Pavel

Serie: Erasmus


La detective Helli Marin aveva davanti a sé il famigerato Pavel Novàk. Quel ragazzo era al centro di tutti i racconti e fascicoli che aveva letto, il colpevole per l’opinione pubblica, l’ex ragazzo della vittima.

Lo guardò attentamente e non riuscì a capire perché lo trovassero così spaventoso.

Pavel era raggomitolato sulla sedia troppo piccola per lui, chiuso in una bolla di tristezza e sofferenza che solo un innamorato quando perde la sua amata può provare.

Oppure era bravo a fingere.

«La notte del delitto è stato visto aggirarsi per la scena del crimine» disse Helli scrutando in quegli occhi gonfi e rossi dal pianto.

Pavel non diede segno di aver sentito, talmente era chiuso nel suo dolore.

«Non sono stato io» borbottò.

Helli aveva visto tanti crimini dove un ex o una persona che diceva di amare la vittima, presa da un raptus di gelosia e rabbia, aveva colpito a morte la vittima, per poi pentirsene o addirittura dissociarsi da quella persona, come se avessero cancellato dalla loro memoria il gesto estremo.

Non era quello il caso.

L’assassino aveva agito con fredda e lucida sanità mentale.

«Dall’autopsia è emerso che la vittima fosse incinta, cinque settimane.»

Pavel guardava il pavimento, senza dar segno di sentire niente al di fuori del suo dolore.

«All’epoca del concepimento, voi due stavate assieme. Abbiamo trovato una ricevuta di due test di gravidanza comprati dalla vittima il giorno stesso in cui, alcuni testimoni, indicano come la data della fine della vostra relazione» disse Helli con calma, come se stesse elencando la lista della spesa.

«Molte supposizioni possono essere fatte alla luce di questi eventi tra lei e la vitt…»

«La smetta di chiamarla vittima!» urlò Pavel con rabbia.

Due agenti entrarono immediatamente nella stanza.

Gli occhi di Pavel, celesti come il ghiaccio che rifletteva le nuvole grigie, la scrutavano con odio.

Helli fermò gli agenti con una mano.

«Si chiama…si chiamava Karolina, Karo per gli amici» disse Pavel calmandosi.

La detective guardò il giovane piegarsi in un lamento e abbandonarsi in un pianto.

Sospirò alzandosi, riempì un bicchiere d’acqua e glielo offrì.

Pavel lo accettò e bevve a piccoli sorsi.

Helli guardò gli agenti e con gli occhi gli disse di stare pronti.

Ora arrivava il peggio.

Dalla borsa prese una busta di plastica e tirò da dentro alcune foto.

Le fece scivolare sotto il naso di Pavel che disgustato, voltò la testa.

«Le guardi, cortesemente.»

Il ragazzo si costrinse a guardare per pochi secondi ma poi dovette chiudere gli occhi.

Helli respirò profondamente prima di proseguire.

«Siamo a conoscenza che la signorina Korzeniowski frequentava diversi amanti nell’ultimo periodo. Sappiamo che ha avuto una storia con il signor Mutombo, motivo del vostro litigio. Una prima ricostruzione la indicherebbe come principale sospettato: ha scoperto della relazione, il bambino che portava in grembo la vit…Karolina, era del signor Mutombo e lei l’ha uccisa in uno dei suoi momenti d’ira. Per sfregio, infine, le ha inciso una svastica sul ventre, in preda al suo odio razzista.»

Disse tutta la ricostruzione con calma mentre Pavel scuoteva la testa tra le lacrime.

«La prego basta…» piagnucolò Pavel.

Helli lo aveva in pugno.

«Lei, simpatizzante di gruppi di estrema destra legati agli ambienti neonazisti, non sopportava l’idea che una ragazza bianca, la sua ragazza, portasse in grembo il figlio di una persona di colore, non è vero?»

Pavel mormorava “no” tra le lacrime che sbucavano dagli occhi chiusi.

«L’ha prima stuprata, pestata poi uccisa strozzandola» continuò gelida Helli.

«Io l’amo!» urlò Pavel.

«Io l’amavo» ripetè, obbligandosi a rassegnarsi all’idea che fosse morta.

Chiese un altro bicchiere d’acqua e questa volta bevve avidamente.

