Occhi verdi

Serie: Quello che chiamate perdono


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Mentre sta facendo una passeggiata, Sveva vede una sua vecchia conoscenza e rimane sconvolta. Cercando di allontanarsi, si ritrova davanti Luigi. È veramente lui o si tratta di un'illusione?

Quando mi riprendo, gli occhi verdi sono ancora lì, passano dalla preoccupazione al sollievo.

“Bentornata! Stia tranquilla, come si sente?” Ci sono altre persone intorno, ma l’unico volto su cui riesco a concentrarmi è quello dell’uomo chino su di me. Mi rendo conto di essere sdraiata, di avere qualcosa di morbido sotto la testa. Ho uno strano sapore in bocca e mi sento confusa, ovattata.

“Cosa è successo?” Non riconosco la mia voce, sembra arrivare da lontano.

L’uomo dagli occhi verdi mi fa un sorriso gentile. “Ha perso conoscenza, ma solo per pochi minuti.”

Deglutisco, sento l’agitazione sostituirsi al torpore. L’uomo mi sfiora una mano e cerca di tranquillizzarmi.

“Non si è fatta niente. Per fortuna, sono riuscito a sorreggerla.” In lontananza, arriva il suono di una sirena.

“Sente, sta arrivando l’ambulanza.”

Qualcosa inizia ad affiorare. Ero in passeggiata mare, mi stavo rilassando quando ho visto…

Mi viene da tirarmi su di scatto, frugo con lo sguardo i visi che ho intorno, la cerco. Ho paura di incrociare lo sguardo della donna che mi ha rovinato la vita, temo di vederla compatirmi dall’alto. Poi, un altro pensiero mi attraversa, torno a guardare gli occhi verdi dello sconosciuto, cerco di chiedergli qualcosa senza parlare. Lui non capisce e mi osserva preoccupato. “Non si muova, è meglio che non si agiti.”

Annuisco meccanicamente, mentre scavo nel suo volto, cerco dettagli, collego i puntini. Non assomiglia a Luigi, parla in modo diverso, ha i lineamenti più duri e i capelli mossi. Solo gli occhi sono dello stesso verde, sono stati quelli a mandarmi in confusione. Oppure no? Sto cercando di convincermi che si è trattato di un errore, ma basta così poco per trarmi in inganno, per farmi vedere Luigi nel volto di uno sconosciuto?

“Non voglio andare in ospedale” Inizio a dire con voce tremolante. Non voglio far spaventare Giorgia e ho paura di quello che potrebbero dirmi. Una donna che crede di vedere i fantasmi! Potrebbero togliermi la tutela di mia figlia, chissà come sarebbe felice mia cognata! I miei pensieri corrono seguendo sentieri inquietanti e spaventosi, sento il panico scorrermi dentro. L’uomo se ne accorge, mi stringe con delicatezza la mano. “È tutto a posto. Si è trattato di un mancamento per il caldo, probabilmente. Nulla di allarmante.”

“Ho una figlia, non posso lasciarla sola, ha soltanto me!” Stringo la mano dello sconosciuto, ho paura. Lui non fa in tempo a rispondermi, due paramedici si avvicinano e lo fanno spostare. Quello più anziano chiede: “Lei è un famigliare?”

“No, purtroppo non so chi sia la signora. Me la sono ritrovata davanti all’improvviso, era molto pallida, sembrava spaventata e l’attimo dopo è svenuta.”

“Ha picchiato la testa?”

“Sono riuscito a tenerla, non so con che riflessi. L’ho adagiata a terra e vi ho subito chiamato.”

“Sto bene, non voglio andare in ospedale” inizio a dire con voce stridula. Un ragazzo sui venticinque anni annuisce comprensivo, mentre mi infila la fascia per misurarmi la pressione.

“Stia tranquilla. Mi sa dire il suo nome?”

“Sveva Bottini.”

“Si ricorda quanti anni ha e dove è nata?” Mi scandalizzo della domanda, ho appena detto di star bene!

