NULLA E’ COME APPARE IN QUESTO PERIODO NELLA BASSA

Mi ero alzato prima del gallo.

Avevo saltato in padella un uovo ed una acciuga marinata , poi tagliata una fetta di pane toscano , ci avevo spalmato un velo di burro, per accompagnare quell’intingolo, mi ero fatto un caffè nero e forte. Avevo bisogno di energie per il lungo giorno che avrei passato in giro con Birba la meticcia del dottore, a cui mi ero offerto di addestrare per la caccia.

Mi ero fatto un fagotto: due mele cotogne, un cacciatorino, e un pezzo di pane senza sale, e in una fiaschetta di stagno del lambrusco secco, il tutto avvolto in un fazzoletto, per poi riporlo nel vecchio tascapane del nonno, che insieme ad un Calibro 16. giustapposto, era stata la mia eredità.

Ai miei cugini toccarono campi e vacche; mentre a me; preferì donarmi la gioia di vivere e la libertà di farlo.

Così, con la pace nel cuore ed una meticcia al guinzaglio, usci sull’uscio della vecchia casetta del guardia boschi. Chiusa la porta alle mie spalle, stetti lì per qualche istante abituando gli occhi al buio, e la pelle, al freddo umido che saliva dalla terra nera, intorno ai castagni.

Un gesto che ha del rito; come a voler aspettare un cenno dalla natura, un permesso ad avanzare verso di lei. Passarono pochi attimi in quel silenzio naturale, quando sentii il verso della capinera dal nido sul castagno, vicino al sentiero, il segno era arrivato.

Era già da una buona ora che camminavo nel bosco, quando mi trovai sull’argine del fiume, di lì a poco, avrei costeggiato le risaie e poi i campi incolti, dove i bassi ma folti pruni, sono tana di: fagiani, starne, pernici e della lepre che tanto piaceva al Conte.

All’entrar del piano si trova un vecchio fico, caro compagno di tutti i ragazzi di quella zona della bassa. Lì sotto diedi il mio primo bacio a la Giulietta, e fu lì che la trovai a dare “il secondo” primo bacio al Pepi, e fù sempre lì che feci la mia prima scazzottata, e fu sempre lì dove imparai una lezione fondamentale, per le scazzottate ad avvenire: “occhi aperti e braccia raccolte” se nò; si finisce “cornuti e mazziati”. Al Fico sul’ ramo più basso appesi il tascapane con la merenda, e poi mi diressi al centro del campo, con la piccola meticcia che tirava da tutte le parti. Il lungo cammino non l’aveva per nulla stancata “beata gioventù” pensai, mentre percorrevo a ritroso il lungo cammino verso il fico.

Così la portai in un altro campetto li vicino, e iniziai a farle fare dei giri intorno ai cespugli, poi lungo il canale di scolo e vicino a delle impronte di lepre che attraversavano il campetto, così da svegliare il suo istinto alla caccia.

Nel mentre che stavo facendo tutto questo, mi accorsi di non essere solo. Al limitar del campo, poco lontano una figura stava seduta sotto le fronde del vecchio fico.

A quell’ora era facile che qualche contadino percorresse la via che portava al mulino del Pino, per incontrarsi coi gli altri per organizzarsi con il lavoro, o qualche compagno ubriaco dalla sera prima, preferisse la calma rigeneratrice della bassa al mestolo della moglie che lo aspettava sulla soglia di casa.

La Birba non tirava più come prima, iniziava a fiutare l’aria. Buttai uno sguardo verso il Fico; quella persona o meglio quell’ombra era sparita, sulle prime non gli diedi importanza, fino a quando dopo una mattinata passata a correre in lungo ed in largo per i campi, facendo levar ogni ben di dio che stava rimpiattato nei rovi, decisi di andare sotto le fresche frasche, per gustarci un meritato pasto ed un po’ di riposo.

Quando presi il tascapane, mi accorsi che dentro al posto del mio semplice ma gustoso pasto, c’erano due grossi e bianchi sassi di fiume, qualcuno mi aveva rovinato la giornata lasciandomi a pancia vuota.

La mente ritornò a quella figura che stava appoggiata all’albero, che in un primo momento pensavo fosse frutto della mia immaginazione, ma poi dopo questo non avevo più dubbi, ero stato buggerato da una volpe.

Il nonno mi raccontava delle storie sulle volpi del bosco che quando avevano la possibilità di punire il malcapitato cacciatore, gli facevano scherzi come questo, a voler ristabilire l’ordine naturale delle cose, e far capire al malcapitato che lui è parte di quel mondo animale che lo circonda e non è al disopra di esso. Mi limitai a far fagotto e con Birba tornai a casa con la pancia vuota ma con una storia da raccontare nel cuore.

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Discussioni

  1. “a voler ristabilire l’ordine naturale delle cose, e far capire al malcapitato che lui è parte di quel mondo animale che lo circonda e non è al disopra di esso.”
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