
PERCHÉ SANREMO È SANREMO?
《Dai Fabius P. raccontaci del festival dei fiori.》
《Che festival?》
《Quello di Sanremo ovviamente!》
《Posso provarci, perché Sanremo è Sanremo come io sono Fabius P., il solito irriverente Fabius P..》
La mia è una narrazione incompleta, parziale e scorretta; ci vorrebbero due vite per raccontare il festival. Quante parole sono state dette, per lo più parole dette male, veri fiumi di parole. Per criticare Sanremo non bastano duemila minuti perché Sanremo è Sanremo, non un tormentone estivo ma una tormenta di febbraio che non ci ha fatto uscire la sera. Gli italiani non sanno chi votare e a che santo votarsi, ma non perdono l’occasione per votare a Sanremo e per di più a pagamento (0,51 euro a voto per un massimo di cinque voti da rete fissa). Come abbonato RAI ho assistito allo spettacolo comodamente in prima fila da casa sulla mia poltrona, il sofà sfondato e pieno di polvere non era di marca, ma di un anonimo artigiano della qualità. Erano solo cinque serate, un po’ pochine, per sole cinque ore di fila; ne vorrei di più, tante di più. Ci vorrebbe Mentana e una bella maratona festivaliera con Morandi tedoforo. Anche questa edizione è passata, ringrazio Dio e ringrazio San Remo per averci donato il festival. Il miracolo si è ripetuto anche quest’anno per la 73a volta. Uno spettacolo che desta sempre meraviglia, splendidamente condotto da Amadeus, suo degno sacerdote, che ha officiato questo rito nazionalpopolare tanto amato dagli italiani. Lui è il più amato dagli italiani, dopo la Cuccarini naturalmente; Amato invece non è stato mai amato, forse per quella tassa di stato (il 6 per mille).
Ama, per gli amici, è stato il deus dell’Ariston, quella fucina di talenti da dove vengono sfornati i giovani cantanti e bruciati quelli vecchi: un vero forno Ariston combinato dove tutto è combinato, anche l’esibizione distruttiva di Blanco. San Remo perdona Blanco che sapeva quello che stava facendo. Poteva starsene zitto e buono invece si è comportato come un vandolo. La sua è stata un’esibizione da brividi; oltre al reato di danneggiamento io ravviserei anche quello, ben più grave, di vilipendio alle rose di Sanremo, una vera istituzione violata da quel “mattarello” di Blanco. Mattarella invece, un vero uomo delle istituzioni, ha voluto rendere omaggio alla Costituzione con la sua presenza sul palco del festival ascoltando le parole benigne di un Roberto particolarmente ispirato.
San Remo perdona quel bacio gay poco gradito da tutti gli uomini di fede(z), e chiaramente da Chiara in Fedez. Lei è sbiancata in volto, come noi sbianchiamo davanti alla parcella di un “chiarissimo” notaio. Forse a lui quel bacio è piaciuto perché finalmente si è sentito libero – dicono per colpa di un messaggio subliminale di qualche influencer a lui vicina -. Su Libero la pensano diversamente; ogni rosa ha le sue spine, e Rosa Chemical è la più spinosa e dichiaratamente made in Italy. Chiara, per non svenire al prossimo bacio, prepara i sali.
San Remo ricordati degli ultimi e di Ultimo in particolare. Era secondo nel 2020, quarto in questa edizione, di questo passo nel 2035 arriverà finalmente ultimo.
Ci sono stati anche ospiti internazionali come i Depeche Mode, ma vuoi mettere Colapesc’ in che “mode” ha duettato con Dimartin’? La classe non è acqua. Però con Splash hanno fatto un buco nell’acqua: solo decimi.
Come ospiti sono saliti sul palco dei pesi massimi: i Ranieri. A Massimo ho preferito Luisa anche se non ne conosco il motivo. Che sia la sua mise scollata?
Il motivo di Elodie non me lo ricordo perché l’ho ascoltata con gli occhi. Le lodi per Elodie non si sprecano, ne bastano solo due: bella e brava.
Che dire delle conduttrici, che tre avevano la pelle chiara e una la pelle scura. Delle tre bianche incredibilmente due avevano lo stesso nome e le stesse iniziali del codice fiscale: C.F. Chiara Ferragni e Chiara Francini, le uniche due Chiare che conosco da farci un monumento: Munasterio ‘e Santa Chiara.
Dimenticavo Chiara Iezzi, che in coppia con Paola è ritornata al festival senza avvertire Alessandro Greco che si è risentito. Già sperava di ritornare con furore sul palco nella serata dei duetti. D’altronde non potevano riproporre al festival un loro vecchio successo: Festival.
Morandi, l’uomo del ponte tra le vecchie e nuove generazioni di cantanti, non è stato sempre all’altezza, Egonu lo ha staccato di ben venti centimetri; per raggiungerla Gianni ha dovuto utilizzare una pedana.
