Peppino e Pasquale -parte quarta- (l’epilogo)
Serie: Angeli grigi
- Episodio 1: Peppino e Pasquale -parte prima-
- Episodio 2: Peppino e Pasquale -parte seconda-
- Episodio 3: Peppino e Pasquale -parte terza-
- Episodio 4: Peppino e Pasquale -parte quarta- (l’epilogo)
STAGIONE 1
«Proprio a te cercavo! Sai come stanno messi nel girone dei traditori?»
«E che ne so! Chi c’è stato mai all’inferno…»
«Lo so, però per sentito dire… sai, tra voi dei servizi segreti…»
«Oggi le spie e i traditori sono pochi. A tradire ci pensa internet. Il girone è definitivamente chiuso.»
«Ah, vabbuò. Vai a fare la spesa?»
«Per forza, se non ci vado io…»
«Mi raccomando, non risparmiare. Non fare la cresta sulla spesa: compra tutto ecologico. Se ti servono soldi te li do io.»
«E allora dammeli subito, che mi serve la crema all’arnica per il torcicollo!»
«Ancora con il torcicollo stai? Ma come mai? È strano… Forse hai fatto qualche movimento storto?»
Jude gli lanciò un’occhiataccia. «Ma tu che puoi sciogliere tutto, non potevi allentare pure qualche nodo…»
«Quale?»
«Vado, va’. È meglio!»
San Pietro lo guardò allontanarsi e scosse la testa. «È sempre stato un poco permaloso, ‘stu guaglione. Ma che ho detto di male? Mah?»
Tra le nuvole, su un balcone colmo di gerani, basilico e con un arcobaleno di abiti stesi ad asciugare, si affacciò una bella Signora robusta, con i capelli grigi e un dolce sorriso. Chiamò Jude.
«Giudarie’, non dimenticarti il grano ammollato, devo fare la pastiera: domenica è Pasqua. Pigliane un chilo.»
«Certo Ma’, tutto quello che volete. Ma un chilo non sarà poco?»
«Non ti preoccupare e non ti affaticare. Nel caso lo facciamo moltiplicare. E copriti questo collo: tiè, ti ho fatto una sciarpa. Tienila lasca, lasca. Non la stringere, eh.»
L’uomo l’afferrò e, per un attimo, restò estasiato a guardare la Signora. Poi si avviò saltellando. San Pietro lo fissava a bocca aperta.
«Guarda là, guà: s’è squagliato Giudariello! La sciarpa, non ti affaticare… ci mancano solo le mele cotte.»
La Signora sentì.
«Pietru’, non rosicare: lo sai che vi voglio bene a tutti quanti… e fai entrare quei due puverielli.»
«Mamma’, questi sono ancora da giudicare!»
«Vabbè, comunque io cucino pure per loro: so’ giovani, tengono fame… ma manco ‘nu caffè ci hai dato?»
«No!»
«Aspe’, mo’ ti calo col panaro un poco di biscotti di Castellammare, così ve li spuzzuliate prima di pranzo tutti e tre.»
«Nooo, Ma’, ho detto che ‘sti due sono sotto giudizio.»
«Tu giudica, Pietru’, ma ricordati che l’Avvocata, qui, sono io… Ah, quel povero figlio mio ha passato un guaio con appresso ‘sti dodici scugnizzoni cape toste!»
Peppino restò ipnotizzato dalla scena. Riuscì a sfilare la cucitura tra le labbra e si avvicinò a Pasquale.
«Chi è la Mamma’?»
«È la Madonna.»
«U’ Marò, la Madonna! Ma quella di Pompei? Del Carmine? O…»
«Peppì, la Madonna è una sola. Cambia vestito e lingua a seconda di dove appare. Se la vedevi con la mise di Guadalupe lo capivi il messicano?»
«Già, hai ragione. E Jude perché fa lui la spesa?»
«Perché ha sempre fatto lui i conti… pure con se stesso, e mo’ amministra la cassa del condominio.»
Peppino si estraniò. Pasquale se ne accorse.
«Ma sei in modalità off!»
«No. Pensavo.»
«Ma perché, tu pensi?»
«Quànno si’ spiritoso!»
«E sentiamo, ia’.»
«Secondo me il figlio della Madonna dovrebbe fare il Mister di una squadra di calcio.»
«Peppì, ma che dici? Che squadra?»
«Scusa: ha dodici che stanno sempre con Lui: undici in campo, più Jude e qualcun altro in panchina… e Pietro è il capitano. Ci sta!»
«E ‘sta squadra contro chi giocherebbe? Sentiamo.»
«Contro quella di Lucifero. La squadra, magari, la chiamerebbero “l’Universale” con la maglia arcobaleno.»
«Uhm, è vero, la squadra si potrebbe fare… Però ‘sta maglia arlecchina non mi convince: meglio azzurra!»