Rispondo piccata, ma il ragazzo ignora il mio tono.

”Mi sa dire cosa è successo?”

La situazione inizia a complicarsi. Cerco gli occhi verdi dello sconosciuto, l’unico punto di riferimento che ho al momento.

“Ho visto una persona, una che non volevo vedere. Credo di essermi agitata. Ultimamente, sto mangiando poco e lavorando molto, sono sotto stress, credo che sia normale…” La mia voce si spegne, spera di ricevere rassicurazioni. È colpa del caldo, della pressione bassa, del poco cibo. Sono tutte spiegazioni che posso accettare, nulla di allarmante.

”Ha perso conoscenza altre volte?” mi chiede l’uomo più anziano, mentre l’altro mi esamina le pupille con una torcia.

“No, mai.”

“Patologie pregresse?”

“Neanche. Posso alzarmi ora?” Sto iniziando a innervosirmi e le piastrelle della passeggiata mare sono tutt’altro che comode. E poi, sono stanca di dare spettacolo.

I due paramedici mi aiutano a tirarmi su, ho un lieve giramento e le gambe sono molli, ma posso stare in piedi da sola. “Non ho bisogno dell’ospedale” ribadisco, nel caso ce ne fosse bisogno.

“Va bene, però deve farsi venire a prendere, non può tornare da sola.” replica severamente il tipo più anziano. “Ha qualcuno da avvisare?” 

Guardo senza una ragione lo sconosciuto che mi ha soccorso, non mi aspetto certi che mi accompagni lui. Più che altro cerco una scappatoia, la domanda sembra mettere in evidenza la mia solitudine, mi fa sentire sbagliata.

“No” sospiro “non saprei chi chiamare di sabato sera.”

“Beh, io ho la macchina  parcheggiata non troppo lontano, se serve…” Il tipo con gli occhi verdi si fa avanti, forse per senso del dovere.

Faccio un sorriso a metà tra la gratitudine e l’imbarazzo, cerco le parole giuste per declinare l’offerta. Non so niente di quel tipo, per quanto si sia dimostrato gentile e disponibile. Potrebbe essere un maniaco, o un ladro, magari vuole scoprire dove abito per derubarmi, o chissà che altro. Anche dietro le migliori facciate si possono nascondere brutte sorprese. Ne so qualcosa io. Se anche le persone che conosci da una vita possono pugnalarti alle spalle, perché non dovrebbero farlo gli estranei?

“Perché il mondo non è fatto solo di brutte persone” mi direbbe la mia amica Paola, scuotendo la testa.

Io, invece, credo che cadere in tentazione sia tutt’altro che difficile e anche i migliori possano diventare dei mostri. A me è successo.

Alla fine, torno a casa in ambulanza, seppure con un po’ di disagio. Ho paura che i vicini possano notarmi e dire qualcosa a Giorgia. In realtà, è un timore poco probabile, la gente del mio condominio è abituata a farsi i fatti propri.

Una volta nel mio appartamento mi sento sollevata. Pensare che due ore prima sono praticamente scappata via. Ora, queste quattro mura hanno un effetto rassicurante. Mi è pure venuta fame. Mangio la piadina avanzata e mi concedo una lunga doccia. Il pensiero di Luigi, dello svenimento, di Lei, cerco di farlo scivolare via insieme all’acqua. Per stasera basta, ho bisogno di una pausa.

Avvolta in un asciugamano azzurro e con i capelli umidi, vado in sala e accendo la tv. Metto un film a caso, c’è un attore che mi piace e di cui mi sfugge il nome, al momento. Mi sistemo sul divano, ho sete, ma non ho voglia di spingermi fino in cucina.

Il telefono mi segnala una notifica. Il mio cuore fa un saltello leggendo il nome di Roberto. Penso che potrei ignorare il messaggio fino a domani mattina, per dimostrare al mio collega che ho di meglio da fare che prestare attenzione a lui. La curiosità, però, ha la meglio. Faccio partire il video e il ritornello di ‘I want to break free’ riempie la sala e mi strappa un sorriso.

