Ora basta!
Alle 18.41 del 4 giugno Camillo Wrath stava guidando verso casa e pensava a suo figlio che gli aveva chiesto una nuova bicicletta; al suo lavoro precario dopo otto mesi di disoccupazione e il cui stipendio sarebbe bastato appena per arrivare a metà mese, a suo padre che, con una misera pensione minima, riusciva a infilargli in tasca ogni volta che andava a trovarlo una o due banconote da 20. Quando al notiziario radio informarono dell’aumento della RC auto e delle bollette energetiche, piantò una violenta frenata e scese dall’auto mettendosi a camminare avanti e indietro lungo la linea bianca e continuando a mormorare “Basta, basta e basta.” Altri automobilisti scesero, alcuni passanti si avvicinarono, molti dovevano aver ascoltato anche loro il notiziario perché scuotevano la testa e dicevano: “Ha ragione, non è più possibile andare oltre, basta, davvero, basta.” Iniziarono a raccontarsi i propri problemi, a chiedersi se mai ci sarebbe stata una fine o se la fine doveva avere inizio proprio da loro, gridarono, spiegarono la cosa ad altri. Arrivò la notte, arrivò la polizia, arrivò altra gente. Molti vennero fatti spostare ma servì a poco, qualcuno avvisava casa, altri aprirono pacchi di biscotti e qualche bottiglia di minerale. Alle 22.40 arrivò anche una troupe del telegiornale che fece un breve servizio giusto in tempo per il notiziario della notte. Alle domande dei giornalisti Camillo Wrath rispondeva solo “Basta!” con pacatezza ma con fermezza. “Basta!” è il grido che echeggiava tra le persone, erano ormai migliaia, che avevano preso a bivaccare. Nella notte qualcosa successe. Il sentimento era troppo comune per perdersi in uno stormir di fronde: la gente si stava ovunque radunando per strada. I notiziari del mattino riferirono di almeno trecento capannelli di persone sparsi in tutta Italia. Si ripeteva solo “Basta!” come un mantra ossessivo e liberatorio. Alle quattordici il fenomeno diventò impressionante soprattutto nelle grandi città. Le piazze contavano oramai migliaia e migliaia di persone. “Basta! Basta! Basta!” ripetuto all’ossessione era entrato nelle case e nelle orecchie di tutta la nazione.
Ne risentirono i trasporti, i servizi, ogni settore della vita produttiva e sociale. Non era uno sciopero, non erano dei blocchi ma la gente si aggregava, discuteva e diceva “Basta!”. Era diventato, da un giorno all’altro, il saluto della popolazione. Venne inviato un sottosegretario per chiedere a Camillo Wrath cosa volesse di preciso. La risposta fu “Basta!” e nient’altro. Dopo che insistentemente fu ripetuto a Camillo Wrath che senza richieste precise una protesta non aveva senso, questi rispose: “Lo sanno tutti gli italiani cosa va fatto, sarebbe l’ultima e più grave offesa alla nostra intelligenza che proprio ‘voi’ faceste finta di non saperlo, Basta!”.
Passarono altri giorni, il mondo dell’informazione non parlava d’altro, e l’intero paese era un coro unico, costante, civile, determinato di “Basta!”. La vita continuava ma era accompagnata da un sottofondo invincibile alimentato da una rabbiosa determinazione. Il 21 giugno si proclamò un governo di unità nazionale per dare risposta alle proteste dei cittadini, ormai generalizzate. I “Basta!” continuarono. Il 26 giugno si varò una legge che limitava il numero dei deputati a centocinquanta e dei senatori a cinquanta. I “Basta!” continuarono. Il 28 giugno si abolirono tutti i privilegi parlamentari, I “Basta!” continuarono. Il 30 giugno si legò indissolubilmente lo stipendio di parlamentare alle pensioni minime: un parlamentare non poteva guadagnare ogni mese (tutto incluso) più di dieci volte una pensione minima. I “Basta!” continuarono. Il 2 luglio si votò una legge che stabiliva un minimo garantito per stipendi e pensioni di millecinquecento euro al mese… I “Basta!” continuarono. Il 3 luglio si stabilì un tetto massimo di cinquemila euro al mese per le pensioni d’oro. I “Basta!” continuarono. Il 4 luglio si vietò il precariato rendendo obbligatoria l’assunzione per almeno due anni e si stabilì un reddito di cittadinanza garantito a tutti. I “Basta!” continuarono. Il 6 luglio si legiferò sulla riappropriazione della moneta da parte dei cittadini, niente più signoraggio per le banche centrali europee, di proprietà di privati. I “Basta!” continuarono. Il 9 luglio si crearono dei comitati di controllo per i prezzi dei carburanti e delle assicurazioni con sanzioni pesantissime per i “cartelli”. I “Basta!” continuarono. Il 12 luglio il governo stabilì la maggiore età a 16 anni con possibilità di guida della patente e responsabilità penale. I “Basta!” continuarono. Il 15 luglio venne varata una legge nazionale sull’immigrazione che regolava i flussi e impediva a nullafacenti e malintenzionati di andarsene a spasso per il Bel Paese. I “Basta!” continuarono. Il 17 luglio venne approvata una legge fiscale, che prevedeva l’arresto e il carcere per gli evasori. I “Basta!” continuarono. Il 21 luglio venne stabilito che ogni incarico parlamentare non potesse durare più di due legislature; il parlamento venne sciolto e si andò civilmente a votare per dare a un paese che era sempre stato migliore di chi lo governava dei governanti migliori per il paese. I “Basta!” cessarono.
Non si sa dove sia finito Camillo Wrath, speriamo che continui a seguire i notiziari.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa
‘…si andò civilmente a votare per dare a un paese che era sempre stato migliore di chi lo governava dei governanti migliori per il paese’ Spesso amici lontani mi chiedono com’è vivere qui. La risposta che mi capita di dare è sempre la stessa, un Paese di brava gente e pessimi politici. Mi piace questo tuo racconto utopico e immaginifico con finale a rotta di collo. Se mi dici di che Paese si parla, magari ci vado a vivere. Sempre piacevole leggerti.