Porta Valle

Porta Valle è Porta Valle. È il mio quartiere, anche se ormai è un ghetto dove vivono quasi solo immigrati. Ci sono tanti Kebab Bar, Internet Point, Money Gram e alimentari etnici. Ma più che generi alimentari, vendono birra a fiumi. Porta valle è anche violenza, ubriachezza, prostituzione. Ci sono le telecamere di sicurezza, che a tutto servono tranne che a rendere sicuro il quartiere. La Polizia ferma le auto in Via XXIV Maggio, mentre cinquanta metri più in qua ubriachi si prendono a bottigliate e nessuno interviene a fermarli. O meglio, nessuno vuole intervenire per fermarli.

Ma Porta Valle è anche amicizia, solidarietà, appartenenza, integrazione.

I pensieri, questi pensieri, scorrono lenti nella mente annebbiata dall’alcol di “Tarantola”, seduto sul gradino del marciapiede, con in mano una bottiglia di birra smezzata. Il suo sguardo si fissa nella bottiglia, come se in quel liquido ambrato vedesse scorrere i suoi quasi sessant’anni di vita. Una vita travagliata, segnata non solo dall’alcolismo, ma anche dalla droga, dalla violenza, da qualche giorno di galera, quanto basta per aver disobbedito qualche volta alla Legge. La Legge: cosa conta la Legge quando non hai soldi per tirare avanti la famiglia? Quando trovi un lavoro, fai il camionista perché è l’unica cosa che ti riesce: hai un incidente, hai bevuto una birra di troppo, il tuo compagno ci lascia le penne e a te ritirano la patente e ti lasciano senza lavoro. E devi ricominciare, ricorrere a piccoli trucchi ed espedienti per poter campare giorno dopo giorno. E infrangi la Legge di nuovo. Questa è la Legge: è un circolo vizioso, un cane che si morde la coda.

Solleva la testa e vede il Veterinario che abita lì, che scarica le sporte della spesa dall’auto: «Beato te, dotto’, che arrivi a casa sempre carico! Di certo, tua moglie non ti caccerà di casa come ha fatto la mia.»

L’altro fa un sorriso, tenendo per sé i suoi pensieri, e scompare dentro il portone. Accanto a Tarantola si materializza una figura femminile che, con accento anglosassone, gli chiede di farle accendere una sigaretta. Tutti la chiamano l’Inglese, ma Margaret è di origine australiana. Ha suppergiù quarant’anni, ma ne dimostra parecchi di più: l’alcool ha reclamato la sua bellezza e i suoi soldi senza alcun riguardo, senza alcuna pietà. Per tirare avanti, si prostituisce e se capita spaccia qualche dose di infima qualità.

«Tary!», lo apostrofa in maniera confidenziale. «Stasera ho un passaggio in auto per Ancona. Sembra che l’Albanese abbia roba buona e a poco prezzo. Vieni?»

«Sai bene che ho smesso anni fa. Già ho i miei problemi, cerca di non farmene trovare altri!»

La gazzella dei Carabinieri procede lentamente per la via. Si ferma a pochi centimetri dai suoi piedi. «Tarantola, domattina passa in Caserma. Ci hanno mandato la tua patente, il tempo di sospensione è terminato.»

«Posso riprendere a fare il camionista?»

«Se il tuo principale ti riassume…»

La birra rimasta nella bottiglia è ormai calda, ma Tarantola se la scola lo stesso. Poi cerca nelle tasche e trova una monetina, la lancia in aria.

«Se viene testa vado a festeggiare con Margaret», dice tra sé mentre guarda volteggiare il dischetto dorato.

È settembre, è ancora caldo e le scuole sono iniziate da poco. I bambini delle Elementari di Posatora devono attraversare il parco per giungere al cancello della scuola. Più di un ragazzino nota due gambe che spuntano da un cespuglio di oleandri.

«Chi sarà quell’idiota che va a gettare un manichino lì in mezzo?»

«Non è un manichino, è un uomo! Chiamate i soccorsi!»

«Ma quali soccorsi? Chiamate la Polizia. Questo è morto!»

«Droga, droga tagliata male. Ogni tanto qualcuno ci rimane. E proprio sotto gli occhi dei nostri bambini. Che schifo!»

***

«Non tremare così, Carlo, o si accorgeranno tutti che siamo poliziotti!»

La Commissario Veronica Zanardi sbuffa il fumo e getta la cicca. «Rilassati e fingi di godere il fresco seduto su questa panchina.»

«Difficile passare inosservati. Tutte le altre panchine sono occupate da gente molto più colorata di noi. Gli unici Italiani sono quel gruppetto di anziani laggiù, lo zoccolo duro del quartiere. Cosa siamo venuti a fare di sabato pomeriggio? Da quando hanno messo le telecamere non scoppia più neanche una rissa. E la droga se la passano distante da qui, dove i pusher non vengono ripresi. Cosa vuoi che facciano, che si mettano in posa per noi forze dell’ordine?», risponde il suo vice Carlo Alessandroni in maniera piuttosto acida e polemica.

