
Per “caso”
Non esistono le coincidenze, non esiste il caso, ma siamo liberi di decidere il nostro “destino”. Non dico queste cose senza motivazione. Mi convinco sempre di più che non esista il “Caso” come dio che regola ogni cosa.
Una notte feci un sogno. Una persona cara, che ora non c’è più, mi diceva di non dare retta ai sogni. Ovviamente ci sono sogni e Sogni. Ci sono quelli che facciamo la notte e i nostri desideri che, pur da coscienti, ci portano a immaginare qualcosa di diverso. Non bisogna dar retta ai sogni piccoli, ma ai Sogni grandi bisogna credere fermamente.
Il sogno cominciava con l’incontro di quattro donne, che avevo visto il giorno prima per strada. Avevano attirato la mia attenzione per il loro modo di vestirsi: semplice, modesto, direi quasi castigato. Vidi che avevano delle riviste in mano e, quando mi avvicinai, capii che erano testimoni di Geova. Mi fermarono e mi chiesero se potessero parlarmi. Mi fecero una domanda che era scritta sulla loro rivista “Svegliatevi!”: Il nostro pianeta sopravvivrà?
«Secondo me, sì» risposi. «Noi certamente ci estingueremo, ma la Terra resisterà ancora per miliardi di anni.»
«In effetti, Dio ci dice qualcosa del genere» cominciarono loro e poi mi parlarono della fine del mondo e che Dio, o meglio Geova, distruggerà i malvagi.
«Se la fine del mondo arrivasse in un giorno preciso, che fine farebbero i bambini?» chiesi io.
«I bambini sono sotto la responsabilità dei genitori» rispose una di loro sicura.
«Perché un bambino dovrebbe pagare per la colpa dei genitori? Che male ha fatto?»
Non mi risposero, ma dissero che mi avrebbero parlato un’altra volta, se volevo.
«Penso che sarebbe inutile. Ho sentito già abbastanza» andai via un po’ contrariato dalle loro risposte.
Nel sogno ero seduto al tavolino di un bar, all’aperto, insieme a loro e parlavamo, ma, all’improvviso, scappai via impaurito. Forse avrei dovuto fare lo stesso, quando le vidi per strada. Penso che il loro problema sia quello di leggere la Bibbia letteralmente. Si può credere ancora, nel terzo millennio, che siano veramente esistiti Adamo e Eva? Allora con chi si sarebbe sposato Caino? Con sua sorella? Galileo Galilei diceva che la Bibbia parla di “come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo”. Non si può interpretare letteralmente e questo vale per tutti i libri sacri. Il risultato del letteralismo si vede chiaramente nell’estremismo islamico: gente che è convinta davvero che uccidendo altre persone possa meritare il paradiso. Illusi. La scelta di fare il male è deliberata. In fondo alla coscienza, anche loro sanno di sbagliare, ma non si fermano neanche davanti ai bambini. Più o meno la stessa cosa è dire che Dio distruggerebbe dei innocenti perché i loro genitori sono cattivi. Quanto siamo piccoli! Se davvero esiste, Dio deve andare oltre la nostra miseria e quella della nostra mente bacata, altrimenti che dio è?
Scappato da loro, nel sogno, girato l’angolo, entrai in un palazzo salendo delle scale. Entrai nella prima porta a destra e mi trovai in uno studio medico. C’era un dottore con una barba lunga e, seduto davanti alla sua scrivania, c’era una mia amica: Donatella. So che lei è in terapia da uno psicologo.
Non trovo niente di strano nel parlare con una persona dei propri pensieri, specie se causano sofferenza. Quello che non capisco è perché poi bisogna pagare. Quando sto male psicologicamente, parlo con la mia ragazza e le chiedo il suo parere: mi aiuta molto. Credo che l’importante sia cacciare fuori il rospo, per così dire. Se ci teniamo tutto dentro, esso fermenta e potrebbe anche esplodere. Non bisogna vergognarsi di quello che si pensa, come se fossimo gli unici. Sul pianeta siamo quasi otto miliardi: ci sarà sicuramente più di una persona che fa gli stessi nostri pensieri, magari nello stesso momento: è questione di probabilità.
Nel sogno, stranamente, fui io a parlare.
«Grazie, dottore» ero appena arrivato.
Donatella si mise a ridere e io uscii dalla stanza di corsa, girai a destra e saltai da una piccola finestra in fondo a un corridoio in penombra.
Mi ritrovai in sella a un motorino, come quando ero adolescente, affianco a mio cugino Piero. Sapevo che dovevamo incontrare Nico, un amico comune. Sembrava che fossimo inseguiti da qualcuno, infatti viaggiavamo a velocità sostenuta. Arrivati a un incrocio, incontrammo delle persone che ci bloccavano la strada. Non ci riuscirono del tutto e noi passammo oltre.
Ho vissuto parecchio tempo a contatto con Piero. È un bravo ragazzo, ma purtroppo ha un problema di salute che gli causa un po’ di insicurezza. Quando ci penso, mi sento triste perché lui per me è come un fratello. Giocavamo insieme fin dalla scuola materna.
Al risveglio ho pensato che quel sogno rappresentasse un po’ il mio pensiero su di lui. Ho sempre notato una certa fretta nel suo modo di agire. Penso che rappresenti il suo modo di vedere la vita. Forse, per il suo problema di salute, pensa di non avere molto da tempo da sprecare e si mantiene sempre impegnato. La parte del sogno con lui lo indica bene. Certe volte vorrei prendere per me un po’ del suo dolore.
