
Passaggio.
Serie: La leggenda del Demone Rosso.
- Episodio 1: Fuoco.
- Episodio 2: Orialco.
- Episodio 3: Malia.
- Episodio 4: Riccioli di cruccio.
- Episodio 5: Rosso demone.
- Episodio 6: Purezza.
- Episodio 7: Porzioni.
- Episodio 8: Passaggio.
- Episodio 9: Poisy.
- Episodio 10: Nero assoluto.
- Episodio 1: Ombre.
- Episodio 2: Spettro cremisi.
- Episodio 3: Teschio piumato.
- Episodio 4: Rimembranze.
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Avevano tutti un piatto, una semplice pietra forgiata dalla magia, appiattita e levigata con sopra dei pezzetti di carne fumante e fette di tubero cotto sul fuoco.
– Furia! Furia! – La minaccia che poco prima gli aveva tolto la forza dalle gambe, terrorizzandolo, lo stava chiamando con gioia, gesticolando allegramente con una grossa fetta di carne d’alce in una mano.
– È questo il tuo piatto! –
Kinu si mosse lentamente, guardò a terra Ravi e Grijo seduti, che divoravano con frenesia la loro cena.
Dalhia aveva l’espressione seria e concentrata mentre addentava la grossa coscia di fagiano e, non appena vide il terion, gli sorrise con la bocca lucida di grasso e una guancia gonfia di cibo.
Il piatto che gli aveva indicato la qizil, era colmo, fumante e appetitoso. Inghiottì la sua stessa saliva, accorgendosi di essere realmente affamato.
– Sei mai entrato in stato di furore cieco? – Neeve lo domandò con noncuranza, masticando con trasporto. Nuvole di vapore comparivano ad ogni parola per quanto era caldo quel boccone.
– Una volta. Molto tempo fa. – A Kinu non piaceva parlare della propria anima ferina. Alla sua razza era costata quasi l’estinzione e sbandierarla così, soprattutto con due cacciatori accanto, non era affatto rilassante.
– Forza o agilità? – Kinu pensò che Neeve facesse riferimento alla caratteristica che spiccava maggiormente durante quello stato alterato di coscienza, quando l’animale prendeva il sopravvento.
– Entrambe. – La Furia si girò, con il suo prezioso piatto in mano e andò a sedersi accanto a Dalhia che stava spolpando l’osso ripulendolo da ogni frammento di carne e cartilagine.
– Non ti ho mai visto furioso! – Dalhia aveva afferrato il sovracoscia e posato la tibia e la fibula ripulite.
– Spera di non vedermi mai in quello stato, piccola Dalhia. Non distinguo tra amici e nemici e serve parecchio tempo per riprendere il controllo. – Kinu addentò la carne d’alce fumante. Sollevò le sopracciglia sorpreso dall’ottimo sapore. La cottura era perfetta e la carne deliziosamente tenera.
Neeve stava facendo il bis tagliando altro muscolo dalla coscia poggiata sulla lastra di pietra calda. Ravi si avvicinò e chiese anche lui un’altra porzione alla nuova compagna di viaggio.
Phyto, intanto, aveva immerso una ciotola nall’anfora che avevano portato poco prima. S’accorse che in realtà non era semplice acqua quella nel contenitore, aveva un colore ambrato e un odore di grano e luppolo. Era in dubbio se bere o tornare all’albero per dissetarsi con qualcosa di più sicuro.
Neeve gli passò davanti e riempì la sua di ciotola con quella bevanda mutata da chissà quale incanto. La qizil lo guardò con un sorriso di sfida e bevve avidamente fino a svuotare il recipiente. Lo riempì ancora una volta.
– Non è come la vera cervogia imperiale, ma direi che il gusto è simile! – Disse, tornando a sedersi accanto al fuoco.
Con la faccia corrugata dal sospetto, si portò la ciotola alla bocca assaggiandone un piccolo sorso profumato. La prima cosa che notò non fu il sapore, ma una strana sensazione di spumosità, era come se quella bevanda producesse una schiuma a contatto con lingua e palato, poi fu investito dall’aroma amarognolo del luppolo e dalla deliziosa dolcezza del malto fermentato. Bevve bramosamente, registrando ogni variazione di sapore. Sarija lo guardò da seduta, aveva una faccia interrogativa: voleva un cenno d’assenso o di diniego sul contenuto dell’anfora.