Veronica ha appreso dai giornali la fine che ha fatto “Tarantola” e non le va proprio giù che il caso sia archiviato semplicemente come “Morte per overdose fatale”. Il tipo era conosciuto da Polizia e Carabinieri fin da giovane. Uno sgarro fatto a qualcuno potrebbe essere un buon movente per un delitto. E l’assassino potrebbe essere in mezzo a quelli che bevono birra e vino là, sotto il berceau della pizzeria.

«Ispettore Carlo Alessandroni: sai perché non farai mai carriera? Perché non usi il cervello. Le telecamere riprendono immagini, ma non registrano discorsi. E là c’è il nostro uomo: Leonardo Albini. Di certo sta parlando del “povero Tarantola” con i suoi amici, e di certo ne sa più di tutti loro messi assieme. Guarda l’Inglese, sta parlando con lui, ed è piuttosto agitata, direi. Chissà cosa si dicono, darei chissà che cosa per saper leggere il labiale!»

«Lo so leggere io, Comm…, ops, Veronica. Dimenticavo che siamo in incognito. Fin da bambino mi divertivo a leggere i discorsi sulle labbra degli altri che erano a distanza da me. E poi facevo finta di avergli letto nel pensiero. L’Inglese, che non è Inglese ma Australiana, insomma Margaret, sta raccontando a Leonardo di aver raggiunto Ancona insieme a Tarantola a bordo dell’auto del loro amico Paraffina. Hanno acquistato la droga, se la sono sparata tutti e tre, poi non ricorda più nulla. Si è ripresa stamattina nei giardinetti del Torrione senza sapere né come ci è arrivata, né chi ce l’ha portata. Dice che Paraffina, da ieri sera, non l’ha visto più. Sta scoppiando in lacrime, credo stia dicendo la verità e sia dispiaciuta per il suo amico.»

«Lascia perdere i sentimentalismi e dimmi che sta dicendo Leonardo!»

«E come faccio a saperlo? È girato di spalle!»

«Sei il solito inetto incapace. Aspetta qui. Osservami e impara il mestiere.»

Veronica, con una sigaretta spenta in bocca e fare noncurante, si avvicina al berceau. Ma pochi sono quelli che non la riconoscono. Qualcuno si dilegua per andare a comprare da bere dentro il bar, altri si infilano nella sala scommesse, qualche altro si allontana in direzione di Via Giacomo Acqua, per andare dal Bengalese, a prendere birra low cost. Leonardo si arrotola una sigaretta a velocità incredibile, accendendosela e avvicinando poi la fiamma alla sigaretta spenta della Poliziotta.

«Vederti è sempre un piacere per i miei occhi, Veronica. Qual buon vento ti spinge da queste parti? Oggi è un giorno di lutto per noi tutti, e…»

«Appunto!». Veronica infigge i suoi occhi in quelli di Leonardo e gli parla quasi sillabando, emettendo nuvolette di fumo dalla bocca. «Vorrei riuscire a capire qualcosa di più. E di certo tu, Leonardo, ne sai più di quanto vorresti lasciarmi intendere. Che fine ha fatto Paraffina?»

«Hai l’auto parcheggiata qua vicino, Veronica?» Leonardo abbassa gli occhi fino a sbirciare all’interno del decolté della donna, che se ne accorge e gli lancia uno sguardo di fuoco.

«È laggiù in fondo al parcheggio. Ma questo che c’entra?»

«Lontano da occhi e orecchi indiscreti!», sentenzia Leonardo indicando le telecamere con lo sguardo. «Andiamo a parlare all’interno dell’abitacolo della tua auto. Potrei farti delle rivelazioni davvero… piccanti!»

***

Leonardo, chiusa la portiera dell’auto, avvicina le sue labbra a quelle di Veronica e le infila una mano sotto la camicetta, alla ricerca di una tetta, che non tarda a individuare. La mano di Veronica parte di riflesso e raggiunge la guancia di Leonardo, dove stampa una sonora sberla. Leonardo è svelto a fermare il braccio di Veronica che si sta per abbattere di nuovo su di lui.

«Non vorrai mica l’informazione gratis! Una ricompensa me la devi. Denaro non mi serve, quindi…», e ricomincia ad attaccare le parti intime della bella poliziotta, che non rimane indifferente.

«Basta così!», esclama dopo qualche istante Veronica, ansimando. Forse quasi spera che Leonardo continui, ma lui conosce bene la sua preda, e la lascia col desiderio non soddisfatto. L’affondo finale verrà a tempo debito. «Dimmi quello che sai.»

«Ah, sì», replica distrattamente lui. «Volevi sapere dove trovare paraffina! Ebbene, sì, credo proprio… Credo proprio che tu ne possa trovare nei cassetti del comò di mia nonna.»

***

Veloce come un lampo, Leonardo apre la portiera e scappa via, dileguandosi nei vicoli del centro storico. Stordita, arrabbiata, in preda ai nervi, Veronica si accende un’altra sigaretta e raggiunge il suo vice.

«Andiamo, si rientra alla base! Hai ragione tu! Da quando hanno installato le telecamere in questa zona non accade più nulla, e quelli che un tempo erano criminali sembrano essersi trasformati in buffoni. Ma ti prenderò, Leonardo!», grida col lo sguardo all’aria, rivolto alle telecamere. «Prima o poi ti beccherò con le mani nel vaso della marmellata!»

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