciò che il palloncino cadesse nel cortile, dove il buio lo accolse con un tonfo inudibile.
Restò fuori il tempo di tre respiri lenti, poi rientrò. Spense la luce. Si sdraiò sul divano e si coprì con una coperta sottile. Le venne in mente una litania senza fede, un rosario di quattro parole: aria, luce, nodo, ritorno. Le ripeté finché non si addormentò.
Serie: Cinquanta Racconti
- Episodio 1: L’idraulico
- Episodio 2: Telefono erotico
- Episodio 3: La risata
- Episodio 4: UNA PASSEGGIATA SUL LATO SBAGLIATO DELLA NOTTE
- Episodio 5: Due solitudini
- Episodio 6: Novantanove palloncini rossi I
- Episodio 7: Novantanove palloncini rossi II
- Episodio 8: Novantanove palloncini rossi IV
- Episodio 9: Vai Valentina
- Episodio 10: Novantanove palloncini III
Ciò che mi ha colpito di più in questo episodio é il dialogo tra Marta e Massara. Ho percepito un forte senso di umanità: le fragilità di un padre, triste e solo, e la reazione dolce e empatica di lei che ispirano tenerezza, come se, usando i tuoi strumenti da scrittore, sulle loro sagome fredde, gli avessi insufflato l’anima. Un po’ come Marta che, quando poteva usare l’ elio, dava forma e leggerezza ai palloncini, facendoli salire in alto, in modo semplice e senza trucchi.
Questo racconto è dolcissimo, l’ho amato un sacco. Bravo Rocco.