Incontrammo Nico, nel sogno, su una strada di campagna sterrata, lontano dalla città. Nico non abita più dalle nostre parti: si è trasferito qualche anno fa a Milano per motivi di lavoro, o così pensavo che fosse, ma di questo parlerò dopo. Era notte e solo la luna illuminava la campagna. La strada era scavata con due alte pareti di terra ai lati. Udimmo un rumore dietro di noi. Vedemmo un grosso porcospino che ci veniva incontro correndo. Ci infilammo in macchina, una Panda, comparsa all’improvviso. Nico ordinò a Piero, che era al posto di guida, di fare retromarcia per investire l’istrice. Lui lo fece, ma il povero animale non morì subito. Dovemmo investirlo un altro paio di volte prima che non si muovesse più. Nico andava spesso a caccia e diceva che l’istrice aveva una carne buona, saporita. Infatti, uscì dall’auto, prese il porcospino e lo mise nel bagagliaio affermando che più tardi gli avrebbe tolto gli aculei e lo avrebbe cucinato. Invitò anche noi due, ma rifiutammo. Il sogno finì così.
Il giorno dopo, le prime quattro donne le incontrai in farmacia, dove ero andato a prendere delle medicine per mia nonna. Le riconobbi subito per via del loro modo di vestire. Erano di nuovo tutte e quattro insieme, probabilmente per un altro giro di proselitismo. La mia amica la incontrai per strada, mentre tornavo a casa a piedi, e inaspettatamente parlammo proprio del fatto che non si sentisse bene a livello emotivo. Feci una battuta che non ricordo e le rubai un sorriso. Queste persone abitano nelle mie vicinanze. Non mi aspettavo affatto l’incontro delle altre due. Piero abita lontano da casa mia e lo incontrai per “caso” quando scesi dall’autobus, che avevo preso per andare in università. Io scendevo per una discesa e lui saliva. Fui felice di averlo incontrato, parlammo brevemente, perché dovevo andare a lezione e ci facemmo un selfie. L’incontro più inaspettato fu con Nico. Lo vidi nel bus al ritorno ed era appena tornato in città.
Ho detto all’inizio che le coincidenze non esistono. Questo sogno lo dimostra chiaramente. Il giorno dopo, incontrai tutte le persone che avevo sognato. Certo, potrebbe essere una caso. In fondo, non bisogna dar retta ai sogni. Ma io preferisco pensare diversamente. Credo che la vita non sia dominata dal Caso, questo dio ignoto in cui molti credono. Sarebbe stata una coincidenza incontrare una sola persona, due al massimo, ma non sette persone e tutte il giorno dopo.
Preferisco credere di poter influenzare la mia vita, sia nel bene che nel male. Non per tutti è così, certamente. C’è gente che non può soddisfare i bisogni primari, figuriamoci desiderare qualcosa di diverso. Sono persone sfortunate e per fortuna e sfortuna intendo la geografia, il posto in cui si è nati. Sottolineo che non credo nel karma o cose del genere. Sarebbe troppo comodo affermare che le persone che soffrono hanno fatto del male, magari nella loro vita precedente. La sofferenza delle popolazioni più povere dipende in gran parte da noi ricchi che viviamo nel lusso perché li calpestiamo e poi siamo tanto egoisti da non riuscire neanche ad accoglierli quando cercano solo un posto dove, non vivere meglio, ma semplicemente continuare a vivere.
Forse solo inconsciamente, desideravo incontrare quelle persone. Le prime quattro donne per curiosità, Donatella per farla sorridere, Piero per sapere come stesse, infine Nico per nostalgia. Non si può non desiderare. In fondo, cos’è la vita senza desideri se non una grande apatia? Desideriamo ciò che non abbiamo, sperando, un giorno, di ottenerlo. Questo è tutto: la speranza. E la speranza salva.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Domenico. Ho letto con interesse e attenzione questa tua serie di riflessioni molto attuali. Credo però che ciascuna di esse avrebbe meritato mAggiore spazio perché così mi sembrano lanciate lì. Forse meriterebbero ciascuna uno spazio suo dove si intrecciano il sogno, l’incontro, la riflessione. Non saprei, è solamente un mio parere.
Sono delle riflessioni che facevo mentre scrivevo di getto, ho deciso di lasciarle. Hanno, comunque, il loro significato, molto altro l’ho eliminato. Grazie, ne terrò conto per la prossima pubblicazione.
Credo che tu abbia veramente molto da dire e il piacere della mia lettura sta nel fatto che riesci a smuovere dentro. Inoltre lo fai con uno stile molto capace. Sta poi a te, naturalmente, decidere cosa mostrare e cosa tenerti nello scrigno.
Il tema dei sogni è sempre interessante perché è relativo a chi vive l’esperienza, qui vedo molta varietà in un intreccio di storie che danno la sensazione di onirico e che rendono unica l’ esperienza del narratore, tuttavia ho notato che i dettagli del racconto, ci sono ma non sono approfonditi, per esempio l’insicurezza causata dai problemi di salute, avrei preferito leggerne di più a proposito perché sono convinto che sia un’esperienza comune
Ero al limite della lunghezza per un singolo racconto. Inoltre, è basato su una storia vera che non ho voluto approfondire per rispetto. Grazie.
Ciao Domenico. Il caso, i sogni, il pianeta, Dio, le religioni, il fanatismo, il karma… Tanta roba. Nei tuoi racconti vedo spesso il desiderio di volare alto, con gli accenni ai temi importanti che lanci, stimolando il nostro pensiero razionale. Sul caso che non esiste, sui sogni di un certo tipo e sull’ interpretazione errata dei testi religiosi, che genera esaltazione e morte, sono d’ accordo con te.
Come ho scritto, non bisogna dar retta ai sogni e, infatti, io non li ho interpretati anche se ci sarebbe da dire molto. Cerco di evitare l’interpretazione letterale anche di essi. Grazie per aver letto.