Pechino Generazionale
Serie: Sulla Cina
- Episodio 1: Bere per ricordare – Hangzhou
- Episodio 2: Pechino Generazionale
STAGIONE 1
A Pechino l’estate faceva caldo, così caldo che Nonno Ye si arrotolava la maglietta fino al petto lasciando la pancia scoperta. Il pomeriggio si sedeva sul gradino del suo negozio e mangiava degli spicchi di anguria, intorno a lui la strada sembrava sciogliersi sotto al sole. Tra poco sarebbe arrivato un amico per giocare a carte. Guardò in alto, il grattacielo che troneggiava sopra di lui stonava con la bottega di sigarette alla base “poco male, fa ombra”. Pechino negli anni era diventata più grande ma soprattutto più alta, certo, non era ai livelli di Shanghai ma andava bene così a Nonno Ye che abitava ancora in uno dei vecchi Hutong, i quartieri tradizionali dove le case erano in pietra e i tetti a punta. Il vecchio Peng arrivò camminando piano come al solito, non lo turbava nulla, ex tassista con il vizio del fumo. “Ye! Prendimi un nuovo pacchetto di queste per favore” in mano teneva un pacchetto di sigarette rosso con l’immagine della Porta di Tiananmen. Nonno Ye si alzò con un grugnito ed entrò nella bottega. “Oggi fa caldo” continuò Peng “mi chiedo come i ragazzi possano andare a scuola con questo tempo” intanto prese posto a un tavolino di legno “la cosa peggiore dell’estate è che non ho voglia di bere tè, mia nipote mi dice sempre che dovrei ordinare d’asporto una di quelle bevande colorate che vanno di moda oggi” disse con una faccia un po’ disgustata. Intanto Ye prese il pacchetto per l’amico e un po’ di anguria e si sedette anche lui, “Iniziamo a giocare”. Fu un’ora dopo nel mezzo di una partita che nonno Ye ricevette una chiamata da sua figlia “Papà, mi ha chiamato la scuola di Xiao, dice che si sente poco bene, puoi andarlo a prendere?” Xiao era suo nipote, aveva sei anni ed era il suo orgoglio, recentemente gli aveva scattato una foto davanti all’entrata dell’Università di Pechino; chissà che un giorno tra quindici anni non ne avrebbe scattata un’altra per immortalare il momento in cui suo nipote avrebbe iniziato a studiare in quella stessa università. “Devo andare a prendere Xiao a scuola, ha mal di pancia” Peng lo guardò comprensivo “vai, ci penso io qui” gli disse mentre si accendeva l’ennesima sigaretta “non fumare tutti i pacchetti” lo ammonì Nonno Ye. La scuola di Xiao era vicina così Nonno Ye si incamminò, il paesaggio era composto da grattacieli e insegne che di sera si sarebbero illuminate dando al quartiere un’aria ancora più moderna e viva, l’anziano credeva di essere fuori posto in quella fotografia. Pensava al nipote che aveva appena iniziato la prima elementare e già usava perfettamente il tablet per studiare e quando la mamma lo mandava a comprare la verdura pagava dall’applicazione del cellulare. Perso nei suoi pensieri non si rese conto che era arrivato, scannerizzò il suo viso sullo schermo e una volta confermata la sua identità il cancello si aprì. Chiese subito di suo nipote Xiao spiegando la situazione, due minuti dopo vide la bidella che teneva per mano il bambino pallido. “Nonno, mi fa male la pancia” esordì il bimbo “Ora andiamo a casa, tranquillo” Nonno Ye ringraziò e uscì, avrebbe portato il piccolo a casa sua, la madre sarebbe tornata a prenderlo dopo cena. Dopo un po’ che camminavano in silenzio il bambino si fermò “Sono troppo stanco, non riesco a camminare” disse in tono lamentoso, ma ormai mancava così poco all’Hutong dove viveva, che prendere il taxi non sembrava fattibile. “Nonno, mi prendi in braccio?” allora il vecchio, intenerito, se lo caricò sulla schiena mettendo le mani sotto al suo sederino “Mettimi le braccia intorno al collo così non cadi all’indietro”. Nonno Ye camminava un po’ curvo con il nipote Xiao sulla schiena che teneva le gambe penzoloni “Nonno, guarda! Ci sono i droni che portano il cibo ai piani alti dei palazzi” i droni del takeaway, l’ennesima novità a cui Nonno Ye non si era abituato, silenziosi e veloci volavano da un grattacielo all’altro. Dopo qualche minuto il paesaggio di grattacieli lasciò piano piano il posto al quartiere tradizionale: lanterne rosse appese agli usci delle case, i vicoli troppo stretti per le macchine, il profumo di cibo cucinato in casa…
Il vecchio Hutong era perlopiù popolato da persone anziane e in quella fotografia era il bambino a essere fuori posto, ogni volta che andava a casa del nonno si guardava intorno un po’ smarrito, come se fosse stato catapultato in un’altra epoca. Era incuriosito dalle strane tegole dei tetti, dalle sculture dei leoni in pietra ai lati delle porte, dai caratteri rossi dipinti qua e là. Il sole iniziò a tramontare rendendo tutto arancione e oro “Nonno, perché vivi ancora qui?” era una domanda innocente ma colse Nonno Ye di sorpresa, perché viveva ancora lì? Avrebbe potuto prendere un appartamento al cinquantesimo piano accanto alla figlia, guardare le luci della città di notte e essere orgoglioso dei progressi che stava facendo il suo paese. “Che intendi con “qui”? Viviamo nello stesso posto: a Pechino. Viviamo nella stessa città” rispose Nonno Ye, ma forse per il bambino era troppo complicato da capire, ma andava bene così, un giorno avrebbe compreso che Pechino era una città unica, dove tradizione e modernità coesistevano in un equilibrio perfetto, dove gli anziani pagavano con l’ultimo modello di cellulare e i bambini giocavano recitando detti di Confucio. Una città dove un vecchio Nonno Ye portava sulla schiena il giovane Nipote Xiao sullo sfondo di case in pietra e grattacieli illuminati. “Stasera vuoi vedere quel cartone con quella famiglia di maialini che ti piace tanto?” Ma non ottenne risposta, il bambino si era addormentato cullato dai passi del nonno “Vorrà dire che glielo registrerò così lo guarderà domani” nella sua innocenza di anziano Nonno Ye continuò a camminare, alzò lo sguardo all’orizzonte, oltre i tetti rossi delle case in pietra le luci dei grattacieli iniziavano ad accendersi, gli tornò in mente una frase di Confucio “Tenere vivo il passato ma conoscere il nuovo, ciò ti rende saggio.”.
Serie: Sulla Cina
- Episodio 1: Bere per ricordare – Hangzhou
- Episodio 2: Pechino Generazionale
La cosa che mi resta addosso è la schiena del nonno. È lì che il racconto diventa concreto. Un racconto tenerissimo.
Brava! Mi sono ritrovato a camminare per le vie di Pechino al loro fianco….