«Giusto! È sempe ‘nu bellu culore! Pensa ‘na bella partita al “Maradona”.»
«No, no, qui sopra lo stadio si chiama sempre San Paolo.»
«Eh, però Diego nella squadra ci deve stare: il vero capitano deve essere lui, fa da controfigura a San Pietro! Pure perché se si mette Lucifero in porta, ai rigori, tra un colpo di coda appuntita e una cornata di testa il pallone lo schiatta… ma, con il Divino Diego non ci può niente!»
«Peppì, questa è l’unica cosa sensata che hai detto da quando ti conosco.»
San Pietro si aggiustò l’aureola e si girò verso i due amici, che si abbracciarono e restarono a testa bassa. Pasquale, adesso, singhiozzava. Peppino lo rincuorava bisbigliandogli all’orecchio: «Piangi, zio, piangi, così Pietro si commuove. Sembra burbero, ma in fondo è un sant’uomo.»
San Pietro tuonò: «Ué, guagliò! È inutile che abbassi la voce. Ricordati che sento pure i pesci! Ma tu hai capito con chi stai parlando? Solo in fondo sono santo?! Io sono l’Eccellenza della Santità! Ma guarda chi mi deve giudicare: un ubriacone pauroso che è scappato senza neanche fermarsi per prestare soccorso!»
«E certo, San Pié, tu della paura sai tutto. Se duemila anni fa a Roma c’era già il Raccordo Anulare, a te non ti trovavano più! Però qualcuno ti ha fatto tornare indietro… a me no.»
San Pietro lo fissò, spiazzato. Sospirò: «Peppì, sei uno scostumato. Ma poi, dico io, tu con tutta ‘sta cazzimmeria, invece di ubriacarti, perché non hai fatto l’avvocato?»
I due si abbracciarono ancora più forte in attesa della sentenza. San Pietro fece un giro intorno a loro, li scrutò dalla testa ai piedi, poi scosse la testa e scoppiò a ridere.
«Mi state diventando simpatici… Solo un’ultima domanda: prima vi ho sentito ciuciuniare di calcio, per quale squadra tifate?»
Peppino guardò il cielo prima di rispondere: «Io il Napoli. La maglia, azzurra come il cielo, mi fa pensare al Paradiso.»
«Ma quanto si’ ruffiano, Peppì! E tu, Pasquale, per chi tifi?»
«Per nessuno… perché se uno vince un altro perde, soffre e mi fa troooppo male.»
«Marò, basta con ‘st’azzeccamiento! Siete assolti… vi metto due nuvole a castello così state vicini, vicini, e, tu Pasqua’, avrai la tua piccola punizione. Dovrai sorbirti tutte le fesserie che dice Peppino: questo parla pure sott’acqua. Entrate, forza, che tra poco si pranza. Oggi zuppa di pesce!»
«’U bbuono! Hai sentito, zio? Ma con le cozze di mare o del Fusaro, San Pié?»
«Nessuno dei due: sono del Tiberiade.»
«Vabbuò, basta che so’ fresche…»
«Freschissime. Le ho pescate io stesso, che non sono neanche duemila anni.»
E così Peppino e Pasquale, nonostante tutto, riuscirono ad entrare nel Regno dei Cieli, forse perché se la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, quella per il Paradiso lo è di cattive… perlomeno all’inizio.
Serie: Angeli grigi
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- Episodio 4: Peppino e Pasquale -parte quarta- (l’epilogo)
Un finale che mi è piaciuto tantissimo perchè sceglie il sorriso senza rinunciare al cuore. Tra battute, calcio e blasfema tenerezza, Peppino e Pasquale finiscono per conquistarsi il Paradiso non perché siano innocenti, ma, per come l’ho vista io, perché sono irrimediabilmente umani.
La tua scrittura ha un ritmo teatrale e un’identità dialettale fortissima, e l’ultima trovata delle cozze del Tiberiade chiude perfettamente il tono surreale del racconto.
Una lettura davvero piacevole ♥
Ciao Cristiana, sì, hai centrato: Peppino e Pasquale sono irrimediabilmente umani ed era proprio quello che volevo comunicare. E lo sono anche gli altri personaggi, come la Madonna, che rappresento come tante mamme viste nella mia vita: preoccupate sempre che i figli siano ben coperti e nutriti. Neanche gli apostoli sono immuni da innocenti gelosie tra di loro e il male, più che come punizione, resta come pepe in una pietanza. Grazie per il tuo bellissimo commento, ne sono lusingata ❤️
“vi metto due nuvole a castello così state vicini, vicini”
Ma come ti vengono? 😂 Grandiosi i personaggi… solo che mi devo procurare un dizionario
Eh, bella domanda! Forse perché, quando immagino questi strani personaggi, mi viene naturale pensare che potrebbero dire cose di questo tipo. Grazie di cuore per il commento, Marco!🙂🙏