Panacea

Serie: Ombre e sussurri dal passato


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Credo sia meglio leggere l'episodio precedente.

Da lì in poi, credo che tra noi si sia creato un legame. Avrei voluto baciarla quella sera, ero a un soffio dalle sue sottili labbra. Non trovai il coraggio, o forse non era il momento. Più semplicemente, non ce n’era bisogno. Riflettendoci, avevo paura che un gesto così bello avrebbe potuto allontanarla. La nostra complicità era perfetta così com’era, anche se non eravamo una coppia nel vero senso della parola. Provavo un sentimento così forte che avrei dovuto esprimere al più presto. Da qualche settimana avevo trovato il mio maledetto equilibrio. Temevo che qualcuno lo distruggesse.

La mattina lavoravo, a pranzo correvo a casa, oppure un panino al volo, poi andavo a gettarmi al mare. Solitamente i miei amici scendevano verso le quindici, a quell’ora io tornavo a lavoro. Qualche volta Ellen scendeva prima, avevamo una mezz’ora, altre volte un ora per stare insieme. La sera era diverso, la notte era nostra, non mi importava se facevamo l’alba e l’indomani dovevo lavorare. Ero invincibile e volevo trascorrere il tempo con lei. La cosa più entusiasmante è che il più delle volte era lei a cercarmi. Mandava dei messaggi per chiedermi che facevo, a che ora uscivamo. Altre volte mi teneva aggiornato su tutto quello che faceva nella giornata tra casa e spiaggia. Non aveva vergogna a mandarmi foto abbastanza maliziose, eppure ancora faticavo a strapparle un bacio. Mi dicevo scioccamente, che avevo tutto il tempo del mondo. Il mio lato più oscuro mi sussurrava che, prima o poi, qualcuno me l’avrebbe portata via, lasciandomi con il rimpianto e un dolore paragonabile alle vittime di Kano in Mortal Kombat, quando strappava il cuore dal petto. 

Era la fine di luglio, panchina diversa, solita villetta comunale. Tra le tante cose, ancora non avevamo parlato di scuola. Le chiesi quale avrebbe frequentato e quali fossero i suoi progetti dettagliati per il futuro. Io avevo deciso di iscrivermi all’istituto professionale di meccanica, molto più adeguato al mio lavoretto estivo e alle mie capacità. Stranamente, mi ero appassionato. Anche in officina avevo trovato il giusto equilibrio con il capo: io mi occupavo principalmente degli scooter quando c’era lavoro, e lui delle auto. Avevamo risolto anche il problema della scuola: avrei aiutato per due o tre ore al pomeriggio. Ignoravo che non sarebbe stato sufficiente.

“Tu Ellen, andrai al liceo?” Le chiesi come se non mi aspettassi altro da lei.

“Esatto. Tu sei sicuro della tua scelta?” Rispose lei, con occhi quasi supplicanti dopo averle raccontato il intendo futuro.

Insinuò un fastidioso dubbio nella mia mente. Ne ero sicuro? In quel preciso istante no.

Dopo la sua domanda vacillai. Mi misi il più composto possibile sulla panchina di cemento bianco. Ormai era diventato il nostro punto di sosta dopo le passeggiate in paese. La guardai negli occhi, forse sorridendo, forse era un sorriso teso. Forse stavo penando così tanto che avrei dovuto respirare.

“Non lo so, Ellen. Lavoro come meccanico, potrei imparare molto,” le dissi, oscillando tra la convinzione e il dubbio. “Potrebbe essere il mio futuro.” Aggiunsi con una voce incerta.

Mi ero già rassegnato all’idea che non avrei fatto nulla di buono nella vita. Non avevo la forza di volontà di Ellen per studiare, diventare un avvocato e cose simili. Il mio futuro lo vedevo pieno di ombre. Da quando avevo conosciuto lei, cercavo di stare lontano dai guai; li schivavo e andava tutto abbastanza bene.

“Hai pensato che non è un ambiente sano?” Domandò Ellen. Sapevo perfettamente a cosa alludesse e non volli fare il finto tonto.

“Certo, ma non ho tante alternative.” Ammisi leggermente rammaricato. La guardai negli occhi verdi.

“Ne hai, se vuoi.”

Le parole di Ellen sembravano un invito a seguirla al liceo. Ci avevo pensato in diverse occasioni, quando avevo le mani sporche di grasso e il sudore colava dalla mia fronte alle sette di sera, pensando che avrei guadagnato solo venti euro.

Quella scuola avrebbe cambiato il mio futuro? No, non lo avrebbe fatto, forse sarei stato fuori dai guai ma, sarei diventato un rammollito. Ero un ragazzino, per quando mi sforzassi di pensare al futuro, vivevo un presente che era già abbastanza duro e fortunatamente avevo conosciuto lei. Tediarmi con qualcosa che non potevo sapere mi innervosiva.

“No Ellen!”

“Come vuoi tu. Però io potrei aiutarti, come meglio posso.”

Pensavo sorridesse e invece mostrò una delle sue espressioni serie.

“Va bene. È una proposta molto allettante. Ci penserò.” La guardavo negli occhi, potevo specchiarmi in essi. Vedevo un futuro radioso, o forse era così che lei mi vedeva. Non ero quella persona. Non so cosa mi avesse fatto Ellen, quale magia, ma per un attimo fugace le chiesi: “Dammi un bacio, uno vero.” Subito me ne pentii, anche se desideravo baciarla. Forse avevo compreso come si sentiva Cloud.