«Detective, so bene di avere dei precedenti violenti, e voglio farmi curare, voglio essere un uomo migliore, voglio frequentare un centro ed essere seguito da uno psicologo» disse Pavel ritrovando la calma.

«Ma le giuro che non sono stato io! Non avrei potuto fare del male alla donna che amavo.»

«Come spiega i lividi su Karo? Tutti asseriscono che glieli ha procurati lei, che la picchiava.»

«Si sbagliano!» urlò nuovamente Pavel.

«Si sbagliano. Io ho alzato le mani su Karo una sola volta. Una di troppo lo so e non mi perdonerò mai. Era il giorno in cui mi ha lasciato. Non sapevo il perché finchè lei non mi ha detto che era incinta.»

«Non era a conoscenza della gravidanza?» chiese Helli stupita.

Pavel scosse la testa, cupo in volto.

«Immagina chi potesse essere il padre?»

«Io ero il padre» e pronunciò la parola “io” con forte enfasi.

Scoppiò nuovamente in lacrime e si coprì gli occhi.

«Sarei potuto diventare padre, avrei potuto sistemare tutto se solo me lo avesse detto!»

Nuovamente Helli si ritrovò nell’imbarazzante compito di dover consolare Pavel.

«Cosa ha fatto quella notte? Sappiamo che Karo è uscita dal suo appartamento con l’intenzione di vederla, aveva una busta in mano e…»

«Allora l’ha ricevuta? Ha ricevuto la mia lettera, sapeva che l’amavo!» esclamò Pavel.

«Allora cambia tutto! Ma certo! Lei voleva venire da me, non da lui» urlò Pavel felice.

«Allora lei amava me! Capisce? Amava me!»

Helli lo guardava perplessa.

«Chi altri c’era quella notte? Dove sarebbe dovuta andare Karo se non avesse ricevuto quella lettera?»

Pavel tornò in sé. Ripensò a quei momenti. Alla caccia all’uomo. Al boschetto. Al rumore del ramo infranto e alla fuga.

E disse quel nome.

«Abdul.»

Si fece buio di colpo.

«Cosa è stato?» chiese Helli.

La porta si aprì ed entrarono le luci di due torce.

«Detective Marin? C’è stato un blackout a causa di questa tempesta di neve» annunciò un agente puntando la torcia sulla donna, accecandola per qualche istante.

Helli gliela strappò di mano e la puntò veloce sulla sedia del sospettato.

«Merda!» per la prima volta in vita sua imprecò.

Pavel era sparito.

Serie: Erasmus


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. ah-ah, bella mossa il black out! E comunque Pavel sicuramente non è un santo, ma così su due piedi mi viene da credere che non sia lui l’assassino. Magari mi sbaglio, ma… ok, c’è un solo modo per scoprirlo!

    1. Sì, il blackout era per spezzare un po’ la trama che altrimenti diventava pesante avere ogni episodio uguale con l’interrogatorio. Ho provato a renderli tutti e 5 un po’ diversi

  2. Per come ci hai condotti fino a qui, sono portata a pensare che Pavel non sia il colpevole. Rimangono da accertare le ragioni per cui è fuggito profittando del blackout; probabilmente mira a una resa di conti con colui che ritiene il vero assassino.

  3. Una sequenza narrativa che si lascia prendere grazie a un linguaggio asciutto e molti dialoghi. Ho provato empatia per il dramma di Pavel e le sensazioni in contrasto tra loro, come una tempesta perfetta, tra amore e odio, schizzate fuori con violenza da un interrogatorio sulle spine che trovo scritto spartana maestria

  4. Non sono esperto. Ma considerando quanto sia difficile articolare una storia noir o crime avvincente e convincente, soprattutto nella descrizione dei personaggi e del loro stato psicologico, mi sento di farti i complimenti.

  5. Mi piace come lungo questa serie il tuo stile si affini, diventando piu’ fluido, scorrevole.
    Riesci a rendere bene le atmosfere dove ambienti i racconti e atratteggiare dei personaggi convincenti, complimenti.

  6. 👏 👏 👏Wow! Non so quanto possa valere il mio modesto parere. Oltre tutto sono troppo di parte (parte meridionale della nostra isola), ma secondo me questo e` un altro episodio da 7+++. La lode la riservo per l’ epilogo. Avvincente, fluido e toccante. Il colpo di scena finale: un’ amarena acerba sulla torta per la detective. 👍