Pomeriggi

Serie: Del mio racconto di amore e amicizia per Camilla


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Mi ritrovai, come ormai era consuetudine, a trascorrere i pomeriggi in solitudine. Penserete fossi fortunata ad avere la casa tutta per me senza nessuno tra i piedi. Stereo a tutto volume, potevo cantare, gridare o ballare. Nessuno che mi rompeva i cosiddetti. Quando la tristezza mi assaliva, ero libera di piangere ovunque mi trovassi, senza dovermi nascondere nella mia cameretta.

Quando mi fu concesso di poter stare da sola il pomeriggio, invitavo qualche compagna di classe per studiare insieme o per improvvisare una piccola festa. Accettavano sempre volentieri i miei inviti. Erano affascinate dalla mia casa, un attico che si ergeva alto su tutta la città, con una vista impareggiabile dalle grandi finestre. Si riuscivano a vedere i campanili delle chiese, i profili dei palazzi storici e poi le campagne fino perdere lo sguardo sul mare. Una vista che riposava gli occhi e rasserenava lo spirito.

“Potessi avere io qualche ora a mia completa disposizione per stare da sola in casa, senza nessun rompiscatole in giro” mi diceva Carla, incantata mentre perdeva il suo sguardo fuori dalla finestra verso l’infinito. Io rimanevo in silenzio, come se non avessi udito ciò che mi aveva detto.

“Marta, scusami.”

“Tranquilla Carla, sono contenta che tu ci sia, come le altre a farmi compagnia. Per me è importante.”

Carla mi piaceva. Era una ragazza in gamba, corteggiatissima da molti ragazzi delle classi superiori della scuola. Ma non aveva ancora ceduto. Fu l’unica alla quale confessai che ero attratta da persone del mio stesso sesso.

“Segui la tua tendenza, non crearti problemi” mi sosteneva.

Ma non fui mai attratta da lei. Nelle mie fantasie c’erano donne più grandi di me.

Dopo l’euforia iniziale di poter ospitare a casa chi volessi, gli inviti si fecero sempre più rari, fino a cessare del tutto. Mi convinsi che mi bastava frequentare le mie compagne a scuola o quando capitava di uscire insieme. Forse divenni possessiva della mia dimora, o semplicemente decisi che nessuno doveva più varcarne la soglia. Temevo che le pareti, i mobili, l’intera casa potessero svelare i miei segreti più intimi a chiunque fosse entrato. Erano le sciocche farneticazioni di una capricciosa adolescente, ne ero consapevole. Dopotutto, la solitudine non era così male, pensavo.

Clara sarebbe ritornata la sera per prepararmi la cena e restare con me almeno fino alle nove. Benché mio padre mi avesse concesso di poter dormire da sola, aveva disposto che Clara passasse da casa prima che andassi a letto e si assicurasse che fosse tutto in ordine o se avessi avuto bisogno di qualsiasi cosa. E avrebbe dovuto essere sempre disponibile se, all’ultimo momento, le avessi chiesto di rimanere a dormire. Inoltre, mi era stato concesso di poter acquistare qualsiasi cosa mi servisse o desiderassi. Bastava chiedere a Clara, perché la gestione delle finanze era comunque sotto la sua responsabilità. Clara stessa aveva facoltà, a sua totale discrezione, di attingere ai soldi che mio padre metteva a disposizione, per qualsiasi cosa ritenesse utile per la casa o fosse necessaria per me. Desideravo un pantalone o una maglietta nuova? Nessun problema, Clara era tenuta ad accompagnarmi a fare shopping e comprarmi tutto ciò che desiderassi. Era questo il modo di mio padre di dimostrarmi che, nonostante non potesse essere presente, si prendeva cura di me e per lui, evidentemente, significava anche volermi bene. Non mancava comunque di chiamarmi ogni sera dopo le nove, quando sapeva che ero rimasta sola. Le telefonate erano sempre simili, piene di frasi di circostanza, parole affettate e tentativi di scuse per la sua assenza. Insomma, era un appuntamento serale da rispettare e sbrigare quanto prima, credo da parte di entrambi.

I pomeriggi passavano così, talvolta spensierati, altre volte appesantiti da piccoli o grandi problemi che dovevo affrontare. Tuttavia, il pomeriggio che seguì quella fortunata mattina in cui incontrai la professoressa Mordelli sarebbe stato diverso. In testa mi frullava una cosa audace, decisamente fuori dal comune. Il piano mi avrebbe tenuta impegnata per tutto il pomeriggio e avrei pensato molto, e forse solo, a lei.

Serie: Del mio racconto di amore e amicizia per Camilla


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Che bella la tua serie, Francesco, sinceramente. Scritta molto bene, scorrevole e incredibilmente verosimile nella sua ricchezza di affetti e particolari. Davvero commovente poi la simbiosi che stai creando con la tua eroina. Complimenti.

  2. Questo episodio somiglia molto ad una pausa, ha l’atmosfera della riflessione. La frase finale me lo ha confermato. Molto bella la descrizione della solitudine della ragazza, mi è sembrato l’elemento cruciale affinché il piano che hanno testa maturi…stiamo a vedere!

  3. Un capitolo che sembra quasi traghettare verso l’evento a cui la ragazza accenna nel paragrafo finale, ma che è stato utile per creare la giusta atmosfera e mostrare al lettore le sensazioni e il background della protagonista.

  4. Bello quel “Marta, scusami”. Per chi sta seguendo la serie spiega con due parole cosa significa per la ragazza vivere in un casa vuota.
    Adesso ha un piano in testa, dunque aspettiamo!