Oltre

Serie: La storia di Vecchio Borgo


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Mi sono ritrovato in una landa desolata. Mi trovo nel bel mezzo di una distesa infinita di fiori bianchi che si agitano al vento e trovo difficoltà a intravedere l’orizzonte, il cielo azzurro-grigio sembra mescolarsi con l’ondeggiare dei fiori e non riesco a intravedere neanche da quale sole proviene la luce che illumina il paesaggio. Mi sveglio come da un lungo sonno e cerco di alzarmi, stremato, come se qualcuno mi avesse ucciso quella stessa notte. Ma infatti io sono morto. Me ne sono dimenticato? I morti non ricordano forse che erano stati anch’essi vivi? Io non riuscivo a ricordare un bel niente. Ho strappato una manciata di quei fiori bianchi, oblunghi, e li mangiati come un animale affamato da mesi. Sono riuscito finalmente a rialzarmi e ho visto anche lei. Da lontano la intravedo sotto quell’albero. Quell’albero, mi ricorda qualcosa di sconvolgente ma non riuscivo a connettere. Lei è Emily, la mia sposa, la riconosco. Cerco di correre per quanto le forze siano poche ma come arrivo a pochi centimetri da lei e allargo le mie braccia per stringerla a me scompare in una nuvola di fumo improvviso. Non c’era nessuno. C’è solo l’albero e adesso ricordo tutto. Siamo morti mano nella mano sotto quell’albero. Ma lei non riesco più a vederla, forse si trattava di un’allucinazione. Mi appoggio con la schiena contro il tronco dell’albero e mi scendono sulle guance tutte le lacrime dei mari e dei fiumi del mondo, e mi ritrovo a singhiozzare come un bambino. Sono morto e invisibile e qui, dove mi trovo adesso, non c’è assolutamente nient’altro. 

La distesa di fiori bianchi si allunga all’infinito davanti a me, un mare immobile e silenzioso che riflette una luce senza origine. Ogni petalo, ogni filo d’erba sembra sospeso in un tempo che non scorre, come se tutto fosse intrappolato in un singolo istante eterno. Sento il vento sfiorarmi, ma non ha calore; è un sussurro vuoto, privo di vita.

Mi lascio cadere a terra, esausto, mentre la consapevolezza della mia condizione si fa strada dentro di me. Sono morto. Non so come, né quando, ma la realtà di questo fatto è come un macigno che mi schiaccia. È un peso insostenibile, questa assenza di vita che mi avvolge. Mi sembra che ogni parte di me stia sbriciolandosi sotto la pressione di un’angoscia infinita.

Davanti a me, l’albero solitario si staglia nel paesaggio desolato. È l’unico altro essere “vivo” qui, anche se non sono sicuro che lo sia davvero. Come me, forse, anche quest’albero è rimasto sospeso in uno stato che non appartiene né alla vita né alla morte. Le sue foglie sembrano vibranti, come se sussurrassero segreti dimenticati che non posso più comprendere.

Emily… il suo nome continua a rimbombarmi in testa, un’eco che non riesco a fermare. L’ho vista. O almeno credo. Era lì, a pochi passi da me, e poi è scomparsa in una nuvola di fumo. Era reale? O era solo un’allucinazione, un inganno della mia mente che si aggrappa disperatamente a un ricordo che sta svanendo? Provo a richiamare alla memoria il suo volto, il suo sorriso, ma più ci provo, più quei dettagli diventano confusi, sfocati, come se il tempo stesso stesse cercando di cancellarli.

Le lacrime cominciano a scorrere. Cadono sul terreno tra i fiori bianchi, ma questi non reagiscono, non si curano del mio dolore. Il pianto prosciuga quel poco di energia che mi rimane. Vorrei urlare, ma la mia voce non esce; è soffocata, come se questa terra desolata inghiottisse ogni suono, lasciandomi intrappolato nel silenzio.

Poi, qualcosa cambia. Il vento si ferma, e una lunga ombra si allunga davanti a me, proiettata dall’albero. Non sono più solo. Avverto una presenza alla mia destra, appena fuori dal mio campo visivo. Un freddo intenso mi avvolge, diverso dalla malinconia che mi circonda. Questo gelo è vivo, crudele, come se un’entità antica e inumana si fosse risvegliata.

Mi giro lentamente, con una sensazione di terrore che mi stringe il petto. Vedo una figura indistinta, avvolta nell’ombra, ma i suoi occhi… quegli occhi neri, vuoti, mi fissano senza espressione. Non c’è vita in essi, solo un abisso senza fondo. Non parlano, ma sento che vogliono dirmi qualcosa. Sono qui per ricordarmi qualcosa, o forse per punirmi, o ancora per offrirmi una via d’uscita… o forse solo per trascinarmi più a fondo nell’oblio.

“Siamo tutti prigionieri,” bisbiglia una voce che sembra provenire dalla terra stessa. Non so se sia la figura a parlare o se sia un’eco della mia mente ormai spezzata. “Non c’è ritorno, non c’è fine, solo un eterno vagare in cerca di ciò che non si può più toccare.”

Cerco di aggrapparmi al ricordo di Emily, ma è come sabbia che scivola via dalle mani. Realizzo che non la troverò mai più. Questo luogo, questa distesa infinita di fiori bianchi, è il mio nuovo mondo. Qui, le speranze si dissolvono come fumo, e i ricordi diventano gabbie.

Mi accascio di nuovo contro il tronco dell’albero, sentendo il nulla avvolgermi. Chissà per quanto rimarrò qui, un’ombra tra le ombre, finché anche il mio dolore si spegnerà, diventando solo un sussurro nel vento.

Alla fine, non c’è più alcuna differenza tra me e questi fiori bianchi che ondeggiano immobili. Sono diventato parte di questo silenzio.

All’improvviso sento qualcuno che sta scavando. La cosa strana è che sento scavare “sopra” di me. E in effetti dopo un attimo di confusione sento perfettamente qualcuno o qualcosa che sta scavando al di sopra di me, come se fossi sepolto al di sotto di qualcosa! Vengo preso dal panico ma dopo un’eternità che dura pochi attimi mi ritrovo sotto la chiesa dove ricordavo di aver incontrato Emily. Mi avevano disseppellito! Eppure ancora non capisco se sono ancora vivo. Eppure la mia coscienza sta pensando queste cose, quindi, cosa sono adesso? 

Serie: La storia di Vecchio Borgo


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Particolarmente bello e poetico questo episodio che mi ricorda Poe nella sua prosa poetica e stile gotico. Quel tentativo sempre inutile di afferrare coloro che non sono più fra noi. Ancora una volta il racconto si chiude con una domanda che semina dubbio e incertezza. Bravo

  2. Mi è piaciuto il modo in cui il protagonista si interroga sulla sua condizione, ripetendo più volte a se stesso di essere morto, come a volersi convincere del fatto. Il colpo di scena finale, poi, getta nuove ombre sulla questione.
    Molto belle le descrizioni, che danno spessore alla narrazione.