Perché?

Serie: Due bastardi pelosi


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Federico riesce a mettere in atto il piano e a rapire i due cani.

Prima che continuiate a leggere, devo avvisarvi che quello che segue potrebbe urtare la vostra sensibilità. Ma non posso e non voglio nascondere ciò che è stato.

Avevo accennato alla seconda fase. Vi avevo detto come durante i miei giorni di appostamento e avvicinamento ai due merdosi mi fossi occupato di un altro aspetto fondamentale. La seconda fase consisteva nel far sentire alla gentile famiglia la voce dei loro amati bastardi. A loro avrebbe fatto piacere, no? Era diverso da quanto accadeva quando io e Francesca dovevamo sopportare il continuo abbaiare. Erano i loro cani e se li avessero sentiti abbaiare avrebbero pensato di poterli riavere a casa. E li avrebbero riavuti, potete starne certi. Li avrebbero riavuti, ma in formato diverso…

Avevo individuato una cassetta su un palo della luce vicino all’abitazione dei miei ex-vicini. In realtà ce n’erano altre, su diversi pali: questa era a un’altezza raggiungibile con una scaletta e non sembrava avere lucchetto o serratura. Probabilmente si trattava di una scatola di derivazione per qualche futuro lavoro o per installare centraline di rete. Durante uno dei miei appostamenti, quando ancora i bastardi abbaiavano appena mi vedevano, avevo portato una scala ed ero salito a controllare. Avevo fatto tutto con naturalezza, senza tentare di nascondermi; il mio abbigliamento e una borsa porta-attrezzi avevano funzionato come lasciapassare per muovermi indisturbato. Bingo! Al primo tentativo! All’interno della scatola c’era qualcosa che poteva effettivamente essere una centralina di rete, ma non era attiva. Probabilmente già obsoleta, avevo pensato. Difficilmente sarebbe stata controllata nel breve periodo. E c’era anche molto spazio vuoto.

Quando avevo escogitato quel sistema mi ero sentito un genio. Una batteria e una cassa Bluetooth: ecco di cosa avevo bisogno per far arrivare alla bella famigliola felice le voci dei loro sacchetti di sterco con il pelo! A me bastava restare a distanza di sicurezza. Avevo anche imparato che il Bluetooth non ha necessariamente un limite di pochi metri, ma con alcuni accorgimenti si può trasmettere il segnale molto più lontano: è incredibile quante cose impari quando stai lavorando duramente per raggiungere un obiettivo!

Parcheggiai l’auto e chiusi subito il portone. Mi concedetti qualche istante di pausa nell’ombra densa del box, quindi mi preparai ad affrontare il passo successivo. Ero soddisfatto di come tutto si era svolto fino a quel momento. I bastardi abbaiavano ancora quando aprii il bagagliaio, li vidi esitare prima di saltare a terra. Si voltarono verso di me emettendo un verso che non avrei mai voluto sentire da animali di taglia più grande. Penso fosse un misto di paura e rabbia. Avevo ancora in tasca alcune crocchette e automaticamente ne lanciai alcune sul pavimento, di fronte a loro. Ci volle ancora qualche istante perché si tranquillizzassero, ma ormai mi consideravano uno di cui potersi fidare. Infatti, superato quel primo momento poco amichevole, dopo avermi riconosciuto mi seguirono nel seminterrato, dove avrebbero trascorso un po’ di tempo, secondo i miei piani. Lo spazio era pressoché vuoto, a parte un paio di vecchie coperte sistemate come giaciglio, una ciotola d’acqua e un congelatore a pozzetto, quelli che si aprono dall’alto.

Decisi che per quel giorno poteva bastare. Salii in casa e mi lasciai cadere sul divano. Un senso di torpore invase ogni parte del mio corpo e della mia mente, come appena guarito da una forte influenza: dormii profondamente per più di sei ore. E ovviamente dimenticai di telefonare a Giorgio.

Mi svegliarono i latrati. Per un momento non riuscii ad associare i suoni a tutti gli eventi della giornata. Fu solo un attimo: la dormita mi aveva ritemprato. I due stavano sfoderando il loro repertorio migliore… dovevo agire subito. Attivai a distanza il registratore digitale che avevo posizionato nel seminterrato.

Tornai di sotto dopo più di mezz’ora di registrazione. Avevo abbastanza materiale, ma mi serviva un tono diverso delle loro voci: volevo registrare versi di paura e di dolore. Se avessi avuto davanti a me due molossi sarebbe stato difficile, ma con loro ottenni ciò che volevo in pochissimo tempo. Fu sufficiente intervenire su uno, a caso. Non fui costretto neppure a fargli molto male: un pestone o due sulle zampe… una manata neppure troppo violenta, qualche calcio, misurato, leggero all’inizio, poi via via sempre più pesante, al punto di far rotolare il bastardo sul pavimento più di una volta…

«Mi dispiace sia toccato a te» urlavo tra un calcio e l’altro. «Al… tuo… amico… penseremo… dopo!» ogni parola era scandita da una botta sul piccolo animale.

Non avevo ancora visto sangue né sentito rumori anomali provenire dal corpo del cane. Sono troppo delicato, pensai.

Mi stupiva il senso di potenza che cresceva in me: se all’inizio ero titubante, stavo vivendo una sorta di esaltazione che mi portava a prenderci gusto, al punto da provare paura! Mi fermai, di colpo, come se qualcuno avesse staccato il cavo di alimentazione. Riuscii a farlo in tempo, prima di scoprire quanto avrei potuto osare.

Rimasi fermo ascoltando il rumore dell’aria che entrava e usciva con forza dal mio corpo. I due animali si erano rifugiati sui loro giacigli; la mia preda si lamentava ancora: erano guaiti perfetti: avrei soltanto dovuto eliminare dalla registrazione le parti in cui si sentiva la mia voce.

Tremavo… frustrazione, rabbia, terrore… non so cosa fosse davvero. Dovetti sedermi a terra. I due cani si mossero con cautela verso di me. Quello che avevo colpito zoppicava leggermente, ma arrivò per primo e iniziò a leccarmi una mano. Provai per la prima volta una sensazione di disagio.

«Perché, Federico?» per un attimo udii la voce di Francesca. Era presente, viva, al punto che mi voltai di scatto sicuro che fosse qui, di fronte a me.

«Perché…» Dissi a mia volta.

Presto avrei dovuto fare altro alle due bestie. Sarebbe stato così facile anche allora? Erano accucciati accanto a me, con lo sguardo basso, cercando conforto da parte del loro stesso carnefice. Senza pensarci iniziai ad accarezzare i due animali.

Avevo programmato di non fare nulla per una settimana, così mi ritrovai ad accudire le due piccole merde con il pelo, consapevole che avrei potuto pentirmene.

Serie: Due bastardi pelosi


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi è piaciuto molto come descrivi lo stato d’animo del protagonista. Ci porti nel suo lato più oscuro e ce lo fai comprendere. Molto bella la scena finale…tocca il fondo, si spaventa di se stesso, ed ora “accudisce” le sue vittime. Ci stai mostrando tutte le facce del dolore. Bravo!

    1. Ciao. Grazie!
      Come dicevo rispondendo al commento di Giancarlo, non è stato facile scrivere quelle righe… Scaviamo dentro di noi e talvolta di spaventiamo di cosa possiamo trovare giù in fondo.
      Ma scrivere serve anche questo, no?
      Grazie ancora Dea, e a presto!