Panico In Città

Era un lunedì mattina, tipico di una normalità cittadina. Le strade erano affollate. C’era chi stava andando al lavoro, chi a scuola ed altri ancora intenti ad occuparsi delle loro attività quotidiane, qualunque fossero. Clacson, chiacchiere, i passi sui marciapiedi, il rumore di freni e dei motori delle auto riempiva l’aria, già satura di prima mattina.

Nella folla, un piccolo gruppo di persone stava camminando nella medesima direzione, ognuno perso nei propri pensieri e quasi incurante di ciò che avveniva intorno.

Lila, una giovane donna sui vent’anni, era preoccupata per il suo prossimo colloquio di lavoro. Teneva stretto in mano il suo curriculum, esaminando mentalmente le risposte alle possibili domande che le sarebbero state poste.

Accanto a lei, Daniel, un uomo d’affari di mezza età, stava organizzando una grande presentazione in programma nella giornata. Scorreva e controllava varie fotografie e immagini sul telefono, assicurandosi che tutto fosse perfetto.

Dietro di loro, una giovane coppia, Jake ed Emily, stavano discutendo del loro prossimo matrimonio. Erano entrambi entusiasti ed eccitati, ma facevano fatica a mettere a fuoco tutti i dettagli e le problematiche ancora da risolvere.

Mentre giravano l’angolo su Main Street, i loro telefoni iniziarono a suonare contemporaneamente. Tutti guardarono i loro cellulari: avevano ricevuto un messaggio di testo da un numero sconosciuto.

“Avete ricevuto anche voi questo messaggio?” chiese Daniel, guardando gli altri intorno a sé.

Lila annuì, la sua espressione mostrava confusione, tra il pensiero del colloquio e la curiosità sul messaggio appena ricevuto. “Da chi potrebbe provenire?”

Emily aprì il messaggio e lo lesse ad alta voce. “Il pericolo sta arrivando. Cerca rifugio. Non fidarti di nessuno”.

Iniziò uno scambio di sguardi preoccupati, incerti su cosa pensare del messaggio criptico e come comportarsi.

“Forse è una specie di scherzo?” suggerì Jake, cercando di alleviare la tensione.

Ma guardandosi intorno, notarono qualcosa di strano. Tutte le persone per strada avevano ricevuto lo stesso messaggio e ora stavano freneticamente controllando i loro telefoni, le loro facce erano un misto di incredulità, paura e confusione.

Poi subentrò il panico incontrollato. Le persone iniziarono a correre in ogni direzione, spingendo, travolgendo e calpestando chiunque pur di allontanarsi da un pericolo percepito.

Lila sentì il suo cuore battere forte mentre era intenta a fuggire. Afferrò le mani di Jake ed Emily, cercando di tenerli vicini mentre rischiavano di essere travolti dalla folla fuori controllo.

Daniel afferrò rapidamente l’altra mano di Lila e li condusse in un vicolo.

“Dobbiamo trovare riparo”, gridò, cercando di farsi sentire, nel caos in cui si trovavano.

Lo seguirono, cercando un posto dove nascondersi. Girarono l’angolo e si resero conto di essere finiti in un vicolo cieco.

Erano in trappola e senza una via d’uscita.

Lila iniziò a far fatica a respirare. Andò rapidamente in iperventilazione. Emily era sul punto di piangere, ma cercava di trattenersi, per non trasmettere agli altri paura e infondere ulteriore insicurezza mentre Jake stava disperatamente cercando una via d’uscita.

“Dobbiamo mantenere la calma,” disse Daniel, la sua voce era sorprendentemente tranquilla, vista la situazione. “Controlliamo i nostri telefoni e vediamo se qualcuno sa cosa stia realmente succedendo.”

Tirarono fuori i cellulari alla ricerca disperata di qualsiasi informazione. Ma scoprirono che i telefoni non avevano segnale, internet, niente. Il silenzio.

“Siamo tagliati fuori,” disse Emily con un filo di voce.

