Ombre dal passato

La folla festante dei bambini sciamava come una falena impazzita per le strade del quartiere. Era la sera di Hallowen. I bambini arrivarono speranzosi davanti alla deliziosa villetta dell’amabile zitella del quartiere, ovvero colei verso cui i vicini mostravano disprezzo, dissimulato da compassione, con frasi velenose del tipo «Anche tu troverai qualcuno che ti vorrà bene. Alla fine anche il più rognoso dei cani ci riesce». Il più intraprendente di loro suonò al campanello. Nella sorpresa generale, il portone venne aperto da un uomo. Evidentemente la sventurata aveva trovato qualcuno talmente coraggioso da scartavetrarle gli accumuli derivanti dal disuso dei suoi attrezzi di piacere. Costui aveva la barba lunghissima, i capelli dritti come gli aculei di un porcospino, gli occhi sgranati e un sardonico sorriso stampato sul volto. In sintesi, un sociopatico disturbato, ovvero il prototipo maschile idoneo a scatenare passioni tanto roventi, quanto malsane, nella obnubilata mente della rimbarcata media, quale la zitella del quartiere.

«Sì?» rispose al bambino esponendo una sinistra fila di denti luccicanti.

«Dolcetto o scherzetto?» urlò il bambino gioioso.

In tutta risposta l’uomo estrasse la parte finale di un idrante di enormi dimensioni e, puntando il gigantesco bocchettone verso il bambino, urlò: «Scherzetto!».

Il bambino contorse il volto in una maschera di terrore.

In un attimo un getto d’acqua, scagliato a pressione immane, lo investì sbalzandolo indietro. Il cranio dello sventurato si sfracellò contro la dura carrozzeria di un’automobile ferma in sosta. Ciò ne cagionò l’istantaneo decesso.

Gli altri bambini iniziarono a urlare, ma prima che potessero disperdersi, sopraggiunse una moto. Una delle bambine si sporse per invocare aiuto ma il centauro, lungi dal frenare, accelerò. La ruota anteriore travolse la bambina facendole scoppiare il corpo. La strada venne inondata dalle sue viscere. I bambini iniziarono a urlare, saltellando sul posto.

La moto si fermò alcuni metri più avanti. Il centauro si levò il casco: era una donna.

La donna scese risoluta dal veicolo avvicinandosi al crocchio dei bambini tremanti e ringhiando loro di disporsi in fila. I bambini ubbidirono istantaneamente. La donna cominciò a sfilare davanti ai bambini, scrutandoli a uno a uno. Infine, si fermò davanti a quello più paffuto di tutti. Sopraggiunse l’uomo brandendo un’enorme ascia. Gli sguardi della centaura e quello dell’uomo si incrociarono in una mutua e silenziosa intesa.

Il bambino obeso si voltò atterrito verso gli amici per trovare un qualche conforto nei loro sguardi. Tutti però singhiozzavano a testa bassa. Il voltò dell’uomo si deformò talmente tanto che per un attimo sembrò essere di gomma. Poi issò al cielo la scure. 

Il bambino obeso sgranò gli occhi e urlò disperato: «Perché?! Voglio vivere, merdosi!».

Nessuno dei bambini ebbe il coraggio di guardare. Non alzarono lo sguardo neppure quando vennero investiti dagli

schizzi di sangue provenienti dal corpo appena dilaniato del compagno. Uno di loro svenne non appena una sezione del corpo gli cadde di schianto davanti. I due trucidarono infine tutti gli altri, smaltendone rapidamente i resti. L’unico cadavere che venne lasciato sulla strada fu quello della bambina dilaniata dalla moto; l’altro cadavere che venne rinvenuto fu quello della zitella, trovata sgozzata e legata nel ripostiglio della sua abitazione.

Nessuno seppe mai perché solo i resti di quella bambina vennero lasciati in esposizione. Gli unici a sapere erano i suoi genitori, i quali però, per la disperazione e la vergogna, si impiccarono la sera stessa. I due non ebbero il coraggio di ammettere al mondo che sapevano. Si, sapevano. Sapevano che gli assassini un tempo erano persone buone e timorate che abitavano in quel quartiere con la loro figlia, una dolce bambina di nome Gemma . Una bambina la cui unica colpa era quella di essere così buona e virtuosa da suscitare l’invidia della loro figlia. Costei era una narcisista esibizionista necessitante delle luci della ribalta, al punta da scatenare, con gli altri bambini del quartiere, una crudele e deturpante gogna nei confronti della povera Gemma. I due sapevano perché i genitori di Gemma avevano provato, con cortesia e gentilezza, a bussare alla loro porta, per chiedere loro di intercedere con la loro figlia perché cessasse quella aggressione così feroce. Tuttavia li avevano rispediti al mittenti con frasi del tipo “Se vostra figlia non sa proteggersi da sola, è un problema suo”, accompagnate da crudeli risate di scherno. I due sapevano che la gogna era continuata fino a quando Gemma, la mattina di una festa dei morti di anni prima, nella solitudine, aveva deciso di conquistare il silenzio eterno usando la lametta da barba del padre. In quello stesso silenzio, i genitori di Gemma, una notte, avevano abbandonato il quartiere, disperdendo le loro tracce come ombre silenziose. I due non avevano dato peso alcuno all’accadimento. Ma le ombre del passato non sempre si dissolvono. Talvolta restano solo nascoste nel buio, osservandoci nel silenzio, per poi decidere, senza preavviso, di schizzare fuori come molle letali ed ottenere la giustizia che la luce del mondo ha negato loro o semplicemente per vendicarsi.

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Discussioni

  1. Una fiaba rovesciata: parte “quartiere, Halloween, dolcetto o scherzetto” e poi precipita senza freni in un incubo punitivo, cattivo, quasi da leggenda metropolitana. La cosa che resta è il retrogusto morale: non tanto il sangue, quanto l’idea che certe crudeltà “piccole possano fermentare per anni e tornare fuori sotto forma di mostro. E il nome di Gemma, alla fine, ti lascia una specie di silenzio in gola.

  2. Questo libriCK è un vortice di orrore che si consuma incessantemente in un’atmosfera cupa. Complimenti per i termini ricercati che utilizzi, alcuni sono desueti o poco adoperati, però rafforzano la narrazione disturbata.

        1. Il tutto per dire che sono un dilettante che segue, con risultati da amatore volenteroso, le ispirazioni degli interpreti più autorevoli

  3. Praticamente un incubo ad occhi aperti. La precisione chirurgica con cui hai descritto i personaggi mi ha trascinato in un mondo di pura follia.
    C
    Disturbante abbastanza da rimanere impresso e lasciare un segno indelebile.