
Pantagruele
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Il piccolo inventore di Asprapetra
- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
- Episodio 1: I draghieri del re
- Episodio 2: La galleria di Catrefte
- Episodio 3: Sofolica
- Episodio 4: Nuova Flumenargia
- Episodio 5: Dedalo
- Episodio 6: Re Goffredo
- Episodio 7: L’antro delle invenzioni
- Episodio 8: Moderna
- Episodio 9: Agianicta
- Episodio 10: La Foresta Verde
- Episodio 1: Ferchiurem
- Episodio 2: L’isola di Sinilluarna
- Episodio 3: Il Mare delle Piogge
- Episodio 4: La bambina
- Episodio 5: L’indovinello
- Episodio 6: C’è una terra felice
- Episodio 7: Il nome
- Episodio 8: Ritorno ad Asprapetra
- Episodio 9: Amelia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Quella mattina la marcia si rivelò particolarmente faticosa, soprattutto per Arturo, tormentato da una notte di incubi continui e risvegli frequenti. In particolare, a terrorizzarlo era stato il lugubre verso di un allocco che si era insinuato nei suoi sogni, con i suoi occhi scuri e penetranti e il suo sottile becco giallo, adunco e appuntito.
Il corvo guidò i due fratelli su per una ripida salita, conducendoli a un castelletto grigio e decrepito. L’edificio era sormontato da una torre diroccata ricoperto da tegole color petrolio, mentre la parte inferiore aveva un tetto di paglia.
Il giardino circostante era trascurato e invaso dalla vegetazione selvaggia, con piante striscianti, arbusti spinosi e alberi contorti e scheletrici.
Il corvo volò fino a una delle feritoie della torre ed entrò nell’edificio. Poco dopo, la porta d’ingresso si aprì e ne uscì fuori un uomo di mezza età, semipelato e mezzo sdentato, con un naso sottile e adunco. Indossava una lunga pelandrana marrone con striature bianche. Arturo, alla vista dell’uomo, indietreggiò intimorito.
«Oh, due piccoli viandanti!» disse l’uomo bonariamente con la sua voce un po’ stridula «Il mio amico corvo mi ha detto che siete in viaggio da qualche giorno. Entrate, venite a rifocillarvi un pochino, sarete stanchi».
Martino entrò senza esitazione, mentre Arturo rimase irrigidito con i piedi ben piantati al suolo finché suo fratello non lo afferrò per il mantello e lo trascinò dentro il palazzo.
«Ma perché siamo venuti qui?» sussurrò Arturo all’orecchio di Martino «Io lo so dov’è andata la mamma, non abbiamo bisogno che ce lo spieghi qualcun altro».
«Sì va bene», gli rispose seccato suo fratello, «è giusto per capire se le tue sensazioni sono giuste».
«Benvenuti nella mia umile dimora» disse l’uomo mentre li guidava in una stanza umida e polverosa «io mi chiamo Pantagruele e voi, se non ho compreso male i vostri nomi, vi chiamate Arturo e Marcellino».
«Veramente il mio nome è Martino» rispose il fratello minore.
I due bambini osservarono i muri coperti di ragnatele e polvere mentre camminavano cautamente su un pavimento irregolare e logoro. In un angolo c’era un calderone bollente su un fuoco basso.
Pantagruele fece accomodare i suoi ospiti su due sgabellini mentre lui si sedeva su una poltrona di fronte a loro. Il corvo si appolaiò sul tavolo al centro della sala.
«Sapete, avevo avvertito il vostro arrivo già prima che voi vi presentaste davanti alla mia porta» confessò lo stregone.
Arturo cercò di trattenere un sussulto.
«Però» proseguì Pantagruele «non mi è ancora chiaro il motivo della vostra visita».
«Vedete signore» spiegò Martino «noi stiamo cercando la nostra mamma. Il nostro amico corvo ci ha detto che voi avreste potuto aiutarci».
Pantagruele fissò il pentolone ancora fumante che si trovava sopra le braci del camino della casa, poi fece una risatina soddisfatta.
«Certo che posso aiutarvi, ma prima mangiate qualcosa insieme a me, sarete affamati.»
Martino sentì il suo stomaco che brontolava.
«In effetti.»
Pantagruele offrì ai suoi due ospiti un pranzo a base di spiedini di carne arrosto. Il corvo si unì ai commensali, gustando lombrichi gentilmente offerti dal padrone di casa.
Successivamente, Martino cercò di riprendere il discorso lasciato in sospeso in precedenza.
«Signore, avevate detto che potevate aiutarci a trovare nostra madre.»
«Ah, sì. Posso predire con certezza dove si trova in questo momento.»
