Ottobre tra le onde

Serie: Occhio baggiano


Osservo il riflesso di una nuvola ballare lentamente tra le onde e mi unisco a quel suo ritmo pigro e sensuale favorendo il flusso di onde che passa sotto il surf. Mi sposto leggermente in avanti e la punta della tavola si inabissa per pochi attimi nell’acqua verde e spumosa mentre io mi distendo con la schiena sul surf. Le orecchie ondeggiano fuori e dentro l’acqua, chiudo gli occhi e vedo il mare con le orecchie e le braccia in ammollo. Sento le onde ruggire, il mare sollevarmi e ruotarmi come a dire “perché non giochi un po’ con me?”.

Quando sono in mezzo al mare, tra le onde, il mondo non esiste. Non ci sono guerre, non ci sono uomini, non esiste odio.

Non esistono malattie.

Premo con la nuca sulla tavola e mi immergo dolcemente. Trattengo il respiro e sono avvolto dal mare.

Sempre con gli occhi chiusi mi rialzo, visualizzo la tavola nella mia testa, ne tocco i contorni. Con le gambe percepisco la corrente e la forza delle onde.

So dove mi trovo.

Mi stendo sulla tavola ed inizio a nuotare lentamente con le braccia, sempre con gli occhi chiusi ma la vista ben aperta.

Percepisco una forza dietro che mi risucchia piano, poi con più decisione.

È l’onda che mi vuole prendere e la lascio attirarmi tra il suo smeraldo gonfiore.

Sento la cresta prendermi e allora poggio le mani sulla tavola e mi tiro su.

Troppo tardi, l’onda infrange poco prima che io sia stabile in piedi e mi ritrovo in aria, a volare tra la schiuma dell’onda infranta e il mare verde.

Istintivamente mi proteggo la testa e mi arrotolo appena l’onda mi travolge. Trattengo il respiro e non oppongo resistenza a quella potenza che mi gira come i panni in lavatrice. Percepisco il flusso di energia indebolirsi e riaffioro per prendere un respiro.

Sempre con gli occhi chiusi sento una nuova onda ruggire. Mi immergo e percepisco quella forza passarmi sopra la testa.

Emergo in superficie e senza aprire gli occhi tiro il laccio della tavola. Tiro il surf a me, ma fa troppa resistenza, si è sicuramente girato.

Con le mani tocco la tavola ed individuo le tre pinne affilate. Giro la tavola ma una piccola onda mi tira il surf addosso. Sento le pinne penetrare la carne sulle braccia e le mani mentre mi immergo, per proteggere la testa.

Che deficiente.

Mai avere il surf in opposizione all’onda.

Mai.

Apro gli occhi, e la luce mi acceca per qualche secondo.

Dalla mano sinistra e dal braccio destro il sangue sgorga copioso misto all’acqua.

Mi isso rapidamente sopra la tavola e dopo due bracciate mi lascio guidare a riva da un’onda.

«Ehi Andre, che è successo?» mi chiede il mio amico Luigi raggiungendomi sulla battigia.

«Ma niente…sono un pirla.»

«Ma sei ferito? Minca, sanguini parecchio!»

Sbuffo seccato e con rabbia mollo la tavola sulla sabbia.

Mi siedo e mi stringo il laccio del surf sul braccio destro, poco sotto il grosso taglio che dal polso arriva a qualche centimetro dal gomito.

Osservo il mare ribollire deluso e il vento fresco mi gela la testa. Per quanto l’estate perduri nel tempo con giornate miti, siamo in autunno e il sole non riscalda più come un mese fa.

«Ho provato a tenere gli occhi chiusi» dico ad un certo punto.

«Ah…» e con quell’unica esclamazione ha capito cosa intendessi.

«Andre ma vedrai che l’operazione andrà bene, ne sono sicuro.»

Sorrido e scuoto la testa.

«Quello che sarà sarà, non è quello il punto.»

