
Pioggia di sangue
Serie: Agenzia Sullivan & Soci
- Episodio 1: Si accendono i riflettori
- Episodio 2: 60 minuti
- Episodio 3: Un pianoforte in penombra
- Episodio 4: Con le buone maniere
- Episodio 5: Aria pesante
- Episodio 6: Piove sul bagnato
- Episodio 7: Topo di biblioteca
- Episodio 8: Salmone Affumicato
- Episodio 9: Arriva la cavalleria
- Episodio 10: Carnevale
- Episodio 1: Due lenti sono meglio di una
- Episodio 2: Il passato non si cancella
- Episodio 3: I problemi non vengono mai da soli
- Episodio 4: Alla base della piramide
- Episodio 5: Dietro le quinte
- Episodio 6: Pioggia di sangue
- Episodio 7: Nuovi incentivi
- Episodio 8: Destruction Derby
- Episodio 9: Incontro clandestino
- Episodio 10: Una visita inaspettata
- Episodio 1: Nuovi orizzonti
- Episodio 2: Tempo di risposte
- Episodio 3: A pesca
- Episodio 4: … Si ottiene tutto
- Episodio 5: Come tutto ebbe inizio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
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La tavola calda era uguale a tante altre, quasi del tutto costruita in vetro e acciaio, si trattava di una grande gabbia trasparente nella quale potevi osservare tante formiche intente a mangiare questa o quella torta prima o dopo il lavoro, più per abitudine che per necessità vera. L’insegna viola con su scritto “Margaret’s Diner” lampeggiava a ritmo troppo serrato, fastidiosa come un pugno nell’occhio. Avevo parcheggiato dall’altro lato della strada, visto che nelle immediate vicinanze era già tutto occupato, attraversai la strada mentre il vento che pareva uscito da un congelatore mi ricordava che la stagione fredda non era ancora terminata. Il mio sguardo cadde sul terzo tavolo accanto all’uscita, da sola, con un cappotto nero mezzo rovinato dagli anni, Shirley osservava una tazza di caffé. Le passai accanto, da fuori, senza che questa mi notasse, entrai nel locale con una spinta alla porta a vetri, l’aria calda mi provocò un giramento di testa: pareva di stare su un pianeta desertico. Solo a quel punto la donna sorrise come se avesse incrociato gli occhi con il suo salvatore. Presi posto di fronte a lei senza dire nulla.
“Sei stato puntuale, detective” rigirava il cucchiaino nella tazza, il tintinnio del metallo contro la tazza mi faceva venire i nervi, cercai di distogliere l’attenzione per resistere alla tentazione di spaccare tutto.
“Sono sempre puntuale, se vuoi essere un investigatore privato decente devi presentarti in orario agli appuntamenti con i testimoni di un delitto.”
“Immagino sia proprio vero, sì” una cameriera sulla sessantina si avvicinò, la bocca che tentava di esibirsi in un sorriso senza troppi risultati.
“Benvenuto al “Margaret’s Diner”, che cosa ordina?”
“Che torte avete?” non avevo nemmeno avuto il tempo di aprire il menu.
“Cioccolato; cioccolato soffice con panna; crostata di mirtilli; torta di mele.”
“Una cioccolato con panna andrà benissimo, la ringrazio molto” la donna prese appunti in fretta e furia e sparì dove non potevo più vederla.
“Da quanti minuti sei qui?”
“Oh, da una mezz’ora, sono arrivata un po’ prima, in realtà inizio il turno tra circa un’ora, abbiamo un’ora per parlare di tutto.”
“Ecco a lei, buon appetito” la donna per poco non mi lanciò sul tavolo il piatto, in un lampo se n’era già andata.
“Nadia ieri stava riguardando tutte le registrazioni di sorveglianza, mi ha chiesto di aiutarla oggi, dopo il lavoro” Shirley prese un lungo sorso, gli occhi puntati di fuori, come se questo potesse aiutare la sua memoria.
“Magari potreste individuare qualche personaggio interessante, in effetti io ne ho trovato uno stamattina. Si chiama” abbassai il tono, pronunciare certi nomi ad alta voce in un posto pubblico era la migliore idea che potesse venirti in mente per una morte prematura “Antonio Modigliani.”