Detto questo, tirò fuori da uno scaffale un vecchio rotolo di carta ingiallito e lo distese sul tavolo. Su di esso era riportato un albero dalla chioma enorme e piena di colori una volta sgargianti, ora sbiaditi dal tempo. Poi lo stregone prese dalla tasca sinistra del suo abito un pendolino con la punta di rame e cominciò a farlo oscillare sulla carta. Il responso non tardò ad arrivare.
«Mi dispiace, ma vostra madre non è più in questo mondo.»
Martino sbiancò e i suoi occhi cominciarono a diventare gonfi di lacrime, mentre con le mani si copriva le labbra come a voler trattenere un urlo di dolore. Arturo al contrario, senza scomporsi, ribatté: «Non è vero, è andata nella Foresta Verde».
Pantagruele fece un’altra risatina lasciando intravedere i pochi denti rimasti nella sua bocca.
«Mi dispiace, ma il mio pendolo non la trova da nessuna parte. Ciò può solo significare che ella è caduta nel Grande Vuoto.»
Martino singhiozzò.
«Il Grande Vuoto? Ma che cosa significa?»
«Vedi mio caro, il nostro mondo è un grande albero pieno di foglie dagli innumerevoli colori. Chi perde l’equilibrio e cade dai suoi giganteschi rami è destinato a cadere nel Grande Vuoto, a meno che non abbia le ali per volare.»
Martino rimase interdetto. Ricordava bene le lezioni della maestra Orsola nella piccola scuola di Asprapetra, così come ricordava le immagini dei libri illustrati da geografi e navigatori che mostravano tutti il mondo inequivocabilmente come una grande sfera.
«Non è così» controbatté serafico Arturo «il nostro mondo è rotondo, l’ho visto sul manuale di geografia».
Un’espressione di fastidio comparve sul viso di Pantagruele.
«Mi dispiace contraddirvi, miei giovani ospiti, ma la teoria del mondo rotondo è ormai superata. Al giorno d’oggi lo sanno tutti che il mondo non è altro che un grande albero colorato.»
Martino, per paura che l’irritazione dello stregone si trasformasse in rabbia e lo portasse a lanciare qualche strano incantesimo sui suoi ospiti, annuì. Tra l’altro suo padre gli aveva sempre insegnato che i folli andavano assecondati, e quell’uomo decisamente non sembrava tanto in sé. Purtroppo Arturo, che evidentemente non aveva colto gli stessi segnali di nervosismo nello stregone, andava avanti imperterrito a sostenere che il mondo fosse rotondo e che nessuno studioso aveva mai sostenuto il contrario. A nulla valsero le gomitate e i calcetti che Martino continuava a sferrargli sotto il tavolo per intimargli di stare zitto. Arturo non coglieva neanche quei segnali.
«Adesso basta!» urlò Pantagruele con le folte sopracciglia nere inarcate e il naso adunco che sembrava assottigliarsi sempre più «È inaudito che degli ospiti mi contraddicano in casa mia. Siete dei retrogradi!»
«Va bene» rispose Martino «scusate se vi abbiamo disturbato. Ce ne andiamo subito».
«Non prima di aver pagato la mia parcella.»
I due fratelli chiesero spiegazioni, al che lo stregone rispose che gli dovevano quindici denari per la consulenza.
Martino e Arturo guardarono sbigottiti il corvo che sembrava aver perso improvvisamente la capacità di parlare.
«Veramente noi non abbiamo quei denari», disse Martino cercando di abbozzare un sorriso ingenuo con i suoi denti da coniglio e gli occhioni verdolini, «anzi, a dirla tutta, noi non abbiamo proprio denaro».
«Cosa?» sbottò lo stregone «Siete venuti a chiedere uno dei miei servigi pur sapendo che non mi avreste pagato?»
Pantagruele digrignò i suoi pochi denti, dopodiché cominciò a pronunciare una formula strana agitando la sua manona dalle unghie lunghe e affilate.
Improvvisamente, i muri della stanza scomparvero alla vista e i due fratelli si ritrovarono a penzolare dentro una gabbia dalle sbarre di metallo brunito appesa a una carrucola poco fuori dalla torre del castelletto.
«Bene» disse Pantagruele con un sinistro sorriso «resterete qui finché non avrò deciso cosa fare con voi».
Serie: Il figlio delle fate
- Episodio 1: Il piccolo inventore di Asprapetra
- Episodio 2: La leggenda dei figli delle fate
- Episodio 3: Il corvo
- Episodio 4: Un compagno di viaggio inaspettato
- Episodio 5: Pantagruele
- Episodio 6: Gli estranei
- Episodio 7: Catalanotia
- Episodio 8: La grande discarica
- Episodio 9: Il circo
- Episodio 10: Carmuslio
“«Vedi mio caro, il nostro mondo è un grande albero pieno di foglie dagli innumerevoli colori. Chi perde l’equilibrio e cade dai suoi giganteschi rami è destinato a cadere nel Grande Vuoto, a meno che non abbia le ali per volare.»”
