Pensieri che non ti fan dormire la notte

Riemergo dalla nube di vapore. Mi vedo nello specchio. Che angoscia, che ribrezzo, sono io. Tiro un pugno al vetro: la frantumazione dell’io. Tanti ne hanno parlato, è tutto vero come dicono?

Be, alla fine cosa sono io? In realtà mi piacerebbe di più sapere perché sono io. E non un altro. Ecco l’io che non vuol più essere io e degenera, si spacchetta, passa di palo in frasca.

Ma se all’alba non vincerò, al tramonto come ci arriverò?

Perché di giorno non riesco a ragionare, mentre le notti le passo insonni a causa del continuo pensare?

Perché dopo aver bevuto il caffè mi viene sonno mentre la sera dopo la camomilla non riesco ad addormentarmi?

Perché quando bevo alcol divento triste?

Perché nonostante abbia un ottimo senso del ritmo, poi non so ballare?

Perché tutte le seghe mentali che mi faccio non stimolano le mie capacità intellettuali?

Perché so, ma poi non so fare?

Perché dico sì anche se non ho capito?

Perché nelle discussioni non riesco mai a farmi valere e gli altri hanno sempre la meglio?

Perché mentre io non do fastidio a nessuno, la gente deve sempre rompermi i coglioni?

Perché ognuno deve sempre dire la sua? (E lo deve urlare?)

Perché certa gente va sempre in chiesa a pregare, poi quando torna a casa calpesta l’erba del vicino?

Perché dobbiamo stare male per l’ansia dovuta a cose futili quando c’è gente che vive sotto i bombardamenti o che soffre la fame? Quali sono i veri problemi?

Ma se diventassi un altro, gli imprevisti continuerebbero a capire al mio altro io?

Siamo ancora sicuri che la penna ferisca più della spada? Ma più che altro, c’è ancora qualcuno che scrive?

Sento bruciare. Cazzo, la mano, mi son tagliato. Il sangue macchia la tela di ceramica del lavandino e in qualche modo mi ridesta. Lo sguardo perso nel vuoto riprende il focus sulla mia immagine oramai frastagliata, deragliamento di quell’io primordiale che ora cola a picco nell’oblio, come il sangue nelle tubature.

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Discussioni

  1. Bello Fede, adoro lo stile a flusso di coscienza, la narrazione del dubbio ossessivo che pervade l’identità fino a dissolverla. “Deragliamento di quell’io primordiale che ora cola a picco nell’oblio” , e il sangue che cola nelle tubature come rappresentazione materiale della frammentazione identitaria , bellissimo davvero

    1. Grazie Zelda, questo è una vera e propria raccolta della maggior parte dei pensieri che faccio tra le sei e le sette del mattino quando non ho voglia di alzarmi dal letto 🙂