Nello zaino cerco gli occhiali da sole graduati. In acqua sembra come che il mare compensi il mio difetto visivo, ma appena esco la miopia e l’astigmatismo mi fanno tornare a vedere nella nebbia.

«Aspetta ti aiuto» si offre Luigi vedendomi incespicare con il laccio.

«Grazie…non è che non mi importi ma non voglio trovarmi impreparato, ecco.»

«Ma…»

«Lu, possono succede tante cose, anche un’infezione dopo l’operazione. Qualunque cosa accada, la mia vita non cambierà. Continuerò a fare le stesse cose che faccio adesso…devo solo imparare a farle in modo diverso.»

Prendo un lungo respiro di aria salata e sorrido alla vita.

«Devono solo provarci a dirmi che non posso fare surf, anche fossi senza braccia troverei un modo per tornare in acqua.»

Mi sistemo meglio il laccio e mi distendo sulla sabbia tiepida.

«Wow Andre…vorrei riuscire ad affrontare la vita come fai te. Quando mi hai detto della tua malattia…guarda mi sono sembrate cazzate i miei problemi, davvero.»

«Ma smettila! Su che non esistono problemi di serie A e problemi di serie B. Ci sono passato anche io Lu, lascia stare quei professori di merda, frustrati che se la prendono sugli studenti con un minimo di iniziativa e che pensano fuori dagli schemi. Se il nostro sistema fosse meritocratico, saresti già laureato con lode. Ma di che parliamo? La tua tesi triennale era già da specialistica.»

Una folata di vento più forte solleva della sabbia che mi finisce addosso, ricoprendo gli occhiali da sole.

Mi rimetto a sedere con l’occhio destro che pulsa. Ma che cazzo ha da lamentarsi adesso questo?

«Grazie Andre…sei un vero amico.»

«Ma dai, grazie a te di essere venuto qui.»

«Appena sono un po’ tranquillo voglio iniziare a fare surf anche io, ci penso da un po’ è così…non trovo le parole.»

«Non si può spiegare qualcosa che ti connette con l’universo e ti fa dimenticare la tua esistenza.»

«Esatto!»

Ho smesso di sanguinare e mi levo il laccio. Mi avvicino in riva e lavo via la sabbia dalla faccia.

Il sole si sta abbassando rapidamente e presto farà freddo.

«E con Eleonora?» mi chiede Lu mentre mi asciugo il costume.

«Ma chissene di quella, se non la cerco io lei non si fa viva. Ne ho le palle piene di gente così.»

Strofino l’asciugamano con più forza sul costume e poi cerco la maglietta nello zaino.

«Lu, il tempo è quanto di più prezioso abbiamo, non voglio sprecarlo con gente del genere, in cerca di continue attenzioni. Voglio circondarmi solo da persone…persone che sanno apprezzarmi e che non cerchino di cambiarmi.»

Sistemo in una busta la roba bagnata e la pigio in una tasca dello zaino.

«Ora come ora voglio passare il mio tempo solo con la mia famiglia e con i miei pochi veri amici…te e Christian per esempio. Ho così tanto che voglio fare…questa malattia mi ha soltanto spronato a vivere ancora di più, indipendentemente dall’operazione. Minca, Lu, ho così tanti progetti e posti dove andare che…mi elettrizza solo il pensiero! E dovrei stare dietro alle persone come Eleonora? Ma che si coddino!»

Prendo ancora una grande boccata d’aria di mare, chiudo gli occhi e l’occhio destro si placa. Nemmeno quel dannatissimo occhio baggiano potrà impedirmi di realizzare i miei sogni. Nessuno può frapporsi tra un ostinato testardo e la sua volontà. Come Patty Pravo, la cambio io la vita che mi ha deluso più di chiunque altro.

«Cavolo Andre…mi dai una carica…davvero, sei un esempio, voglio vivere come te. Non vedo l’ora di laureami, trovare lavoro e andarmene fisso in giro come te.»

