Ostaggio

Serie: La regola del cavaliere

1. Questa non me l’aspettavo.

Avevamo lasciato i corridoi della nostra scuola congelati in un loop temporale provocato da Mordred. L’ultima cosa che avevamo udito prima di andare incontro a mio nonno, erano gli strepiti di quell’antico psicopatico.

Be’, piombare, invece, nel bel mezzo del cambio dell’ora ed imbatterci nel segaligno insegnante di storia non era esattamente nei miei piani. Lui, immerso in uno dei suoi tomi, mentre passava da un’aula all’altra, ci rivolse il seguente commento:

-Bei costumi, ragazzi: la recita di Shakespeare è in aula magna?

Io e Jess ci scambiammo un’occhiata, ma lui non attese la nostra risposta e si infilò in una classe.

Fu allora che una voce mi esplose nella testa.

-Bella raga!

Non potevo credere alle mie orecchie. Non certo per lo slang con cui era stato formulato il saluto, no. Ma quella voce. Non poteva trattarsi di…

-Coso! Sei connesso? È maleducazione non salutare.- si lamentò 77777771.

-77777771!- esclamai, mentre la mano andava al fodero della spada che avevo al fianco. La mia mano si chiuse sulla sua elsa. La estrassi è la contemplai, -E tu come sei tornata?

-Al?- mi richiamò Jess, facendomi trasalire, -rinfodera Exalcalibur. Cerchiamo di uscire di qui e troviamo Mordred.

Era stata tanta la sorpresa per me da non riuscire a modulare una risposta soddisfacente.

-Accidenti, Coso. Mi allontanò un momento e mi resetti quel poco di intelligenza che tenevi! – mi riprese 77777771… Excalibur… Come dovevo chiamare quella cosa… Okay, erano riusciti tutti a confondermi. Non trovate anche voi che ci sono giorni in cui più ci provi a far qualcosa e più sarebbe stato meglio non muovere un dito? Avevo la sensazione che questo fosse proprio uno di quelli.

2. Un comando dell’anello e le nostre armature svanirono. Interamente, a parte una piccola sfera nell’orecchio sinistro di entrambi. Chi l’avesse notata, l’avrebbe scambiata per l’ultimo modello di un auricolare wireless. Da lì 77777771 cominciò a parlarmi, mentre giravamo nei corridoi della scuola alla ricerca di qualche traccia del nostro inseguitore. Dovevamo, inoltre, cercare di non farci intercettare dal personale scolastico. Sembrava la trama di uno squallido videogioco arcade degli anni ’80.

-Ma tu non eri caduto nelle grinfie di Mordred?

-Questo è ciò che ha creduto lui, bello.

-Non soltanto lui! E non chiamarmi “bello”. 

-Giusto, niente ipocrisie, Coso. Era necessario che lo pensassi anche tu, se no lo stratagemma non avrebbe funzionato.

-Cosa è successo per l’esattezza?

-Mentre combattevamo, ho clonato una mia copia. Una genialità dell’ultimo momento. Quella spada è stata rubata! Il piano era che Mordred ritornasse nel proprio tempo (e, sperando, nel suo covo), prima di tentare di fondere la finta Excalibur con la sua Clarent. Vedi, sul clone ho piazzato un GPS a tachioni…

-Mi sono sentito tradito!

-Certo, hai ragione. Scusa frate. Ma, vedi, il GPS a tachioni…

-Chi se ne importa se hai clonato un tacchino col GPS! Mi fai tutto un discorso sul fatto che io ero il tuo cavaliere, poi mi comandi come il personaggio di un videogioco, infine… 

-Eccolo!- ci interruppe Jess con un sussurro. Indicò col mento il fondo del corridoio.

Dovetti abituare l’occhio. C’era effettivamente un uomo con la corporatura di Mordred. Aveva il volto e gli occhi dardeggianti di follia, sì, ma niente supercorazza. Niente mantello e svolazzante e nero. Niente spadone con la doppia lama affilata e assetata di sangue (il mio). Niente di niente, soltanto indossava dei jeans blu in spezzato con una giacca di lino doppio petto da cui usciva una camicia bianca. Aspettava davanti ad una classe. L’operatrice uscì dalla porta.

-Ho avvertito suo figlio. – disse la donna, – Sta uscendo.

L’uomo annuì sfoderando un sorriso con troppi denti.

L’operatrice abbassò lo sguardo e si allontanò un po’ troppo alla svelta, abbozzando un sorriso rapido.

Subito dopo, dalla porta dell’aula uscì un ragazzo con lo zaino dei libri appeso ad una spalla.

Soffocai un gemito di sorpresa.

Mordred strinse una mano sulla spalla libera di Tim Gordon che lo guardò con sorpresa e, temo, con una fitta di dolore.

-Deve aver finto di essere il signor Gordon per avere un ostaggio.-sibilai.

-La faccenda puzza!- ribatté Jess, mentre Mordred ci lanciava un’occhiata carica di minaccia da sopra le spalle di Tim.

Andrea Savio 

Serie: La regola del cavaliere
  • Episodio 1: Una spada in soffitta
  • Episodio 2: Identità segrete 
  • Episodio 3: Il potere dell’anello
  • Episodio 4: Il terzo incomodo
  • Episodio 5: Il segreto di Artù 
  • Episodio 6: Il sapore amaro della sconfitta
  • Episodio 7: L’ira di Mordred
  • Episodio 8: Rivelazioni 
  • Episodio 9: Una regola da imparare
  • Episodio 10: Ostaggio
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

    Commenti

    1. Andrea Savio Post author

      Carissima, anche io sono rimasto stupito. Le fila della mia storia mi portano molto in là e credo che avremo ancora un paio di sorprese. A presto e buone feste.

    2. Micol Fusca

      Ciao Andrea, il tuo è un finale che lascia spazio alla riflessione.
      L’ultima scena (mi riferisco a quando il presunto padre, forse lo è davvero, di Tim va a prenderlo a scuola) fa nascere in me la sensazione che in fondo il racconto nasconda una metafora. Quale storia, in fondo, non lo fa? Forse questa non è che una parabola sull’amicizia e sull’aiutarsi a vicenda in caso di difficoltà, anche quando gli ostacoli sono insormontabili (come una famiglia “sbagliata”). Non mi resta che attendere la Seconda Stagione 😀

      1. Andrea Savio Post author

        Carissima, anche io sono rimasto stupito. Le fila della mia storia mi portano molto in là e credo che avremo ancora un paio di sorprese. A presto e buone feste.