Non me lo aspettavo: le sue labbra si posarono delicatamente sulle mie. Chiusi gli occhi e le mordicchiai con dolcezza, poi la mia lingua scivolò nella sua bocca. Quel bacio era la perfetta definizione dell’espressione ‘il tempo si fermò’. Fu bello, inaspettato e brevemente intenso. Dopo che ci staccammo, entrambi avevamo il cuore che batteva forte.

La guardai come se io assetato dopo avere attraversato il deserto o peggio ancora, come ferragosto in città senza un goccio d’acqua. Mi alzai, presi la sua mano tremante e la abbracciai, sentendo il calore del suo corpo contro il mio.

“Ancora!” Le dissi mentre avvicinavo a avidamente le labbra alle sue.

Lei sembrava titubante, gli occhi spalancati, le guance arrossate. Tra le mie braccia potevo sentire il suo cuore martellante. Con un leggero tremito, mi strinse le mani intorno al collo, si alzò sulle punte e mi diede un bacio. Più intenso del precedente, più audace, ma anche carico di una dolce incertezza. Le sue labbra erano morbide e inesperte, ma piene di passione.

Ci baciammo per qualche minuto, ogni istante più profondo e coinvolgente. Sentivo il suo respiro accelerare e le sue dita stringersi nei miei capelli, un gesto di timida esplorazione. Il suo corpo si premeva contro il mio, cercando una spiegazione.

Improvvisamente, il telefono squillò, spezzando la magia del momento. Lasciammo che suonasse mentre ci guardavamo negli occhi, ancora persi nell’emozione di quel primo bacio.

“Tuo fratello?” La guardai con un nuovo interesse.

“Sì, lui.” Rispose con un filo di voce, gli occhi luccicanti non per la luce dei lampioni, ma per l’intensità del momento vissuto. Non sapeva cosa dire, ma non importava. L’emozione parlava per entrambi. In nostro legame era stato sigillato con un bacio. Richiamò il fratello, il nostro tempo insieme per quella notte giungeva al termine. Volevo stringerle la mano, ma lei la schivava sorridendo. Osai abbracciandola, ancora un bacio.

“L’ultimo!” Dichiarò lei.

“L’ultimo di una lunga serie.”

“Forse…” Rispose Ellen sorridendo con un misto di malizia nascosta dal suo volto acqua e sapone. Mi morse il labbro, delicatamente, un gesto giocoso che sfiorava il limite del dolore. Poi rise. “Consideralo un avviso.”

Il fratello l’aspettava fuori dalla villetta, io tornai a casa a piedi, intanto messaggiavamo, come sempre. Poche parole ogni volta ma tanti scambi di affetto. Ellen era un mix tra la dolce sorella e l’avventura estiva. Mi dispiaceva l’idea che non fosse la mia ragazza, il nostro legame era più forte di una relazione.

Il giorno dopo, appena ne ebbi l’occasione, spiegai a mia madre che volevo cambiare scuola. Ci avevo pensato abbastanza e non ne ero convinto. Forse consideravo il mio futuro più importante di Ellen ma, un futuro senza Ellen che importanza avrebbe avuto? Lasciai che il mio dubbio fosse distrutto dalla reazione di mia madre, la quale parve contenta del mio cambio di rotta. Ormai quella era una scuola etichettata per delinquenti con tutti i pregiudizi e giudizi del caso.

Nei giorni successivi, al mare, la sera, nei piccoli momenti intimi di baci e abbracci non dissi nulla ad Ellen, volevo farle una sorpresa. Ebbi la certezza che ero riuscito ad entrare nella stessa classe poco tempo dopo. Mia madre non condivise il tono deciso con cui avevo parlato al dirigente scolastico, ma non era una minaccia, era una promessa: avrei fatto di tutto per stare con Ellen, di tutto, anche pentirmene.

Al mare, dove Ellen piaceva nuotare tra le onde, evitavamo gesti equivoci, che potessero essere fraintesi, specialmente con suo fratello e la sua fidanzata nelle vicinanze. Era un sabato pomeriggio, il mio giorno libero dal lavoro. La sera prima, ci eravamo abbandonati a un bacio così intenso in un angolo nascosto della villetta che avevo ancora la mente e tutti i sensi ancorati a quell’istante. Era un gioco di seduzione, lei si divertiva a respingermi per poi concedermi i suoi baci quando meno me l’aspettavo, cogliendomi sempre di sorpresa.

Quel pomeriggio, il gioco continuava. Lei mi sfuggiva, poi mi catturava con un bacio improvviso. Il cuore mi batteva all’impazzata, un misto di ansia, desiderio e gioia che mi travolgeva ogni volta che le nostre labbra si incontravano. Credo che il fratello e la sua fidanzata avessero intuito il legame speciale che si stava fondendo tra noi, i loro sguardi erano pieni di curiosità e sospetto. Non potevano comprendere che Ellen era la panacea per le mie sofferenze, un dono inaspettato e sublime.

Serie: Ombre e sussurri dal passato


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Discussioni

  1. Molto bella questa parte del racconto che ci trasporta nel ‘passato’, all’inizio di quella che poi sarà la ‘storia nella storia’ fino a catapultarsi nella realtà. Un bellissimo gioco di specchi

  2. È descritta così bene, questa storia che nasce, che quasi sembra di esserci in mezzo. Mi hai riportato alla mente tantissimi ricordi e tanta nostalgia, ma nel senso buono del termine.
    Bellissimo questo alternarsi tra pagine di romanzo e storia vera.

  3. ” Non potevano comprendere che Ellen era la panacea per le mie sofferenze, un dono inaspettato e sublime.”
    Amaro e dolce insieme questo passaggio