Pietà per gli ultimi

Serie: Helena Everblue


Il chiarore lattiginoso della luna, accarezza la polvere che ha lasciato il giorno. Hugo trascina Markus tra quella polvere, tra i rimasugli di odori e di sensazioni che hanno attraversato i suoi nervi durante le ultime ore. Controlla il proprio respiro, una, due, tre volte; di solito la luna gli è amica, lo aiuta a rilassarsi, ma oggi pare non sia così.

«Ti sei liberato del corpo di quella donna?».

«Tutto sistemato, boss».

«Tutto sistemato?! Quella era un’aristocratica, stupido vecchio. Non hai sistemato un bel niente!».

«Che vengano pure a cercarla! Non troveranno manco un pelo di fica».

Hugo sospira e nella sonnolenza della sera il suo sospiro sembra invadere il mondo. Le voci sulla morte dell’aristocratica non avrebbero tardato a circolare; gli uccelli avrebbero cantato e i pesci bisbigliato.

«Mi domando che cazzo le sia successo» medita Hugo, parlando per lo più a se stesso.

«Chi se ne importa, ormai è stecchita! I morti non sono un problema. Invece tu boss non fai le cose giuste; vedi di ascoltarmi! Io lo capisco il perché quella marmocchia ti sta tanto a cuore; è per via di quell’ altra. Porco cagnaccio rognoso maladdestrato, dopo tanto tempo non te la sei ancora tolta dalla capoccia?».

«Bada bene a come parli, vecchio».

«Che farai se dovesse capitare anche stavolta quel che è successo allora?».

«Non ricapiterà. La vita non può essere sempre una merda!».

«Tu fingi di non capire, boss, ma è meglio che te lo ficchi in testa! La Malattia si prenderà anche lei».

«Secondo te dovrei cacciare una bambina sola e indifesa?! Non durerebbe una settimana».

«Mica dico di cacciarla! Potresti aiutarla diversamente».

Nella mano destra di Hugo, luccica la lama seghettata di un coltellaccio. «Vediamo se ho capito bene? Dovrei tagliarle la gola».

Markus annuisce e nel chiaro di luna la sua sagoma pare uno spettro evanescente.

«O forse dovrei tagliarla a te» prosegue Hugo, «in fondo sei così vecchio che non ti resterà chissà quanto da vivere».

«Tu sai quel che succede ai bambini che mettono piede in questa zona di Newcity? Certo che lo sai, e anche troppo bene! Quelle come lei la città bassa se li mangia in un boccone!» ribatte Markus, mentre una singola goccia di gelido sudore si fa strada tra la ragnatela delle sue rughe.

«Che dovrei fare? Piantarle questo coltello nel cuore?».

«Certo che lo dovresti fare, boss…per il suo bene».

Gli sguardi dei due uomini si incontrano: l’uno accesso e vibrante, l’altro offuscato dalle cataratte.

«Per il suo bene.» Il borbottio di Hugo è rivolto più a se stesso.

«Sì, per mille cagnacci rognosi, sarebbe un atto di pietà».

Hugo ripone il coltello nella fodera che tiene nascosta sotto la veste e si rivolge nuovamente all’anziano pescivendolo. «Le cose andranno diversamente, stavolta».

«Chissà, boss».

«Chiudi quella boccaccia, vecchio, mi stai facendo incazzare! Il problema non è certo la bambinella».

«Ti ho detto che non resta manco un pelo di quella grassona di mer…».

Quasi senza rendersene conto, Markus si ritrova per terra, la nuca a pochi centimetri da un grosso sasso che nella forma ricorda la punta di una lancia. «Per mille cagnacci rognosi maladdestrati, mi volevi accoppare?!».

Si rialza, lo scricchiolio delle giunture ad accompagnare i suoi movimenti sgraziati.

«Che ti succede, Markus? Stiamo messi male con l’equilibrio ultimamente».

«Bah! Io il mio consiglio te lo ho dato. Se non vuoi accopparla tu, ci posso pensare io; in fondo è una piccola ladra».

«Solo una cosa ti dico, mio caro Markus: toccala ancora una volta e farai compagnia ai resti dell’aristocratica…ovunque essi siano».

Spesse nubi nascondono la luna, aprono le porte alla perfetta oscurità della notte. Solo la luce lontana di qualche stella solitaria osa ribellarsi. Nonostante il mondo sembri affondare nella pece, Hugo sa che l’alba non tarderà ad arrivare, portando con sé la consueta dose di lavoro e di sudore.

