Ore 08:00 partenza

Serie: Milano-Monte Bianco (e ritorno)


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Cisa fa un viaggio in moto in solitaria, un viaggio verso la cima più alta del Monte Bianco e dentro la sua testa. Questo é il diario di quei giorni; ogni riferimento a fatti, persone, animali, moto e montagne non è per nulla casuale, anche se pare esserlo. Accendete i motori, si va in vetta
“O Monte Bianco,
o Monte Bianco”
dedicato alle Dolomiti
 

Giovedì, 12 Giugno, 2008

Ore 10:00. Sto dormendo.
Ore 10:12. Sto dormendo, ho mal di testa (irealtà sono sveglio perché ho mal di testa).
Ore 10:42. Cerco di dormire. Mi spremo la testa.
Ore 10:52. Mi tiro in piedi e mi tiro insieme (a fatica, certo).
Ore 11:02. Mi lavo. Mi vesto. Chiudo i bagagli. Vado nel box e sistemo le cose sulla moto. Faccio un check di tutto, soprattutto moto. Tutto ok.
Ore 11:22. Mi faccio due fatti miei (oh ragazzi dai, fatti miei…) Faccio il caffè e faccio pure colazione.
Prendo un Moment.
Ore 11:42. Torno nel box. Mi preparo. Il sacco a pelo pesante è decisamente troppo ingombrante: lo sostituisco con quello leggero, poi lo guardo e penso “Uhm…”. Esco e faccio un giro di prova: tutto ok.
Ore 12:02. Torno a casa. Rientro nel box.
Ore 12:12. Sono nel box.
Ore 12:12:12. Penso di non partire e vivere per sempre nel box: io e la moto.
Ore 12:22. Penso sia l’ora di partire. Mi controllo con cura. Accendo la moto. Saluto il box, il Cane ed esco.
Pochissimo dopo. Penso che sono partito. E in effetti sono partito.
Ore 12:32. Guido tranquillo fino alla tangenziale, scaldo la moto, mi sistemo, ascolto. Tutto ok. Imbocco la tangenziale. A Certosa esco ed inizio ad accelerare. Mi sveglio. Percorro tutta la strada che porta fino a Rho e poi oltre, nelle prime campagne verso Novara. La strada lentamente cambia, abbandona il rettilineo tra i prefabbricati e sempre più segue la Terra tra curve e saliscendi. Da Novara inizio ad andare davvero, passo Biella e poi Ivrea ed infine inizio a correr su. Si guida sempre di più, la moto risponde bene ed io non ho più mal di testa. Passo in mezzo a montagne scure, lisce e dalle cime verdi, ovunque appaiono piccole cascate strette e vertiginose; l’aria buona, dissetante: l’umidità della Terra che gira. S’intravedono già cime più alte, qualcuna anche innevata.
Dondolando tra le curve: Aosta.
Ore 15:52. Mi fermo.
Ore 16:02. È ora di merenda. Faccio merenda. Mi sono portato il vitto per un giorno e mezzo: acqua, latte, 2 scatolette di verdura mista, formaggio grana, frutta secca, cracker, cioccolato.
Ore 16:12. No! Le brioche…
Ore 16:22. Fatta merenda, lascio tutta la roba sulla moto e vado a farmi un giro. Alcuni vecchi sulle panchine si scaldano al sole, come tartarughe. Un lungo corso medioevale mi porta nella vecchia Aosta: alcuni resti, alcuni carini, poco tempo, poca voglia, troppa gente. Torno alla moto.
Sento il fondoschiena bagnato! Mi sento proprio gocciolare sul sedere…
Ma che è? Mi porto lo zaino davanti: zuppo, ohibò!
Ma cosa diamine… Latte, no! Punteggio finale: zaino bagnato, sedere bagnato, rullini delle Dolomiti bagnati… e niente latte. Vedo i vecchi e mi fermo un po’ lì con loro sulle panchine al sole, come le tartarughe. Noto che mi gradiscono.
Ore 17:22. Saluto gli anziani, torno alla moto e mi preparo: controllo, aggiusto il bagaglio, stringo un po’ l’ammortizzatore posteriore e ci sono.
Ore 17:32. Riparto da Aosta.
Un attimo dopo. Giro la moto dentro la rotonda e… ta-da! davanti a me si staglia la Montagna immensa, magnifica e solenne.
Sembra che lì Lei sia proprio la Terra. Arrivo!
Abbasso la visiera ed apro tra gli alberi verdi.

fine della prima parte[…]

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