
Poesia
Serie: Filo rosso
- Episodio 1: Marco non sta bene
- Episodio 2: Il reparto
- Episodio 3: Inattesa
- Episodio 4: Visite
- Episodio 5: Aria
- Episodio 6: Poesia
- Episodio 7: Fuga
- Episodio 8: Lieto fine
STAGIONE 1
Il pranzo arrivò poco dopo. Anna si vide solo un attimo quando entrò per prendere i contenitori per sé e per Maria.
Subito dopo, si udì il campanello: erano arrivati gli operatori del pomeriggio.
Pino aspettò che anche Roberto uscisse dalla stanza da pranzo. Tirò fuori il pacchetto. «Dai! Datti da fare», disse porgendoglielo.
Marco preparò la canna e fumarono in silenzio. Nessuno entrò. Dopo aver fumato, Marco salutò Pino e andò nella sua stanza, si sedette al tavolo e guardò l’agenda che gli aveva dato la dottoressa, la toccò e poi l’aprì. Non era il tipo da scrivere un racconto o un romanzo, non gli piaceva neanche tanto leggere, ma gli piaceva il rap, lo ascoltava spesso. Pensando ad Anna, cominciò a scrivere qualche riga. Ne uscì una poesia con rime baciate. Quando si ritenne soddisfatto, andò da Anna per fargliela leggere. Lei era sempre al tavolo a disegnare.
«Ciao, Anna».
Anna lo guardò negli occhi. «Non mi hai ascoltato e non negare che si vede dai tuoi occhi. Puoi andare via, non ho voglia di parlare con te».
Marco capì che non sarebbe servito a niente ribattere. Staccò il foglio dall’agenda e lo posò sul tavolo. Lei lo guardò. Senza dire niente, Marco andò via.
Si distese sul suo letto a guardare il soffitto e pensare. Forse aveva ragione lei, si sentiva strano. Pensò alle parole che aveva scritto, non riusciva neanche a ricordarle bene. Forse aveva scritto solo stronzate. Pensò di andare a riprendere il foglio. Stava per alzarsi, poi pensò che probabilmente lei non l’avrebbe neanche letto. Cambiò di nuovo idea e si alzò: doveva riprendere il foglio.
Udì un grido. Sembrava proprio la voce di Anna. Si mise a correre e quasi si scontrò con Rocco che usciva dalla stanza degli operatori di fronte. Non badò a lui, ma corse verso la stanza di Anna, lungo il corridoio. Si udirono vari crac, come se qualcosa si spezzasse.
«No!», era indubbiamente la voce di Anna.
Marco arrivò davanti la porta e vide un uomo di spalle in mutande e maglietta di fronte ad Anna che era molto spaventata. Al suo confronto, la ragazza sembrava una nana. Il gigante stava spezzando tutte le matite di Anna.
«Oh! Che stai facendo?», Marco si avvicinò e gli prese il braccio per fermarlo.
«No, Marco!», gridò Anna.
L’omone si girò dandogli un colpo con la mano. Lo scaraventò contro il muro e Marco sbatté la testa, cadendo a terra.
«Basta, Mariolino!», Rocco non si fece prendere di sorpresa come Marco e riuscì, a fatica, ad allontanarlo dal tavolo.
Anna si precipitò da Marco che si teneva la testa. «Come stai?»
«Sto bene, non me l’aspettavo», si rialzò piano, Anna si avvicinò a lui e l’aiutò. «Che è successo?», chiese mentre Rocco portava Mariolino fuori dalla stanza.
«Si è arrabbiato quando gli ho detto che non gli potevo fare il ritratto subito, ma doveva aspettare».
Marco rise ricordando Pino che gli diceva di non contraddire mai Mariolino.
«Perché ridi?»
«Niente. Mi raccomando, non lo contraddire mai più».
Marco la guardava negli occhi.
«Ora non hai più le tue matite», disse piano.
«Non fa niente, me ne faccio portare altre da mia madre, quando viene».
Si guardarono negli occhi, Marco le prese le mani. Fece una smorfia toccandosi la testa.
«Tutto bene?», disse lei.
«Sì», tornò a guardarla. «Devo dirti una cosa».
«Cosa?», Anna alzò la testa.
«Mi piaci tanto», si avvicinò piano a lei, Anna non si mosse e lo guardava. Si baciarono piano, con un affetto da tempo represso nelle loro nevrosi.
«Considero questo il nostro primo bacio, stamattina me l’hai rubato», disse lei e risero di gusto.
«Ho qualche euro, se solo potessi uscire di qua potrei comprarti le matite».
«Ti ho detto che non fa niente, me le porterà mia madre nei prossimi giorni».
«E cosa farai fino ad allora?»
«Qualche idea ce l’ho», lo guardò con uno sguardo malizioso e bramoso.
Marco si fece subito serio, deglutì.
«Che ti succede, hai paura?»
«No, anzi…»
In quel momento arrivò Rocco. Li fissò.
«Fatti dare un’occhiata», disse a Marco. Guardò il bernoccolo. «Non sembra grave, ma è meglio metterci del ghiaccio. Vieni con me».