Improvvisamente, udirono un forte rumore proveniente dalla strada. Sembrava un mix di urla e qualcosa che si era schiantato contro un muro.

“Dobbiamo uscire da qui”, disse Jake, con gli occhi che cercavano una via di fuga.

Ma prima che potessero fare una mossa, un rumore di passi interruppe il silenzio del vicolo. Si bloccarono.

Una figura apparve all’ingresso. Indossava una felpa con cappuccio e il suo volto era nascosto.

“Chi sei?” chiese Lila, cercando di sembrare coraggiosa.

La figura si fece avanti mostrando il suo volto. Era giovane, sui trent’anni o poco più.

“Anch’io ho ricevuto il messaggio,” disse con voce tremante. “Siamo tutti in pericolo.”

Erano tutti incerti su cosa fare.

“Che tipo di pericolo?” chiese Daniel.

L’uomo esitò prima di rispondere. “Non lo so. Ma ho visto alcune cose strane accadere in città ultimamente. Persone che scompaiono senza lasciare traccia, strane creature che vagano per le strade. Penso che questo messaggio sia un avvertimento.”

Jake iniziò a ridere. “È da pazzi. Come possiamo fidarci di lui? Di uno che racconta simili scemenze? Creature? Ma per favore!”

“Non abbiamo scelta,” disse Emily, sempre più impaurita. “Non possiamo stare qui e non possiamo tornare là fuori.”

Si resero conto di essere tutti nella stessa situazione. Erano estranei, ma anche l’unica speranza di sopravvivenza l’uno per l’altro.

“Come ti chiami?” chiese Lila all’uomo.

“Tom,” rispose, osservando i presenti nervosamente. Poi aggiunse “dobbiamo trovare un posto sicuro dove nasconderci.”

Tutti annuirono e Tom li condusse fuori dal vicolo. Il caos che aveva travolto la città era stranamente scomparso, tutto era apparentemente tranquillo, solo il suono occasionale di sirene lontane.

Si fecero strada attraverso le strade deserte, seguendo Tom. Sembrava conoscere bene la città, guidandoli attraverso vicoli e scorciatoie.

Mentre camminavano, Tom spiegò che aveva ricevuto strani messaggi per settimane, che lo avvertivano di un imminente pericolo in città. Aveva cercato di avvertire chi poteva, ma nessuno gli aveva creduto.

Fino ad ora.

Alla fine arrivarono in un edificio abbandonato, alla periferia della città. Tom li condusse all’interno e trovarono un rifugio improvvisato che Tom sembrava aver già utilizzato.

“Dovremmo essere al sicuro qui, per ora,” disse Tom, guardando i presenti. “Abbiamo bisogno di stare insieme e tenere d’occhio eventuali segnali di pericolo.”

Ma al sicuro da cosa? Le strade erano deserte. Non c’era più traccia della folla che le aveva animate ore prima. Nessun segno di pericolo immediato. 

Il gruppo passò le ore successive a conoscersi e a ricostruire gli eventi che li avevano, in qualche modo, uniti.

Tom raccontò di svariate persone che avevano ricevuto il messaggio nei luoghi e nei momenti più disparati. C’era chi era stato colto di sorpresa dal messaggio mentre stava studiando in biblioteca, chi lo aveva visto apparire su un cartellone luminoso. Una giovane madre aveva ricevuto il messaggio mentre giocava con sua figlia nel parco. Molti altri l’avevano visto in TV, mentre scorrevano i vari canali alla ricerca di qualcosa da vedere.

Mentre parlavano e condividevano le loro storie, Tom teneva d’occhio ogni segnale di pericolo. Sembrava sempre nervoso, i suoi occhi scrutavano ogni angolo del luogo in cui si erano rifugiati. Ma non era chiaro se controllasse il rifugio o i presenti. Se cercasse di cogliere segnali di pericolo dall’esterno o altro che provenisse dall’interno del gruppo.