L’espressione di Phyto la convinse ad alzarsi e portare con se la sua scodella.
– Com’è? – Domandò seria.
– Sar, NO! Non bere! La finiresti tutta! – Rispose Phyto poggiandole una mano sulla spalla e usando un tono drammatico nella voce.
– Idiota! – Sarija spostò l’oracolo con il braccio libero ed immerse la sua ciotola dentro l’anfora. Annusò quell’acqua modificata dalla magia e sgranò gli occhi per la sorpresa. Nella sua vita aveva bevuto parecchie bevande inebrianti: la maggior parte aveva un sentore di lievito e di muffa che ne rovinava la degustazione, qualcuna addirittura puzzava di marcio o di uovo vecchio; pochissime, infine, ti facevano venir voglia di bere fino all’ultima goccia.
Assaggiò la cervogia prendendone un sorso esagerato: la leggera frizzantezza gli salì fin sul naso, facendole quasi sputare quella preziosissima ambra liquida. Deglutì con le lacrime agli occhi.
– Porca di quella peripatetica dell’orca dal culo rancido! È deliziosa! – Tossì per la schiuma finita su per il naso. Aveva lo sguardo che letteralmente brillava.
– Dal culo rancido? – Phyto sorrideva per quello strano turpiloquio rivolto ad un’orca meretrice.
– Sì, lo sai! Con il culo puzzolente. – Sarija stava riempiendo ancora una volta il suo contenitore di pietra.
L’oracolo rise e imitò il gesto del mastro del fuoco. Si diressero entrambi al falò cercando una pietra comoda.
Il cielo si era fatto di un bel blu crepuscolo e le prime stelle si facevano via via meno timide.
– …Più o meno in due giorni e mezzo se si ha molta fretta, altrimenti la capitale la intravedi in quattro giornate, usando la strada comoda. – Grijo era sicuro di quello che diceva, aveva già scortato altri ambasciatori di Peacock seguendo lo stesso identico tragitto.
– Questo è il percorso per gli apprendisti! Sfidando le pareti del Fossalto, si arriva a Kordak in tre giorni. Peccato che la gola sottostante sia infestata dai folletti. – Fuuto sembrava conoscere bene la zona.
– Non sono folletti, sono Lutin. I folletti sono benevoli, i Lutin sono una seccatura, soprattutto perché sono tanti e attaccano tutti insieme! – Grijo ricordava una disastrosa sortita al fiume di qualche anno prima.
– Beh, fanno sempre parte dell’odiosa razza delle pesti in miniatura! La strada comoda è più lunga, ma almeno è tranquilla. – Fuuto preferiva la sicurezza alla velocità. Ravi lo indicò con il suo pezzo di carne in mano e annuì vigorosamente.
Kinu andò a prendere da bere sia per se che per la ragazzina.
– Avete sentito le voci che circolano da quando sono stati annunciati i giochi? – Phyto aveva intenzione di testare Neeve con un argomento singolare, diede una gomitata a Sarija.
– Sar, da quanto tempo non sentivi parlare del demone? – Il mastro del fuoco, guardò dentro la sua ciotola in cerca di una risposta, ma era vuota. Si alzò dirigendosi verso l’anfora. Chiese a Fuuto se aveva sete, richiamando la sua attenzione con un tocco sul braccio, poi tese la mano anche a Hizen che gli si aggrappò sollevandosi in piedi e portandosi dietro il suo rozzo calice di pietra, restò un paio di secondi fermo, osservando la ciotola tristemente deserta.
Ritornarono distribuendo a tutti i contenitori di pietra pieni di cervogia spumosa e saporita.
La regina delle fiamme riprese il discorso.
– Dieci anni? Forse dodici. Ma le ultime voci venivano da Staljaal, praticamente ai confini delle terre desolate. – Sarija bevve un sorso, tenendolo in bocca un po’ più a lungo.