Si lasciarono insoddisfatti e Marco andò con Rocco nella stanza degli operatori. Lo fece sedere vicino al tavolo. Prese il ghiaccio e glielo appoggiò sul bernoccolo.
«Tienilo per un po’», Rocco si accese una sigaretta. «Ne vuoi una?», Marco rispose di sì e accese anche la sua. «Ho visto che tu e Anna siete diventati intimi. Ci tengo a lei, è mia nipote», fece un tiro profondo smettendo di parlare. «È capitato altre volte, sempre qui dentro, che si innamorasse. Poi l’hanno sempre abbandonata una volta usciti», Marco tentò di dire qualcosa, ma lui lo fermò. «Ti dico solo una cosa: se vuoi solo divertirti, lasciala stare. Ha sofferto troppo da quando è morto suo padre».
«No, Rocco. Non voglio solo divertirmi. Anna mi piace molto».
«Sì, ma non la conosci. Se stessi insieme a lei qualche giorno in più e capissi che persona è, cosa faresti: l’abbandoneresti?»
«Anch’io ho sofferto. Forse io la conosco già meglio di quanto possano molti altri. Sento una strana sensazione all’ombelico quando sono vicino a lei. È simile alle volte in cui ho avuto paura. Ma questa non è paura. La mia pancia non mente mai».
Rocco sorrise. «Forse la botta che hai preso è stata più forte di quanto è sembrato».
Marco tornò da Anna.
«Non mi avevi detto che Rocco è tuo zio».
Lei guardò a sinistra. «Non lo dico a nessuno quando vengo qua. Faccio finta che lui non sia mio zio. Un po’ mi vergogno di questa cosa».
Lui la abbracciò e la baciò su una guancia.
Il pomeriggio passò veloce, mentre Anna e Marco parlavano, si conoscevano, ridevano del passato. Si scambiarono i numeri di telefono, promettendosi di rincontrarsi se uno dei due fosse uscito prima. Ma c’era qualcosa che lei non diceva, un punto di sé stessa irraggiungibile per lui. Aveva notato che cambiava sempre argomento quando lui le faceva certe domande. Non ci voleva uno psicologo per capire che fosse successo qualcosa.
“Cosa nascondi, Anna?”, pensò, poi ricordò le parole di Rocco. “No, io non farò come gli altri. Quando sarai pronta me lo dirai e io non ti giudicherò”, e Marco sorrideva alle sue battute.
Lessero insieme la poesia:
Ti dono il mio cuore,
pieno di strappi d’amore.
Nelle tue mani batte forte,
perdona e vive, contro la sorte.
Sii la sua tenerezza,
vuole da te una carezza.
Consolalo con dolci parole,
sarai il suo sole.
Non sentirà più pene,
le scioglierà il tuo bene.
Batte per te che lo ami,
se, vicino al tuo, lo brami.
«Nessuno mi aveva mai scritto una poesia.»
«C’è sempre una prima volta», disse Marco e poi la baciò.
Neanche si accorse che sua madre non si fosse fatta vedere, né sentire: pensava solo a lei. La desiderò fino a mezzanotte, quando anche gli operatori si assopirono. Andò nella sua stanza e la baciò teneramente, la spogliò lentamente e fecero l’amore felici. Le fece compagnia fino alle quattro del mattino, poi andò via senza svegliarla. Anna aveva come un sorriso sul volto. Lui si sentì davvero vivo e non succedeva da tempo. Aveva conservato una sigaretta e la fumò con gusto ridendo da solo ogni tanto guardando il cielo notturno. Stanco e soddisfatto si sdraiò nel suo letto e pensò che il giorno dopo sarebbe stato meraviglioso.
Serie: Filo rosso
- Episodio 1: Marco non sta bene
- Episodio 2: Il reparto
- Episodio 3: Inattesa
- Episodio 4: Visite
- Episodio 5: Aria
- Episodio 6: Poesia
- Episodio 7: Fuga
- Episodio 8: Lieto fine
Questo episodio trasmette freschezza. Si sente l’innocenza e la genuinità dei protagonisti. La rima baciata è perfetta per i sentimenti che si vivono a fior di pelle, senza pensare a complicazioni o a ciò che si teme troppo per noi e che invece si rivela a portata di mano. Personaggi ben delineati e buona la descrizione dell’ambiente che bene ne trasmette il clima.
Grazie, l’ho scritto con il cuore
Si sente 🙂
Una parentesi rosa di tenerezza e baci. Se son rose fioriranno e le spine… pungeranno.
Ciao ❣️
Ho recuperato gli episodi della tua serie con piacere. È una serie schietta e diretta che tratta tematiche importanti come la salute mentale, l’uso di cannabis, l’amore e la speranza con una delicatezza incredibile.
Menzione speciale all’incipit in cui citi la leggenda del filo rosso.
Complimenti, aspetto il seguito ❣️
Grazie per averla letta
… Troppo bello per essere vero …
Dolce e tenero. Questo capitolo commuove.
Forse solo dei “pazzi” possono amarsi così