“Sembra tu sia molto preparato per una situazione del genere,” osservò Lila, rompendo il silenzio che si era impadronito dei presenti.

Tom la guardò. “Sono settimane, ve l’ho detto, che ricevo questi messaggi. All’inizio pensai che fosse solo uno scherzo o una coincidenza. Ma poi iniziarono ad accadere strane cose in città.”

“Non so cosa stia causando tutto questo,” Tom lasciò sfuggire un sospiro. “Ma so che abbiamo bisogno di stare insieme se vogliamo sopravvivere.” 

Passarono i giorni e alcuni membri del gruppo iniziarono a mettere in discussione ciò che Tom aveva raccontato. Non avevano visto strane creature o sparizioni né prima di arrivare al rifugio e neppure dopo. Nessuno aveva minacciato la loro incolumità. Avevano visto soltanto tanto panico, gente che fuggiva, che cercava, come loro, un riparo. Ma da cosa? La minaccia era reale?

“Siamo rinchiusi qui da giorni per qualcosa che potrebbe anche non essere reale”. Jake scatenò un’accesa discussione fra chi era ancora in preda al panico e chi iniziava a non comprendere esattamente come stessero le cose.

“Non abbiamo scelta,” rispose Emily, la voce era tremante. “Non possiamo rischiare di andare là fuori.”

“Ma se fosse solo una bufala?” chiese Lila, con gli occhi che tradivano un forte nervosismo. Osservavano la stanza che era diventata una sorta di gabbia. “E se Tom stesse solo cercando di spaventarci?”

Tom ruppe il suo silenzio. “Capisco i dubbi, ma dovete fidarvi”.

Jake, con tono sarcastico, incalzò Tom “ma solo tu hai visto creature e sparizioni? Gli unici ad essere scomparsi saremo noi, se qualcuno ci sta cercando…o ci cercherà”.

Un forte rumore interruppe la conversazione.

Sembrava un altoparlante, a tutto volume. “Questo non è un test. Questo non è un test”, annunciò la voce.

Lila, Jake, Daniel ed Emily si guardarono. 

La voce proseguì. “Siete parte di un esperimento. I referenti possono attivarsi per la fase 2”.

Rimasero tutti sbalorditi e senza parole. 

“Non posso crederci”, mormorò Jake.

Attesero alcune ore fino a quando sentirono qualcuno che si stava avvicinando al rifugio. Tom guardò fuori e vide un gruppo di persone che indossavano camici entrare nell’edificio. Portavano con sé attrezzature, monitor, computer portatili e una quantità notevole di risme di carta. Tutte vidimate. Come se dovessero riportare informazioni riservate.

“Ora può andare, dottore”, disse uno di loro, rivolto a Tom. “Le faremo rapporto sui risultati delle analisi”.

Tom si allontanò senza voltarsi. L’esperimento poteva continuare senza la sua presenza.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bello Rossano, questo racconto. Mi piace particolarmente l’atmosfera che sei riuscito a creare e la tensione che si sente. Complimenti per il finale. Sai che sono un’appassionata dei finali aperti, che mi lasciano lo spazio dell’immaginazione. Questo ti è riuscito particolarmente bene. Complimenti

    1. Diciamo che il racconto, con finale aperto (o molto aperto, come in questo caso), lascia spazio (o dovrebbe farlo) al lettore. Che è un po’ la caratteristica di certe storie brevi: ovvero, i puntini di sospensione. Poi, ovviamente, un seguito può essere scritto, ma non necessariamente.

    1. Sono due le possibili direzioni che mi vengono in mente: esperimento di tipo “fisico” o esperimento di tipo “sociologico”. E relativo monitoraggio. Alla fantasia del lettore la decisione.

    2. Ok ci sono cascato di nuovo, mi aspettavo fosse un cliffhanger ed era un finale sincopato. Ma stavolta va benone anche per me che sono uno di quelli che chiede sempre un bis. Complimenti per il lavoro e grazie per averlo condiviso!