Questa immagine è stupenda.👏 👏 👏
Arturo sono io che non riesco a cogliere i segnali sociali e finisco per far litigare tutti in qualsiasi conversazione 😂
😀
Confesso di aver sentito un brivido, quando i due fratelli sono entrati nella casa di Pantagruele. Probabilmente il nome del buon stregone fa nascere in me diversi pregiudizi, l’enorme calderone non depone bene.
“I due bambini osservarono i muri coperti di ragnatele e polvere mentre camminavano cautamente su un pavimento irregolare e logoro. Una serie di scaffali pieni di libri polverosi si estendeva lungo una parete”
Sembra di essere là
Oggi sono finalmente riuscita a terminare la lettura di questo bellissimo racconto di formazione. Mi piace molto la tua scrittura, paziente, descrittiva, dove nulla è lasciato al caso. Personaggi ottimamente definiti, dialoghi costruttivi, elementi caratteristici del genere fantasy sapientemente distribuiti. Molto bello seguirti.
Grazie!
Grazie mille a tutti per i commenti incoraggianti!
La narrazione con protagonisti giovani ragazzi/bambini mi ha sempre portata a soffermarmi ascoltando. In loro c’è sempre una forza e un potenziale che appartiene soltanto a quella età e a nessun’altra, sia calati in un fantasy che in un racconto di formazione. Ho letto e mi è piaciuto questo filo che loro percorrono tra magia e realtà per arrivare allo scopo (la ricerca della madre, ma potrebbe trattarsi di un altro Bene prezioso). Il primo episodio di questa serie con una presentazione corale di luogo e personaggi di cui uno sfiora “l’invenzione”, l’ho molto apprezzato. Buon proseguimento di scrittura!
Maledizione, lo sempre detto che non c’è da fidarsi di quei dannati terralberisti. Tenete duro ragazzi.
Il solo immaginare che i “terralberisti” siano fra noi mi ha fatto fare grassa risata 😀 😀 😀
Semmai avessi cercato una conferma, ho ricevuto ben oltre: una verità rivelata
Che piacere scoprire questa autrice, averla tra noi. C’è perfino una sorta di gratitudine spontanea che mi sgorga leggendo: la cura nel cesellare ogni frase é encomiabile. II rispetto non è quello delle pacche sulla spalla e dei salamelecchi… prima viene dall’autore, dall’autrice che, avendo a cuore i propri lettori, li fa accomodare, portandoli per mano anche nella foresta più intricata senza mai farli inciampare. Prova ne sia il ritmo di pubblicazione, lento, calibrato, che ci dà evidenza del lavoro a monte.
Sono questi i criteri di base di quell’etica dei racconti di cui ogni tanto, inutilmente, vaneggio. La nostra autrice “Restless”, insieme a @ChocolateStreet-11 con la quale trovo abbia una impressionante affinità, rispecchia spontaneamente e genuinamente tali linee guida che, a mio modo di sentire, nobilitano la scrittura: uno stile curato, frutto di grande impegno, fantasia che sa incantare e mai, soprattutto mai, autoreferenzialità. Vorrei citare, in questo contesto, anche @bassotti, le cui trame ho sempre ammirato, non ultimo per la struttura.
Mi scuso per questa lunga introduzione.
In un viaggio che si rispetti sono gli incontri a fare la differenza. Pantagruele ha del buono e, al contempo, quel pizzico di inquietante. Magia dell’autrice che, con un tocco vellutato, ricorda a noi di trovarci si nella favola, ma non distanti dal nostro mondo.
I due ragazzi sono differenti ed è Arturo il più responsabile. Egli, al di là del comprensibile timore, segue una voce che non è scritta ma si ode dappertutto. E’ quella di Magistra Amelia che non è davvero fuggita: lei spinge i propri figli a percorrere, con coraggio, le vie della vita. La incontreremo questa mamma che alla fine, magia dell’alchimista che è in lei, ci farà rigare il viso da quelle strane gocce il cui sapore è salato.
Anch’io ho fatto una conoscenza speciale in questo episodio: finalmente ho scoperto il vero volto della nostra autrice. Si tratta di Chihiro, eterna bambina con una perseveranza di acciaio nel percorrere il sentiero del giusto, facendosi guidare dall’indole buona, dall’inspiegabile intuito. Un alias degno per chi, come me, ha amato ‘La Città Incantata”.
Un unico consiglio, Chihiro: trova una locandina di accompagnamento e fa che i tuo testo non si perda tra gli altri, perché proprio non lo merita.
@Robert_Sable
Vero. In questa narrazione c’è la pazienza dello scrivere.
Grazie per il consiglio! Proverò a creare una locandina, anche se non sono un’illustratrice provetta 😅