
Pieno di benzina
Serie: L'Urlo Muto delle Ombre
- Episodio 1: La stufa
- Episodio 2: Matilde
- Episodio 3: Spazzino in quattro – 1
- Episodio 4: Spazzino in quattro – 2
- Episodio 5: Il cielo cova la neve
- Episodio 6: Controllori
- Episodio 7: Hell’s Tie
- Episodio 8: L’orologiaio
- Episodio 9: Pieno di benzina
- Episodio 10: Il getto
- Episodio 1: La cena (Attimi – 1)
- Episodio 2: Caffè in cialde (Attimi – 2)
- Episodio 3: Acque invernali (Attimi – 3)
- Episodio 4: Cappio (Attimi – 4)
- Episodio 5: Preferisco la tua cucina (Attimi – 5)
- Episodio 6: Gabriel (The Scarecrow – 1)
- Episodio 7: Gabbiani (The Scarecrow – 2)
- Episodio 8: Rivelazione (The Scarecrow – 3)
- Episodio 9: Agatha (The Scarecrow – 4)
- Episodio 10: Le conseguenze (The Scarecrow – 5)
- Episodio 1: Salsa barbecue? (1)
- Episodio 2: Salsa barbecue! (2)
- Episodio 3: Gelatina (1)
- Episodio 4: Gelatina (2)
- Episodio 5: Gelatina (3)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
John avvistò la stazione di servizio – unica nel raggio di svariate miglia – nel momento in cui l’indicatore del carburante toccò la tacca arancione della riserva. Il distributore della Exxon, la cui insegna scolorita dominava il piatto deserto circostante, consisteva in un’unica pompa arrugginita.
Si fermò ascoltando attentamente il rumore della polvere scricchiolare sotto le ruote. Aprì la portiera, e si sentì strangolato dal caldo. Era la stessa sensazione di quando, da bambino, apriva lo sportello del forno per controllare se i biscotti erano pronti, e un’ondata di calore lo urtava facendogli appannare gli occhiali.
Si diresse al distributore. Infilò l’erogatore nel serbatoio e attese il ronzio della pompa che pescava il carburante. Nessun rumore, e il contatore dei litri non si mosse. Istintivamente, guardò nella direzione del bar adiacente al distributore; distolse subito lo sguardo. Dai vetri delle finestre velate di polvere lo fissava una schiera di musi luridi, le barbe lunghe a celare bocche ghignanti.
Ritentò un paio di volte, il tempo necessario a dover ammettere di aver bisogno di aiuto. Si sentì come una gazzella in mezzo ai leoni, e gli venne in mente una di quelle scene da documentario dove i felini banchettavano sulle carcasse delle antilopi. Rabbrividì a quel pensiero, e nella mente gli apparve l’immagine di un pulcino nero.
Smettila di pensare a leoni e pulcini, pensò. Ti serve la maledetta benzina. Ripose l’erogatore, e nel richiudere il tappo del serbatoio si macchiò la camicia in seta bianca; un regalo di Ethan per il loro primo anniversario.
Entrò nel bar.
Il locale era polveroso come il deserto. Il passaggio dalla luce accecante del sole al buio dell’interno costrinse John a levarsi gli occhiali da sole. Riponendoli sulla nuca, si sentì come un soldato che si toglie il giubbotto antiproiettile.
Il gestore sedeva su uno sgabello e leggeva – o meglio guardava – una rivista per adulti, i piedi appoggiati sul ripiano del bancone lurido e una sigaretta tra le labbra rugose. Non distolse lo sguardo dal giornaletto; continuò a fumare, e dalla punta della sigaretta un rivolo saliva lentamente, accumulandosi in una foschia che avvolgeva le lampade al neon.
“Benvenuta, signorina!” urlò qualcuno dal fondo del salone. John fece finta di niente, ma avvertì il gelo dipanarsi nel petto. Indugiò qualche istante prima di trovare il coraggio di parlare.
“Mi scusi” disse. Si schiarì la gola. “La pompa non funziona.”
Da dietro al giornaletto si levò uno sbuffo di fumo grigio. Il benzinaio scosse la testa. La rivista si abbassò e il fumo si diradò, mostrando un volto vecchio e arrabbiato.
“Cosa vuoi?” ringhiò il vecchio.
John avvertì sulla pelle decine di sguardi. Sentiva i loro respiri grassi e puzzolenti.
“La pompa non funziona” disse timidamente.
Tre uomini risero, battendo i pugni sui tavoli. John sentì il volto avvampare, ma non si azzardò a guardare dietro di sé.
All’improvviso ricordò perchè, là fuori vicino alla pompa, si era trovato a oensare a un pulcino nero.
