
PERLE AI PORCI
Ariel era una sposa bellissima, con il suo candido vestito bianco e il velo di pizzo. Ma nascondeva un vizio nero, che nessuno immaginava: era una spietata ladra di gioielli, e la notte precedente alle nozze aveva trafugato una collana di inestimabile valore appartenente al suo prossimo sposo.
Mentre tutti dormivano beatamente, Ariel si era intrufolata nella villa del suo fidanzato. Silenziosa come un’ombra, si era avventurata tra i corridoi bui fino ad arrivare alla stanza del tesoro, dove la collana di perle brillava come una stella nel cielo notturno.
Con destrezza, aveva superato ogni sistema di sicurezza, sgattaiolando tra le ombre con il fiato sospeso. Il cuore le batteva furioso nel petto mentre afferrava con mano tremante il gioiello.
Ma anche se il furto era stato impeccabile, il destino le aveva riservato un’oscura sorte.
Pochi istanti prima del fatidico sì, Ariel fuggì dalla chiesa con il bottino nascosto nel reggiseno, lasciando tutti i partecipanti increduli di fronte al suo improvviso e misterioso abbandono.
Dopo una breve fuga, trovò rifugio in una fattoria desolata, un tempo maestosa dimora ora avvolta dall’oscurità. Ignorava però che quel luogo era infestato da maiali selvaggi, disposti a tutto pur di soddisfare la loro fame insaziabile. Le pareti del casolare erano grezze e sudice, mentre il pavimento era ricoperto da una densa coltre di melma putrida, dove i maiali si agitavano freneticamente tra grugniti gutturali, creando un’atmosfera ancora più tetra e opprimente.
Le bestie avevano annusato il profumo della carne fresca e della paura che emanava la pelle di Ariel. Erano creature brutali, con occhi folgoranti di desiderio carnivoro, pronte a divorare qualsiasi cosa si mettesse sul loro cammino.
Come la scena di un macabro orrore, videro la donna come una preda indifesa e si scatenarono su di lei senza pietà.
Strapparono il suo candido vestito e il velo di pizzo, mentre le loro zanne affilate mordevano la sua carne e le fracassavano le ossa. Il rumore della loro furia si mescolò con le urla disperate della donna, creando un’opera macabra di terrore e morte.
Ogni morso era come un ruggito di trionfo per i maiali, che riecheggiavano nell’aria, amplificando l’atmosfera di paura. La tragica sinfonia di sofferenza continuò implacabile, mentre i porci la divoravano viva, lasciando dietro solo brandelli di carne sanguinante e ossa sfracellate.
Nell’abisso di quel orrido banchetto, la collana di perle, un tempo preziosa e ambita, giaceva abbandonata nel fango, spezzata e irriconoscibile, come Ariel stessa, una figura dimenticata nell’oscurità putrida della melma.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Horror
Questa volta l’ironia della storia è addensata nel titolo stesso: perle ai porci. In poche righe ne è uscita una storia efficace e completa.
Mi ricorda, sotto alcuni aspetti, un racconto horror che ho letto poco tempo fa: La scrofa, di Cristian Sartirana (se hai tempo e modo dagli un’occhiata, perché ne vale veramente la pena).
Sei stato abile nel condensare la narrazione in uno spazio veramente limitato, riuscendo ugualmente a mantenere l’atmosfera e il senso del racconto.
Forse, avresti potuto spendere qualche rigo in più nella parte in cui lei fugge, ritrovandosi in questa casa abbandonata infestata dai maiali assassini.
Però, sei stato lo stesso molto bravo.