
Pioggia
Jeff parcheggiò l’auto lungo il vialetto alberato e Muriel ne scese per andare a prendere una parte dei bagagli, poi lui la raggiunse.
Era un anno intero che avevano aspettato quel giorno, avevano messo da parte dei risparmi per poter fare un piccolo weekend in relax, lontano dal caos cittadino.
Il viaggio era stato stancante e prima di pianificare qualsiasi cosa decisero che si sarebbero riposati: la stanza di quel delizioso B&B era confortevole, le lenzuola profumate, i cioccolatini sul cuscino e le tende socchiuse favorirono il loro sonno ristoratore. Sì svegliarono ancora con un po’ di stanchezza addosso e lentamente cominciarono a prepararsi per una bella passeggiata nel verde.
Muriel si girò verso la finestra pensando di aver visto un lampo e dovette tristemente constatare che il cielo si era improvvisamente oscurato e qualche pesante goccia cominciava a venire giù!
Una lacrima le scese sul viso, aveva immaginato proprio un’altra situazione in quel meraviglioso posto, dove tutto era da esplorare. Jeff le si avvicinò, le asciugò con tenerezza il volto e la abbracciò forte, guardandola intensamente. Le disse che quella era la pioggia giusta per una romantica giornata da passare sotto le candide coperte di lino.
E mise sulla maniglia il cartello “NON DISTURBARE”
***
Era già tardi e Brittany indossò al volo il suo vestito più elegante, perché la riunione di quella mattina sarebbe stata decisiva per lei: forse le avrebbero affidato quel servizio all’estero che tanto bramava. Nell’armadio, dove imperavano stivaletti con la zeppa e anfibi borchiati, fece fatica a tirar fuori le sue lucide scarpe nere con tacco, messe lì per “non si sa mai”.
Come uscì dal portone guardò in alto e gonfi nuvoloni si stavano accumulando sopra la città e qualche goccia cominciava a bagnarle il soprabito. Di corsa in casa a prendere il primo ombrello che aveva a disposizione per poi uscire, il ritardo stava aumentando. In quei pochi minuti venne giù l’uragano e la macchina era anche parcheggiata lontano, tanto il meteo non dava pioggia!
Raggiunta l’auto, con tutti gli schizzi di acqua melmosa sulle scarpe, causati dall’acqua planning delle auto in velocità, entrò chiudendo l’ombrello che finì di inzuppare il resto dei vestiti che si erano salvati.
Il doppio delle auto, perché chi di solito va in bici quel giorno non avrebbe potuto neanche provarci ad uscire.
Pedoni che corrono all’impazzata, colti di sorpresa dal terribile tempaccio, e che come toreri sfrecciavano in ogni direzione senza rispettare la segnaletica.
Il trucco era colato sul viso, imperlato dalla pioggia a vento che continuava a imperversare e i capelli… beh, caliamo un velo pietoso. Brittany tornò indietro con l’auto verso casa e una volta arrivata alzò la cornetta per avvertire che non si sentiva bene. Al diavolo la riunione! Maledetta pioggia!
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La giornata era pesantemente finita e Curtis sentiva però di aver concluso poco e niente. Aveva sì arato i campi tutto il giorno, con la sua nuova e potente èrpice ma la siccità dei mesi scorsi era stata impietosa. L’acciaio delle lame tentava di affondare nell’arido terreno e schegge di terra, che sembravano proiettili, schizzavano intorno a lui. Sconsolato, si fermò nel bel mezzo del campo, le mani sui fianchi e i gomiti piegati, guardando il cielo a mo’ di sfida; se voleva sfamare la sua famiglia, ci sarebbe voluto un miracolo!
Come a raccogliere il disperato urlo della terra, nuvole minacciose si prepararono a rovesciarsi giù con impeto. Mai si era sentito più euforico, completamente zuppo da testa a piedi, saltava ovunque sentendo finalmente il suo campo che si dissetava.
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Burt era uscito presto dalla casa di accoglienza quella domenica. Ci sarebbe stata una cerimonia verso mezzogiorno e nel primo pomeriggio una vendita di torte per beneficienza: in quelle occasioni, si diceva, le persone si sentono più generose. Così si posizionò ai piedi della scalinata della chiesa e cominciò a disegnare tutto ciò che di bello avrebbe potuto catturare quel giorno: volti felici, mani intrecciate, bambini che correvano ridendo. Non voleva tendere la sua mano per chiedere qualche spiccio e sperare che i suoi occhi, disillusi ormai da tempo, potessero impietosire.
Voleva guadagnarsi le sue monete, la sua mano correva sul foglio, leggermente consunto su un angolo, creando realtà con il carboncino. Più di qualcuno si interessò alla sua arte e chiedeva ritratti estemporanei, in cambio di denaro e qualche fetta di torta. Si sentiva fortunato quel giorno.
Ad un certo punto sentì l’aria fredda che faceva svolazzare i suoi fogli, accompagnata da un denso cielo plumbeo, colmo di pioggia. Purtroppo tutte le persone già pronte per i festeggiamenti, cominciarono a correre via, tenendosi il cappotto ben stretto per ripararsi dalle gelide raffiche di vento che tagliavano l’aria come una lama di metallo.
Burt constatò che non sempre “giorno bagnato, giorno fortunato” e ritornò tristemente alla sua vuota stanza.
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Ed è solo acqua…
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Non sempre “giorno bagnato, giorno fortunato”. Eh già! Come sempre sei abile nel tratteggiare scorci di vita quotidiana, tra ironia e fatti solo all’apparenza ininfluenti. 🙂
Ciao Giuseppe,
grazie per il complimento. Quel giorno mi sentivo particolarmente ispirata e molto molto vicina a Brittany ? perché girare in auto quando piove è un casino. ?
Ciao Isabella, vero che quelle che sembrano “piccole” cose possono sconvolgere per completo in nostro mondo. Il tuo libriCK mi ha coinvolta fin dalle prime righe (sarà per le giornate uggiose), facendomi riflettere su come tutto è relativo. Bellissima l’idea, condita con la sana dose di ironia che sai dare ai tuoi racconti 😀
Ciao Micol,
in effetti io mi ritrovo molto in Brittany perché ogni volta che esco trovo solo disagio ma ovviamente il mondo è bello perché è vario e ognuno di noi ha una storia da raccontare. Grazie per il commento 😀
Molto divertente. Credo che la parte di Brittany mi coinvolga maggiormente perché la capisco, la pioggia è un duro colpo quando si è perfetti. Complimenti hai reso l’idea.?
Ciao Giulia,
grazie per il divertente commento… Sagace! La pioggia non è sempre un disagio ?