– Dicevano che un villaggio di confine, ai margini con il grande deserto, era stato maledetto da un demone con la pelle rossa come il sangue. Tutte le bestie erano morte, gli uomini avevano perso la volontà di lavorare i campi e le donne avevano perso i bambini che portavano in grembo. – Sarija diede un’occhiata distratta a Neeve che mangiava una rondella del tubero cotto sulla brace.
– Dalle nostre parti, del demone se ne parlava quando ero piccolo. – Hizen prese la parola guardando il fuoco, alla ricerca forse di forme che richiamassero quei ricordi di diversi decenni prima.
– Se non mangi tutto, il demone rosso ti porterà via! Se picchi ancora tuo fratellino chiamo il demone! Cose così. Ma mio padre mi disse che lo aveva visto davvero!
Era ancora un novellino che provava a prendere le sue prime volpi nella Selva Morente. Raccontò che lo vide lottare contro un orso, a mani nude. Lo descriveva come una figura altissima e nera, la sua testa era fatta di fiamme rosse, dotata di corna puntute e lunghissimi capelli, i suoi occhi e la sua bocca mandavano fiamme bianche, accecanti. Uccise l’orso con un sol colpo, staccandogli di netto la testa e iniziando a divorarne il corpo ancora fremente. Mio padre non riusciva a muoversi dal terrore e quando il demone s’accorse di lui, guardandolo con quei suoi occhi infuocati, se la fece addosso e poi svenne. –


Hizen distolse lo sguardo dal fuoco.
– Non lo ha ucciso? – Grijo era poco propenso a credere alle storie di demoni fiammeggianti.
– Probabilmente era soddisfatto della preda. Per noi, un orso è un onore giallo. – Mostrò le linee ocra tatuate attorno ai bicipiti: ben otto.
– Nonna Poinsettia, la venerabile nonnina… – Precisò Dalhia, portando la sua ciotola alla bocca.
– Che buona! Che cosa è questa bevanda? È buonissima! –
– La chiamiamo cervogia o, al nord, i cacciatori barbuti usano chiamarla birra. – Ravi aveva dei buoni contatti commerciali.
– Beh, la nonnina ci diceva che non c’era nessun demone malvagio. Che era solo una storia inventata per far paura. Il demone, diceva, era una bella regina scacciata e maltrattata che voleva solo tornare a casa sua, ma il suo castello era stato trasformato in cenere, così vagava senza meta, disperata.

Neeve si alzò di scatto, guardando seriamente la ragazzina.
Serie: La leggenda del Demone Rosso.
- Episodio 1: Fuoco.
- Episodio 2: Orialco.
- Episodio 3: Malia.
- Episodio 4: Riccioli di cruccio.
- Episodio 5: Rosso demone.
- Episodio 6: Purezza.
- Episodio 7: Porzioni.
- Episodio 8: Passaggio.
- Episodio 9: Poisy.
- Episodio 10: Nero assoluto.
Sinceramente, spero che una volta giunti a destinazione tutti loro facciano “squadra”.
Guarda, io stesso sono curioso di vedere le “decisioni” che ognuno di loro prenderà una volta calmate le acque. Cioè, io ho buttato giù una traccia: partono così e arrivano cosà, ma poi fanno come gli pare… La cosa assurda è che spesso funziona tutto meglio!
Beh, credo che ormai dovremmo quasi esserci alla storia vera e propria.
Attendiamo i prossimi due episodi per vedere come inizierà. 😊👍
Sì dai, adesso finirò la scena del falò con una grappetta conclusiva e poi tutti a chiamare un uber per ritornare alle rispettive casette. 😊Grazie mille per il tuo tempo Giuseppe!