Suo zio gestiva una fattoria nella contea di Mendocino, nella California settentrionale. Coltivavano mais, ma soprattutto allevavano polli. Ricordava ancora, a distanza di anni, l’odore di mangime che saltava alle narici, e lo squittio incessante quando si entrava nei capannoni pieni di pulcini, come tanti minuscoli applausi dopo un’esibizione pianistica formidabile. Lo zio aveva scavalcato la recinzione in ferro e aveva iniziato a camminare tra quei piccoli batuffoli gracchianti, tutti gialli tranne qualcuno che invece era nero.
“Guarda, quello è nero!” aveva detto John, e suo zio si era voltato a guardare in quella direzione.
“Grazie, ragazzo!” aveva esclamato lui. Si era avvicinato, e quando era stato vicino abbastanza… aveva calato lo scarpone. I pulcini gialli erano scappati in tutte le direzioni, lasciando libero il pavimento impiastricciato di un liquido rosso viscoso. Qualche piuma nera svolazzava nell’aria. All’ora di cena i pulcini in quel pollaio immenso erano tutti gialli.
“Troppa diversità fa male al mondo” aveva detto suo zio, quando alla sera John gli aveva chiesto perché avesse schiacciato i pulcini neri.
Forse anche lui sarebbe stato schiacciato, magari proprio lì, nel deserto. Forse era giusto così. In quel momento, in quella lurida stazione di servizio si sentì inopportuno. Sbagliato.
Una risata alle sue spalle lo portò alla realtà. Il benzinaio lo squadrava, il volto contratto in una smorfia che poteva significare divertimento ma anche disgusto, o forse un misto tra le due cose. “Impossibile” disse voltandosi in cerca del giornaletto.
“Ho detto che non funziona” esclamò John. Da dove avesse trovato quella forza, non lo sapeva spiegare.
Qualcuno posò bruscamente una lattina di birra su un tavolo. Un uomo si alzò con la mano appoggiata alla tasca, e avrebbe estratto la sua .44, se il vecchio non gli avesse fatto cenno di sedersi. Il gestore si alzò in piedi, tirò su i calzoni stringendo la cintura e fece cenno a John di seguirlo.
Dopo un’occhiata alla pompa, il vecchio si appoggiò con un gomito al pilastro della tettoia.
“Non siamo a New York, signorino” e così dicendo premette un pulsante rosso posto sotto all’indicatore dei litri. Lo schiocco del meccanismo risaltò nel silenzio del deserto. Ancora quello sguardo sul volto, che ora diceva vedi di filare, checca.
John afferrò l’erogatore e lo inserì nell’imboccatura del serbatoio, e il ronzio della pompa quasi gli diede sollievo.
“Comunque sono di Los Angeles” disse John inforcando gli occhiali.
Il vecchio non rispose. Sputò per terra e si voltò per tornare al bar.
Avrebbe fumato un’altra sigaretta.
Serie: L'Urlo Muto delle Ombre
- Episodio 1: La stufa
- Episodio 2: Matilde
- Episodio 3: Spazzino in quattro – 1
- Episodio 4: Spazzino in quattro – 2
- Episodio 5: Il cielo cova la neve
- Episodio 6: Controllori
- Episodio 7: Hell’s Tie
- Episodio 8: L’orologiaio
- Episodio 9: Pieno di benzina
- Episodio 10: Il getto
Wow raramente mi è capitato di leggere qualcosa di simile, una storia in cui il finale non ha maggiore peso narrativo di ciò che viene prima, per così dire. Sei riuscito nell’intento di trasmettere tensione, e il fatto che sia una situazione più che verosimile, assolutamente reale, ha giocato a tuo favore.
Effettivamente l’elemento centrale di questo racconto è proprio la tensione 🙂
Molto bello. Sei riuscito benissimo a trasmetterci la sensazione di paura e tensione, senza narrarla esplicitamente. Mi è piaciuto molto il finale. Sembra che il racconto si blocchi di colpo, in realtà, ci dai modo di continuare a immaginarlo. È molto d’effetto.
Grazie per aver letto il racconto! Ho cercato di esercitarmi con lo “Show don’t tell” in questo racconto 🙂
Letto il primo racconto, pensavo fosse una serie, invece mi rendo conto adesso che si tratta di racconti auto conclusivi. Di questo, ho apprezzato particolarmente la caratterizzazione dei personaggi e quel colore giallognolo del sole caldo sporcato dalla polvere.
Sì, esatto, l’idea è quella di una raccolta di racconti in cui il terrore non sia esplicito, bensì di sottofondo, come un’ombra (da qui il titolo “L’urlo muto delle ombre”).
Grazie ancora!
È proprio il caso di dire che “la tensione si può tagliare con un coltello”.
Sei stato bravo a mantenere alta l’inquietudino fino alla fine.
Grazie Giuseppe. L’intento era proprio quello: tensione!
Il racconto è ben scritto, mette molta suspence e mi ha fatto immedesimare in John, in una situazione in cui si viene giudicati e si è nervosi per l’incertezza di cosa succederà. Bravo!
Una scena ordinaria ma che contiene tantissima tensione… situazioni in cui spesso ci si trova veramente, purtroppo.
Grazie! 🙂