Nuova realtà

Serie: La Storia non sempre si ripete


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: I protagonisti si risvegliano nello stesso posto, ma qualcosa sembra essere cambiato...

Il risveglio fu traumatico. Mi sentivo sbattuto come il giorno successivo ad una sbornia, ma in più con la schiena a pezzi. Un letto di pietre non aveva molto da offrire in quanto a comfort. Mi rialzai a fatica, Matteo giaceva prono non molto distante da dove ero io. Era ancora incosciente. Non avevo idea di quanto tempo fosse passato, ma sembrava fosse rimasto immobile come uno spaventapasseri in un campo di grano. Mi avvicinai. Nel farlo, mi guardai attorno e mi accorsi di come tutto sembrasse uguale a prima ma allo stesso tempo diverso. Guardai meglio, e mi resi conto che la gola in cui ci eravamo infilati in realtà proseguiva. Mi chiesi come potesse essere possibile. Prima ero sicuro fossimo finiti in una via a fondo cieco. Matteo riprese conoscenza, mi guardò di sbieco con un occhio ancora semichiuso. Bofonchiò qualcosa.

– Che botta, ma che è successo? Non ricordo nulla.

– Non ho idea di cosa sia successo, ricordo solo un vento gelido un brivido lungo la schiena. Non ci siamo mossi di qui, eppure c’è qualcosa di diverso.

Allo sguardo interrogativo di Matteo risposi con un cenno del mento.

– La gola prosegue, vogliamo vedere dove ci porta?

– Ma non era tutto franato?

– Anche io mi ricordo che fosse così.

– Com’è possibile tutto ciò?

– Non lo so, ma proviamo comunque a seguire il sentiero, sbucheremo da qualche parte.

Ad un tratto, proprio da quella direzione sentimmo uno sparo. Squarciò quel velo di silenzio che si era depositato su di noi come il primo strato di neve sulla terra nuda. Ne sentimmo un altro.

– È già aperta la stagione della caccia?

– Mmh non credo, manca ancora un mese.

Subito dopo udimmo una raffica di più colpi.

– Sei sicuro di voler andare a vedere cosa succede laggiù? – mi chiese Matteo rialzandosi. Aveva ancora brandelli di muffa attaccati alla barba, come decorazioni sull’albero di Natale.

– Andiamo a vedere, però facciamo attenzione.

Iniziammo la discesa, procedendo con molta calma. Eravamo ancora un po’ frastornati, ma quel briciolo di curiosità ci manteneva vigili. Alla fine della gola, sbucammo nuovamente nel bosco, rigoglioso e fitto, ma in maniera sorprendentemente ordinata.

Gli spari continuavano ad echeggiare e a rimbombare nelle nostre orecchie. Sembravano pietre che cadevano dall’alto durante una frana. Non dovetti aspettare molto prima che quell’impressione divenne realtà. Tutto ad un tratto, sentimmo un fragore provenire dal cielo sopra le nostre teste. Un lamento continuo, che copriva tutto il resto man mano che si avvicinava. Alzai lo sguardo. Aerei, molti aerei. Quasi una decina. Posti a forma di V, uno stormo di uccelli di ferraglia. Quando si trovarono esattamente sopra di noi introdussero ai nostri orecchi un nuovo rumore, un fischio che da sottile ed esile divenne pian piano sempre più panciuto, in proporzione alla crescente pericolosità.

– Svelto! Al riparo!

Tirai Matteo per la collottola e ci buttammo nell’incavo di un grande albero riversato a terra. Una serie di boati scosse il terreno, tuoni che non si accontentavano del cielo ma volevano appropriarsi anche della terra. Cascate di pietre franarono non distante da noi.

Chiusi gli occhi e rimasi immobile, come se il solo non vedere potesse creare un velo protettivo su di noi rendendoci inscalfibili. L’incubo finalmente terminò e ne uscimmo illesi. Quello che rimase era solo un doloroso fischio alle orecchie. Quando aprii gli occhi, la prima cosa che notai fu la gola da cui eravamo appena usciti. Il passaggio era ostruito dalla frana.

– Ma che cazzo sta succedendo? – urlò Matteo con la voce rotta da un imminente crisi di nervi – Abbiamo dormito talmente tanto che nel frattempo è scoppiata una guerra?

– Io non capisco – ero senza parole.

Dove eravamo finiti? Tutto così uguale, eppure tutto scombussolato, come un Universo parallelo. Esistevano veramente? Allora non erano una mera invenzione da trama fantascientifica.

– Proseguiamo.

– Col cazzo che mi muovo da qui – protestò Matteo.

– Vuoi attendere che cadano altre bombe? Vuoi prenderle al volo questa volta?

– No… va bene. A questo punto meglio gli spari.

Dopo un breve tratto nella fitta boscaglia, lo spazio si aprì in una piccola radura. Da là proveniva la sparatoria, che aveva ripreso dopo l’interruzione obbligata prodotta dal bombardamento. Rimanemmo nascosti dietro gli alberi. Quello che ci trovammo davanti agli occhi ci disturbò più di ogni altra cosa.

Una piccola radura, piena di crateri, pochi alberi spelacchiati, file di pietre disposte a casaccio, lentiggini sul terreno chiaro. Due schieramenti contrapposti, il più vicino a noi erano cinque ragazzi vestiti in abiti civili alquanto logori. Dalla parte opposta, soldati con una vera e propria uniforme. Ma era tutto assurdamente anacronistico. Quei fucili, quei mitragliatori. Mp40, Karabiner 98 Kurz, armi della…

– Ma sono armi della II Guerra Mondiale? – sussurrò Matteo con un filo di voce. Quelle divise, quegli elmetti dalla forma inconfondibile.

– Ma quelli sono soldati tedeschi! – continuò Matteo – Ho giocato a troppi videogiochi, sono sicuro di non sbagliarmi.

– Ma allora è una simulazione! Non sapevo le facessero anche qui. Sai, come fanno negli Stati Uniti, in cui ripetono le battaglie avvenute durante la guerra civile americana.

Ad un certo punto, uno dei ragazzi in abiti civili si sporse dalla sua copertura e, approfittando dell’istante di quiete, provò a lanciarsi verso il masso che aveva poco più avanti. Ma una fucilata tuonò all’improvviso e cadde dopo essere stato colpito al collo. Schizzi copiosi di sangue macchiarono il terreno sotto di lui.

– Oh, cazzo ma questa non può essere una simulazione – dissi io con un nodo alla gola.

– Ma tutto ciò è assurdo, io non riesco a capire, siamo stati catapultati nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale?

– Così sembra.

Serie: La Storia non sempre si ripete


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ben scritto; vevo un solo dubbio sulla preposizione per il moto da luogo: ho verificato, era giusto anche con di, come hai scritto tu. La trama continua a incuriosirmi; qualche frase piu` ad effetto non guasterebbe.