Paziente n.13

Serie: The White Room


Alle 8:00 del 21 novembre del 2030, mi svegliai e mi resi conto che quella volta non mi vennero a prendermi. La cosa era strana. Mi aspettavo di essere nuovamente svegliata da quei forti pugni sulla porta, e invece nulla. A quel punto decisi di passare la giornata libera, riflettendo su quello che vidi la scorsa volta. Ciò nonostante, mi preoccupava il fatto di non essere avvisata, così, prima di fare colazione, mi recai al mio pc per vedere se ci fossero nuovi messaggi.

“Salve signorina Synove, spero che quello che ha visto ieri non l’abbia turbata. Comunque non si preoccupi nel caso in cui si è sentita male dato che il sedativo è di nostra creazione. Non si disturba neanche di preoccuparsi della sua salute perché le abbiamo inserito dei chip in grado di darci tutte le informazioni sul vostro umore e sulla vostra salute. Nel caso succedesse qualcosa, noi interverremo”, venne riportato nella loro mail.

Le cose non tornavano: quando mai avevo accettato di farmi mettere dei chip per monitorarmi? Questo non era scritto nelle mail, così decisi di rispondere in modo aggressivo.

“Ho accettato le vostre condizioni, ma questo non significa che potete fare ciò che volete sul mio corpo. E dite la verità, il vomito è provocato dai chip che mi avete inserito?”, dissi nella mail.

mi risposero immediatamente:

“In quanto ai chip, questo è un errore mio, ma è sempre per salvaguardarla. Mentre in quanto al vomito, non è causato dall’inserimento e adattamento dei chip al suo corpo, ma solo un effetto collaterale del sedativo. Stia tranquilla, fare questo tipo di sedativo non provocherà danni, non la ucciderà e soprattutto non porterà altri sintomi dalla prossima dose in poi”, risposero nella mail.

Nonostante non fossi tranquilla, risposi di aver capito il tutto. Successivamente, chiesi se potevo venire l’indomani, dato che mi sentivo male. Mi risposero che andava bene e, oltre a ciò, mi riferirono che potevo portare con me qualsiasi cosa per ricordare delle sedute che facevo. Pensai tutto il giorno a cosa trovare, finché non mi venne in mente di portare un registratore tascabile, facile da usare e soprattutto comodo da portare.

Il giorno seguente, il 22 novembre, le persone che mi dovevano prendere si ripresentarono alle 6 del mattino. Gli chiesi un po’ di tempo per mangiare qualcosa e per vestirmi, e poi saremmo partiti. Mi riproposero lo stesso trattamento, quindi, mi bendarono, mi misero le cuffie e mi sedarono. Arrivata a quella sede misteriosa, chiesi il permesso per togliere la benda e dopo averlo fatto, mi diressi nuovamente da quella strana signora sorridente.

“Buongiorno, volevo chiedere una cosa”, dissi alla signora.

“Ma certo, dica pure”, mi rispose con un sorriso.

“Mi è stato detto di portare qualsiasi cosa per prendere note delle varie sedute e…io ho portato un mini registratore, va bene lo stesso?”, chiesi alla signora.

La signora mi disse di aspettare dato che non sapeva se farmelo utilizzare oppure no, ma dopo pochi secondi, ottenne una risposta e fu affermativa.

“Scelga pure chi visitare, faccia con comodo”, disse la signora con tono felice.

La ringraziai e decisi di entrare nella porta numero 13.

“Mi dia un secondo, la prego”, Sentì urlare da dentro la stanza.

Mi fermai subito e rimasi pietrificata. Non sapevo che fare se non allontanarmi immediatamente dalla porta. Dopo alcuni minuti, il signore che incontrai il primo giorno col camice blu mi disse che potevo entrare senza problemi.

“Buongiorno”, dissi al paziente che trovai dentro.

“Buongiorno un cazzo, lei chi è?”, mi chiese il signore.

“C’è per caso qualcosa che non va? Se vuole me ne vado…”, dissi al signore con tono intimidito.

“Qualcosa che non va? La mia vita è una merda, manco posso bere in santa pace…”, disse con tono arrabbiato.

“Mi spiace, neanche io appoggio simili condizioni”, gli dissi con tono triste.

Mi chiese cosa facessi lì e cosa volessi, e subito gli risposi che non volevo fare nulla di che. Gli riferì che come lui ero sorvegliata e bloccata, e che ero lì solo per parlare. Non sembrava contento della mia venuta, ma nonostante ciò, lo implorai di parlarmi del suo passato, visto che ero curiosa di conoscerlo. Non parlò, così gli porsi delle domande. Iniziai col chiedergli il nome.

“Io mi chiamo Markus ma tutti mi chiamano Pech”, mi disse con tono abbastanza triste.