“Nella sua vita aveva bevuto parecchie bevande inebrianti: la maggior parte aveva un sentore di lievito e di muffa che ne rovinava la degustazione, qualcuna addirittura puzzava di marcio o di uovo vecchio”
😶🫣
Povera Sar! 😄
Ho immaginato Sarija in sala degustazione a provare tutte marche delle bevande alcoliche con una bella scheda da compilare con voti e giudizio finale… 😀
Che bel fantasy! Anch’io vorrei farmi conoscere come autore fantasy, questo weekend ho ricevuto la betalettura di un mio racconto e attendo quella di un secondo
Grazie Kenji! Non sono molto esperto in campo editoriale, ma immagino che la betalettura sia una specie di giudizio critico su un racconto o un romanzo. Tipo i beta tester nei videogiochi per scovarne tutti i difetti. Beh, spero con tutto il cuore che il tuo betalettore sia in gamba e sappia darti le giuste indicazioni!
Diciamo che i betalettori sono amici volenterosi: tu gli chiedi un favore e loro ti leggono un testo (ovviamente bisogna dirgli prima quanto è lungo e porsi con delicatezza chiedendogli se è possibile – conosco un sacco di gente con le giuste competenze, ma pochi sono disposti a farlo). Poi bisogna sempre ricordare che il loro è un favore ed è a loro discrezione quanto sono invasivi, cioè in certi casi te lo editano pure (volontariamente). Poche volte chiedo che lo facciano entro una deadline ma solo per i concorsi, quando invece è una cosa che non ha nessuna scadenza mi armo di pazienza… tanto da scrivere ne ho sempre e non sto con le mani in mano
È il primo episodio di questa serie che leggo. Leggerò volentieri anche gli altri
Grazie mille Domenico! Per me è un vero onore tagliarti un pezzetto dell’alce sul fuoco e offrirti un po’ di birra magica artigianale!
Bene, bene. Anche colpa mia se continui a inpegnarti e a non sprecare i tuoi talenti? E finalmente una colpa che non mi fa sentire in colpa.
Un abbraccio.
E io che pensavo che il mio talento migliore fosse quello di caricare lavatrici o frigoriferi nelle auto dei clienti… Ma anche quello di riuscire a consegnarli tutti interi! Così tu mi fai ricredere nelle mie straordinarie capacità di rovinarmi i polsi e la schiena! 😅
Ciao Emiliano, ogni volta che leggo un nuovo episodio di questa serie, resto colpita dalla tua capacita` immaginativa, che rivela anche un ampio bagaglio culturale non ostentato, ma capace di rendere interessanti e vari i personaggi e le trame dei tuoi racconti.
🥹
Emme, alle volte mi sento come un disco rotto o come la sveglia, alle sei e dodici, del mio smartphone… Ripeto sempre quanto i tuoi commenti mi lascino quel buon sapore e la sensazione appagante di aver fatto qualcosa di buono. Questa introduzione al mondo di Neeve la concluderò fra un paio di capitoli, per poi iniziare la storia vera e propria, ma prima completerò le nuove illustrazioni per Minuetto. E ho già in mente una storiella breve di djinn…
Sappi che è anche colpa tua se invece di dormire, mi diverto a raccontare di mostriciattoli, alieni invadenti e spiriti maligni imbarazzati.
Un viaggio in un mondo primordiale in cui si incontrano civiltà antiche, antiche sapienze e futuri eroi. Che bella lettura, Emiliano! E ora sta cervogia reale mi ha fatto venir voglia. A pranzo cercherò qualcosa di buono da bere.
Giancarlo, lo sai che ogni volta che ti leggo, in automatico, sorrido. Sia perché ormai mi piace considerarti un amico, sia perché quello che scrivi mi fa star bene e mi infonde quell’entusiamo che aiuta tantissimo a immaginare le scene e le azioni che i miei personaggi compiono. Quindi ringraziarti ogni volta diventa ripetitivo e, secondo me, servirebbe indossare una tuta aptica per poter trasmettere una pacca sulla spalla o quella specie di stretta che a volte si fa sui trapezi… in modo da trasmettere quel pizzico di affetto in più. Grazie Giancarlo.
Al di là dell’amicizia, che c’è, io commento i racconti che mi piacciono. Cosa ci posso fare se i tuoi mi piacciono? Li commento. Tu beccati i commenti positivi e sorridi perché sei stato bravo 🙂