Alla nera Egonu hanno lasciato carta bianca, così lei, incazzata nera, ne ha approfittato per dire che gli italiani sono dei bianchi razzisti. A qualcuno l’affermazione non è andata giù; sono sbiancati soprattutto gli italiani razzisti, quella sparuta minoranza stanziale delle curve ultras.
Devo dire che il festival è stato troppo politicizzato. Il risalto dato al messaggio del presidente ucraino Zelensky è stato indubbiamente eccessivo. Avrebbero dovuto inserirlo nei titoli di coda dopo i ringraziamenti alle maestranze, ai tecnici del suono, ai secondi cameramen, alle sarte e ai truccatori, invece di trasmetterlo nella fascia oraria di prime time tra le 02:18 e le 02:20, notoriamente la fascia oraria di massimo ascolto. Il messaggio è stato riportato anche da Tananai con Tango; forse molti italiani non lo hanno colto, consiglio di visualizzare il video che lo accompagna.
Non sono mancati i Cugini di campagna, sempre vivi e vegeti, che non si perdono mai d’animo anche se sono ormai dei cugini di secondo grado e di second’ordine. Cantando Anima mia da cinquant’anni hanno rotto l’anima, l’anima de li mortacci….. Dopo la loro lettera 22 ecco gli Articolo 31- I mafiosi al 41 bis non cantano mai, canticchiano quando ti manca il fiato, forse per il senso di claustrofobia -.
Giorgia è stata la prima donna di questo festival. Prima donna perché arrivando sesta è stata la prima tra le donne che hanno partecipato alla gara, prima di Madame, una ragazzina più che una signora francese, nota per il green pass falso. Forse Madame ha pensato di fare Il bene nel male, cantandolo pure.
Mi ha colpito la performance di un comico che, per le parole pesanti come macigni, si è dimostrato duro nel linguaggio e senza peli sulla lingua, un angelo senza ali ma con i piede per terra: Angelo Duro. Si è mostrato sfacciatamente in mutande sfoggiando la sua pelle intonsa, una cute scandalosamente priva di tatuaggi, una rarità nel mondo dello spettacolo e non, tanto da dare spettacolo. Anche Fiorello ha dato spettacolo di sé giacendo come gli artisti di strada in un sacco a pelo in attesa del dopo festival, un programma per soli adulti insonni e perversi, o per un “sogno erotico” di Levante.
Nella serata dei duetti Ron ha declinato l’invito di Lazza per la quarta serata. Lazza ha mal digerito quel diniego apostrofandolo con un poco elegante aggettivo: LazzaRon. Poi, il giorno dopo, Lazza si è piazzato secondo in classifica dopo Mengoni e prima del “Signore della pioggia” (Mr. Rain).
Un altro duetto mancato è stato quello tra Gino Paoli e Ornella Vanoni, ma, visti gli antefatti, più che un duetto il loro incontro si sarebbe potuto trasformare in un duello.
Non è mancata l’apparizione del maestro Beppe Vessicchio, più che di una direzione orchestrale si è trattato di un cameo orchestrato simpaticamente dagli autori.
Anna Oxa, secondo la Doxa, avrebbe meritato un posto più in alto. Evidentemente il basso gradimento del pubblico vale più di un sondaggio, ed il look da strega di certo non aiuta.
Fuori moda i Modà, checchè o Checcò se ne dica, nonostante le positive vibrazioni di Sarcina.
Non mi va di parlare di Colla Zio, Shari, Will, Olly, Lda, Sethu, sono tutte cause perse e finirei come Ariete: in un mare di guai. Però non vedo tracce di supereroi, fatta eccezione per l’incredibile impresa dei Maneskin, quattro ragazzi romani saliti ai vertici delle classifiche mondiali di vendita.
Ho visto un Grignani ritornare sul palcoscenico dopo un bel viaggio con destinazione paradiso. Ci ha messo tanto cuore, per Leo Gassman anche il terzo cuore. Il festival ha calato il sipario. Io sono ancora vivo e l’alba del nuovo giorno è alle porte. Se poi domani dovessi incontrare un mostro spero sia come gIANMARIA: un bel mostro. Che stupido, ho dimenticato Mara Sattei, e gli ospiti quali i Pooh, Albano, Mahmood, i Black Eyed Peas e chissà quanti altri. Oramai sono in Coma. Cose che succedono dopo questo tour de force canoro. Il fuoco nel caminetto si sta spegnendo, ora rimane solo la cenere. L’addio è sofferto. San Remo lasciami ancora una canzone, una sola tutta per me, che sono un grande egoista.
Se il festival non l’avete visto non ve ne faccio una colpa, vi potrete rifare il prossimo anno perché Il festival di Sanremo ci sarà sempre, anche quando noi non ci “sanremo”, perché Sanremo è Sanremo.
