Ombra

Serie: I racconti della Rue Morgue


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Questo è il profilo vetrina del gruppo Rue Morgue, dove più autori condividono i loro librick. Per maggiori dettagli, vedere la sezione «profilo». Autrice: @francesca.espositi

Nel soggiorno di Pavel, seduta sul divano, c’è un’ombra. Sta lì da due anni, da quando Pavel ha comprato quel nuovo divano dopo che il precedente si era trasformato in un rudere a forza di amplessi con donne occasionali.

Sulle prime non si era accorto di nulla, perché durante il giorno l’ombra si dissolve nella luce del sole e di sera in quella delle lampadine e allora sembra proprio che non ci sia. Ma una notte che si era alzato per andare in cucina a bere un bicchier d’acqua l’aveva intravista, per un istante, prima di accendere la luce nel soggiorno. Ancora mezzo insonnolito, Pavel non aveva dato peso alla cosa pensando a un effetto ottico e, mentre tornava in camera da letto essersi dissetato, aveva di nuovo premuto l’interruttore per spegnere le luci dietro di sé; poi, per un impulso, si era voltato di scatto in direzione del divano.

Ed ecco, l’ombra era di nuovo lì. Appariva come un addensarsi dell’oscurità, un grumo nero sagomato in forma umana. Sembrava che tenesse le braccia appoggiate sulle cosce e il busto eretto. E aveva girato la testa verso di lui, lentamente, con un fare curioso e interrogativo.

Pavel si era avvicinato per guardare meglio, si era chinato su di lei come se avesse voluto sentirne l’odore e il respiro e aveva allungato una mano per toccarla, fermandosi però senza sfiorarla

“Ma che vuoi?” aveva sussurrato.

Subito dopo, spaventato dall’assurdità di ciò che aveva visto e fatto, era scappato nella sua stanza a seppellirsi sotto le coltri e le lenzuola tirandosele fin sul capo, col cuore che gli batteva a martello contro il materasso.

Il nuovo divano di Pavel è molto più solido di quello di prima. Ha una struttura in ghisa e la tappezzeria color amaranto: e chissà che l’ombra non lo abbia scelto come dimora proprio per via di quella tinta brillante. Per amor di contrasto, si direbbe.

Ma la vera novità è questa: che Pavel non porta più donne in casa sua. Ora il suo interesse principale consiste nel dedicarsi all’ombra. Per vederla, deve aspettare che annotti e sedere accanto a lei a luci spente: si mette a rispettosa distanza con le braccia sulle cosce e il busto diritto imitandone la postura. E rimane lì a volte fino all’alba, quando l’ombra schiarisce e infine si dissolve senza che gli abbia detto nemmeno una parola.

Pavel, da parte sua, non se la sente di prendere l’iniziativa di avviare un discorso. Si rende conto che l’ombra sa che egli le si trova accanto, perché di tanto in tanto fa il solito movimento di girare la testa verso di lui. Se avesse occhi, Pavel giurerebbe che lo stia fissando: ma come qualcuno troppo assorto in se stesso per badare a un casuale vicino, su cui magari lascia cadere uno sguardo meccanico e privo di intenzione, come capita sui treni fra gente che occupa sedili contigui tra una stazione e l’altra.

“Eppure questa è casa mia” si dice Pavel, pur dubitando che quello sia ancora il modo giusto di considerare la situazione.

All’alba dorme un paio d’ore, poi si prepara e va al lavoro, dove tutto gli appare come in sogno.

La sola cosa reale gli sembra essere quell’ombra silenziosa che non lo aspetta e che adesso, lei sì, si riposa nascosta nella luce del suo soggiorno.Quando proprio non ce la fa più, la sera Pavel si mette a letto presto e cerca di dormire il più possibile.

Ma si sveglia spesso al pensiero che, dietro la parete della stanza da letto, sul divano c’è l’ombra, immobile e tutta raccolta in sé.

Pavel la considera ormai come un ospite di riguardo e ha timore di darle noia con la sua presenza continua, la notte, accanto a lei. Vorrebbe in qualche modo favorirla, darle un segno della considerazione e del rispetto che le porta. Intanto, pensa con soddisfazione, non si siederà più sul divano durante il giorno. E’ vero che l’ombra sta sempre sul lato destro, vicino alla sponda, ma non si può escludere che cambi collocazione – chi può impedirglielo- e Pavel proprio non vorrebbe, sia pur involontariamente, mettersi a sedere dentro di lei: sebbene l’ombra potrebbe non accorgersene affatto, essere invadente con lei, o anche solo dargliene l’idea, è qualcosa che Pavel vuole evitare a tutti i costi.

E si complimenta con se stesso per l’acquisto di quel nuovo divano. È sicuro che l’ombra mai e poi mai si sarebbe adattata a una sistemazione così poco dignitosa come sarebbe stato il vecchio, tutto storto e contaminato dai resti degli amori sporadici, con i cuscini mezzo sfondati e quel continuo gemere e cigolare.