“Era un cliente abituale, sì, sempre nelle primissime file, amava il genere di spettacoli che il nostro Club offre, poi è sparito all’improvviso, non saprei nemmeno dire…”
Alzai lo sguardo dal piatto al volto della ballerina, sulla fronte, in mezzo agli occhi, un puntino della grandezza di una moneta, aveva fatto la sua comparsa, dalla nuca usciva un fiotto di sangue che aveva colorato la pelle bianca del sedile. Ci volle una frazione di secondo per giungere all’ovvia conclusione: qualcuno sapeva del nostro incontro e non voleva che la donna parlasse troppo.
“Che nessuno si muova da qui” mi alzai in piedi, ero certo che nessuno lì dentro, me compreso, fosse bersaglio gradito del nostro amico cecchino. Il buco sul vetro era della stessa dimensione di quello nel cranio della vittima.
“Un attentato, chiamate la polizia” urlò qualcuno in fondo alla sala.
La cameriera corse accanto a me, gli occhi e la bocca spalancati, dopo qualche istante rivolse il suo sguardo stralunato verso di me e indicò il cadavere. Le poggiai una mano sulla spalla, abbozzai un sorriso di circostanza.
“Penso io ad allertare la polizia, vi prego di non fare uscire nessuno da questo posto” la fortuna aveva proprio deciso di non girare dalla mia parte.
Uscii dall’ingresso principale e presi posto sul sedile di una macchina lì di fronte, non riuscivo nemmeno a dirmi sorpreso di tutta quella dannata situazione, avevo visto casini del genere accadere con una frequenza tale che non creavano più delusione o rabbia. Questa città sapeva come e quando colpire, sempre. Accesi una sigaretta per schiarirmi le idee: dovevo chiamare subito Morello, si trattava della cosa più importante da fare al momento.
“Commissario, sono Davies.”
“Ancora tu, che cazzo hai oggi? Ti manco, per caso?”
“Avevo un incontro con una collega di Mary, ci siamo visti in una tavola calda non lontana dal “Rising Star” pochi minuti fa.”
“A meno che non ti abbia rivelato il nome dell’assassino dell’amica, me ne sbatto il cazzo.”
“Commissario, mi ascolti bene: un cecchino l’ha freddata con un colpo in mezzo agli occhi. Il cadavere è ancora caldo, sto tenendo tutti dentro ma non riuscirò a resistere a lungo se non manda la cavalleria qui, adesso.”
“Che giornata di merda, va bene, arriviamo.”
Mezz’ora dopo il “Margaret’s Diner” si era trasformato in una scena del crimine come tante altre. Prima era arrivata la pattuglia più vicina per tenere sotto controllo la situazione, due imbecilli che parevano interessati a tutt’altro, presero anche un paio di pezzi di torta nell’attesa che anche la scientifica e il Commissario facessero il loro arrivo sul posto. Quaranta minuti dopo Morello scese dalla sua auto personale con il solito abbigliamento di qualche giorno prima, l’aria stanca, si diresse subito verso di me, ancora seduto su un cofano.
“Porti solo sfiga negli ultimi mesi, comincio a percepire l’irrefrenabile voglia di grattarmi le palle quando ti incontro, Colt.”
“Buonasera anche a lei. Chiunque sia stato è ovvio che stia proteggendo Morello.”
“Non puoi saperlo, è lecito pensarlo ma se non lo puoi provare, sono solo sensazioni di una vecchia volpe” buttò giù un paio di gomme al mentolo, l’aria divenne subito più frizzante.
“Solo questione di tempo” il telefono mi vibrò nella tasca, era Frank, finalmente.
Serie: Agenzia Sullivan & Soci
- Episodio 1: Nuovi orizzonti
- Episodio 2: Tempo di risposte
- Episodio 3: A pesca
- Episodio 4: … Si ottiene tutto
- Episodio 5: Come tutto ebbe inizio
“Porti solo sfiga negli ultimi mesi, comincio a percepire l’irrefrenabile voglia di grattarmi le palle quando ti incontro, Colt.”“Buonasera anche a lei. “
Ecco! Mi piacciono questi scambi.
Tutta la serie è ricca di questo “scazzarcasmo” che ci sta alla grande
Mi piace questo neologismo!