PESSOA!

Caro Fernando, hai scritto che “il poeta è un fingitore”… ma, allora, tu che eri un Grandissimo Poeta, sei stato pure un Grandissimo Fingitore! E quindi noi, minuscoli lettori, come possiamo fidarci delle tue parole? Dobbiamo fingere anche noi?

Precisamente quando ti ho ‘conosciuto’ per la prima volta, non mi viene in mente; ricordo però che leggevo le tue poesie a mia figlia quando era ancora in pancia alla mamma, trentacinque anni fa. E ho cercato, col tempo, di non ‘tradirti’ mai, seppure qualche frequentazione con Leopardi, Shakespeare, Bukowski ce l’abbia avuta. Perdonami: non si vive di solo Pessoa. Ma rimani il primo, nella mia hit parade dell’anima.

La tua biografia risulta alquanto scarna: sei nato a Lisbona nel 1888, ma da bambino hai dovuto seguire la tua famiglia in Sudafrica, dove hai imparato a parlare e pensare in inglese. Dopo una decina d’anni sei tornato in Portogallo, il paese del tuo cuore, per non lasciarlo più. Un noioso lavoro di impiegato commerciale ti teneva occupato di giorno, mentre la notte vagavi nell’imperscrutabile universo della poesia.

Nel corso degli anni ti sei inventato decine di eteronimi, altri personaggi per firmare le tue creazioni letterarie: l’inquieto Bernardo Soares; Alberto Caeiro, il contadino; l’ingegnere Alvaro de Campos; Ricardo Reis, il medico; Alexander Search, l’inglese. Ma tu, Fernando, eri proprio tu o l’eteronimo di te stesso? Lo sapremo mai?

In vita pubblicasti pochissimo, malgrado tu abbia partecipato attivamente alla realtà culturale della tua città. Gran parte di quello che oggi noi conosciamo era custodito in un baule: scritti, appunti, diari; migliaia di pagine scritte a mano, mai mostrate a nessuno.

La tua biografia termina nel 1935, con le parole che dicesti in punto di morte: “Datemi i miei occhiali!” Ma perché, non avevi già visto abbastanza ‘oltre’?

Alla fine, caro Fernando, senza che tu ti offenda, voglio farti una domanda indiscreta: “Ma quand’è che lavoravi, se stavi sempre alla finestra a guardare la Vita?”

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ti confesso che di Pessoa ho letto, molto tempo fa, solo il romanzo “Sostiene Pereira”, di cui non ricordo piú neanche mezza frase. Questo tuo racconto, peró, mi ha catturato. Adoro quando qualcuno mi racconta qualcosa che non so di Storia o di storia della letteratura con la piacevolezza di una favola, che accende il mio interesse verso una nuova conoscenza. Mantenendo questa forma e ritmo narrativo avrei letto volentieri altre due tre quattro cinque o dieci pagine ancora, con la stessa attenzione del padre che legge le poesie di Pessoa alla sua bambina.
    Grazie Furioz.

    1. Grazie a te per l’attenzione e il commento.. Pessoa non è un autore facile, non ha mai scritto nessun romanzo.. era un indagatore dei tormenti dell’anima.. credo che se scoprirai alcune sue poesie ne resterai affascinata

        1. Tabucchi è lo scrittore che ha fatto conoscere in Italia il poeta portoghese, con le sue amorevoli traduzioni.. è grazie a lui che mi sono avvicinato all’universo Pessoa, con il libretto di citazioni intitolato proprio “Il poeta è un fingitore”.

  2. Non abbiamo bisogno di una nave, creatura mia,
    ma delle nostre speranze finché saranno ancora belle,
    non di rematori, ma di sfrenate fantasie.
    Oh, andiamo a cercare l’Altrove!

    Mamma mia, ma quanto sono belli questi versi?

  3. “Ma quand’è che lavoravi, se stavi sempre alla finestra a guardare la Vita?””
    Bravo Furio! Sinceramente. Il tuo scritto sembra un manifesto al grande poeta, una dichiarazione, forse? Come una spinta che sentivi dentro, chissà da quando, e sei riuscito a tradurre in parole. Ode a Pessoa ❤️

  4. Avrei una lista di lavori che più probabilmente gli potevano consentire di stare alla finestra invece che alla scrivania, ma lasciamo stare. Bel monologo, e bel richiamo al poeta. Grazie Furioz, ci vuole ogni tanto una boccata d’arte.

    1. Grazie a te, Giancarlo.. sto rileggendo “Il libro dell’inquietudine” e ho voluto omaggiarlo, con un pizzico di ironia.. ma non so se avrebbe gradito, quel musone..