Piccole crepe

Serie: Quelli dall'anima trasparente


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Marrone e Deimos si affidano all'oceano, nella speranza di trovare un'alleata

“Alla buon’ora” si limitò a dire lei con tono infastidito. Incrociò le braccia, appoggiandosi al parapetto.

“Come, scusa?”

“Alla buon’ora. Ti aspetto da parecchio.”

“Mi stai prendendo in giro?”

Magenta scosse la testa divertita. Guardava lontano, oltre il mare.

“No, cretino. Ti stavo aspettando.”

Si staccò dalla ringhiera, muovendosi lentamente verso Marrone.

“Sapevo che il Consiglio non sarebbe durato un cazzo. Però, devo dire, è sopravvissuto molto più di quanto avevo previsto, lo sai? Scommetto che ora che si è sciolto-”

“Non si è sciolto” la interruppe irritato Marrone.

“Non… Cosa!? Ma… se tu sei qui e non lì… Cosa stai dicendo?”

“Non si è sciolto. Aspetta almeno che ti spieghi.”

“Mi stai prendendo in giro!?”

“Non so bene cosa fare, e ho pensato che-”

Magenta lo interruppe bruscamente.

“Te lo dico io cosa fare: agisci.”

“No, no, Mag, non hai capito…”

“Vuoi che distruggano casa nostra? Vuoi che prendano il tuo Partenone? Marrone, pensa al motivo per cui sei morto! Vuoi davvero lasciare che ti strappino ciò che ti appartiene!?”

Marrone sapeva benissimo che quel ti in realtà sott’intendeva un ci.

Magenta, morta poco dopo di lui. Magenta che ora gli stava suggerendo una linea d’azione che lui non poteva permettersi.

“Ma non posso-”

“Sì che puoi. E se non lo farai tu lo farò io” lo interruppe di nuovo, guardando per la prima volta Deimos.

Marrone sapeva che avrebbe dovuto fare come diceva; lasciare Magenta da sola in quel tipo di situazione era un bel rischio, considerata la sua particolare attitudine alla violenza.

“Però lo faremo con calma, non metterti strane idee in testa” le raccomandò.

Sì, era vero, Marrone poteva essere considerato piuttosto irritabile, ma, a parte qualche suo raro scatto d’ira, la rabbia se la teneva dentro.

Magenta invece no, lei la scaraventava contro chiunque, ed era questo a terrorizzarlo.

“Che ne pensi, Malva?” chiese Turchese, avvicinandoglisi.

“Non chiamarmi così.”

“Dio, quanto sei permaloso!” ridacchiò lei, prendendogli delicatamente la mano.

“Che idea di merda…” mormorò lui, parlando più a se stesso che a Turchese.

“Ormai me l’hai promesso, non si può più tornare indietro” gli ricordò lei divertita.

Sì, gliel’aveva promesso, e non era stata una scelta particolarmente intelligente. Turchese era innamorata dell’idea dell’associazione, e si era trascinata dietro anche Malva, non esattamente entusiasta. Ma gli era scappata la promessa, le aveva assicurato che sarebbe rimasto con lei e l’avrebbe accompagnata in quell’avventura.

“Lo so, lo so.”

Si risistemò meglio sul divano, guardando Turchese con occhi spenti.

Una cosa buona da quando era morto però l’aveva fatta: l’idea di infestare un appartamento del genere era stata una genialata; era in vendita da un secolo e le sporadiche visite dei possibili acquirenti non lo disturbavano. Tanto nessuno percepiva mai la loro presenza, e lui e Turchese potevano condurre una non-esistenza in tranquillità, senza indesiderati coinquilini.

“Cosa ne pensi degli altri fantasmi?” chiese all’improvviso Turchese.

“Lo sai già” rispose Malva, sbuffando.

“A me sta simpatico Indaco.”

“Ho visto, passi le riunioni a giocare a carte con lui…”

“Malva…”

“Non chiamarmi così.”

Si alzò, sparendo in cucina.

Anche Turchese sparì, smaterializzandosi e lasciando l’appartamento silenzioso e freddo.

La pioggia scendeva fitta, il cielo era nero da almeno due giorni.

La terra sapeva di acqua e asfalto.

Cremisi vedeva il mondo a modo suo, a tinte fosche.

Rimaneva inerte sotto la pioggia, con i capelli mossi inzuppati e lo zaino gocciolante.

Bastardi. Non l’avevano invitata. Avevano preso mezzo mondo, ma non lei.

Avesse potuto, l’avrebbe ucciso, Marrone. Piccolo greco di merda.

Perché lei no? Che aveva di tanto sbagliato?

Era intelligente (di questo era assolutamente certa), strategica, logica, pianificatrice a un livello maniacale…

Un assassino… Ritenevano un assassino come Malva migliore di lei.