Pavel spera che prima o poi l’ombra gli dirà qualcosa. Anzi, ne è sicuro. Tutto sta che si convinca che di lui può fidarsi come di un servitore fedele o di un ospite devoto che mai e poi mai rivelerebbe un segreto. Di lei non sa ancora nulla, nemmeno il sesso, anche se questa parola gli pare troppo per un essere così puro. Ma forse l’ombra non ha un sesso, non è né maschio né femmina, ha superato queste divisioni esteriori, è compatta, amabilmente scura e non attraversata da fratture di alcun genere.

Pavel si addormenta su questo pensiero e non sogna nulla, perché tutti i suoi sogni ormai giacciono fuori di lui.

Infine, una notte si decide. Aspetta che sia buio profondo, abbassa completamente le serrande per eliminare il chiarore dei lampioni e si siede sul divano. L’ombra gira la testa verso di lui, poi torna a volgerla verso il davanti come fa sempre. Sa che Pavel è lì, e ora e tocca a lui il prossimo passo.

“Cosa posso fare per te?” le chiede. E subito dopo ha paura, perché ora può darsi che l’ombra gli risponda e questo pensiero lo fa tremare. Nel frattempo la ammira, così densa e armonica, perfetta in tutte le forme, senza peso né odore. Quante volte aveva desiderato che le donne che si trascinava in casa fossero così: e anche gli uomini, gli amici, i colleghi, finanche gli sconosciuti che incontrava in treno e sulla metro. Privi dell’asimmetria dell’umano, dell’odore di vita che si portavano dietro, puliti e compatti e senza peso, ombre.

E in quel momento l’ombra gli parla, ma quello che gli chiede non è una cosa che Pavel possa fare: gli chiede di dimenticarla.

“Ma no” risponde Pavel” è impossibile! Io non posso più dimenticarti. Come puoi pretendere che ci riesca? Ormai io sono tuo.”

Sono parole che non ha mai rivolto a nessuno. Pavel lo sa nel momento esatto in cui l’ombra si alza e lo sfiora prima di scomparire. E subito prova un gran sollievo per avere finalmente qualcuno da rimpiangere.

Serie: I racconti della Rue Morgue


Avete messo Mi Piace8 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. grazie per averlo letto, Cristiana, e per le tue osservazioni assai pertinenti. Questo breve racconto non è in linea con gli altri, ne sono consapevole. E sono grata a Robért e ai compagni del gruppo per averlo accettato.
    Devo imparare ancora molto, su tutto, ma soprattutto su questo genere letterario. Grazie ancora e buona giornata.

  2. Cara Francesca, mi colpisce questa svolta nel filone della serie. Non si tratta naturalmente di questioni di genere, la sensibilità non ne ha di questi problemi. Il fatto sta che questo racconto fa venire i brividi, come i fantastici due precedenti, ma i brividi questa volta li fa venire dentro. Su quel divano ci sediamo tutti, ma non sempre riusciamo a scorgere quell’ombra che è ‘compatta’. Mi colpisce molto questo aggettivo che usi due volte per significare la profonda differenza fra lei e l’essere umano, che invece compatto non è, bensì esteriormente divisi e asimmetrici (uso le tue parole). Credo che tu sia quella donna che si firma con la ‘A’ e che entra a testa alta a far parte di questo club. Molto brava

  3. Come osservato da @Robert_Sable , quest’ombra sembra rappresentare la dark side del nostro protagonista: incarna il non detto eppure pensato, l’ignorato eppure presente. Sono anche d’accordo con @ndpautore quando afferma che questo breve racconto può offrire interpretazioni su più livelli, e ce ne sarebbe, in effetti, da dire. Grazie per averlo condiviso.

  4. Questo racconto sembra appartenere al mio genere di riferimento: il realismo magico. Mi piace quando il mistero non rientra nei canoni già codificati del sovrannaturale; quando la forza trainante della storia è situata sul confine che separa l’interiorità dal piano fisico; quando c’è un simbolismo latente (voluto o casuale) che permette un’interpretazione su più livelli. Ottimo lavoro!

    1. grazie mille, il tuo gentilissimo apprezzamento mi davvero piacere. Non so dire se ci sia del realismo magico in questo raccontino, ma il giudizio degli altri è utile proprio per capire meglio ciò che si fa, anche al di là delle proprie intenzioni.

