Octopus – Parte II

Serie: Summer Crimes


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Claudio, ruppe il silenzio: «ebbene si, caro mio. Secondo la distanza in cui ci troviamo, non abbiamo abbastanza carburante per tornare in porto.»

«Oltretutto la marea non ci è per niente favorevole, quindi praticamente non ci resta che calare l’ancora, in primis.

E poi riflettere bene sul da farsi, merda! Siamo fottuti, cazzo!»

Senza aggiungere altro, mossi dal rigoroso fervore di sistemare le cose, la calarono e si sedettero, uno dei due accese una sigaretta e l’altro approntò lo sesto spinello della serata. L’ironia della sorte volle che furono maggiormente forniti di tabacco e thc, piuttosto che benzina.  Passarono un paio d’ore, terribili, per entrambi.


Ad un certo punto, Marco si addormentò e Claudio, in un momento di lucidità decise di tentare il tutto e per tutto: accese il motore, posizionò il timone in direzione del porto e accelerò più che potesse.

Quel vano tentativo di salvezza, durò neanche una decina di minuti, visto che in preda alla mancanza di carburante il motore si spense con non pochi sussulti.

«Maledizione, cazzo!» sbottò l’uomo, lanciando il suo berretto in acqua.

«Fanculo fanculo fanculo, cazzo! Lo sapevo, che non dovevo venire con quello stronzo, porca di quella troia,» inveì, contro l’amico, ormai arreso e strafatto dalle circostanze.

Gli balenò in mente l’idea di mangiarsi un po’ di pesce, crudo, da qualche parte dovevano esserci persino dei limoni.

Ne trovò uno, e dopo aver preso una delle orate meno vivaci che ancora sguazzavano nei loro contenitori, estrasse il suo grosso coltellaccio. La lama pulsò di luce propria, ai suoi occhi, e cambiò subito idea. 

Deve morire, dovrà pagare per quello che ha fatto. E’ salito sulla mia barca per tentare di ucciderci, tutti quanti!

Non merita di vivere, stupido e spregevole essere, pensava Claudio.

Si alzò, diretto verso Marco, e pugnale ben serrato in mano alzò il braccio pronto a scagliarsi contro l’amico.

Quest’ultimo, come se qualche recondito angelo custode gli sussurrò qualcosa all’orecchio, si svegliò d’improvviso, buttandosi di lato e acchiappando Claudio per il pantalone. Caddero a terra, entrambi.

Ne uscì una colluttazione, in cui fu proprio Marco ad avere la peggio, ritrovandosi quella grossa lama conficcata in gola. I soffocati rumori di come l’amico tolse il coltello e si riempì di sangue, lo fecero vacillare, finché vomitò.


Sporgeva con la testa verso l’acqua, in quel temibile ed oscuro fluido tutt’uno con il cielo nero, nel quale dimorano antiche ed astute creature. Si mise in piedi, conscio di ciò che avesse appena fatto, e…con un sentito e doveroso Scusa amico, lo so che non è stata colpa tua, diretto al suo compagno di pesca, si tagliò la gola.


Oltretutto malamente, visto che non fu certo per lui una cosa abitudinaria, e ci mise molto a morire dissanguato.

Tanto quanto bastò nel vedere quel polpo che gli si avvicinava. Quello che diverse ore prima lo aveva spruzzato.


I suoi viscidi tentacoli, trasudavano un odio puro, quell’esemplare riuscì a salvarsi per ben due volte dal loro maledetto artifizio umano, quell’amo a quattro artigli che alla terza lo tirò fuori da casa sua.

Dal suo habitat, dove miliardi di uova erano state precedentemente piazzate.

Seppur ormai morente, il giovane percepì da quel variopinto mollusco cefalopode un qualcosa come una sentenza, era certo fosse lui il responsabile. E questo, compiaciuto, portò a compimento il suo dovere:

continuando a strisciare, salì sopra il viso di quel pescatore, piazzandosi proprio sopra la sua bocca. Tolse i suoi restanti respiri, quasi a nutrirsene, e una volta che gliene sentì esalare l’ultimo, si tolse, e si rituffò in acqua. 


Qualche ora dopo la Guardia Costiera trovò la loro barca, alla deriva.

Classificarono la situazione come omicidio-suicidio, nonostante parenti e amici non fossero assolutamente d’accordo ad un archiviazione così frettolosa. Non ci furono ulteriori indagini, per le forze dell’ordine i due, complice la massiccia assunzione di alcolici mischiati a grandi dosi di sostanze psicotrope, litigarono in maniera accesa, per poi  ammazzarsi fra loro. Fine della storia, le autorità avevano problemi più grandi a cui pensare.

Serie: Summer Crimes


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. E, così, il polpo ha ottenuto la sua vendetta. 😁
    Una storia molto simpatica e ben orchestrata. La frettolosità del finale rispecchia il ritmo e l’atmosfera generale del racconto. Quindi, credo sia stata una scelta appropriata.

    1. Credo che nell’horror, questa “fretta” sia spesso necessaria. Anche perché emozioni come la paura, lo spaventarsi e tutte le cose a loro affini sono in primis istinti base che partono da 0 a 100. Poi si, quando entrano più nel dettaglio sono emozioni che si infiltrano davvero a fondo, radicandosi nei modi più disparati e producendo altre tipologie di reazioni più complesse nelle persone.
      Come dicevo prima, sto ancora cercando di trovare una dimensione che mi consente di strutturare un racconto breve, credo che il polpo stesso qui mi abbia aiutato 😅! Felice che tu abbia letto fino a qui, almeno non ti ho annoiato 👌

  2. Bella questa storia originale e grottesca! Mi sono particolarmente piaciute le descrizioni e soprattutto i dialoghi che sono verosimili e piuttosto ‘frizzantini’. D’altronde, quando hai in corpo tutta quella roba, non è che puoi permetterti un linguaggio formale:)
    Gli ultimi avvenimenti sono una bella trovata e il finale, apparentemente affrettato ma forse voluto, mi fa sorridere. ‘Fine della storia’ è proprio azzeccato!

    1. Lieto, di averti coinvolto e strappato qualche bella sensazione! Ma si, il finale frettoloso è quello che il protagonista inaspettato voleva regalare. Il polpo era lì, ad aspettare il momento giusto di intervenire conscio della situazione dei due pescatori. È entrato così facilmente nelle loro menti, facendogli credere ciò che lui voleva. Poi è tornato a casa, doveva voleva stare prima di esserne strappato via a forza!