P.S.: Per la cronaca una nota della curia di Sanremo c’informa che il santo patrono di Sanremo non è San Remo: è San Romolo. Remo non è un santo ma semplicemente un nome adespoto; pertanto Sanremo non è San Remo. Propongo però di farlo santo subito, che ne dite? Forse è meglio di no perché così, quando vediamo il festival, possiamo mandarlo a quel paese senza bestemmiare.
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Il festival oramai è una tradizione consolidata. Grazie ad Amadeus è stato riscoperto anche dai giovani, basta vedere i primi classificati. Tutte le chiacchiere attorno al festival ci sono sempre state, chi non lo guarda è unutile che lo critichi. Il festival non è di destra né di sinistra, è un po’ lo specchio dei giorni nostri. Quello che critico è l’eccessiva lunghezza delle serate. Non tutti possono recuperare il sonno la mattina dopo.
E meno male che, dopo questa maratona, sei ancora vivo e vegeto e tornato fra noi. Mi stavo un po’ preoccupando per la tua assenza, ma adesso capisco. Ti vedo impegnatissimo durante tutta la settimana a prendere appunti sul festival e dimagrito almeno di due chili, nonché invecchiato di almeno dieci anni per l’impresa compiuta! A parte gli scherzi. Bravo come al solito: divertente e irriverente (l’aspetto che preferisco), senza peli sulla lingua. Fa bene parlare di tutto in maniera scanzonata, serve a sdrammatizzare e uscire un po’ dai soliti e noiosissimi schemi. Bravo sempre!
In effetti mi ha molto impegnato. Scrivere in modo leggero su un argomento leggero come il festival non è stato leggero. La difficoltà maggiore è stata quella di inserire nel testo tutte le canzoni e i cantanti dando un senso logico al tutto, cercando di mantenere ironia e qualche battuta senza essere pesante e stando esattamente nelle 1.500 parole. Quando mancavano le ultime cinque canzoni il testo l’ho rivisto innumerevoli volte per evitare che diventasse un mero riassunto. Grazie Cristiana per aver letto la mia maratona.
Mi hai fatto rivivere tutto il Festival! Ho visto tutte le serate, ma non fino alla fine, ho recuperato quello che mi sono perso di notte durante il giorno con Raiplay. Ho iniziato a seguire Sanremo più assiduamente con Amadeus, che ha il merito di aver reso il Festival finalmente moderno. Le canzoni possono piacere e non, dipende dai gusti personali, ma almeno sono rappresentati quasi tutti i generi musicali. Sui monologhi delle vallett…ops, co-conduttrici si dice oggi, nessuna ha battuto la Sabrina Ferilli dell’anno scorso. Le polemiche delle persone che prendono troppo sul serio ogni cosa e devono giudicare ogni singola azione e vederci necessariamente propaganda politica li lascio a queste persone incapaci di vivere una serata in leggerezza, è anche vero però che alcune forzature stonano sul quel palco che serve per celebrare la canzone italiana. Roberto Bolle fa sempre danzare i suoi ospiti, ci sono canzoni per ogni genere di messaggio sociale, agli ospiti internazionali avrei preferito un Gianni che cantasse canzoni contro la violenza sulle donne, il razzismo e tutti i messaggi sociali che si vogliono mandare anzichè monologhi di dubbia utilità che si possono fare su altri palchi. Sanremo resta e resterà sempre il festival della canzone italiana, indipendentemente dai conduttori, veline, ospiti e cantanti esagitati, e la musica deve sempre essere la protagonista, non le polemiche idiote create ad arte per simulare gli show americani.
Ho citato tutti i 28 cantanti, le 28 canzoni scritte in corsivo in modalità random, i conduttori, gli ospiti. Non ho citato la Fagnani e chiedo venia. Ho citato Mengoni quando parlando di Lazza ho detto che Lazza è arrivato secondo dopo Mengoni e prima di Mr. Rain. Sarò un masochista per tanti però mi piace la musica, tutta la musica, anche quella leggera di Sanremo. Grazie del commento.
Un’ ottima sintesi delle cinque puntate di Sanremo, piu` nottate che serate, quasi fino all’ alba, che quest’ anno ho seguito anch’ io, fino all’ ora degli adulti insonni e perversi, con Fiorello. Non tanto per passione verso Amadeus e company, quanto per finire un lavoretto all’ uncinetto. Ho unito l’ utile al quasi inutile, ascoltando le canzoni che per i miei gusti erano ben poco dilettevoli. Ci fosse stato Gabbani o Lo stato sociale, con un nuovo entusiasmante testo canoro, l’ avrei apprezzato di piu`.
Il tuo bell’ articolo da critico pungente di spettacolo, mi ha convinto, anche se – poco male – non hai citato chi ha vinto.
Se mi fossi fermato all’incipit ti avrei giudicato male.
Bravo! Ironico e interessante.
Grazie F. P. se ci fai caso abbiamo le stesse iniziali. Grazie per averlo letto. Sanremo penso non abbia molti seguaci tra gli openiani. Il mio è un bignami ironico che spero possa interessare anche i convinti detrattori del festival.