“So che non ti piacciono molto i ‘Queen’, ma questa non è male.”

Un punto a tuo favore, Roberto.

“Sì, il ragazzo è intonato” scrivo e il sorriso si accentua.

“Magari, la prossima volta puoi dargli una possibilità.”

Ho la sensazione che parli più di sé stesso, che del cantante della band.

Sto per scrivere qualcosa, ma decido di lasciar perdere. Nessuna illusione, non se lo merita.

“Come sta andando la tua serata?” Non si è arreso alle spunte blu e non posso dire che mi dispiaccia. Essere nei pensieri di qualcuno ha il valore di un abbraccio, alle volte. E io, stasera, ne ho bisogno. Nonostante ciò, non posso fare a meno di mentire.

“Bene, mi sembra anche la tua.”

“Mi manca la giusta compagnia.”

Mi mordo il labbro, cerco una risposta adeguata, ma riesco solo a mandargli una faccina che ride imbarazzata.

Mi sento una stupida, poso quasi con stizza il telefono sul tavolino accanto a me.

Provo a concentrarmi sul film, i due protagonisti stanno discutendo sotto la pioggia. Il senso delle battute mi sfugge, ho perso qualche scena fondamentale, probabilmente.

Riprendo in mano il cellulare, torno sulla chat con Roberto.

Non è più online. Che cosa mi aspettavo? È a un concerto, perché dovrebbe preoccuparsi delle mie non risposte? Magari, non è neppure solo. Scaccio il senso di delusione e guardo l’ora. Le due sono ancora lontane, chissà Giorgia cosa starà facendo. Mi accoccolo meglio sul divano e faccio ripartire la canzone.

Un pensiero assurdo mi attraversa la mente, mentre la stanchezza mi avvolge.

Gli occhi verdi.

Luigi, Roberto, perfino lo sconosciuto che mi ha soccorso e a cui non ho chiesto il nome, anche Giorgia, tutti loro hanno gli occhi verdi.

Mentre mi sforzo di formulare qualcos’altro e i tipi del film hanno smesso di litigare, chiudo gli occhi e scivolo nel sonno.

Serie: Quello che chiamate perdono


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Discussioni

  1. Ciao Melania! Leggendo il commento di Roberto ho scoperto la parola giusta per definire quella sensazione come di sfocamento dei margini che circondano la protagonista: rarefazione! Molti dei miei racconti, a eccezione della serie in corso, tentano di riprodurre quelle stesse atmosfere😊 Ecco perché mi piace tanto il tuo modo di scrivere!👏🏻

  2. Sono stato vicino ad una ragazza che condivideva diverse cose con Sveva e, alla fine, tutto è finito per via della sua mancanza di fiducia in chiunque, che l’ha spinta non solo ad allontanarsi da tutto e da tutti, ma anche a calcificare dentro di sé l’orrenda tendenza a nascondere la verità su qualunque aspetto della sua vita.
    Questo per dire che, sebbene sia un personaggio frutto della tua mente, è molto più reale di quanto si possa immaginare e tu stai facendo emergere questo realismo in maniera incredibile.

  3. “Essere nei pensieri di qualcuno”. Già. Splendido. E quando sei nei pensieri di qualcuno che ha nei pensieri qualcun altro, la cosa si complica? Chissà Roberto chi ha nei pensieri mentre Sveva ha nella sua mente Luigi e, in qualche modo, si sintonizza per qualche istante sulle “frequenze” proprio di Roberto.

  4. C’è una sensazione che provo quando leggo questa storia, è come un fischio sottile nelle orecchie, in sottofondo, ed un’atmosfera rarefatta, come in sogno. Davvero bello

  5. Devo recuperare gli episodi precedenti, la scrittura mi è piaciuta molto. Sono curiosa di sapere dove ci porteranno questi occhi verdi…

  6. “Se anche le persone che conosci da una vita possono pugnalarti alle spalle, perché non dovrebbero farlo gli estranei?”
    Molto bella questa.