Dopo aver ottenuto il suo nome, chiesi qualcosa sul suo passato dato che non vedevo l’ora di conoscerlo meglio.

“Cos’hai fatto in passato? Come mai quella faccia ridotta in quello stato?”, domandai.

Mi disse che fu ridotta in quello stato a causa di un lanciafiamme fai da te creato da una sua compagna, durante una vendita di una droga fallita. Allora chiesi se fosse stato un venditore di droga e mi rispose di sì.

“Non lo sono stato fin da subito. Ho cominciato quando avevo 5 anni, quando venni preso in affidamento da un’altra famiglia”, mi disse.

“E cosa era successo ai tuoi genitori di sangue?”, dissi incuriosita.

“Entrambi morirono prima che avessi 5 anni. Mia madre morì di cancro al cervello all’età di 2 anni mentre mio padre morì investito da un camion pochi anni dopo”, mi rispose senza far trasparire emozioni.

A questo punto non seppi se andare oltre. Mi dispiaceva sentire la sua storia, ma ero troppo curiosa; così decisi di scavare più affondo e gli chiesi se aveva altre ferite sul suo corpo.

“Certamente, ho una cicatrice sulla pancia fatta da un nero che mi accoltellò ad una stazione del treno. Poi, come puoi vedere, il mio occhio destro è cieco grazie ad una mia amica che si è rivelata una vera e propria stronza. Infine, mi mancano tre denti, che persi durante la rissa col mio patrigno che voleva rubarmi il secondo rene” disse con voce ferma e calma.

“E l’altro rene?”, gli chiesi.

“Lo donai alla mia matrigna, visto che ne aveva bisogno, ma alla fine mi raggirarono per venderlo. Che sciocco che sono stato”, mi disse Pech abbassando la testa.

“Cosa vorresti dire?” dissi confusa da ciò che mi aveva appena riferito.

“Non ero molto amato dalla mia seconda famiglia. Entrambi i miei genitori erano dei pezzi di merda, e per togliermi da mezzo, decisero prima di rubarmi il primo rene con la forza, e il secondo con l’astuzia. All’inizio riuscii a tenergli testa, ma al secondo tentativo, essi ebbero la meglio. Non potevo sapere che la mia matrigna non era malata, ma tantomeno, se fosse stata veramente malata, non avrei mai osato lasciarla morire. I genitori son sempre genitori, e non li si può lasciare indietro solo per il loro carattere. Bisogna accettarli così come sono.

Dopo che mi disse ciò, guardai la sua mano che si trovava sul tavolo, e così mi venne subito voglia di chiedergli cosa gli fosse successo.

“Oddio! E la mano?!” esclamai a voce forte.

“Nulla di che, durante una rapina andata male a diciott’anni, un boss della mafia, per il quale lavoravo, mi punì togliendomi il dito della mano sinistra”, mi disse con un tono abbastanza triste.

“Neanche i tuoi anni di scuola sono stati felici? Neanche un po’?”, gli chiesi con una voce triste.

“Sono stato bullizzato in qualsiasi scuola. Mi trasferì molte volte, ma con lo stesso risultato. Non ho avuto altro, se non tristezza e dolore durante i miei anni di scuola”, mi rispose con tono aggressivo.

Alla fine decisi di fargli un’altra domanda. Vidi che sul braccio destro aveva il numero 13 al contrario e volli chiedergli il perché di una cosa simile.

“Colui che mi tatuò mi fece il tatuaggio al contrario pensando che fosse un simbolo. Alla fine, arrabbiato per il lavoro che fece, lo sparai in fronte”, rispose ridendo.

Evitai di chiedergli altro siccome mi sembrava perdere il senno, finché non arrivò un avviso dall’altoparlante.

“Signorina Synove, la preghiamo di uscire. Il suo tempo è finito”, mi ricordò la signora dalla stanza che si trovava all’entrata.

Non appena aprii la porta, sentii una sedia cadere e non appena mi girai, trovai il detenuto in piedi che stava scattando verso di me. Cosa avrebbe voluto fare? Mi avrebbe aggredito o avrebbe solamente provato a scappare da quel edificio?

Serie: The White Room


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Ho apprezzato molto l’idea anche se ci sono diverse cose che mi lasciano perplesso, la ragazza deve essere davvero molto di larghe vedute per accettare un trattamento del genere senza nessuna remissione, atti gravissimi e crimini contro l’umanità vengono descritti come atteggiamenti “strani” e pazienza, è un po’ più grave di così la situazione. Altrettanto difficile da immaginare è come le sue amiche la incoraggino a seguire un percorso del genere che viola qualunque principio morale, non lo so, le reazioni umane della protagonista mi sembrano troppo strane, comunque come dicevo l’idea è buona e potrebbe venire fuori qualcosa di interessante.