Mi infilo la felpa e sbuco dal cappuccio ridacchiando di gusto.

«Arriverà il tuo momento, tranquillo. Non è una gara e fare paragoni è stupido. Vivi la tua vita e manda al diavolo chiunque ti dica come devi viverla. E soprattutto non ascoltare quei professori, quelli, non devono proprio influenzarti l’umore. Lo sai, non devi chiedere, quando hai bisogno ti aiuto con lo studio…solo non chiedermi di rimettere piede in facoltà. Ci torno solo per la tua laurea.»

Luigi inizia a ridere e mi da una pacca sulla spalla.

«Guarda, hai già fatto tanto oggi. Avevi ragione, avevo bisogno di svagarmi.»

«Eh, lo so, ci sono passato anche io. Solo che tu ti ostini a voler fare tutto da solo. Almeno usa i miei progetti per l’esame di Macchine. Non dico di copiarli, ma non fare tutto da zero. Affrontare Ingegneria da soli è…da pazzi! Sei un maledetto kamikaze Lu!»

Luigi si mette a ridere. Niente, è orgoglioso e non chiederà mai aiuto.

«Mi fa bene sentire del tuo lavoro e dei tuoi viaggi…mi aiutano a pensare al dopo università. Dove te ne vai adesso?»

Alzo le spalle e mi concentro. Mi viene difficile pensare in uno spazio di tempo oltre ad una settimana ultimamente.

«Pesaro per una festa aziendale, poi Bologna per la fiera e nel mezzo ci metto una settimana di ferie. Voglio andare a trovare i miei nipotini prima dell’operazione e poi penso che cazzeggerò tra Milano e Bologna per un paio di giorni. Sì, mi sono tenuto la settimana prima dell’operazione tranquilla e ho ficcato qualcosa in tutte le altre.»

Raccolgo il surf e lo zaino e ci incanniamo fuori dalla spiaggia.

«Ci sentiamo prima dell’operazione Andre, andrà tutto bene.»

Sorrido e gli stringo la mano.

«Ma certo che andrà bene, devo insegnarti a fare un pop up così ce ne andiamo a fare surf nell’oceano.»

Lu si mette a ridere.

Osservo il mare un’ultima volta. Il verde scivola lentamente in un blu scuro mentre il bianco della schiuma si tinge dell’arancione del tramonto.

Sorrido alle onde, non è ancora finita la mia estate.

Serie: Occhio baggiano


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Discussioni

  1. Mi sono immerso in questa tua serie leggendo di seguito i 4 episodi. La tua terra è sempre protagonista di ogni puntata in qualche maniera, così come lo è nei racconti di Maria Luisa ma in maniera differente, nel tuo caso il legame sembra istintivo, quasi che parlarne ti venga fuori automaticamente. Son stato in quei luoghi che descrivi e ci tornerò presto, posti con un mare unico al mondo. Al nord come al sud la Sardegna è pazzesca.
    Nel secondo episodio non mi è sfuggita la sottolineatura del “lei” ricambiato con il “tu” e in questo la ferrea intenzione di continuare a fare surf qualunque cosa accada. Beh, mi hai fatto pensare che questa estate in una spiaggia della Maddalena c’era un tizio di Messina che nuotava senza braccia… Si può fare.
    Vai così.

    1. Ciao Francesco! Grazie per la lettura, sono felice ti abbia preso questa serie. Hai ragione, la descrizione è abbastanza istintiva. Spero che i tuoi ricordi combaciano con le mie descrizioni, visto che hai visitato la Sardegna e sono molto felice che ti piaccia. Quando tornerai, se vorrai, sarò lieto di farti da guida! Quel signore di Messina è un vero esempio di Iron Man!

