Nuove conoscenze

Serie: Ritrovarsi


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: ...

Una sera ci eravamo dati appuntamento in un bar del centro per poi decidere dove andare e io ero appoggiato alla porta del bar a parlare con Stefano mentre aspettavamo Alessandro che ci aveva detto che quella sera avrebbe portato una sua amica. Mentre guardavo la piazza di fronte a me, vidi spuntare Alessandro da una via laterale insieme a una ragazza snella con i capelli neri, lunghi e ricci. Provai una strana sensazione mentre la guardavo avvicinarsi, attraversando la piazza antica, fu come una specie di premonizione: mi venne in mente che magari, per qualche strano gioco del destino, quella ragazza che ancora non conoscevo e che intravvedevo appena avrebbe potuto essere la donna con cui avrei condiviso sogni e speranze del futuro che stava per arrivare. Mi riscossi da queste fantasticherie proprio mentre i due amici ci stavano raggiungendo e Alessandro ci disse che la sua amica si chiamava Adele e si conoscevano da tantissimi anni. Le aveva parlato molto dei suoi nuovi amici del lavoro e, visto che lei era in un momento di stanchezza perché stava studiando moltissimo e usciva poco, pensava che le avrebbe fatto bene conoscere persone nuove. Adele aveva una luminosità naturale, uno sguardo attento e intelligente, una grazia delicata mentre ci guardava e ci sorrideva in un modo spontaneo e privo di atteggiamenti di difesa o ostentazione.

Decidemmo di andare in un pub in un paese sulla costa e io salii in auto dietro insieme a lei.

Poco dopo la partenza le chiesi: “Tu cosa fai? Studi o già lavori?”

Lei mi rispose: “Sono iscritta a Medicina, sono all’ultimo anno e mi laureerò l’anno prossimo di questi tempi”.

Abituato ai tanti possibili imprevisti della mia esperienza universitaria, mi stupii della sua sicurezza e così le dissi: “Ma come fai a essere così sicura? Non temi imprevisti?”

Lei rispose: “No, perché? Quali imprevisti dovrebbero esserci? Ormai so quanto ci metto a studiare quegli esami e sono sicura che se studio riuscirò a superarli”.

“Mi sarebbe piaciuto avere la tua sicurezza, invece io ho sempre navigato nell’incertezza”, dissi io.

Lei sorrise e io aggiunsi: “So che a Medicina si deve continuare con qualche specializzazione, tu hai qualche idea di cosa farai o deciderai più avanti?”.

Lei rispose: “No, non ho bisogno di aspettare, è da quando mi sono iscritta che so che voglio fare Oncologia e già sto frequentando il reparto: farò lì la tesi e poi farò la domanda per entrare alla Scuola di Specializzazione”.

Le dissi: “Cavolo, complimenti per la sicurezza! Certo però che è una specializzazione che mi sembra difficile sotto il piano emotivo: ti troverai ad affrontare le malattie più gravi, spesso incurabili: ma non hai timore?”

Lei rispose sicura: ”Si, tutti pensano che sia così, è in parte è vero. Ma le cose cambiano continuamente, c’è un enorme sforzo di ricerca e escono continuamente terapie e farmaci nuovi”.

Si fermò un attimo e poi continuò con un tono distintamente percepibile di passione e di orgoglio nella voce: “E poi ogni vittoria vale tantissimo e ti ripaga di tanti dolori, e comunque sento che è confortante riuscire a dare un qualsiasi tipo di aiuto a chi è in difficoltà così gravi”.

“Ma hai già cominciato la tesi, quindi? E su cosa la farai?”, le chiesi.

Lei rispose: “Sto facendo un lavoro in laboratorio: faccio dei sequenziamenti di DNA presi da campioni di pazienti per identificare le possibili correlazioni fra alcune malattie e mutazioni presenti nel genoma”.

“E’ fantastico, mi immagino quanto può essere appassionante usare tecnologie così avanzate e portare avanti un progetto così complesso”.

“Si, mi piace molto, anche se io preferisco l’attività clinica e dopo vorrei fare proprio il medico di reparto, vorrei lavorare coi pazienti sul campo”.

La mia curiosità era scattata e cominciai a farle mille domande sulle tecniche e sulle metodologie che usava e lei era contenta di avere un interlocutore così interessato e mi sembrò colpita dalla mia capacità di farle domande pertinenti e di seguire le sue risposte su un argomento che non conoscevo.

Era incredibile percepire l’immensa passione per il lavoro che stava facendo, era affascinante sentire la sua decisione e la sua determinazione così diverse dai mille dubbi, dall’assenza di ogni passione, dalla mancanza di prospettive che avevo vissuto con Simona. Parlammo ancora dell’università e del lavoro, della musica e del ballo, degli amici e delle relazioni e ad ogni argomento mi sembrava di sentirla sempre più vicina. Quando la salutai le dissi che speravo di rivederla presto e lei mi rispose subito che lo sperava anche lei con un entusiasmo così sincero e spontaneo che sentii un’onda di calore dentro al petto. 

Serie: Ritrovarsi


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Discussioni

  1. Percepisco una passione ed un entusiasmo che emanano dal racconto e pervadono l’aria mentre leggo. Una passione ed un entusiasmo giovane e fresco che sembrano provenire direttamente dallo scrittore. Trasudano dal periodare irregolare, a tratti prolungato e senza pause come una corsa fuori città, seguito da periodi più corti e punteggiati, quasi ansimanti per lo sforzo prolungato. E poi il ritmo che fa battere il cuore.
    Quanti ricordi.