Che aveva lui di più? Sì, vero, era più estroverso, più pratico, più deciso…

Sì, ok, sotto molti aspetti era meglio di lei. Ma comunque assassino restava.

Ma perché lei no?

Ragionava a testa bassa, cercando nel buio della propria mente una spiegazione plausibile.

Il nome di Cremisi se l’era dato da sola.

Non volevano assegnarle un nome? Bene, allora l’avrebbe fatto lei stessa.

Cremisi perché era uno dei pochi che restavano. E poi suonava bene. E poi era un bel colore.

La rabbia le rodeva il cuore. Ma, ancora più che la rabbia, la confusione, le infinite domande che le distruggevano il cervello.

Perché. Perché. Era quella la più dolorosa, quella che le strappava il tempo, costringendola a ramificazioni di pensieri che non portavano mai da nessuna parte.

Era come se l’avessero giudicata inutile al progetto, un pezzo di scarto inutilizzabile, un rimasuglio da buttare via.

Forse non l’avevano rifiutata, forse se n’erano semplicemente dimenticati, in fondo lei non aveva grandi contatti con gli altri fantasmi, forse la sua piccola lettera rossa le sarebbe arrivata presto…

No, non ci credeva nemmeno lei.

Non le sarebbe arrivata nessuna lettera. Mai.

Non sapeva cosa fare, era confusa e persa e l’incertezza la consumava da dentro.

Avrebbe voluto fare qualcosa, farsi sentire, chiedere spiegazioni…

Ma non ne era capace. Non ne era mai stata capace.

Non avrebbe mai avuto il coraggio di presentarsi al Consiglio senza tremare.

Ecco, poteva essere intelligente quanto voleva, ma rimaneva una codarda.

Stette pensierosa sul marciapiede, ignorando la pioggia e il vento.

Non poteva essere solo per quel tratto del suo carattere che l’avevano esclusa. Doveva esserci altro, nascosto sotto la superficie.

Non sapeva nemmeno come stesse andando, il Consiglio, isolata com’era da tutto.

Il Consiglio… Sì, vero, lo odiava con tutta se stessa. Ma allo stesso tempo desiderava entrarci, fare parte anche lei di qualcosa, per una volta, sentirsi fatta di qualcosa e non invisibile, sentirsi… vista. Sentirsi utile a qualcuno, percepire la propria presenza come importante, se non fondamentale…

Forse il suo errore era stato l’isolamento.

Forse, se solo avesse mantenuto i contatti anche solamente con un fantasma…

Sì, ma chi?

Asor, che non riusciva a stare serio per più di tre secondi?

Verde, che amava giocare a fare il potente?

Ciano, che l’avrebbe tormentata con le sue paranoie?

No, no. Meglio così. Meglio starne fuori, lontana dal Consiglio, lontana da…

Ok, doveva smetterla di dire stronzate. Se davvero non le fosse interessato il Consiglio, non avrebbe fatto tutte quelle ricerche, non si sarebbe interessata alla storia dei nomi, non avrebbe fatto di tutto per capire cosa fosse quella nuova associazione…

Sì, le interessava, ne era ossessionata.

E sapeva che un pensiero così non se lo sarebbe scrollato di dosso tanto facilmente.

Serie: Quelli dall'anima trasparente


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi aspettavo di continuare l’altra tua serie ma invece ho dovuto riprendere il filo di questa: ricca di personaggi e piccole storie che si intrecciano. Verso la fine il Consiglio sembra assumere un po’ il ruolo del “mondo”, nel senso di entità desiderata ma contrastata, evitata allo stesso tempo, da parte di Cremisi. In parole povere, quello che c’è oltre la “zona di comfort”.

    1. Eh, l’imprevedibilità è il mio forte. Mi dispiaceva che la serie fosse andata un po’ alla deriva, così mi sono decisa a riprenderla in mano seriamente. Sì, la questione del “mondo” era ciò che volevo esprimere, sono felice che questa cosa sia passata :))

      1. Certo, li sto recuperando pian piano e di questo me ne scuso. Oltre questo ho letto già i primi due, mi sono riproposto di commentarli tutti in una volta sola per non frazionare nulla.

  2. Che bello ritrovare questa storia, anche se dopo diverso tempo.
    I tuoi testi somigliano quasi a sceneggiature: direi, senza troppi giri di parole, che sono perfetti per una trasposizione teatrale.
    Aspetto il prossimo capitolo! 😊👌

    1. Ciao Giuseppe, è sempre un piacere averti come lettore; mi sono ripromessa di non impiegare più 5 secoli a pubblicare, ora voglio vedere se ci riesco.
      Da grande appassionata di teatro, mi ha reso particolarmente felice il tuo commento. Alla fine 8 anni di recitazione forse sono serviti a qualcosa 🙂