  5. Confesso che spinta dalla curiosita` sono andata a spulciare qua e la` sul significato delle ombre. Non sono in grado di dare un’interpretazione filosofica, metafica o psicoanalitica; la mia sensazione, leggendo il racconto, e` quella di un’evoluzione nella storia del protagonista: dal vecchio divano logoro e impregnato di umori e “rumori”, a quello nuovo, piu` solido e piu` bello nel colore. Un incontro con l’ ombra che dapprima fa paura, poi diventa una presenza rassicurante, gradevole. Infine l’ ombra si allontana, chiede di essere dimenticata e lui rimane solo, ma il ricordo che gli resta lo fa sentire meglio. Dice, infatti:
    “E subito prova un gran sollievo per avere finalmente qualcuno da rimpiangere.”
    Non ho riconosciuto in questo racconto il genere horror, classico; percio`mi ha coinvolto piacevolmente, senza sconvolgermi.

    1. molto attenta la tua lettura, cara M. Luisa. Ti ringrazio davvero. Sulle ombre ne so poco anche io, è stata solo un’idea balzatami in mente così, all’improvviso. Vai a sapere.

  6. Evocativo e, benché scritto con un linguaggio non cupo, instilla quella goccia di angoscia che spinge a guardarsi le spalle.
    E, forse, è proprio questa la parte più horror di questo racconto, bel lavoro! 👍

  7. Il grande Carl Gustav Jung ha delineato l’archetipo dell’Ombra: il lato oscuro della nostra personalità.
    Del resto, i Pink Floyd con il loro “Dark Side of The Moon” hanno dato voce a tale intima voce – e non è un caso se, aguzzando l’udito, possiamo udirne l’ultima frase ‘There is no dark side in the moon, really. Matter of fact it’s all dark’.

    Certo, quest’Ombra ha sue caratteristiche proprie. Ma innanzitutto lo devo dire, complimenti Francesca, davvero un bel racconto che va a pescare in profondità. Non ci sono generi narrativi che possono fermarti, la mia impressione è che tu sia quel tipo di autrice che ama le sfide.

    Ora, dirò cose che voi umani…

    Ma quanto è fisico questo racconto, raramente ho avvertito un desiderio così forte proprio nella ‘negazione’. Per un attimo ho creduto di vederci uno schermo, davanti a quel divano. La descrizione della figura oscura è magistrale: una riga, non di più.

    Ospite devoto, servo fedele. Fantasie. La parola ‘sesso’ accostata a ‘frattura’ e, antiteticamente, a ‘puro’. La parola “cosce” ripetuta due volte.

    Infine, l’apparente abbandono. Non siamo noi a cercare la nostra Ombra.

    Inquietante, disturbante, psicanalitico. Gran bella prova, degnissimo debutto della nostra bravissima autrice nella Rue Morgue..

    1. grazie, Robért, se molto gentile nel tuo apprezzamento di questo piccolo brano. Hai avuto una grande idea nell’avviare questo gruppo a tema e mi auguro che andremo avanti per il meglio. Devo imparare molto sul genere cui si ispira Rue Morgue, ma conto sull’esperienza tua e di altri che si sono già più volte confrontati con le tematiche di cui si tratta qui.

  8. Ciao Francesca, mi è venuto da pensare, leggendo questo tuo racconto, all’Ombra che tutti noi abbiamo, in un angolo della stanza, magari non da adulti, ma l’abbiamo avuta da ragazzini e sembrava stesse lì a guardarci per dirci qualcosa, spingendoci a un dialogo interiore misto di dubbio e paura. Mi ha ricordato la mia di Ombra, che ricordo con molto affetto e a cui sono grata. Un po’ come il tuo Pavel.

  9. Mi piace il gioco tra le due consistenze: quella umana, fisica e concreta, che il protagonista trova insoddisfacente, a prescindere da chi sia la persona in questione, e l’ombra. L’ombra non è solo una presenza inquietante e inspiegabile, ma anche l’immagine della persona che lui desidererebbe avere accanto a sè: l’anima gemella che non è ancora riuscito a trovare. Per questa ragione più che provare paura, prova attrazione. Non so se nelle tue intenzioni ci fosse anche quella di sottolineare questo aspetto, o se si tratti di una mia interpretazione, ma sicuramente i fantasmi più inafferrabili sono quelli che popolano la nostra psiche e che si manifestano quando meno ce lo aspettiamo. Ti faccio i miei complimenti, anche perché, se non ho capito male, pur non essendo il tuo genere di riferimento, sei riuscita a gestire ottimamente i tempi del racconto creando il giusto climax. Molto brava. Secondo me hai una bella affinità con questo genere.

    1. in effetti, in questo genere di racconti sono proprio una novizia. E sì, l’idea che si tratti di uno spettro interiore che prende forma è un’ipotesi plausibile, e se è amore lo è nella forma della venerazione. Grazie di cuore per l’apprezzamento, sei molto gentile. E buona giornata.

  10. è un’interpretazione assai interessante, Giancarlo, non avevo previsto che si potesse leggere in questa chiave. Ne sono davvero colpita, grazie mile.

    1. è un’interpretazione assai interessante, Giancarlo, non avevo previsto che si potesse leggere in questa chiave. Ne sono davvero colpita, grazie mille.