  2. Con questo racconto ci fai vivere le emozioni che provi scivolando sulla tua tavola da surf. Mi ricorda un altro tuo bellissimo, La mareggiata, di due anni fa. Nonostante il tuo occhio baggiano, come lo definisci tu, ci vedi molto lontano, ben oltre il campo visivo con gli occhi del cuore e della mente. Auguri per il nuovo anno, che i tuoi problemi si risolvano nel migliore dei modo.

  3. C’è così tanta carica di energia nelle tue parole quando parli delle corse in moto oppure della tua tavola da surf. Tutto il resto passa in secondo piano perché la verità, come dici tu, è che non ci dobbiamo mai fermare. Piuttosto imparare a sognare e realizzare i nostri sogni in maniera differente e con altri strumenti. Molto buona e sempre in continuo miglioramento la forma narrativa. Questa volta il colore del racconto è il blu, così intenso che acceca. Bravissimo

  4. Beh, è inutile continuare a ribadire quanto tu riesca a trasmettere immagini vivide e sensazioni attraverso quello che scrivi. Cavolo! Sentivo l’odore del mare nello studio e ho dovuto cacciare via un gabbiano da sotto la scrivania. È una gioia seguire le emozioni e i pensieri dei tuoi protagonisti. Mi accodo a tutti gli altri che apprezzano il tuo stile.
    Fammi recuperare la sedia che con un’ondata è adata a finire in salotto…

  5. Guarda, sarò sincero: anche se sono d’accordo con il protagonista nell’affermare che non si tratti di una gara, un po’ mi girano di non essere il primo a farti i complimenti per il modo in cui hai saputo descrivere il rapporto con il mare, oltre naturalmente ai concetti espressi. È stato bello surfare, farsi travolgere dalle onde ed asciugarsi sulla spiaggia in compagnia di un amico

    1. Ahahaha grazie Roberto! Dai tuoi racconti mi sembra che anche tu vieni da una città di mare, quindi conosci bene il rapporto che si ha con esso. Spero di farti surfare nuovamente!

  6. Ciao, grazie per questo nuovo episodio, in cui ho potuto immergermi, come nel mare di cui parli, che ha dei poteri immensi, cosi`come la nostra mente, che di solito usiamo molto al di sotto del suo potenziale. Diceva Einstein – mi pare – il 5% mediamente, di quanto sarebbe possibile. Il mare puo` darci forza, tranquillita`, emozioni e conforto. Puo` diventare cura (la talassoterapia), utile per risolvere, attenuare o tenerci a galla nei periodi piu` critici.
    Se poi la bellezza e il piacere di vivere il mare si puo` condividere con qualcuno con cui siamo in sintonia, tanto meglio. Un motivo in piu` per essere motivati a reagire con spirito positivo, come sa fare Andre, che dopo aver superarto molti esami non facili, riuscira` a superare con successo anche il delicato intervento chirurgico.

    1. Ciao Maria Luisa! Probabilmente alcuni utilizzano anche meno del 5%, è tanto se si arriva all’1% alcune volte ahaha. Il mare, per chi vive in un’isola, è parte integrante della propria vita, nel bene e nel male, lo sappiamo bene. Molto dipende da come lo si vuole vivere penso, per alcuni può essere una prigione per altri letteralmente un mare inesplorato di avventure. Grazie per la tua attenta lettura, aspetto un tuo racconto!

  7. “Quando sono in mezzo al mare, tra le onde, il mondo non esiste. Non ci sono guerre, non ci sono uomini, non esiste odio.” Per questa frase immagina un inchino da parte mia, e un 👏

  8. Che bello Carlo! Molto…la prima parte molto emozionale…si sente esattamente cosa prova il tuo protagonista e penso chiunque legga con gli occhi della mente e del cuore! La seconda parte è un vero inno alla vita, all’amicizia e alle cose belle che ci circondano e di cui troppo spesso ci dimentichiamo, presi come siamo a rincorrere…che cosa non lo so! Mi ripeto ma…devo dirlo ancora! Bravoo!