«Sei crudele, boss» La sagoma di Markus sembra farsi piccina piccina, fino quasi a scomparire in quella pece pregna di inganni. «Se quella ragazzetta ti piace, dacci pure da mangiare. I gialli che caviamo dal banco bastano a malapena per noi ma tu dacci tutti i pesci che vuoi! E dopo? Alla fine morirà comunque, proprio come quell’altra. Vuoi vederla mentre crepa con la bava alla bocca come un cane rognoso?».

«Stai zitto!» sbotta Hugo, mentre la sua mano destra accarezza l’elsa del coltello.

«Hai visto com’è ridotta quella mocciosa? No che non hai visto; stai fissato con i suoi occhiacci strani e non vedi il resto! Per me si è già beccata la Malattia. Un taglio alla gola ci devi dare. Zac!».

Il cielo borbotta: un caos di tuoni e saette, anticipa l’arrivo della pioggia.

«Sarà meglio che me ne torni a casa» afferma Hugo. Si avvia a passo spedito, lo sguardo concentrato a osservare i movimenti dei suoi stessi piedi. Se fosse rimasto lì ancora un po’, probabilmente non si sarebbe limitato a sfiorare l’elsa del coltello; avrebbe trapassato il vecchio Markus da parte a parte.

«Io comunque ce lo direi a quella ragazzina.» La voce stridula di quest’ultimo lo raggiunge emergendo dall’oscurità dietro alle sue spalle. «Quando saprà della Malattia, sarà lei stessa a pregarti di ucciderla; vedrai, boss, vedrai». 

*** 

Quando Hugo spalanca la porta della sua catapecchia, trova Helena appoggiata a una parete, seminascosta dalla coperta della notte.

«Che fai lì per terra come un animale?» le chiede.

Un fulmine trafigge l’atmosfera come fosse la spada di Dio, illumina il viso della giovane, la fotografia che stringe tra le mani.

«E quella dove l’hai trovata?».

«Mi dispiace, io non volevo».

«Non importa, bambinella, non importa».

Poi, proprio quando Hugo comincia a sperare che fino al giorno seguente nessuno avrebbe più aperto bocca, la bambinella gli rivolge una semplice domanda: «È sua figlia?».

All’esterno le prime gocce di pioggia hanno già cominciato a bagnare il terreno; troppo poche per lavar via la rabbia e lo sconforto dal cuore dell’uomo.

«No, bambinella; nessun figlio per chi vive in questa sfortunata parte di mondo. Si chiamava Lhara. Perdonami, ma preferisco non parlarne».

«Sa una cosa, signore?» Gli occhi spalancati della fanciulla si confondono con i colori freddi del temporale. «A me questa sfortunata parte di mondo non dispiace affatto».

Serie: Helena Everblue


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Discussioni

  1. I dialoghi di questo episodio sono scorrevoli e servono a delineare i tratti dei personaggi. Non credo che Markus sia un cattivo, ma piuttosto un superstizioso o un semplice. Anche a questo giro le descrizioni sono a tratti poetiche e indubbiamente gotiche. C’è ancora tanto da scoprire, forse di più di quello che ci si può aspettare. 👏👏

  2. Bravo Dario belle le descrizioni e anche l’intreccio non è male, raccontare prima l’effetto e poi la causa è una tecnica usata nel lungo periodo, ma in due giorni non lo avevo mai incontrato prima.
    Il tuo modo di intrattenere il lettore rendendolo preda di continue domande e dubbi è molto affascinante e divertente. Che sarà sta malattia? E Markus perchè vuole ammazzare tutti? Spero che non diventi una dipendenza come Lost :-p

    1. Ciao Alessandro, Markus è un uomo antico, legato al proprio lavoro. Per quanto riguarda la spiegazione della Malattia, dovrai attendere la seconda stagione. Tutto troverà una spiegazione plausibile, niente stregonerie o amuleti o ancora maledizioni. ?

  3. Molto bello anche quest’episodio, ma credo che ancora non hai (volutamente) svelato nulla. In uno dei commenti ho letto che la storia sarà ampia e abbraccerà diverse stagioni. Ottimo! 🙂 Siamo dunque solamente in una fase introduttiva? Chissà dove ci porterai questa volta! 🙂

  4. Come Massimo non vedo l’ora di scoprire e conoscere meglio la Malattia. Helena è un personaggio piuttosto ambiguo, la storia si presta a vari sviluppi e confesso di non riuscire a darle una direzione. Non mi resta che attendere. 🙂

    1. Ciao Micol! Mi piace definire questa serie “dark-distopica”. Come ho già detto in precedenza, il viaggio sarà uno dei temi fondamentali, ma questa prima stagione si svolgerà quasi totalmente al mercato. Diciamo che questa prima serie è una sorta di introduzione.?